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6 febbraio 2018 2 06 /02 /febbraio /2018 15:07
GIANCARLO
Giancarlo era un grandissimo rompicoglioni, lagnoso e infantile. A dargli retta, vi raccontava mille volte la sua storia di giocatore di calcio semi-professionista la cui carriera era stata bruscamente interrotta...da cosa? dalla malattia? Su questo Giancarlo non era chiarissimo, ma intanto vi chiedeva di continuo di cambiare letto, armadietto, coperta, cuscino. Non avevo per caso due euro per le macchinette?
Se gli davate retta, per voi era finita. Vi si attaccava come una blatta e faceva solennemente conoscenza con chiunque vi venisse a trovare, avvelenando quei pochi minuti di intimità con la storia non richiesta delle sue disgrazie.
Se non gli davate retta (come finii per fare io dopo due giorni di persecuzioni) vi metteva sulla sua lista nera e vi provocava, mettendosi sulla vostra strada in corridoio o chiudendo la finestra che avevate appena aperto o accendendo la luce che avevate appena spento.
Suscitava in me l'irresistibile tentazione di mettergli le mani addosso, frenata tuttavia dall'utilitaristico calcolo delle possibili conseguenze.Uno dei suoi divertimenti preferiti era spuntare in "soggiorno" quanto qualcuno stava guardando o ascoltando qualcosa in televisione, chiedere il telecomando per un attimo, cambiare canale lasciando interdetto l'interlocutore, dopodiché i casi erano due: a) se ne andava portandosi via il telecomando; b) guardava per cinque minuti un altro programma e poi se ne andava, riaffacciandosi dieci minuti dopo con la stessa pretesa.
Negli ultimi giorni era diventato superstizioso e mi accusava di portargli male con il mio sguardo non proprio benevolo. In particolare mi additava come colpevole della rottura del suo orologio, che gli era semplicemente caduto di mano. Anche gli occhiali gli si erano rotti, evento che provocò una nuova geremiade contro non meglio precisati colpevoli.
Oggetto preferito delle sue invettive era però la madre, alla quale il Cecco Angiolieri del Fatebenefratelli rimproverava di averlo fatto riconverare, di non portargli abbastanza soldi e di non riprenderlo a casa.
Sparì dal reparto e si sparse la voce che era fuggito. Secondo Said era stato lui a rubargli il telefonino (difatti poi si rifece col mio). La sua fuga arrecò grande benessere a tutti noi e spero anche a lui, perchè devo ammettere che la causa della sua spaccacoglioneria era probabilmente il suo disagio.

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  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
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