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27 febbraio 2018 2 27 /02 /febbraio /2018 09:30
Nella vita di ciascuno di noi vi sono centinaia di azioni da compiere quotidianamente soltanto per proseguire tranquillamente il trend abituale, dal momento in cui ci svegliamo a quello in cui andiamo a dormire. La maggior parte di queste azioni viene svolta "automaticamente", senza bisogno di alcun processo decisionale.
Ebbene, nel caso di persone depresse o afflitte da disturbi ossessivo-compulsivi, il pilota automatico cessa parzialmente o totalmente di funzionare, causando una progressiva paralisi. Per illustrare concretamente come ciò avviene, farò riferimento al mio caso personale, specificatamente al periodo più buio, settembre-ottobre 2017.
Mi sveglio alle sette, dopo una notte di sonno intermittente. Sono ovviamente di pessimo umore e mi chiedo se alzarmi subito oppure cercare di dormire un paio d'ore. Decido (non senza sensi di colpa) per la seconda opzione, mi giro e rigiro nel letto, mi riaddormento e mi sveglio di colpo: sono le nove e mezzo! Perdo un quarto d'ora per valutare se cambiare o no maglietta e biancheria, e una volta in bagno l'alternativa doccia-non doccia mi blocca nuovamente. Faccio colazione e vado a prendere il giornale, addolorato per la perdita di un euro e cinquanta! Tornato a casa, mi siedo in poltrona e comincio a leggere, ma dopo venti minuti la lettura dell'articolo di fondo di Eugenio Scalfari mi irrita a tal punto che devo desistere. Accendo il PC e do un'occhiata al cellulare: non si è fatto vivo nessuno. Mi chiedo se valga la pena di scrivere un post su Facebook o sul blog ma concludo che non ho niente di interessante da dire.
Apro il frigo: è pieno di pane raffermo e di cibi non consumati. Devo andare al supermarket? Mancano la frutta e la coca-cola, ma per il resto sono a posto. Ma cosa mangerò a mezzogiorno? Passo in rassegna le varie possibilità, ma nessuna mi alletta, anche perché non ho appetito.
Do un'occhiata all'orologio a muro in cucina: mio dio, sono solo le undici! Decido di tornare alla lettura del giornale e di andare a fare la spesa (se mai...) nel pomeriggio. Pranzerò nel bar sotto casa, tanto per cambiare. Dalle undici alle dodici lotto contro il sonno e la noia provocati dalla lettura di Repubblica.
Alle dodici in punto sono al bar e Mario mi propone dieci diversi tipi di panini, arabi e no, vegetariani o meno, primi piatti e piatti unici. Celo il panico e opto per un noiosissimo panino con mozzarella e pomodoro che avrei potuto benissimo farmi da solo a casa.
Quando rientro sono le dodici e mezzo. Accendo il televisore e lo sintonizzo sulla Sette. Mi aspetta un pomeriggio intero di televisione, intervallato da un paio di telefonate a mio figlio. Ho deciso di rimandare a domani la visita al supermercato perché ho ancora una pizza in frigo e sono troppo stanco per affrontare l'impresa...
Se la narrazione vi ha snervato, potete comprendere il mio stato d'animo di allora. Le cose non sono cambiate magicamente dall'oggi al domani, forse potrei usare l'immagine di un iceberg che sotto l'effetto del calore comincia lentamente a sciogliersi. Così è successo a me: dopo il soggiorno ad Albese, durante il quale mi sono state offerte varie attività, ho gradualmente ripreso ad essere autonomo nelle mie scelte e soprattutto a non cincischiare troppo: è meglio una visita di troppo dal panettiere che mezz'ora di agonia amletica di fronte all'alternativa tra sottilette e Philadelphia!
Quando il pilota automatico non funziona

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