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2 aprile 2016 6 02 /04 /aprile /2016 15:39
Esercizi di zen metropolitano 4: today is today, tomorrow is tomorrow

Pratico karate da quasi mezzo secolo e lo insegno da oltre quarant'anni. Ricordo benissimo le parole del Maestro Taiji Kase, giovane kamikaze che stava per partire per la sua missione suicida quando la guerra terminò. Per spiegarci il nesso tra arti marziali e zen era solito dirci nel suo inglese essenziale: "Today is today, tomorrow is tomorrow". Naturalmente intendeva dire che un samurai (e il maestro Kase, come anche Enoeda, sicuramente lo era) sa che la sua vita è appesa a un filo e nonostate questo, o forse proprio per questo, quando cena con gli amici la sera prima dell'ultimo volo, è capace di assaporare ogni istante di quella lieta occasione conviviale. Così dovrebbe essere nella pratica delle arti marziali: ci si dovrebbe concentrare sul qui e sull'adesso, dimenticare la stanchezza e i problemi personali in modo da percepire bene se stessi, l'avversario e l'ambiente circostante.

In altre parole, i miei esercizi di zen quotidiano sarebbero dovuti cominciare in palestra, invece tutto è partito in un modo molto diverso, che vi racconterò forse in una prossima puntata. Quello che posso anticipare è che, una volta innescato il meccanismo dell'attenzione e quello della concentrazione (che non sono esattamente la stessa cosa: è la differenza tra guardare un film interessante e imparare a guidare una motocicletta), mi è stato semplice applicarlo alla pratica e all'insegnamento del karate. Come praticante, ho diminuito drasticamente i momenti di disattenzione e spento il "navigatore satellitare" che accendevo ogni volta che eseguivo un esercizio a me noto, col rischio di sbagliarlo. A questo fine è stata fondamentale la scelta dei maestri Shirai e Fugazza di variare continuamente gli esercizi proposti per evitare di fossilizzarci su schemi stranoti. Inizialmente cambiare sempre genera disorientamento e confusione, ma se e quando la nebbia si dirada si sviluppa una certa elasticità mentale, che a 50 o 60 anni non guasta.

Come insegnante, ho corretto almeno in parte la mia pigrizia e ho cominciato a cercare e a vedere anche nei miei allievi migliori errori e imperfezioni che prima non notavo, forse perché spesso ero io stesso a trasmetterglieli. In conclusione, invece di partire da "Lo zen e il karate"come suggeriva il titolo del famoso libro del maestro Tokitsu (mentre si parlava di tutt'altro) ci sono arrivato partendo da un approccio molto più moderno e occidentale. Quale, ve lo spiegherò nel prossimo post.

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