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31 gennaio 2018 3 31 /01 /gennaio /2018 22:34
LE ATTIVITA'.
Trattandosi di una struttura intermedia tra l'ospedale (dove si affrontano i casi acuti) e gli ambulatori (CPS) l'Istituto delle Suore Ospedaliere di Albese è dedicato alla riabilitazione psichiatrica, vale a dire offre cure farmacologiche e psicoterapiche ai pazienti dimessi dai reparti psichiatrici degli ospedali per prepararli al rientro nella vita attiva, solitamente entro il limite di trenta giorni, fin dove cioè arrivano i fondi regionali. Dato però che i malati psichiatrici solitamente lamentano un vistoso deficit delle loro capacità motorie e cognitive e spesso anche delle loro abilità sociali, il centro offre una serie di attività, delle quali è particolrmente fiero, finalizzate al pieno o parziale recupero delle capacità e abilità perdute.
Le intenzioni sono ottime e il centro di Albese ha ottenuto anni or sono una certificazione dell'alto livello delle prestazioni fornite. Per quanto mi riguarda, posso testimoniare che le attività, per poche che siano (nel mio caso, quattro, per un totale di otto sessioni settimanali), hanno avuto, parlando in generale, un effetto positivo sul mio corpo e soprattutto sul mio spirito. Mi hanno obbligato a presentarmi puntualmente ai vari appuntamenti (questo non è stato un problema per me, dato che neppure la depressione aveva intaccato la mia teutonica puntualità), hanno rimesso in moto il mio corpo arrugginito da due mesi di letto, e hanno stimolato la mia mente aumentando la mia autostima. Cammin facendo ho scoperto che le mie facoltà logiche erano intatte, che la memoria non era tanto male e che facevo calcoli matematici con rapidità doppia rispetto alla generazione-delle-calcolatrici-a-scuola.
Detto questo, va aggiunto che ogni attività educativa vale quanto vale chi la propone.In maggioranza le cosiddette "educatrici" (un termine che mi evocava fantasie sado-masochistiche!) erano ben preparate e motivate. Una sola eccezione, notata da tutti i ricoverati (che erano forse matti, ma sicuramente non stupidi) era la signorina Voglia Dilavoràr, che si presentava con dieci minuti di ritardo, ne perdeva altrettanti dando la caccia agli assenti, nei dieci minuti seguenti spiegava per l'ennesima volta le finalità dell'esercizio e voilà! il tempo era scaduto e lei si congedava da noi lodandoci per l'impegno profuso.
Un secondo limite era dato dalla varietà dell'utenza e dal turn-over della stessa: ad ogni "incontro" di stretching c'era sempre qualcuno appena arrivato e un folto numero di pazienti in carrozzina o con le stampelle, di conseguenza la seduta non era esattamente allenante, almeno per chi, come me e pochi altri, aveva alle spalle anni e anni di attività sportiva piuttosto intensa. Altre attività, come l'artigianato, il canto e i "mandala" non mi sono state neppure proposte, e credo non mi sarei divertito né rilassato a costruire scatole o colorare "mandala" o altro con i pastelli prestati dalla casa o acquistati in cartoleria in paese.
L'attività di "rilassamento" poi si è rivelata una specie di doppione dello stretching, dato che entrambi, come ci venne ripetuto almeno trenta volta, derivavano dal "rilassamento muscolare progressivo" di un certo Jacobson (Dio l'abbia in gloria) che negli anni 30 o 40 o 50 (a seconda dall'educatrice) inventò questi esercizi i quali, a detta dei nostri insegnanti, erano la panacea di tutti i mali del corpo e dell'anima. Peccato che il rilassamento, eseguito sulle dure piastrelle della sala con una sottile stuoia tra i nostri corpi anchilosati e il pavimento, contraesse e paralizzasse più muscoli di quanti non ne rilassasse, pardon, "rilasciasse".
La mia favorita resta comunque l'attività cognitiva che, per quanto saccheggiasse generosamente i quiz di Jerry Scotti e di Amadeus, ci stimolava a risolvere problemi e a sviluppare il pensiero "laterale", di qualunque cosa si tratti. Di quelle memorabili sessioni mi ricordo solo un quiz, che propongo subito ai miei lettori (la soluzione al prossimo post). In una gara ciclistica Altig parte molto veloce e verso la fine della corsa supera il secondo. Come si piazza Altig?
L'attività di "discussione" si rivelava più o meno produttiva a seconda dell'argomento proposto. Il suo intento era quello di sviuppare in ciascuno di noi, e applicare in pratica, l' "assertività" cioè l'abilità di esporre le proprie idee senza cedere agli altri ma anche senza essere aggressivi. Ottime finalità, ma difficili da conseguire con argomenti noiosi come "Le mie vacanze" o "I miei hobby" oppure "Natale".
Concludendo, il limite maggiore delle attività era il vuoto cosmico che lasciavano prima e dopo il loro svolgimento, soprattutto tenendo conto che sabato e domenica non c'era nulla in programma, tranne la favolosa merenda di cui vi ho parlato.
Le attività
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