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31 gennaio 2018 3 31 /01 /gennaio /2018 17:51

IL TORMENTO DI STEFANO
Si chiamava Stefano, aveva 19 anni ma ne dimostrava al massimo quindici perché, come nel caso di Maria Maddalena, il suo corpo era come rattrappito e bloccato nello sviluppo dalle privazioni alimentari. In lui il disturbo ossessivo-compulsivo si esprimeva nella sua forma più assoluta e tragica. Passava gran parte del suo tempo a letto, dove parenti, dottori e infermieri si sforzavano in ogni modo di sciogliere la sua statuaria immobilità per convincerlo ad alzarsi per mangiare, andare in bagno o fare una breve passeggiata.
Qualche infermiere aveva più successo di altri e in un'occasione vidi Stefano entrare nella sala da pranzo e avvicinarsi al tavolo. Erano le 18, l'ora di cena ad Albese, gli altri malati presero posto e Stefano rimase lì. Il problema per lui era "incominciare" un'azione, in questo caso quella di sedersi, anche perchè lo bloccava un problema preliminare: se sedersi a quel tavolo o piuttosto spostarsi in un altro, forse perché la compagnia gli era più gradita, o per qualche altra ragione che non riusciva ad esprimere.
Non c'era nulla di inerte o di catalettico nella sua inazione: l'impressione che dava all'esterno era quella di una povera creatura al centro di una lotta titanica fra due forze uguali e contrarie. Oliver Sacks o Sigmund Freud lo avrebbero senz'altro individuato come un caso clinico spettacolare, ma in me suscitava un profondo disagio, che aumentò mano a mano che il tempo passava e Stefano non muoveva un muscolo.
Rimase in quella scomoda postura per due ore e mezzo, poi in qualche modo l'infermiera riuscì a riportarlo a letto. 
Beniamino mi disse che le prime volte non riusciva a inquadrarlo,
perchè era così strano vederlo lontano dal mondo reale e assorto nel suo mondo, che era qualcosa di disastrosamente brutto che lui viveva in ogni momento della sua vita, perchè non riusciva a fare un passo senza dover compiere un rituale. Pian piano Beniamino aveva cominciato a prendere confidenza con lui e nell'ultima settimana riusciva a farlo ridere dicendogli qualche stronzata e a lui si riempiva il cuore di gioia perchè riusciva a fargli dimenticare per qualche secondo i demoni che lo tormentavano. 
Beniamino dice che Stefano, anche se non compie un gesto che pensa di dover fare, pensa sempre a quel gesto e quindi non vive mai il momento, ma vive solo nel suo pensiero quel gesto che deve fare o quel rituale che deve completare. Anche Beniamino afferma di soffrire, in maniera molto attenuata, dello stesso disturbo. Io stesso, nei momenti di depressione, provo una grande indecisione nel fare delle scelte elementari o irrilevanti, al punto di demandare ad altri la visita al supermercato o la scelta del film da guardare o dell'attività da fare insieme.
Il che prova ancora una volta che non esistono persone assolutamente sane o assolutamente malate dal punto di vista psichico: c'è solo una scala infinita di sfumature, e alla fine ciò che decide il tipo di intervento terapeutico è la risposta al quesito se la persona in questione riesce a condurre comunque una vita di relazione abbastanza soddisfacente oppure no.

Il tormento di Stefano
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