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8 aprile 2016 5 08 /04 /aprile /2016 20:53
Esercizi di zen metropolitano: ascoltarsi

Ascoltarsi è il punto di partenza per ogni esercizio di attenzione. Ascoltare i segnali che provengono dal nostro corpo e dalla nostra mente è indispensabile per comprendere che cosa di noi è opportuno cambiare e che cosa è meglio conservare. Il linguaggio del corpo, osservato negli altri, ci dice molte cose su chi ci sta di fronte. Analogamente, il nostro atteggiamento trasmette molte informazioni a chi ci circonda. Siamo certo che siano proprio le informazioni che vogliamo diffondere su di noi? Un viaggio in metropolitana o in treno, o una visita al supermarket, sono una miniera di notizie sugli altri, ma la comunicazione non è mai a senso unico.

Prima di tutto, il nostro corpo ci segnala il nostro disagio o al contrario il nostro benessere attraverso il battito cardiaco e il respiro, regolari o affrettati; il passo, la postura e lo sguardo rivelano la nostra condizione mentale e la nostra forma fisica. Le braccia incrociate davanti al petto denotano un atteggiamento di difesa, mentre se sono poste spavaldamente sui fianchi indicano una sicurezza di sè, peraltro non sempre sincera. Questa osservazione servirebbe a poco se non fosse seguita da una correzione: controllare il respiro, rilassare le spalle, sollevare lo sguardo ha un effetto positivo sul nostro stato d'animo: provare per credere.

Ascoltarsi quotidianamente è un'abitudine salutare: ci permette di prevenire l'ansia e la rabbia, di controllare la paura, di moderare il tono di voce. Questo non deve significare abbandonarci all'ipocrondria e ricorrere al medico o al farmacista per ogni più piccolo malessere. Al contrario, un'attenzione costante ma non morbosa previene la maggior parte dei disturbi che hanno un'origine psicosomatica e attenua l'effetto degli altri. Gnothi sauton, conosci te stesso, ammoniva l'oracolo di Delfi: solo così potrai capire gli altri e in qualche misura controllare il mondo che ti circonda.

Un problema più spinoso, che si può presentare occasionalmente, è quello di staccare la spina, cioè di rilassarsi dopo un periodo di concentrazione intensa. Oppure, più spesso, quello di distogliere la mente da un pensiero fisso che ci attanaglia: una paura, una preoccupazione, una minaccia che incombe su di noi e contro la quale ci sentiamo impotenti. "Distraetevi, fate un bel viaggio": non è un cattivo consiglio ma, come ammoniva Seneca, si rischia di portare con sè le proprie preoccupazioni e di rovinare la vacanza nostra e di chi ha stoicamente scelto di accompagnarci.

Tenere corpo e mente occupati quando siamo schiacciati da un grave dolore o da un pensiero assillante è senz'altro uno stratagemma efficace: è difficile pensare a una scadenza finanziaria mentre si guida e cento all'ora in tangenziale o si segue una spiegazione complicata o una puntata di Better Call Saul. Ma in situazioni estreme io ho trovato più efficace la ripetizione di un mantra, una formula qualunque che ci occupi la mente impedendoci di pensare ad altro.

Per i buddisti vanno benissimo i loro mantra. Personalmente ho trovato efficacissimo ripetere mentalmente la lista della spesa, invece di scriverla, sulla strada del supermarket e mentre facevo compere. Uno stratagemma ancora migliore è ingannare la mente ripetendo mentalmente proprio il pensiero che vi tormenta: la frase "Irina mi ha lasciato", ripetuta un centinaio di volte, attira la viostra stupida attenzione sulla frase e non sul fatto, e perde a poco a poco il suo contenuto di dolore. In modo non diverso gli psicoanalisti e gli stregoni di Scientology fanno rivivere cento volte l'episodio traumatico al paziente finchè non perde la sua "carica" emozionale.

Provate anche voi e ditemi se funziona!

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