Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
15 ottobre 2015 4 15 /10 /ottobre /2015 15:26
Maroni, mente fine della giunta lombarda
Maroni, mente fine della giunta lombarda

In passato ho spesso espresso disapprovazione per la sterzata a destra del governo nazionale e in particolare del Pidì a guida renziana, che svolge una politica di destra che penalizza i lavoratori, i pensionati e la loro rappresentanza sindacale. Tutto questo è politicamente inaccettabile per un militante di sinistra, ma rischia di diventare poca cosa di fronte all'infame politica della Regione Lombardia, a trazione leghista e con i berlusconiani a rimorchio, di fronte al problema dell'immigrazione e dell'accoglienza ai profughi. Come definire altrimenti la scelta di penalizzare sul piano dei finanziamenti quelle strutture alberghiere e quelle comunità che hanno accolto dei migranti esaudendo la richiesta delle prefetture, vale a dire del ministero degli Interni? Il governo ti invita caldamente ad ospitare dei rifugiati, tu accetti spesso sfidando la pancia xenofoba dei tuoi vicini, e per tutta gratutudine il governo regionale ti toglie i finanziamenti? E questi sarebbero i consiglieri regionali che, per illuminata scelta della coppia Boschi-Renzi (la bella e la.....) andranno a costituire il nuovo Senato dopo la brillante riforma della Costituzione? Come si fa a non "cedere alle sirene dell'antipolitica", per echeggiare un ennesimo luogo comune di questo governo, che di luoghi comuni vive e - speroi presto - morirà?

Condividi post

Repost0
8 ottobre 2015 4 08 /10 /ottobre /2015 13:23
Sulle lezioni in inglese una logica esiste

Repubblica, 8 ottobre 2015

Condividi post

Repost0
20 settembre 2015 7 20 /09 /settembre /2015 21:19
Riforme: venduti e comprati, di Marco Travaglio

~~Ma se le stesse cose le facesse Berlusconi? Il nostro titolo di ieri è uno dei ritornelli più ricorrenti, nelle conversazioni di chi ancora parla di politica. La risposta è sottintesa: se al posto di Renzi ci fosse B., verrebbe meritatamente lapidato, insultato e bruciato in effigie dal popolo della sinistra e anche da chi di sinistra non è, ma semplicemente tiene alla Costituzione e a un minimo di decenza istituzionale. Però forse la domanda è mal posta, perché B. ha già fatto le stesse cose – dall’abolizione dell’articolo 18 al bavaglio alla schiforma della Costituzione – che Renzi sta semplicemente rifacendo: solo che a B. non furono consentite da una mobilitazione dell’opinione pubblica, orientata e incanalata dalla stampa progressista, che invece oggi tace o acconsente, permettendo allo Spregiudicato di completare l’opera lasciata a metà dal Pregiudicato. Ieri Il Tempo ha raccolto una strepitosa antologia di quello che si diceva e si scriveva nel dicembre 2010, quando B. comprava senatori un tanto al chilo per rimpiazzare i finiani in fuga, esattamente come sta facendo Renzi per riempire il vuoto della sinistra Pd con verdiniani, fittiani, tosiani, alfaniani, ex grillini e gruppimisti, promettendo rielezioni future e poltrone attuali (la stessa merce di scambio usata da B. cinque anni fa). Con l’aggravante che oggi il mercato delle vacche avviene sulla riforma della Costituzione, non su leggi ordinarie. “Libero voto in libero mercato”, titolava l’Unità l’11.12.2010: “Una maggioranza rabberciata con il voto di fiducia di alcuni deputati venduti non ha nulla a che vedere con i principi della buona politica”. E tre giorni dopo: “Governo Scilipoti”. Va detto che l’Unità era ancora un giornale, diretto da una giornalista, Concita De Gregorio. Oggi è il bollettino parrocchiale di Palazzo Chigi, infatti titola: “Stagione di riforme” e “Renzi: i numeri ci sono” (su come li ha raccattati, zitti e mosca), col contorno di BerjaStaino che tenta disperatamente di far ridere con la consueta vignetta-marchetta: un cane dice a Dio “Se ci pensavi un po’ il mondo lo facevi meglio”, e Dio risponde “Se davo retta alla minoranza, ero ancora lì a pensarci” (Dio naturalmente è Renzi). Famiglia Cristiana definiva la compravendita berlusconiana dei senatori “peggio di Tangentopoli”. Oggi invece tace. Di Pietro, dopo il trasloco di Razzi&Scilipoti, sporse denuncia e la Procura di Roma aprì un fascicolo. Oggi a nessuno viene neppure l’idea, Di Pietro è stato rottamato (così impara: era contro le larghe intese). E quel che resta dell’Idv è in Senato con gli ex 5Stelle Romani e Bencini, pronti a saltare sul carro renziano. “Scandalo in Parlamento”, tuonava Repubblica irridendo ai “Cicchitto e i Verdini, i Bondi e gli Alfano” che gabellavano il mercimonio per “libera dialettica parlamentare”. Oggi i Cicchitto, i Verdini, i Bondi e gli Alfano stanno tutti con Renzi e a Repubblica va benissimo così. Neppure la minaccia, prima fatta filtrare con apposita velina dai soliti “retroscenisti” e poi furbescamente smentita, di trasformare il Senato in un museo sordo e grigio, fa alzare un sopracciglio ai Mauro Boys. I titoli di ieri sono una trionfale cavalcata delle Valchirie in onore dei Renzi Boys: “Renzi sul Senato: accordo possibile”, evvai. “I conti del premier: ‘Stavolta ci siamo’”, wow! “Da Verdini sì alla riforma: entriamo in maggioranza”, e sono belle soddisfazioni. “Senato, sull’articolo 2 spunta una mediazione” (Repubblica la annuncia da due mesi e non s’è mai vista, però Repubblica insiste). “Primi sì in aula, Pd unito”, ahahahah. “Il premier apre: intesa possibile ma senza ricominciare daccapo” (cioè nessuna intesa possibile). “L’ultima sfida di Anna: ‘Sopporto i sospetti con cristiana virtù’” (dove Anna è la Finocchiaro, santa subito, e pure martire). Della compravendita, su Repubblica, non c’è traccia, a parte un colonnino pudicamente intitolato: “Quei trenta indecisi dell’opposizione pronti al soccorso”. Ecco: “soccorso”, mica “mercato delle vacche” o “vergogna” o “scandalo” come ai tempi di B. Dipende da chi è il compratore. “Niente inciuci con Renzi, solo consulenza”, precisa l’ex leghista leghista Flavio Tosi nell’apposita, rassicurante intervista, e pazienza se dopo l’incontro a Palazzo Chigi è passato dall’opposizione alla maggioranza, almeno sul Senato. Tutto bene, dunque, nessuna compravendita: al massimo soccorso, o consulenza. Anche Raffaele Cantone è indignato per “l’immoralità del mercato in Parlamento”, o meglio lo era quando lo faceva il Caimano. Oggi parla d’altro. Ma allacciate le cinture, perché il meglio arriva ora. Il 14.1.2010, a Porta a Porta un giovane politico di belle speranze se la prese con Paola Binetti che aveva appena mollato il Pd per l’Udc: “La tua posizione è rispettabile, ma dovevate avere il coraggio di dimettervi dal Pd e dal Parlamento, perché non si sta in Parlamento coi voti presi dal Pd per andare contro il Pd. È ora di finirla con chi viene eletto con qualcuno e poi passa di là. Vale per quelli di là, per quelli della sinistra, per tutti. Se c’è l’astensionismo è anche perché se io prendo e decido di mollare con i miei, mollo con i miei – è legittimo farlo, perché non me l’ha ordinato il dottore – però ho il coraggio anche di avere rispetto per chi mi ha votato, perché chi mi ha votato non ha cambiato idea”. Il 22.2.2011 il giovanotto ribadì: “Se uno smette di credere in un progetto politico, non deve certo essere costretto con la catena a stare in un partito. Ma, quando se ne va, deve fare il favore di lasciare anche il seggiolino”. Si chiamava Matteo Renzi, detto il Rottamatore e non ancora il Compratore.

Condividi post

Repost0
19 settembre 2015 6 19 /09 /settembre /2015 14:07
Expo, nutrire il pianeta è rimasto solo un titolo

di Giorgio Lambertenghi Deliliers

~~C'è un'immagine, tra le tante che in questi giorni ci raggiungono e suscitano emozioni strazianti e disperanti, con sempre gli stessi protagonisti: migliaia di profughi, e tanti bambini e donne, tutti con lo sguardo impaurito di chi fugge e gli occhi imploranti di chi chiede aiuto. Una folla di emigranti si accalca dietro un filo spinato: hanno soprattutto fame, perché è la fame il primo fardello che si portano dietro dalla guerra e dalla miseria da cui fuggono. È questa immagine di sconsolata disperazione che mi ha portato a riflettere sull'Expo di cui ho condiviso il tema e soprattutto l'obiettivo "Nutrire il pianeta. Energia per la vita". Ho sperato che questa grande manifestazione fosse in grado di proporre un nuovo modello di società non più basata sulla cultura del consumo e dello spreco e indirizzare la collettività verso scelte responsabili da adottare nella produzione e nella conservazione del cibo. Nessuno può negare che l'Expo con il fascino delle sue avveniristiche architetture e dell'Albero della vita abbia stupito l'immaginazione di tutti noi e ci abbia fatto dimenticare troppo in fretta i ritardi, i costi esorbitanti, gli intrecci di camarille corrotte. Anche il successo di pubblico è innegabile, come lo dimostrano le lunghe code agli ingressi. Apprezzati soprattutto i ristoranti delle diverse etnie. Anzi molti, nonostante i prezzi elevati, sono tornati più volte, soprattutto alla sera, per gustare le diverse specialità. Da aggiungere che dopo un avvio incerto l'Expo si è trasformata in una passerella. Si sono succeduti capi di Stato, star, politicanti in cerca di visibilità, attori, cantantini, vecchi campioni sportivi, insomma una fiera delle vanità, dietro la quale si nasconde, secondo me, l'antico vizio di offrire "panem et circenses". Insomma tutto questo ha oscurato la missione originaria legata alla distribuzione del cibo e al gesto del nutrire per combattere la piaga della povertà e della fame. Del tema di fondo, nobile e coraggioso, di trovare le strade comuni su cui camminare, di mettere sul tavolo proposte concrete, fattibili, almeno per arginare la miseria che si sta espandendo sempre più drammaticamente, ci si è ben presto dimenticati. Travolti dal clima di festa, dagli spettacoli pittoreschi, messi in scena anche dai rappresentanti di Paesi dove il problema del cibo è sempre più drammatico, "Nutrire il pianeta" è rimasto solo un titolo e qualche convegno di esperti, andato per lo più deserto, dove si sono spese, come dice papa Francesco, "parole, parole, parole". Ma per fortuna ci ha pensato la Caritas Ambrosiana che in questi mesi sta offrendo momenti significativi per una riflessione sulla lotta contro la fame e su alcuni passi concreti da compiere verso un diritto al cibo garantito per tutti. Il prossimo 4 ottobre i poveri della città di Milano sono stati invitati a visitare gratuitamente e consumare un pasto nei padiglioni dell'Expo.

Condividi post

Repost0
18 settembre 2015 5 18 /09 /settembre /2015 16:34
Esperta di scorte al supermarket, Anna Finocchiaro è alleata di Renzi nel truccare le carte della riforma.
Esperta di scorte al supermarket, Anna Finocchiaro è alleata di Renzi nel truccare le carte della riforma.

In una materia come l'assetto istituzionale, nella quale si richiederebbe il maggior consenso politico possibile, Renzi ha invece deciso di decidere da solo, contro il parere di tutti gli altri partiti tranne l'NCD di Alfano, che peraltro è un "dead party walking", un partitito da 2% condannato a sparire o a confluire nel pidì alle prossime elezioni. Tutti gli altri, a partire dalla minoranza del suo stesso partito, e compresi Lega, Forza Italia, Sel, Movimento 5 stelle, sono fieramente contrari in particolare all'articolo 2 della Riforma del Senato, che stabilisce la non elettività diretta dei senatori. All'obiezione principale degli oppositori, che così si toglie il diritto di scelta agli elettori in un contesto già fortemente caratterizzato dal prevalere del potere esecutivo su quello del Parlamento, Renzi non sa opporre nessun argomento logicamente fondato se non quello che così "si tornerebbe da capo", che l'arti.2 è già stato approvato in prima e seconda lettura, e che le riforme ci sono chieste a gran voce dall'Europa. Già, come se l'Europa (questa miserabile aggregazione si Stati chiusi ciascuno nel proprio egoismo e nelle proprie paure) non avesse niente di più urgente di cui occuparsi che le modalità dell'elezione del senato italiano. Se fosse solo questo il problema a Renzi basterebbe fare la voce grossa come ha fatto il nostro premier quando qualcuno ha trovato da obiettare sull'abolizione della tassa sulla prima casa per tutti, dalle stamberghe ai castelli: una scelta degna dell'applauso di Berlusconi. L'Europa serve solo come alibi per rimandare le decisioni veramente urgenti e vitali per il rilancio dell'economia, come la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro. Invece Renzi ricatta l'opposizione dicendo che non si passerà alla discussione delle unioni civili (altra questione urgentissima!) e del documento di programmazione economica fino a quando il senato non avrà dato via libera alla sua riforma. "Gli italiani non capirebbero perchè ci stiamo accapigliando su queste quisquilie mentre ci attendono decisioni importanti in materia economica e di gestione dei profughi": Come se non fosse stato proprio lui a mettere al primo posto la riforma del senato e ora ad ostinarsi in un braccio di ferro, come un bambino viziato e capriccioso, immagine che gli si addice ancor più di quella dell'autocrate e del tirannello da strapazzo. Ma attento, Renzi: con tutto il male che posso pensare della starnazzante e impotente minoranza dem, non è detto che questa volta, cieco come sei, tu non vada a sbattere.

Condividi post

Repost0
15 settembre 2015 2 15 /09 /settembre /2015 17:11
Torna Bei e dà i numeri

Come ci mancava Francesco Bei, il "retroscenista" di Repubblica! Eccolo oggi nella sua forma migliore: la riforma del Senato diventa una specie di lotteria, dove il piatto forte è il "centro Astrid" (astrologi e sensitivi al servizio del governo?) col suo consiglio di puntare sul 35.

"Per Matteo Renzi l’articolo 2 non si deve toccare: «Io mi aspetto che la riforma passi. Come si possa cambiare idea per la terza volta è un problema che riguarda il presidente del Senato». Il dissenso resta dunque “limitato” a un solo punto, ovvero dove piazzare la norma che stabilisce l’indicazione da parte dei cittadini dei consiglieri regionali che andranno a palazzo Madama. La minoranza pretende che il comma sia inserito all’articolo 2. La Finocchiaro ha proposto gli articoli 10 o 35. Bassanini e alcuni costituzionalisti del centro studi Astrid suggeriscono il numero 35, sempre «senza toccare l’articolo 2». Apparentemente una questione da azzeccagarbugli, eppure è proprio su questa che potrebbe saltare la legislatura."

Condividi post

Repost0
15 settembre 2015 2 15 /09 /settembre /2015 16:21
Renzi cerca un pretesto

Come il lupo nella favola di Esopo, Renzi cerca un pretesto per rompere definitivamente con la "sinistra" del suo partito e andare a nuove elezioni. E' convinto che il tempo che passa logori il suo governo, che al senato può contare solo su una minoranza risicata, precariamente allargata da qualche transfuga di FI e del Movimento 5 stelle. Al momento i sondaggi, per quel che possono valere, lo danno al 32%, seguito dai pentastellati al massimo storico del 25. Staccata la Lega, in disfacimento Forza Italia, disintegrato l'NCD dell'inetto Alfano, in cui una parte del gruppo parlamentare medita di abbandonare l'alleanza suicida con l'onnivoro Renzi e di tornare all'ovile berlusconiano.

Dunque, se si vota in tempi rapidi, il bel Matteo (non quello dei tombini di ghisa) vince al primo turno e confida, non so con quanto ottimismo, di battere i 5 stelle nei ballottaggi, mentre il centro-destra appare in grande difficoltà, spiazzato dalla sterzata centrista dell'ex sindaco di Firenze. Se invece la legislatura andasse avanti, argomenta Renzi, il centro-destra potrebbe ricompattarsi e, come la storia recente racconta, al ballottaggio sarebbe un osso più duro di Grillo.

Il pretesto per rimandare tutti alle urne è l'inutilissima riforma istituzionale, in particolare il cosiddetto "nodo" dell'elezione diretta dei senatori. Qui Renzi si trova solo contro tutti eppure non molla: come spiegare tale cocciutaggine se non con l'intento mal celato di creare un "casus belli"? Altrimenti sarebbe facile riammettere l'eleggibilità del Senato e portarsi a casa il resto dell'accordo, con la minoranza del pidì soddisfatta di aver segnato almeno un punto nell'impossibile match contro l'apparato renziano.

Ma Renzi non vuole, e non cederà. Resta solo da scommettere sulla compattezza delle opposizioni, in particolare quella "democratica", combattuta tra un comprensibile desiderio di rivalsa e la fedeltà a una "ditta" che, dopo il golpe di Renzi ai danni di Letta e l'assassinio politico di Prodi, non esiste più se non nei sogni di Bindi e Persani. Dunque sono pronto a scommettere: Renzi non molla, dopodichè o la sinistra del Pidì cala le braghe un'ultima volta ed è politicamente finita, oppure salta il banco e con esso il governo. Personalmente auspico quest'ultima soluzione, seguita dalle elezioni anicipate con possibile fronte comune di 5 stelle e delle sinistre per un nuovo raggruppamento arancione. Da troppo tempo gli italiani non hanno avuto il diritto di esprimersi sulle ultime, drammatiche controriforme varate dal premier col plauso solitario di finanzieri e industriali.

Condividi post

Repost0
13 settembre 2015 7 13 /09 /settembre /2015 09:50
Stai Serena, Williams!

Renzi twitta da New York: "Stai Serena, Williams! I nostri grandi passi in avanti tennistici sono effetto delle riforme di questo governo che, come ho constatato di persona, fa girare più velocemente anche le palle da tennis delle italiane e degli italiani".

Condividi post

Repost0
12 settembre 2015 6 12 /09 /settembre /2015 15:04
Quando ero uno scrittore osceno, di Ian McEwan

~~Nel 1970, quando avevo 22 anni, mi trasferii a Norwich e mi sistemai in una stanza piccola ma graziosa ai margini della città. Ero andato lì per prendere la specializzazione in inglese all’Università dell’Anglia Orientale, ma il mio obiettivo primario era scrivere. Alla fine della prima settimana, sbrigate tutte le pratiche e le incombenze, una sera mi misi seduto davanti al tavolino vicino al fondo del letto e dissi a me stesso che non mi sarei alzato da lì finché non avessi completato un intero racconto. Non avevo nessun appunto, solo un brandello, un’idea molto vaga di che tipo di storia sarebbe stata. Nel giro di un’ora una strana voce mi parlava dalla pagina. La lasciai parlare. Andai avanti a lavorare tutta la notte, colmo di una percezione romantica di me stesso, lo scrittore sospinto eroicamente da un’idea travolgente, che lavora febbrilmente fino all’alba mentre la città dorme. Finii intorno alle sei del mattino. Il racconto era intitolato “ Conversazione con l’uomo nell’armadio”; ne scrissi altri, quell’anno, e confluirono tutti nel mio primo libro, Primo amore, ultimi riti , pubblicato nel 1975. Il narratore era un uomo che non voleva crescere: una scelta strana per me, visto che quell’anno sentivo di aver finalmente raggiunto l’indipendenza dell’età adulta. Andare a Norwich era la prima decisione importante che avevo preso in vita mia senza il parere o i consigli di qualcun altro. Dopo la vita da studente del college, volevo partire da zero. Mi consideravo uno scrittore a tempo pieno. La laurea specialistica era una cosa che avrei portato avanti nei ritagli di tempo. Mi mantenevo con una borsa di studio. Quell’anno affiorarono altre strane voci, altri personaggi strambi o derelitti che presero a perseguitare o infestare i miei scritti. Violenti, sessualmente perversi, solitari, erano molto lontani dalla vita che vivevo a Norwich in quell’epoca. Incontravo molti nuovi amici, mi innamoravo, leggevo avidamente la narrativa americana contemporanea, facevo escursioni lungo la costa del North Norfolk, mi presi una droga allucinogena in campagna e ne rimasi estasiato: eppure, ogni volta che tornavo al mio bloc-notes o alla mia macchina da scrivere, un impulso oscuro, selvaggio, si impadroniva di me. Incesti tra fratelli, travestitismo, un ratto che tormenta due giovani amanti, attori che fanno l’amore in mezzo alle prove, bambini che arrostiscono un gatto, abusi e omicidi di bambini, un uomo che tiene un pene in un barattolo e usa la geometria esoterica per annientare sua moglie… per quanto cupi, ritenevo che quei racconti contenessero elementi divertenti. A volte mi convincevo di essere una specie di selvaggio, un fauviste che si ribellava contro il bistrattato modello di romanzo da «storia di divorzio nell’alta società». A quarant’anni di distanza dalla pubblicazione di quel piccolo volume di racconti, ho inevitabilmente una visione diversa. Ovviamente la cultura letteraria dell’Inghilterra nel 1970 andava ben al di là delle storie di divorzi a Hampstead (il quartiere dell’alta borghesia londinese). Fino al mio arrivo a Norwich ero stato un bambino e poi un adolescente sensibile e un po’ timido o riservato. Non avevo dato troppi grattacapi, ero passato senza lamentarmi attraverso tutti gli ingranaggi della macchina dell’istruzione ed ero arrivato a sesso e droga più tardi della maggioranza dei miei coetanei. Scrivere faceva parte di un’esplosione geniale della mia esistenza, della percezione che ora, avendo più o meno terminato la mia educazione formale, potevo fare quello che volevo. E per quanto mi riguardava, scrivere era sinonimo di libertà. Le traversie legali per pubblicare l’ Ulisse di Joyce, il processo all’ Amante di Lady Chatterley , le sfrenate trasgressioni di libri come Il lamento di Portnoy di Roth e Il pasto nudo di Burroughs mi convinsero che scrivere narrativa voleva dire avere la compiacenza di condurre il lettore per mano fino all’orlo del precipizio… e saltare. Il mestiere consisteva nel trovare un confine, e poi varcarlo. Se quei romanzi di Joyce e di Lawrence finissero oggi a processo, sicuramente non avrebbero problemi a ottenere il nulla osta per la pubblicazione. Ma non sono tanto sicuro di quello che succederebbe nei tribunali di Twitter. Perché oggi viviamo con disagio la nostra libertà sessuale. Le rivelazioni di abusi orrendi e diffusi a danno di bambini ci sconvolgono e minano le nostre certezze. Gli adulti, in particolare gli uomini, devono fare attenzione a parlare con i bambini per la strada. Le femministe avevano ragione a farci notare quanto potevano risultare oppressive le pubbliche manifestazioni del desiderio maschile. Ma il desiderio, nelle donne come negli uomini, è una realtà, un soggetto. Non possiamo distinguerlo dall’oppressione? Quando Craig Rane, nel maggio di quest’anno, ha pubblicato una poesia malinconica e arguta sui pensieri erotici irrealizzabili di un uomo che sta invecchiando, ha scatenato sui social media rabbia, odio e fantasie di violenza, di vendette a mezzo mutilazione genitale. Quando, recentemente, è stato ripubblicato un romanzo di Jilly Cooper, la copertina originale di trent’anni fa è stata modificata per adattarla ai gusti moderni, sollevando educatamente verso la vita la mano di un uomo originariamente poggiata sulle natiche di una donna. Al contempo, nei libri e in particolare sugli schermi, le scene esplicite di sesso continuano a prosperare. Culturalmente, non siamo né puritani né “ liberati”. Solo profondamente confusi. Gli usi e gli abusi della libertà erano l’aria che respiravamo nel 1970. Oggi non provo nostalgia né disprezzo per quel periodo. Ci furono progressi e ci furono, chiaramente, eccessi. Quando facevo vedere i miei romanzi agli amici di Norwich, o ai due romanzieri che mi seguivano con occhio benevolo, Malcolm Bradbury e Angus Wilson, nessuno restava scioccato, nessuno pensava che le mie storie fossero scandalose o immorali. Bradbury diceva più o meno: «Non male. Quando posso vedere il prossimo?». A metà degli anni ’70, la spinta dei ’60 stava esaurendosi. La cultura si risvegliava con l’emicrania e cominciava a fare il bilancio. Quando uscì in edizione cartonata, Primo amore, ultimi riti fu un successo di critica, anche se di certo non un successo commerciale. Ma anche le recensioni positive erano scandalizzate. Che razza di mostro era sceso in mezzo a noi? A volte si faceva fatica a distinguere le recensioni positive da quelle negative, perché sia le une che le altre elencavano con gusto tutte le oscenità e le perversioni barocche. Era difficile per me allora, e sarebbe ancora più difficile adesso, convincere i lettori che in realtà ero mosso da intenti morali. In particolare, i miei amorali narratori in prima persona agli occhi dei lettori si condannavano con le loro stesse parole. Io ritenevo più interessante che l’autore non intervenisse. Prima di scrivere le considerazioni che state leggendo, ho ripreso dai miei scaffali una copia di Primo amore, ultimi riti per leggere il racconto che dà il titolo al libro. Questa copia apparteneva ai miei genitori e c’è sopra una mia dedica, con data 24 aprile 1975 (loro erano fieri, e un pochino inorriditi). Sono quasi sicuro che non l’avevo più riletto dopo la correzione delle bozze, alla fine del 1974. Una volta superata l’irritazione per le virgole usate come punti fermi (un espediente che devo aver imparato da Beckett), mi sono trovato a riguardare l’intero arco della mia vita adulta, dai 22 anni di allora ai 67 di adesso. Mentre leggevo sentivo l’odore del fango del fiume portato dalle maree di quell’estate di primo amore e ultimi riti del 1971. I 45 anni passati da quando aveva scritto quel racconto si erano ridotti a nulla. È nella natura stessa della narrativa vivere sospesa in un presente perpetuo. Il passato che pensi di aver dimenticato è seduto sulla tua spalla, pronto a ricordarti che la vita è breve davvero ed è il caso di sfruttare al meglio quella che resta. © 2015

Condividi post

Repost0
12 settembre 2015 6 12 /09 /settembre /2015 10:13
Cos'è veramente successo l'11 settembre 2001

Premetto di non essere in possesso di notizie riservate che mi garantiscano un accesso privilegiato alla verità, e di non essere neppure un sostenitore della teoria del complotto, secondo la quale gli attentati dell'11 settembre sarebbero stati organizzati dal governo degli Stati Uniti e dalla CIA per ragioni di bassa speculazione economica e/o per avere un pretesto per scatenare la guerra del Golfo. E' un'ipotesi altamente inverosimile, che presuppone la complicità di un numero notevole di cittadini americani nell'assassinio di loro connazionali innocenti e contraddice il principio del rasoio di Ockham, ovvero la scelta della causa più semplice per una data conseguenza.

Quindi sì, ritengo che quattro aeroplani siano stati dirottati da attentatori islamici per colpire altrettanti punti strategici del nemico, il "cuore" pulsante degli Stati Uniti. Qui però si ferma la mia adesione alla versione ufficiale dei fatti. Vediamo piuttosto quello che NON credo.

1) Non credo che Al Qaeda e Bin Laden abbiamo programmato, organizzato, diretto l'azione. Credo invece che, dopo un tentennamento iniziale, se ne siano assunta la responsabilità politica e la "firma", proprio come in Italia le Brigate Rosse talvolta controfirmavano col loro brand le azioni di gruppi minori loro emuli. Ma non credo neppure che li abbia organizzati Bush.

2) Nella fretta di additare all'opinione pubblica americana i colpevoli, gli organi investigativi hanno prese per buone le generalità dei passeggeri arabi dei voli dirottati, accusandoli di essere i dirottatori. In almeno metà dei casi, invece, si tratta di scambi di persona o del furto di identità. Questo non cambia la natura terroristica del gesto, ma spiega almeno perchè la maggior parte dei terroristi risultasse proveniente dall'Arabia Saudita.

3) La falsificazione più grave riguarda comunque l'aereo American Airlines 93. Qui (si veda il post precedente) è stato costruito il falso mito dell'insurrezione dei passeggeri che avrebbero sopraffatto gli attentatori e fatto precipitare l'aereo in un luogo deserto, lontano da Washington dove era diretto. L'ipotesi, oltre a essere altamente inverosimile, contrasta con le registrazioni della cabina di pilotaggio, nelle quali è un terrorista a gridare "take it down" o qualcosa del genere alle ore 10,02. Perchè mai ci hanno fatto credere in una simile favola? Solo perchè serviva un gesto di cosciente eroismo in una giornata di totale defaillance dei servizi di sicurezza? Sebbene sia del tutto possibile (e compatibile con le registrazioni ascoltate da alcuni testimoni) che siano stati gli attentatori a far cadere in vite l'aereo dopo aver constatato l'impossibiità di raggiungere Washington (verosimilmente dopo esser stati intercettati da un aereo militare), è tutt'altro che da escludere che l'American 93 sia stato abbattutto da un missile (americano ovviamente) prima che potesse colpire un obiettivo sensibile. E' largamente acclarato che i piloti militari americani avevano ricevuto l'ordine di intercettare eventuali nuovi aerei dirottati, e il volo 93 potrebbe essere stato la loro unica vittima. Questo spiegherebbe la disintegrazione dell'aereo, del quale non si sono trovati altro che minuscoli frammenti, al punto da far dubitare alcuni "complottisti" che sia veramente caduto. Per far digerire all'opinione pubblica l'eliminazione di settanta passeggeri per opera del fuoco amico, si sarebbe così malamente inventata la versione eroica, e in puro stile americano se ne sarebbe subito fatto un film.

Riassumendo: complotto no, grossolana falsificazione dei fatti senza dubbio.

Condividi post

Repost0

Presentazione

  • : Blog di sroedner.over-blog.it
  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
  • Contatti

Link