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27 gennaio 2018 6 27 /01 /gennaio /2018 10:32
LA MIA DISCESA AGLI INFERI
La mia discesa agli Inferi cominciò, in modo sommesso e anticlimatico, a fine febbraio 2017. Non udii voci minacciose che mi incolpavano o mi deridevano, né mi trovai affacciato alla finestra o su un ponte del Naviglio con la tentazione di buttarmi giù. Successe invece che io e Giulio andammo a San Siro ma l'Inter perse 3 a 1 con la Roma e piovve e le difese immunitarie di mio figlio crollarono per il dispiacere. Così lui prese l'influenza, la festa che avevamo ideato per il suo compleanno andò a monte e io mi sentii come se mi avessero derubato del bene più caro.
Da quel momento in poi tutto prese il verso sbagliato. Ero in pensione ufficialmente dal 1°novembre ma in realtà non insegnavo da giugno. Mi ritrovai solo in casa a rimuginare sulla mia infelicità e solitudine.
I should have known better, come dicono a Baltimora, perché anche l'anno precedente, nello stesso mese, dopo aver organizzato una visita del maestro Fugazza alla mia palestrina di karate, mi ero sentito demotivato e svuotato di ogni energia. Ho sempre alternato periodi di esaltazione creativa e organizzativa ad altri più o meno lunghi di apatia e tristezza. In altre parole, come dicono gli psichiatri, soffro di un disturbo bipolare della personalità, ma fino ad allora mi ero limitato a controllare la fase "down" con degli antidepressivi e la cosa aveva funzionato.
A fine marzo venne il mio compleanno, e con enorme fatica organizzai la solita festicciola tra amici e allievi del karate. Poi venne pasqua e feci una gita sul lago Maggiore con Giulio, della quale ricordo solo l'interminabile tragitto in macchina a passod'uomo e l'altrettanto infinita coda per visitare l'Isola dei pescatori e rimediare un tavolo in uno dei ristoranti per turisti, dove mangiai la solita pizza che (come riflettei con amarezza sproporzionata alle circostanze) avrei potuto consumare con meno "sbatti" nel consueto locale di corso Lodi o addirittura a casa mia.
Venne l'estate e mi accorsi che le mie energie diminuivano e stavo perdendo peso. Le mie solitarie escursioni in bicicletta si traducevano in dolori muscolari e perdita di sensibilità alle mani, a causa delle vibrazioni prodotte da un mezzo inadeguato.
Mi restava il karate, ma con orrore mi resi conto che non riuscivo più a seguire le spiegazioni e al momento di applicare gli esercizi con un compagno incorrevo in errori e vuoti di memoria imbarazzanti.
Verso giugno, almeno credo, al momento di pagare la spesa al supermercato scoprii che avevo dimenticato il PIN della mia tessera bancomat. Rimediai pagando con la carta di credito ma ormai la paura di dimenticare ogni cosa e l'angoscia per le possibili cause organiche della mia smemoratezza si erano insinuate in me. Pochi giorni dopo davanti alla porta di casa constatai che avevo dimenticato la combinazione di quattro numeri per aprire il cancello. Trascrissi PIN e combinazione sul cellulare.
Speravo che le vacanze estive, come era accaduto in passato, mi distraessero e facessero invertire il verso al mio umore. La psicologa che mi aveva in cura da quindici anni mi intimò di uscire di casa e iscrivermi a qualche associazione che organizzasse gite in bici o escursioni in montagna, o di non farmi più vedere da lei. Sfortunatamente scelsi la seconda soluzione, ma il peggio doveva ancora venire...
La mia discesa agli Inferi
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