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6 aprile 2016 3 06 /04 /aprile /2016 22:10
Esercizi di zen metropolitano 7: accendere e spegnere l'interruttore

L'idea fondamentale dietro a questo blog è di sviluppare gradualmente l'attenzione su noi stessi e il mondo che circonda, per provare a cambiare ciò che non ci piace e vivere con pienezza le esperienze quotidiane, evitando il più possibile gli automatismi che ci guidano come dei sonnambuli che attraversano la vita senza neppure accorgersene. L'analogia dell'interruttore mi sembra efficace e di comprensione immediata, e risale addirittura al mito della caverna nella filosofia di Platone.

Una persona nata e cresciuta in una caverna può osservare solo le ombre proiettate dalla luce di una candella sulla parete davanti a lui. Ma se riesce a liberarsi dalle catene e ad uscire dalla caverna, riuscirà a vedere il mondo reale, dapprima riflesso nella superficie di un lago, e poi, una volta abituato all'intensità della luce diurna, potrà alzare gli occhi al cielo e guardare, solo per un attimo, il sole e le stelle, simboli del mondo delle idee o iperuranio.

I nostri esercizi ci addestrano gradualmente ad uscire dal buio delle nostre abitudini e dalla falsa sicurezza dei nostri navigatori satellitari per guardarci intorno e cogliere la ricchezza del reale. Però, come nel mito di Platone, bisogna procedere per gradi. Credo di aver già raccontato come io mi sia incamminato su questa strada l'8 marzo, decidendo di spegnere il navigatore mentale nel breve tragitto in moto dalla palestra del Maestro Fugazza a casa mia. Quindici minuti di attenzione sono stati più faticosi e ricchi di scoperte di un'intera giornata vissuta meccanicamente.

Da allora ho gradualmente prolungato queste sedute di attenzione e concentrazione, applicandole a diversi momenti della mia giornata, al lavoro, in palestra, in casa, da solo o in compagnia di altri. I post di questo blog raccontano le varie scoperte che ho fatto e segnano le tappe di questo risveglio. Una cosa va però subito chiarita: non bisogna strafare con lo zelo dei neofiti, occorre prendersi sempre delle pause. A un certo punto la lampadina viene spenta, il telefonino silenziato, il computer messo a riposo. Un'attenzione prolugata può solo portare stress, ansia e paranoia. Ascoltarsi non significa incoraggiare la propria ipocondria, controllare il proprio aspetto e il proprio comportamento non vuol recitare un ruolo, ma esattamente l'opposto.

In ogni caso, l'autoascolto è il punto di partenza, e sarà oggetto di uno dei prossimi post. A proposito, una volta pubblicato questo articolo, spegnerò il PC. Le 22 e 30 sono il mio limite massimo, a meno che non abbia lavori urgenti da terminare. Questo mi lascia un'ora di tempo per placare i neuroni agitati e prepararmi al riposo notturno. I vecchi devono andare a dormire presto!... :)

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