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1 aprile 2016 5 01 /04 /aprile /2016 20:20
Esercizi di zen metropolitano 3: la finestra rotta

Quando insegnavo criminalogia in una piccola scuola britannica di Milano, una delle teorie che più affascinava i miei allievi era quella della broken window, letteralmente "finestra rotta". Questa teoria postula che, se in un quartiere va in frantumi il vetro della finestra di un palazzo e nessuno lo sostituisce o in qualche modo lo ripara, a poco a poco i vetri rotti si moltiplicheranno, e la casa e poi l'intero quartiere cadranno in decadenza e si deprezzeranno sul mercato immobiliare.

Al di là del significato letterale di questa teoria, peraltro verissima (basti vedere l'abbandono di zone periferiche come via Padova o la Barona o Baggio e confrontarlo con la cura estrema con cui viene custodito e mantenuto il quadrilatero della moda), essa trova applicazione in tutti i campi dell'esistenza di ed è uno dei pilastri del mio zen metropolitano.

Prendiamo ad esempio la cura della propria persona. Ognuno di noi ha un'idea diversa di se stesso e di conseguenza dovrebbe in teoria avere uno stile personale nel vestirsi, pettinarsi, farsi crescere o meno capelli e barba, e via dicendo. Personalmente ho deciso che il mio aspetto esteriore è l'ultima delle mie priorità e non vale né il mio tempo né il mio denaro.

Questo va benissimo fino a che si tratta di una scelta consapevole, come i capelli arancioni o i jeans strappati o la minigonna o il completo giacca-cravatta. Il nostro edificio sarà poco invitante e ancor meno lussuoso, ma in fondo è casa nostra, e tutti i vetri alle finestre, sporchi o puliti che siano, sono ancora intatti. Va molto meno bene quando indossiamo per quattro giorni la stessa maglietta per incuria, o i piatti sporchi si accumulano nel lavandino perché ce ne dimentichiamo, o buttiamo gli avanzi del cibo nella raccolta indifferenziata per apatia, e non per far dispetto alla portinaia antipatica.

E' qui che va in frantumi il primo vetro, e se non corriamo ai ripari la nostra casa e la nostra esistenza si trasformeranno in un caos indifferenziato. Questo renderà problematica la nostra vita lavorativa e ancor più problematica la nostra vita sociale e affettiva. Non a caso si trovano in queste condizioni le abitazioni dei malati di mente, dei tossicodipendenti e dei grandi depressi. Sono persone che hanno perso totalmente il controllo della propria vita, si sono affidati a un navigatore mal funzionante il cui software non è mai stato aggiornato.

Si dirà: ma la dipendenza, la schizofrenia e la depressione sono stati patologici, impossibile convincere un pazzo, un drogato o un aspirante suicida a rimettere in ordine la propria casa. E' verissimo: ma dopo l'inevitabile cura farmacologica, per evitare ricadute serve proprio riprendere il controllo della propria vita, cominciando non dai grandi proponimenti di capodanno o dall'ultima sigaretta di Zeno, ma dalle piccole cose: ad esempio lavare i piatti ogni volta che si mangia e pulire casa ogni quindici giorni oppure ogni settimana. E' incredibile e gratificante il senso di sollievo che si prova ritornando poco alla volta alla normalità, e la prima volta che potrete invitare a cena un amico senza vergognarvi di voi stesso sarete sulla via della guarigione.

Anche questo è zen quotidiano: mangiare pensando al cibo e lavare i piatti come se steste dipingendo un quadro...

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