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3 febbraio 2018 6 03 /02 /febbraio /2018 22:49
BRACCIALETTI IDENTIFICATIVI E USCITE "IN AUTONOMIA"
Come in un club vacanze, al momento dell'ammissione in reparto ci veniva applicato un braccialetto identificativo di plastica bianca, con stampato sopra il nostro nome e cognome e un codice a barre. Questo braccialetto era multiuso: serviva innanzitutto al personale dell'ospedale e al portinaio per distinguere un degente da un visitatore. Inoltre, passando uno scanner sul codice a barre, l'infermiera accedeva al nostro file sul portatile dell'infermeria e sapeva in tal modo quali medicine somministrarci e se era necessario o no misurarci i parametri vitali.
Infine, last but not least, come nei campi di lavoro nazisti, ai braccialetti venivano applicati quadratini di plastica di colore differente, che stabilivano la nostra gerarchia ad Albese. Appena arrivati avevamo un quadratino bianco che serviva unicamente a chiudere il braccialetto, ma notavamo in reparto compagni di ventura diversamente colorati. L'élite del campo (pardon, del convalescenziario) avevano il quadratino verde, che dava loro l'ambito permesso di uscire "in autonomia", cioè da soli, fra le 10 e le 11 e mezzo del mattino e fra le 14,30 e le 17,30. I quadratini gialli potevano uscire per un'ora soltanto, mentre ai quadratini rossi (per esempio il mio primo compagno di stanza) non era permesso allontanarsi dall'edificio.
Con che criterio venisse stabilita la categoria di appartenenza, lo compresi molto tempo dopo: in linea di massima non potevano uscire i malati che avessero compiuto recentemente atti autolesionistici o peggio: tutti gli altri non dovevano far altro che chiedere...la prima volta che avessero incontrato il loro psichiatra, cosa che poteva succedere il giorno seguente o una settimana dopo. Decisi che non avrei rinunciato a nessun costo a questo status symbol e il lunedì successivo al mio ingresso in reparto "beccai" il dottor Cavedini davanti al suo ufficio e ottenni senza difficoltà il suo vonsenso. Già l'indomani sfoggiavo il "bollino verde di qualità" tra i complimenti più o meno invidiosi dei miei compagni di tavola.
Ora che potevo uscire, intendevo approfittarne subito, anche per fare un po' di movimento dopo due mesi passati prevalentemente a letto. Il problema era che l'istituto delle Suore ospedaliere si affaccia direttamente sulla provinciale, trafficata e con dei marciapiedi molto stretti. Non c'è molto da vedere nel giro di un chilometro e pochi hanno il fiato per spingersi oltre, sicché tutti finiscono per ritrovarsi nella pasticceria o al bar o (i fumatori) dal tabaccaio. Ma gli educatori ci tenevano molto a queste uscite e io facevo il mio meglio per accontentarli. Quando arrivava invece mio figlio o qualcuno che potessi spacciare per un parente, potevo star fuori "dalle otto alle otto", anche se approfittai di tanta libertà una volta sola, il giorno di Natale, quando il mio amico Marco venne a prendermi al mattino e Giulio mi riaccompagnò alla sera, dopo un memorabile cenone natalizio alle ore 19 al McDonald di Liporno.
Braccialetti identificativi e "uscite in autonomia"

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