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27 marzo 2016 7 27 /03 /marzo /2016 15:54
Con Colombo e Pisapia per non perdere Milano

Prima di spiegarvi per quali ragioni ho deciso di sostenere col mio voto e col mio impegno personale la lista arancione di Daria Colombo, è necessario che mi presenti ai molti per i quali io sono un perfetto sconosciuto. I miei interventi nella politica militante risalgono infatti a parecchio tempo fa e le nuove generazioni mi vedono piuttosto come insegnante di liceo, studioso della Shoah e maestro di karate tradizionale. In realtà, in ognuna di queste vesti ho cercato di trasmettere il mio impegno civile, ma senza mai avere in tasca la tessera di alcun partito. Sono nato a Milano il 27 marzo 1952 e proprio in questi giorni festeggio il mio 64° compleanno. Quando ascoltavo la famosa canzone dei Beatles non avrei certo pensato che questa data avrebbe significato per me l'inizio di un impegno concreto a sostegno della sinistra istituzionale milanese. Antifascista lo sono stato fin da ragazzino, ma direi per motivi genetici e ambientali, dato che mio padre, ebreo austriaco in Italia per motivi di lavoro, passò cinque anni nei nostri campi di concentramento, col rischio costante di essere caricato su un vagone dal binario 21 e spedito ad Auschwitz, nonostante la poliomielite che lo aveva costretto in carrozzina. Peggio andò ai miei zii, arrestati dai fascisti e fucilati dai tedeschi nell'eccidio di Forlì. Mia madre, modenese, cattolica e anarchica, si occupò di lui anche dopo la mia nascita. Con un simile background familiare, il 68, vissuto al liceo Beccaria, ha contributo a radicalizzarmi ed è stato per me un periodo di lotte e di entusiasmo, a fianco di amici più arditi ma anche più sfortunati di me, come Lello Valitutti e Mario Mieli. Di Giuliano Pisapia all'epoca sapevo che suo padre era un avvocato che difendeva i compagni ma non solo loro. Giuliano, come Mario Capanna, Turi Toscano e Sergio Cusani, erano più grandi di me in quegli anni “formidabili”. Non posso non ricordare anche i miei compagni e amici Gabriele Salvatores e Giorgio Semeria, purtroppo risucchiato dal mito della lotta armata e recentemente scomparso. Dopo la laurea in filosofia alla Statale col professor Dal Pra, ho cominciato a insegnare in una piccola scuola britannica di Milano e contemporaneamente ho aperto una palestra di karate prima nella sala adunanze dell’Esercito della Salvezza, poi in una casa occupata di corso Lodi. Oggi mi sono istituzionalizzato e insegno karate in via Polesine, dove l’anno scorso siamo stati gratificati dalla visita dell’assessore allo Sport, Chiara Bisconti. L'insegnamento delle materie umanistiche e del karate sono una costante nella mia vita, in seguito rallegrata dal matrimonio con Giovanna, campionessa europea di karate negli anni 80, e dalla nascita di mio figlio Giulio Ernst nel 1993. Dopo la scomparsa dei miei genitori, l'esperienza della paternità mi ha spinto a ricercare i miei parenti sparsi per il mondo: in Austria, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Nel 2001, con l'aiuto di mia moglie e grazie ai suggerimenti del CDEC, ho ricostruito le mie complesse vicende familiari prima, durante e dopo le persecuzioni razziali; ne è uscito un primo libro, L'orologio di Armin, pubblicato nel 2001 da Christian Marinotti, che col sostegno dell'ANPI di Cologno e dell'ANED dell'amico Dario Venegoni ho presentato in numerose scuole, a Villa Casati e a un convegno della stessa associazione. 4 anni più tardi ho scritto Il piombo e l'anima, romanzo storico ambientato nella Milano del 1944, favorevolmente recensito, tra gli altri, da Fabrizio Ravelli di Repubblica. Attualmente insegno materie letterarie al liceo Einstein di Milano e karate in una piccola palestra del Corvetto, noto quartiere multietnico che frequento dal 1977, aprendo i miei corsi a ragazzi e adulti italiani e stranieri. Il mio impegno politico fino a ieri era limitato al mio blog e a qualche intervento in assemblee studentesche o nella rubrica lettere di qualche quotidiano. Il 2011 aveva acceso in me grandi speranze, l'onda arancione è stata entusiasmante e giudico positivamente anche i quattro anni della giunta guidata da Giuliano Pisapia, anche se molto resta da fare, soprattutto per le periferie. Tuttavia l'involuzione della politica nazionale e in particolare la recente svolta centrista del partito democratico mi hanno demoralizzato. Vedevo e intravvedo tuttora il pericolo di disperdere la preziosa eredità del 2011, che è secondo me la vera alternativa alla canea montante delle destre xenofobe e razziste e alla disaffezione e all’astensionismo di moltissimi cittadini. Fino a pochi giorni fa, come scrivevo a Colaprico, pensavo che non sarei andato a votare o che al massimo avrei dato un voto di bandiera a una lista alternativa che però, senza Giuliano, non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo e avrebbe solo disperso voti. Per fortuna il nostro sindaco ha convinto al grande passo la scrittrice Daria Colombo, che io conoscevo di fama come co-fondatrice del movimento dei girotondi e soprattutto per il suo impegno a favore dei bambini di strada. Il caso, o la provvidenza, hanno voluto che Edoardo, figlio suo e di Roberto Vecchioni, con cui condivido l'amore per il mondo classico e il tifo calcistico ma non la propensione per il canto, fosse compagno alla scuola di Cinema di Milano di mio figlio Giulio, che è meno militante ma più concretamente attivo in politica di me, avendo collaborato con foto e video all’iniziativa “Bella Ciao Milano” promossa dal PD milanese. Ho quindi potuto usufruire di un canale privilegiato per contattare Daria e dirle che ci sono anch'io a sostenerla nel suo tentativo, arduo ma entusiasmante, di unire le sinistre, battere la destra e non lasciare la nostra Milano, città medaglia d'oro della Resistenza, nelle mani di Salvini e compagnia brutta. Sergio Roedner, Milano.

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