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30 gennaio 2018 2 30 /01 /gennaio /2018 10:44
LA DISTRUZIONE DEL PROFESSORE
Ho un debito di gratitudine verso il reparto Psichiatria d'urgenza del Fatebenefratelli, perché è lì che è stato impostato il trattamento farmacologico che mi ha permesso di risalire gradualmente verso la superficie e di tornare "a riveder le stelle". Tuttavia, dato il carattere specifico del reparto, non vi ho assistito né a guarigioni né a miglioramenti prodigiosi. Più spesso è stato vero il contrario.
La stanza nella quale mi trovavo aveva sei letti. Qualche giorno dopo il mio arrivo venne ricoverato un professore universitario di Economia. Milanese, esuberante, appena entrato si lamentò bonariamente con gli infermieri delle restrizioni e ispezioni alle quali era sottoposto. Si coricò sul lettino in giacca e cravatta, si attaccò al telefonino e cominciò a comunicare coi colleghi, disdicendo una riunione di facoltà e discutendo i contenuti del prossimo numero di una rivista della quale era redattore. Era iperattivo ma lucidissimo.
Iniziò la terapia. Quella notte dormì come un sasso, vestito e con le scarpe, nonostante le numerose interruzioni provocate dall'arrivo di nuovi malati, dall'accensione dell'unica luce centrale e dalle urla che provenivano dal corridoio. Il giorno dopo saltò la colazione e dormì fino all'ora di pranzo. Nel pomeriggio riprese l'attività telefonica, ma con meno brio e meno convinzione del giorno precedente. Poi sprofondò nuovamente nel sonno. Dormì per tre giorni e tre notti intere, dimentico di tutto e di tutti.
Nel pomeriggio del quarto giorno si svegliò del tutto ma, come nell'episodio ariostesco della follia di Orlando, il suo umore era cambiato. Prese a chiamare con voce stentorea l'infermiera, che però non si fece vedere. La chiamò per tutto il pomeriggio e per tutta la sera.Verso le otto arrivarono due infermieri, che lo invitarono senza troppi complimenti ad abbassare il volume e non avendo ottenuto una risposta affermativa, lo legarono al lettino con delle cinghie.
Il professore si calmò ma verso le 23, quando tutto il reparto era immerso in una pace troppo assoluta per poter durare, cominciò a contare a voce altissima: "Unooo! Dueee! Treee! Quattrooo!". Arrivò fino al trecentocinquanta senza che nessuno gli desse la soddisfazione di farsi vedere e, stranamente, senza che nessuno dei compagni di stanza protestasse. Al trecentocinquantuno arrivò la dottoressa di guardia con due infermieri e gli fece una puntura, o come si dice tra gli esperti, "lo sedò". Due giorni dopo partì per un reparto di lungodegenza in una clinica privata.
Spero che le cure abbiano finalmente avuto effetto anche su di lui e che sia tornato alle sue lezioni di Economia. Il suo esempio e quello di altri insegnanti ha confermato la mia convinzione, suffragata anche da dati statistici, che il disagio psichico possa essere considerata una malattia professionale per la nostra categoria.
La distruzione del professore
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