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11 agosto 2016 4 11 /08 /agosto /2016 09:23
Esercizi di zen metropolitano: l'ago e la caffettiera

La mia caffettiera è all'apparenza un oggetto ben poco Zen, una panciuta Nescafè Dolcegusto a cialde. Eppure oggi è stata co-protagonista di un episodio curioso che mi accingo a raccontare. Da qualche giorno sul ripiano della credenza giaceva vicino a lei un minuscolo ago da cucito, reperto dell'ultima volta in cui mi ero deciso a pulire tutta la casa, mai rimesso al suo posto, ma lasciato lì, ben visibile, memento di non so cosa.

Stamattina la caffettiera si è rifiutata di farmi il cappuccino. Si è bloccata, versando poche gocce di un liquido biancastro nella tazza e protestando con un terribile ruggito.

Come per la madeleine di Proust, ho ricordato tutto. Ieri la povera Nescafè, ostruita da settimane di calcare e di incuria, mi aveva dato un segnale, partorendomi l'ultimo cappuccio con poche gocce di caffè rugginoso. Io, preso da mille vicende domestiche ed esistenziali, l'avevo trascurato, nonostante l'ago fosse sempre lì a puntare verso di lei.

Adesso l'unico modo di farmi il cappuccino era usare quell'ago per sgombrare i dotti lattei dell'aggeggio, liberare un varco perchè la povera caffettiera riprendesse il suo umile ma prezioso lavoro quotidiano.

Ebbene, l'ago era sparito. Per quanto lo cercassi sul ripiano, sul tavolo, sul pavimento e nel cassetto, era scomparso: aveva svolto il suo ruolo, tornando nell'iperuranio degli aghi. Ma tanto mi era bastato, avevo ricevuto il messaggio.

Rovistando nel cassetto disordinato, ho infine trovato un suo fratellino (o forse era lui tornato da solo nei ranghi? Non lo sapremo mai) che lo ha sostituito egregiamente. Liberato il foro, rimontata la caffettiera, ho potuto godermi un ottimo cappuccino con la solita brioche imbustata dell'esselunga. Ma che importa? Lo Zen metropolitano si basa proprio sull'attribuire significato a cose di uso quotidiano. Perchè siamo noi a dare un significato al mondo.

P.S. L'ago magico accanto a me mi punzecchia e protesta: "Sono io" sembra dirmi "che ti ho risolto il problema. Senza di me saresti dovuto andare al bar e spendere due euro e quaranta. La tua filosofia vale quanto quella povera caffettiera di cui dovresti occuparti regolarmente".

Come dargli torto?

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Published by sroedner.over-blog.it
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