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9 agosto 2015 7 09 /08 /agosto /2015 09:23
La solitudine dei malati di mente

La malattia mentale esiste, ha spesso cause genetiche rafforzate da fattori ambientali o personali, ma esiste, con buona pace della nuova psichiatria (Laing, Basaglia) che ha abolito giustamente i manicomi ma non ha potuto abolire la psicosi. I malati di psicosi (gli schizofrenici ma anche i grandi depressi e gli anoressici) hanno una visione deformata di se stessi e del mondo: credono di ricevere messaggi minacciosi o missioni di redenzione dell'umanità, pensano che il mondo sia solo un luogo di sofferenza insopportabile, si vedono grassi quando sono già ridotti a pelle ed ossa. Persi in questa visione allucinata della realtà, possono essere pericolosi per se stessi (il più delle volte) e per gli altri (non di rado).

La psichiatria ha fatto passi da gigante a partire dagli anni 60: esistono farmaci che con effetti collaterali limitati controllano le allucinazioni degli schizofrenici o attenuano la visione desolata della vita dei depressi, restituendo ad una vita normale persone che negli anni 50 e 60 avrebbero passato l'esistenza nei manicomi o colto la prima occasione per togliersi la vita.

I farmaci da soli non sono però sufficienti: occorre occuparsi con continuità di questi malati, non solo per assicurarsi che prendano regolarmente gli antipsicotici o gli antidepressivi, ma per garantire loro un minimo di vita di relazione, senza la quale non esistono serenitò ed equilibrio neppure per le persone "normali". Invece assai spesso i malati di mente si ritrovano da soli, abbandonati dai familiari ed emarginati dal prossimo, perchè lo stigma della malattia mentale è duro da superare, soprattutto in epoche di disgregazione sociale come quella che stiamo vivendo. Lo schizofrenico di Torino strangolato involontariamente dai vigili urbani che avevano l'incarico di portarlo in ospedale per sottoporsi a trattamento sanitario obbligatorio viveva da solo da undici anni, dividendo il proprio tempo tra la casa e una panchina del parco! Come potevano pensare i suoi familiari che un'iniezione ogni tanto sarebbe stata sufficiente per arginare le sue crisi e dare un senso alla sua vita? E James Holmes che, travestito da Batman, fece una strage in un cinema degli Stati Uniti tre anni fa, nonostante soffrisse di allucinazioni fin dalle scuole medie e avesse tentato il suicidio a undici anni, viveva da solo in un pensionato per studenti.

Se i familiari dei malati di mente vengono lasciati soli e lo Stato per incuria e per la scelta infame di risparmiare sulla sanità pubblica non si cura di loro, fatti di sangue come quelli di Cogne, di Aurora e molti altri sono destinati a ripetersi. Ed è paradossale che, per assolvere lo Stato dall'accusa di negligenza, giudici e giurie americane ma anche europee spesso giudichino i malati di mente come "parzialmente capaci di intendere e volere" al momento del delitto, soprattutto se appartengono a minoranze etniche. E che la stampa celebri come segno di grande progresso civile il fatto che qualcuno di loro (come ad esempio Holmes) sia condannato al carcere a vita anzichè alla pena di morte. Al carcere dovrebbero essere condannati coloro che, avendo il dovere di assistere questi malati, se ne sono lavati le mani.

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