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15 settembre 2015 2 15 /09 /settembre /2015 16:21
Renzi cerca un pretesto

Come il lupo nella favola di Esopo, Renzi cerca un pretesto per rompere definitivamente con la "sinistra" del suo partito e andare a nuove elezioni. E' convinto che il tempo che passa logori il suo governo, che al senato può contare solo su una minoranza risicata, precariamente allargata da qualche transfuga di FI e del Movimento 5 stelle. Al momento i sondaggi, per quel che possono valere, lo danno al 32%, seguito dai pentastellati al massimo storico del 25. Staccata la Lega, in disfacimento Forza Italia, disintegrato l'NCD dell'inetto Alfano, in cui una parte del gruppo parlamentare medita di abbandonare l'alleanza suicida con l'onnivoro Renzi e di tornare all'ovile berlusconiano.

Dunque, se si vota in tempi rapidi, il bel Matteo (non quello dei tombini di ghisa) vince al primo turno e confida, non so con quanto ottimismo, di battere i 5 stelle nei ballottaggi, mentre il centro-destra appare in grande difficoltà, spiazzato dalla sterzata centrista dell'ex sindaco di Firenze. Se invece la legislatura andasse avanti, argomenta Renzi, il centro-destra potrebbe ricompattarsi e, come la storia recente racconta, al ballottaggio sarebbe un osso più duro di Grillo.

Il pretesto per rimandare tutti alle urne è l'inutilissima riforma istituzionale, in particolare il cosiddetto "nodo" dell'elezione diretta dei senatori. Qui Renzi si trova solo contro tutti eppure non molla: come spiegare tale cocciutaggine se non con l'intento mal celato di creare un "casus belli"? Altrimenti sarebbe facile riammettere l'eleggibilità del Senato e portarsi a casa il resto dell'accordo, con la minoranza del pidì soddisfatta di aver segnato almeno un punto nell'impossibile match contro l'apparato renziano.

Ma Renzi non vuole, e non cederà. Resta solo da scommettere sulla compattezza delle opposizioni, in particolare quella "democratica", combattuta tra un comprensibile desiderio di rivalsa e la fedeltà a una "ditta" che, dopo il golpe di Renzi ai danni di Letta e l'assassinio politico di Prodi, non esiste più se non nei sogni di Bindi e Persani. Dunque sono pronto a scommettere: Renzi non molla, dopodichè o la sinistra del Pidì cala le braghe un'ultima volta ed è politicamente finita, oppure salta il banco e con esso il governo. Personalmente auspico quest'ultima soluzione, seguita dalle elezioni anicipate con possibile fronte comune di 5 stelle e delle sinistre per un nuovo raggruppamento arancione. Da troppo tempo gli italiani non hanno avuto il diritto di esprimersi sulle ultime, drammatiche controriforme varate dal premier col plauso solitario di finanzieri e industriali.

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