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8 febbraio 2018 4 08 /02 /febbraio /2018 09:19
GIULIO
Mio figlio Giulio è stato il mio principale alleato in questa lunga lotta contro la depressione. Per un anno ha stoicamente sopportato un padre lamentoso e irriconoscibile che gli telefonava e lo inondava di messaggi più volte al giorno, chiedendogli aiuto anziché trasmettergli sicurezze, e ha sempre esibito la convinzione che la bufera sarebbe passata.
Ricordo di averlo chiamato in preda al panico nel giugno scorso, al termine di una lezione di karate nella quale la mia incapacità di seguire la spiegazione del maestro e di applicarla si era convertita in un indefinito malore fisico. Lui era in partenza per la casa della sua fidanzata ma aveva annullato l'appuntamento e si era precipitato da me. Durante l'estate aveva tollerato il mio umore nero in vacanza, assicurandomi che almeno lui si stava divertendo e rilassando nonostante girasse per mare e monti con un'autentica palla al piede.
In autunno, quando ormai ero costretto a letto o al massimo in poltrona dall'intervento di ernia inguinale ma soprattutto dal "male oscuro" che ingigantiva i miei sintomi, Giulio aveva fatto la spesa al posto mio, cucinato per me, mangiato con me, guardato i telefilm con me, dormito a casa mia per tenermi compagnia. Quando si era convinto che avessi urgente bisogno di un ricovero, mi aveva accompagnato ben tre volte al pronto soccorso, aspettendo pazientemente lunghe nottate e interminabili giornate. Aveva persino azzeccato l'ospedale giusto dopo due tentativi al Policlinico andai a vuoto.
I suoi impegni non si erano certo esauriti col mio ricovero al Fatebenefratelli: veniva a trovarmi quotidianamente, mi lavava la biancheria e me la riportava, mi aiutava a farmi la barba, trovava sempre una parola di conforto o una battuta scherzosa per farmi sorridere. Aveva momentaneamente preso in consegna la palestra, insegnando al posto mio e curandone la contabilità, facendo insomma in modo che, al mio ritorno (che lui non aveva mai smesso di credere prossimo) io ritrovassi il piccolo mondo che avevo perso.
La sua iniziazione alla vita adulta proseguì dopo il mio trasferimento a psichiatria: fui costretto a consegnargli la carta di credito, la tessera bancomat, persino le chiavi di casa. Si trovò di colpo plenipotenziario della mia esistenza e quasi mio rappresentante legale: ebbene, non approfittò mai del suo "status", non spese mai nulla senza chiedermi il permesso, pagò le mie bollette, curò le mie relazioni, fece pulire il mio appartamento.
Durante il mese che passai in convalescenza ad Albese, affrontò due o tre volte alla settimana il lungo e scomodo tragitto per venirmi a trovare, mi portò fuori a pranzo e passò insieme a me il giorno di Natale. Fu il primo a notare i miei progressi e a rallegrarsene, rassicurandomi nelle mie residue incertezze e restituendomi i "pieni poteri" appena fui in grado di gestirli. Ancora oggi si assicura ogni tanto che io "segua la terapia" ma fortunatamente, come me, vede finalmente la luce in fondo al tunnel, contento che suo padre non sia più, come dico scherzosamente, una "testa di pazzo".
Giulio

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  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
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