Sunday 4 march 2012 7 04 /03 /Mar /2012 20:05

Caro Colaprico,

Il fenomeno del randagismo è in costante crescita, probabilmente anche a causa della superficialità consumista con cui tanta gente oggi compra animali domestici per poi sbarazzarsene alla prima vacanza. Aggressioni ad esseri umani sono segnalate con regolarità, anche se per fortuna non sempre hanno un esito tragico come quella di via Martirano. Quello che proprio non capisco è come mai un quotidiano come Repubblica, che non è né la Padania né il Giornale, nell’ampio servizio dedicato all’episodio menzioni con una certa insistenza il particolare che un insediamento Rom si trova a 200 metri dall’attacco dei cani, quando dagli articoli emerge con chiarezza che i suoi abitanti non risultano detenere cani di grossa taglia. Siamo alla logica dell’apud hoc propter hoc? A meno che non si voglia sposare la tesi, piuttosto ardita, che i Rom addestrino i cani per aggredire i pensionati o quella, più suggestiva ma ancora meno credibile, che oltre a rapire i bambini occasionalmente si trasformino in “cani mannari” per seminare il terrore.

Sergio Roedner, Milano

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Friday 2 march 2012 5 02 /03 /Mar /2012 21:07

E' notevole come gli organi di stampa più vicini al governo Monti prendano in giro i lettori più sprovveduti. Articoli trionfalistici sul calo dello "spread" fra titoli di stato italiani e tedeschi. Poi leggi meglio e capisci che il "miracolo" non è provocato dalla rinata fiducia internazionale nella solidità del nostro Paese dopo la "cura dimagrante" delle manovre del "professore tecnico" ma da un semplice gioco di prestigio: la BCE elargisce fiumi di denaro al tasso simbolico dell'1% alle banche, e le banche italiane con quei soldi comprano in massa titoli di Stato...

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Wednesday 22 february 2012 3 22 /02 /Feb /2012 15:25

Chi se ne frega dei redditi dei ministri, a prescindere dalla questione se dichiarino fedelmente le loro entrate? E chi se ne frega dei veicoli (uno, due, tre) che possiedono? Ciò che conta è che le loro disponibilità finanziarie sono incomparabili con quelle di un normale cittadino che rappresentano. E che la loro politica è vessatoria come quella che ha strangolato la Grecia: quei rispettabili signori dell'alta borghesia, così diversi dai folkloristici guitti del governo Berlusconi, sono gli emissari della finanza internazionale, hanno amputato e continueranno ad amputare la carne viva con il beneplacito, la perplessità o le timide proteste dei "Democratici" e dei sindacati...

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Tuesday 21 february 2012 2 21 /02 /Feb /2012 20:37

Caro Maestro Perlati,

 

Non è la prima volta che ho l’onore di essere chiamato in causa da Lei. Questa volta si tratta della Sua replica al mio articolo Nostalgia di Fesika (Karate Do n.23). Prima di tutto mi spiace di averla innervosita, ma al tempo stesso mi chiedo perché pensi che valga la pena di replicare se, come si legge tra le righe, giudica le riflessioni espresse dagli intervistati a livello di “chiacchiere da bar sport”. Immagino e spero che ci sia un comitato di redazione che valuti se un articolo meriti o meno la pubblicazione su KarateDo, e so per certo che alcuni collaboratori della rivista non sono iscritti alla Fikta: do quindi per scontato che il Suo intervento sia quello di un appassionato e non la “voce ufficiale” della federazione.

Fatta questa premessa, e prima di entrare nel merito del Suo articolo, vorrei ricordare, non certo a Lei, che mi occupo di editoria marziale, gratuitamente e per passione, dai primi anni 80: sono stato direttore editoriale di Yoi (ottenendo all’epoca il riconoscimento ufficiale della EAKF) e successivamente redattore e co-fondatore di Karate Oggi, oltre che collaboratore di KarateDo e di Samurai. Credo di poter affermare, senza paura di essere smentito, che in questi trent’anni non ho mai deflettuto di una virgola dalla mia posizione “ideologica”: la difesa intransigente dei valori del “nostro” karate, anche nel decennio travagliato della cosiddetta “unificazione” con la Fik. Altrettanto intransigente sono però sempre stato nel rifiuto di un giornalismo “ufficiale”, “inamidato”, “federale”, secondo il quale tutte le gare sono splendidamente organizzate e a tutte le decisioni ufficiali si risponde solo con un “Oss”. Per me un conto è il dojo, un altro conto la federazione, un altro conto ancora un giornale. Quando ho pensato che una notizia fosse interessante, l’ho pubblicata, senza chiedermi se fosse “scomoda”. Il maestro Naito esce dalla Fikta? Perché far finta di niente? Tanti atleti vivono il doloroso dilemma di dover scegliere fra due insegnanti ai quali sono affezionati: è un argomento tabù? Un centinaio di praticanti ed ex-praticanti parlano tra loro della vecchia Fesika, discutendone pregi e difetti e sognando di ritrovarsi: qual è il problema?

Il limite maggiore del Suo articolo, secondo me, è quello di giudicare un po’ sommariamente coloro che non hanno condiviso le scelte (politiche, non tecniche) del gruppo di cui Lei ed io facciamo tuttora parte. Davvero tanti maestri “hanno perduto l’entusiasmo” per colpa propria, e non per scelte federali subìte e non condivise? E’ sufficiente rammentare loro che “la Fikta è qui! Il Maestro Shirai è qui, nella Fikta!” come fa Lei, per convertirli sulla via di Damasco? Io certo apprezzo la Sua fiducia incondizionata nel Maestro, ma vorrei ricordarLe che la parola d’ordine, nel 1979, era “entriamo nel CONI”. C’è da stupirsi che qualcuno dei “vecchi” (come Montanari, Demichelis, Tammaccaro) non ne fosse così entusiasta? E c’è da stupirsi che al contrordine del 1889 (“Rifacciamo la nostra federazione”) qualcun altro sia rimasto di là? Cosa accadrebbe oggi se ci fosse un nuovo dietro-front? Non credo che le nostre “perdite” siano dovute a mancanza di stima verso il M° Shirai o alla priorità data “all’aspetto fisico-atletico”; molti praticanti e maestri non trovano agevole scegliere tra la coerenza alle proprie convinzioni e l’obbedienza a direttive che non sempre riescono a comprendere e condividere.

 Oggi certamente, come dice Lei, sotto tanti aspetti, “pratichiamo un karate che è avanti anni luce rispetto a quello di 30 anni fa”, ma a questa crescita tecnica e spirituale non corrisponde la capacità di richiamare ed entusiasmare nuovi praticanti, come accadeva invece negli anni della Fesika. 

E’ vero, il sole volge al tramonto per la nostra generazione, ma è un po’ supponente immaginare che i “nani” si trovino tutti dall’altra parte!

Sergio Roedner

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Saturday 14 january 2012 6 14 /01 /Gen /2012 10:45

L'avevo scritto su questo blog alcuni mesi fa e non posso che confermarlo ora: nonostante le rassicurazioni ufficiali, il nostro Paese è sull'orlo della bancarotta globale e i nostri risparmi (oltre alle pensioni e ai posti di lavoro) sono a rischio. Le manovre del governo Monti, sbandierate come segno di lungimiranza politica, sono la fotocopia di quanto è stato già inutilmente tentato per "salvare" (in realtà: strozzare) le Grecia. Di più: la moneta europea rischia di fallire, con tutte le conseguenze, quelle prevedibili e anche quelle imprevedibili.

Che cosa può fare un semplice cittadino per limitare i rischi anche di fronte agli scenari più pessimistici? Ecco quello che ho fatto io:

1) Rendete i vostri risparmi quanto più "liquidi" possibile, ricordando che nessuna garanzia dello Stato può salvare i vostri depositi bancari se lo Stato stesso fa bancarotta - cosa che sta per accadere alla Grecia, e noi la seguiamo a pochi mesi di distanza. Direi che una cassetta di sicurezza è ragionevolmente sicura, più del materasso di casa vostra. Se la vostra banca fallirà, potrete andarveli a riprendere.

2) Convertite almeno parte della vostra liquidità in beni-rifugio come l'oro fisico.

3) Convertite almeno parte della vostra disponibilità in dollari.

4) Se volete investire, dimenticate il "patriottismo" e comprate dei Bund tedeschi.

Ci risentiremo fra qualche mese per verificare se il vostro blogger è un paranoico catastrofista oppure no.

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