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27 luglio 2015 1 27 /07 /luglio /2015 16:54
Due libri per l'estate

Anche quest'anno mi permetto di consigliarvi qualche libro, adatto sia ai miei studenti che ai lettori di questo blog in generale. Entrambi editi da Feltrinelli (il che è già una garanzia), entrambi in edizione economica (rispettivamente 10 euro e 8 euro e 50.

Il primo è di autore che conoscevo poco, Giovanni Testori, e si intitola Il ponte della Ghisolfa. E' una serie di racconti collegati tra di loro dalla presenza di molti personaggi che si incontrano e si scontrano, ciascuno con la propria storia più spesso triste che lieta, e dall'ambientazione: la Milano degli anni 50, pre-boom economico. I ceti sociali rappresentati sono proletari e modesti, e si muovono sullo sfondo del famoso Ponte della Ghisolfi, oggi inglobato nel mega-cavalcavia attraversato da viale Certosa e Mac Mahon, dove si prende l'Autostrada dei Laghi. E' l'equivalente milanese dei "Racconti romani" di Moravia: storie un po' squallide di personaggi che sopravvivono tra il duro lavoro, la piccola malavita e gli sport proletari: memorabile il primo racconto ("Il dio di Roserio") che ha come protagonista un campione del ciclismo dilettantistico che porta sulla coscienza un grave incidente capitato a un suo gregario. Un libro prezioso per i milanesi che non hanno conosciuto la loro città nel primo dopoguerra, fra trattorie, prostituzione, fabbriche e il benessere ancora dietro l'angolo.

Due libri per l'estate

Il secondo libro è invece di più immediata godibilità rispetto al primo e costituisce anche una lettura più lieta e divertente. L'autore è il celebre Stefano Benni, lo scrittore di Bar sport e di molti altri romanzi di successo. Saltatempo racconta la storia di un ragazzo della campagna emiliana con il dono (o la condanna) di prevedere in anticipo gli avvenimenti lieti o tragici che interesseranno lui, i suoi amici e familiari, il suo paese. La "piccola storia" di Saltatempo si intreccia anche in questo caso con la storia del nostro Paese e le grandi trasformazioni che cambiano (Benni pensa in peggio) la campagna e la montagna, devastate dalla speculazione edilizia. Il 68, le manifestazioni studentesche, le eterne lotte fra i Pepponi e i Don Camillo, sono narrati in un'ottica di sinistra, ma sempre ironica, mai settaria. Quello su cui Benni non scherza è lo stragismo, la connessione fra industriali, forze dell'ordine, fascistelli ed esponenti dei servizi segreti deviati. La conclusione è però ottimistica: finchè c'è la possibilità di sognare, di creare, di apprezzare la natura, l'amicizia e l'amore, non tutto è ancora perduto.

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27 luglio 2015 1 27 /07 /luglio /2015 09:53
La profezia di King

Nel 2006 lo scrittore Stephen King scrisse Cell, un romanzo horror-apocalittico stupendo (stranamente uno dei pochi da cui non sia stato ricavato un film di successo) immaginando che un'entità malvagia mandasse in tilt il cervello degli esseri umani trasmettendo un segnale "subliminale" via cellulare a tutte le persone che in quel momento stavano utilizzando il loro telefonino. Come risultato, i telefonino-dipendenti impazzivano e, vittime di una rabbia furiosa, la rivolgevano contro il prossimo o in mancanza di meglio contro se stessi, sbranando gli altri o uccidendosi in modi fantasiosi, creando insomm uno scenario familiare a chiunque, come me, ami i film del filone "morti viventi" di qualità, da Romero in poi.

Ebbene, la profezia di King, sia a pure a livello di metafora, a distanza di quasi dieci anni si è avverata in tutta la sua assurda drammaticità. A occhio, direi che il 70-80 % dell'umanità, almeno in Italia (ma non credo che nel mondo "avanzato" le cifre siamo molto diverse) si è trasformata in zombi patologicamente dipendenti dal cellulare e dalle sue tecnologiche evoluzioni: smartphone . (but stupid user), i-phone, eccetera eccetera. Fortunatamente la sindrome degli intossicati è più simile a quella dei fumatori di oppio che a quella dei cocainomani: rincoglionimento totale, crisi di "assenza", dipendenza, piuttosto che aggressività.

Li vedi aggirarsi di giorno e di notte, in città come in campagna o sulle spiagge o sui sentieri di montagna o peggio in auto, in moto o in bici, occhi e testa calamitati dal prezioso oggettino. Vedi le famiglie in pizzeria, quattro familiari autistici, ciascuno perso nel suo personale mondo virtuale. Arriva il cameriere, anche lui naturalmente con aggeggio elettronico per trasmettere le oridinazioni, e aspetta pazientemente che il bisogno reale (la fame) prevalga in qualcuno sul bisogno indotto. Io credo due cose: che se il governo avesse il coraggio di triplicare le tasse sulla telefonia mobile et similia, il problema del deficit italiano sarebbe risolto in quattro e quattr'otto; d'altra parte, come la lobby dei cacciatori e dei fabbricanti di armi impedisce in modo trasversale l'abolizione della caccia, così quel governo perderebbe le prossime elezioni, e si scatenerebbe forse finalmente la rivoluzione invano sognata nel 68. Concludo qui questo post, perchè mi è appena arrivato un messaggio su Whatsapp. O è un SMS? Non riesco ancora a distinguerli, ma conto di sanare al più presto il gap teconologico con la maggioranza degli italiani, quelli che votano renzy (che usa prevalentemente Twitter) ma prima votavano Berlusconi, uomo all'antica che comincia a starmi simpatico e sapeva usare solo la televisione e la sua oratoria mussoliniana, ma senza neppure la cultura giornalistica del proto-fascistazzo di Predappio.

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23 luglio 2015 4 23 /07 /luglio /2015 16:03
Piazza della Loggia, furono i fascisti.

Dopo 41 anni una sentenza della Corte d'Assise d'appello di Milano squarcia la nebbia su una delle più infami stragi attribuite da sempre alla cosiddetta "strategia della tensione", iniziata il 12 dicembre 1969 con la bomba alla Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana. La sentenza riguarda un altro attentato, quello di piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974 - cinque anni dopo piazza Fontana, cinque anni costellati da attentati senza nome, per i quali finora nessuno era mai stato condannato in via definitiva. Questa volta il tribunale ha ritenuto responsabili Carlo Maria Maggi, dirigente veneto di "Ordine Nuovo" (dal Veneto provenivano anche Freda e Ventura, principali indiziati mai condannati per la strage della Banca dell'Agricoltura) e Maurizio Tremonte, ex-agente dei servizi segreti. E' stata proprio la complicità tra servizi segreti (più o meno deviati) e destra eversiva a garantire l'immunità per gli autori e i complici di tutte queste stragi che negli anni 70 miravano a destabiizzare l'Italia, accusando la sinistra extra.parlamentare, impedendo al PCI di andare al governo e favorendo l'ascesa di un governo autoritario. Il tutto in combutta con la CIA e gli Stati Uniti che, mentre in Europa agivano sotto copertura e con discrezione, altrove (Grecia, Sudamerica) sponsorizzavano e promuovevano direttamenti colpi di stato e dittature militari, come quella dei colonnelli in Grecia nel 67 e quella di Pinochet l'11 settembre 1973. Speriamo che la Cassazione confermi questa sentenza e che crolli presto il muro di omertà anche su tutte le altre stragi rimaste impunite: piazza Fontana, la stazione di Bologna, l'Italicus e via massacrando...

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19 luglio 2015 7 19 /07 /luglio /2015 20:12
Cade da una finestra della Questura, 46 anni dopo Pinelli

E' una coincidenza agghiacciante, curiosamente non rilevata da nessun articolo di giornale e nessun telegiornale finora ascoltato. 46 anni dopo la misteriosa caduta dell'anarchico Pinelli dal quarto piano della Questura Centrale di via Fatebenefratelli a Milano, dove era trattenuto e interrogato nel quadro delle indagini sulle bombe del 12 dicembre 1969, la storia si è ripetuta. "Gianluca Mereu, un ragazzo di 22 anni fermato nella notte dalla polizia per una presunta lite in famiglia", è morto nello stesso modo. "Il corpo è stato trovato in corso Porta Nuova, dove si affacciano alcuni uffici (mentre Pinelli era precipitato nel cortile interno). Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, intorno alle 7,30 di questa mattina, mentre stava per essere accompagnato in ospedale per ulteriori accertamenti, si sarebbe allontanato dal cortile dell’edificio “con uno scatto repentino perché era un atleta”. A quel punto avrebbe imboccato la rampa di scale e arrivato al terzo piano, nell’atrio della divisione polizia anticrimine, si sarebbe gettato dall’unica finestra presente ed è morto sul colpo." (Il Fatto Quotidiano on line). Sconvolge la coincidenza tra "lo scatto repentino" attribuito a Mereu e il famoso "balzo felino" con cui venne descritto il preteso gesto suicida dell'anarchico milanese, ma sconvolge ancora di più il fatto che ancora una volta nessuno sia stato in grado di tutelare l'incolumità di un fermato, vale a dire di una persona che si trova sotto il controllo e la responsabilità delle forze dell'ordine, a maggior ragione se, come nel caso del Mereu, aveva poco prima dato segni evidenti di squilibrio psichico malmenando i genitori.

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19 luglio 2015 7 19 /07 /luglio /2015 10:45
Scalfari, la Merkel e Hitler
Scalfari, la Merkel e Hitler

Nell'editoriale su Repubblica di oggi (ogni domenica Eugenio è solito somministrarci pipponi indigesti su tutto lo scibile umano) Scalfari scrive che "c'è uno spirito anti-europeo che domina da tempo e sempre di più l'opinione pubblica tedesca [qui ci vorrebbe una virgola] che auspica una Germania sola, autosufficiente e autoreferenziale, ueber alles come diceva l'inno nazionale hitleriano". Con tutto il male che possiamo pensare del governo e dell'opinione pubblica tedesca, "sola, autosufficiente e autoreferenziale" sono aggettivi che definiscono una visione isolazionista della politica estera, come fu per lungo tempo quella americana fino all’affondamento del Lusitania nella prima guerra mondiale, e lo è ancora in buona parte quella britannica. Non necessariamente uno spirito di superiorità e dominio sugli altri, come quello espresso dalla formula "ueber alles", in tedesco "al di sopra di ogni cosa.". Tra l’altro l’inno tedesco non è "hitleriano", fu composto dal grande musicista austriaco Haydn nel 1797 per l'imperatore Francesco II e solo in epoca nazista, proprio a causa del suo incipit, assunse quelle connotazioni aggressive per le quali è ora tristemente famoso.

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10 luglio 2015 5 10 /07 /luglio /2015 16:09
Morales, Francesco e il crocifisso

Il crocifisso con la falce e il martello non è una "provocazione" di Morales contro il papa. Francesco, a La Paz, ha appena sostato in preghiera sul luogo dell’assassinio di padre Luis Espinal, che difese operai e minatori e fu ucciso dai paramilitari del regime di Luis Garcia Meza il 22 marzo 1980, due giorni prima di Romero in Salvador. Ed Evo Morales spiega al Papa che quel crocifisso fu disegnato proprio dal suo confratello gesuita. Come molti sacerdoti del Sudamerica, Espinal era un "teologo della liberazione", cioè, come moltissime persona in tutto il mondo, conciliava la fede di Dio con un ideale di riscatto sociale, rappresentato appunto dalla falce e dal martello, che erano simbolo del socialismo prima ancora che del comunismo. E questo papa alle istanze sociali è più attento di gran parte dei politici "progressisti", "socialdemocratici" che in questi anni stanno appunto crocifiggendo la Grecia.

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9 luglio 2015 4 09 /07 /luglio /2015 16:30
Contagious (Maggie)

Non chiedetemi perchè il titolo del film in italiano è in lingua inglese, mentre quello originale, Maggie, rispecchia molto meglio la storia, ammesso naturalmente che si sappia chi è Maggie. Ma "contagious" si associa e forse per alcuni si confonde con "contagion" e così gli stupidi spettatori italiani, che evidentemente secondo i produttori scelgono il film in base al titolo, capiscono subito che si tratta di un film sugli zombi, e se sono interessati al genere abboccano. In realtà Maggie non è un film sugli zombi, ma su una ragazza infettata da un "retrovirus", appunto Maggie, in procinto di diventare una zombi, e su suo padre (un convincente Arnold Schwarzenegger) che cerca di proteggerla fino in fondo, portandola a casa dall'ospedale e rifiutando, a proprio rischio e pericolo, di mandarla in quarantena. Il finale ovviamente non è lieto ma neppure prevedibile, e suggerisce agli esperti di morti viventi l'idea (già in nuce in uno dei film di Romero) che non tutti gli zombi sono uguali e alcuni di loro resistono più di altri agli impulsi ferini e omicidi. Non aspettatevi le solite scene di massa, qui l'orrore viene dispensato col contagocce mentre prevale il tema degli affetti familiari. I due teenager futuri zombi (lui e lei) che si scambiano l'ultimo bacio potrebbero essere due malati incurabili di qualunque malattia. Insomma, io le 3 stelle su 5 gliele do: molto meglio delle ultime 25 stagioni di Walking Dead!

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9 luglio 2015 4 09 /07 /luglio /2015 14:57
Gioventù bruciata 60 anni dopo

Rivisto a 60 anni di distanza dalla sua uscita (1955), Gioventù bruciata (In originale, Rebel without a cause), il film che lanciò James Dean, suscita un curioso effetto di straniamento, soprattutto nella versione doppiata in italiano. Gli attori sono liceali con l'aspetto di trentenni che girano in macchine (per lo più rubate) ma si comportano come alunni delle elementari, pur esprimendosi con un linguaggio ottocentesco. Sesso e turpiloquio sono banditi, i poliziotti sembrano assistenti sociali e i caratteri principali sono stereotipati fino all'inverosimile. Nonostante la tragica morte di Plato, che frequenta il liceo ma non dimostra più di dieci anni, la vicenda si conclude paradossalmente con un inverosimile lieto fine: Jim Stark presenta orgogliosamente Judy ai genitori come la sua ragazza, e il padre, abbandonato il grembiule che rappresentava la sottomissione alla moglie, recupera improbabilmente il suo ruolo di pater familias con uno scambio di giacche degno della migliore tradizione goldoniana: Jim riveste col suo giubbotto rosso il cadavere dell'amico e accetta la giacca del padre. Basta così poco per risolvere il conflitto generazionale che dovrebbe essere il tema centrale del film? Giudizio: 3 stelle su 5.

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9 luglio 2015 4 09 /07 /luglio /2015 12:48
Dopo la "Buona Scuola" continua l'odissea dei precari

Su Repubblica di oggi.

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7 luglio 2015 2 07 /07 /luglio /2015 10:31

Non so chi abbia raccontato a Matteo Pucciarelli (Repubblica di martedì 7 luglio) che "nel greco antico il tempo verbale del futuro neanche esisteva". Teoria suggestiva ma totalmente infondata, come può confermare qualsiasi studente di liceo classico: il futuro (sigmatico o asigmatico) è attestato già dai poemi omerici. "Τηνδε εγω ου λυσω, non libererò tua figlia", dice Agamennone al sacerdote Crise. Speriamo che, come esiste il futuro nella grammatica greca, così possa esistere anche un futuro dignitoso per questo Paese che ha tanto contribuito alla nostra civiltà.

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