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26 gennaio 2018 5 26 /01 /gennaio /2018 10:15
UIGIA, FRA RADIOLINA E ACUFENI
Luigia si aggirava per l'ospedale con un'enorme radiolina stile anni 70 incollata all'orecchio. L'avevo notata per la prima volta nella sala delle riunioni al primo piano: mentre stavamo sistemando le sedie per l'attività mattutina dello stretching, Luigia, entrata in sala con la radio amanetta, era stata aggredita verbalmente da una veterana del reparto (la permanenza ad Albese era in genere limitata a un mese,ma c'erano malati che vi tornavano per la terza o quarta volta) e posta davanti al dilemma se spegnere la radio o lasciare la sala.
Qualche giorno dopo era ricomparsa al reparto "meno uno" (il seminterrato), evidentemente cacciata a furor di popolo dal primo piano.
Scaltrita dalla disavventura patita inprecedenza, Luigia ora ascoltava la radio sempre ad altissimo volume ma nella sua stanza, dopo aver causato con una raffica di decibel la fuga della sua sconsolata vicina di letto, troppo depressa per farsi valere. A seconda dell'orario e del suo umore, quello che ascoltava poteva variare tra: il giornale radio, musica di vario genere, la santa messa e il santo rosario (probabilmente registrati nella cappella adiacente al reparto). Il più gettonato da Luigia era però un terrificante rumore di fondo, che a volte durava una decina di minuti, finché l'infermiera all'altro capo del corridoio non le urlava di abbassare il volume.
Poco alla volta feci la sua conoscenza. Luigia si rivelò una persona umanissima, dotata di buon senso, arguzia e un bel senso dell'umorismo. Mi raccontò che era stata commessa in un supermercato finché gli acufèni ("disturbi uditivi costituiti da rumori", spiega Wikipedia) non l'avevano ridotta a cercare l'aiuto di uno psichiatra. Alle mie caute obiezioni (soffro anch'io dello stesso disturbo,ma questo non mi impedisce di dormire né di comunicare) mi spiegò che i suoi, "quei diavoli", erano fortissimi, proprio come quel rumore di fondo che ascoltava per zittire il rumore interno che non cessava mai.
Poco alla volta il suo umore migliorò, forse per la terapia che le era somministrata, forse per la migliore accoglienza che trovò al nostro piano. Negli ultimi tempi prima delle mie dimissioni, parlava di più e ascoltava di meno il suo fragore interno. Una sera, quando la caposala la invitò a recitare la preghiera prima di cena,con un lampo di arguzia negli occhi di solito così rassegnati, disse ad alta volta: "Ti ringraziamo, o Signore dell'ottimo cibo che ci hai dato" provocando l'ilarità generale (escluse naturalmente la capo-sala e l'infermiera ucraina), perché quello che ci trovavamo nel piatto era un orribile involtino vegano con contorno di barbabietole scondite.
Luigia, tra radiolina e acufèni
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