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2 maggio 2015 6 02 /05 /maggio /2015 18:19
Lello, disabile ma indomito ribelle

Ho conosciuto Pasquale Valitutti, "Lello" per gli amici, nel lontano 1969. Era fidanzato della sorella maggiore della mia ragazza, e già da allora era una figura di spicco dell'anarchismo milanese. Finito all'onore delle cronache per essersi arrampicato per protesta sulla Torre del Parco, era amico di Pino Pinelli, e fu l'ultimo a vederlo vivo, quella tragica notte di dicembre alla Questura di Milano. Un omone grande e grosso, barba incolta e capelli lunghi, buono come il pane, idealista fino all'utopia. Ricordo un viaggio a Roma in "maggiolino" con lui, le nostre due fidanzate, e un puzzolente ma affettuosissimo mastino napoletano. Poi ci perdemmo di vista, lui fu implicato in un giro di amicizie pericolose, finì in carcere, si ammalò, fece lo sciopero della fame, temevo che non fosse sopravvissuto agli anni di piombo e ai loro effetti collaterali. E invece me lo ritrovo in piazza 45 anni dopo, prima a Roma (segnalatomi dall'amico Fabrizio) e ieri, inquadrato da tutte le televisioni, col casco e la carrozzina, in prima fila negli scontri di Milano. Certo non ha rotto nessuna vetrina nè incendiato nessuna macchina, e la polizia non lo ha fermato, anche se lui lamenta minacce e "pacche" poco amichevoli sul casco. Lello è uno dei non molti elementi di continuità tra le lotte degli anni 60 e quelle di oggi. Lui difende l'onestà e la buona fede degli antagonisti, io invece ammiro incredulo la sua incredibile tenacia e coerenza nel perseguire un ideale che, proprio in quanto tale, rimarrà per sempre fuori portata. Ciao Lello, e riguardati un po': dopo tutto non sei più un giovanotto, e mi dispiacerebbe sapere che ti sei fatto male, perchè ti voglio bene.

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2 maggio 2015 6 02 /05 /maggio /2015 14:20

Per mia sfortuna, sono abbastanza grande per ricordarmi scontri di piazza ben più gravi di quelli di ieri a Milano, con morti e feriti da entrambe le parti. Dalle manifestazioni del 1968 con jeep date alle fiamme e manifestanti colpiti al cuore da candelotti lacrimogeni o pallottole vere, a quelle del 77 con gli autonomi accovacciati a sparare ai poliziotti in via De Amicis, per non parlare del carnaio del G8 di Genova. Quindi sono consapevole che la violenza non è nata ieri, ma è una componente ineliminabile della storia: che si tratti di violenza politica o puramente teppistica. E anche le reazioni sono sempre le stesse: si accusano gli oppositori di fomentare la violenza, si cercano "cattivi maestri" da incriminare. Come se le rivolte dei gladiatori, il luddismo, gli attentati degli anarchici avessero bisogno di mandanti, di sobillatori a mezzo stampa o a mezzo web. E si conclude sempre dicendo che i violenti fanno il gioco di coloro che cercano di combattere. La realtà è che i violenti sono solo dei vinti, frustrati perchè le regole del gioco ammettono un solo vincitore.

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15 febbraio 2015 7 15 /02 /febbraio /2015 14:34
Buone notizie dal Quirinale

Buone notizie per gli italiani: Mattarella non sarà un secondo Napolitano, semplicemente perchè gliene manca il physique du role. Non possiede cioè quel cocktail di caratteristiche, innate e acquisite, che hanno fatto del presidente finalmente dimessosi dal suo ruolo uno dei peggiori della storia repubblicana. Non ne ha la spocchia, l'arroganza, la sopravvalutazione del proprio ruolo; e non ne ha neppure la doppiezza manovriera e il cinismo tipici dei quadri del vecchio PCI togliattiano. Nessuno di quei "compagni" che hanno sempre creduto di aver ragione, stalinisti fino al contrordine (arrivato ben dopo i fatti di Ungheria), poi entusiastici sostenitori del compromesso storico con la DC, successivamente prontissimi a rinunciare al proprio nome per annacquarsi fino ad autodefinirsi "democratici"; nessuno di loro, dicevo, ha dato all'Italia uno statista degno di questo nome: per trovarli siamo stati costretti a cercare tra le file dei socialisti (Pertini) e dei partigiani laici o cattolici (Ciampi, Scalfaro). E adesso Mattarella, che nello stile di vita convince più di Bertinotti o di Vendola, ma non più di papa Francesco. Ha un solo difetto, Mattarella, la timidezza e la riservatezza: riuscirà ad opporsi con energia al violentatore della Costituzione, il logorroico e ipercinetico renzy, e alla sua crescente corte di adulatori?

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8 febbraio 2015 7 08 /02 /febbraio /2015 11:40
Vallanzasca e Meursault

Come è chiaramente spiegato nella bella intervista di Carlo Verdelli su Repubblica di domenica , il 64enne Renato Vallanzasca viene sottratto a un lunghissimo percorso di redenzione e di recupero e ripiomba nell'inferno del carcere di Opera, senza speranze di ritorno, visto che il processo di appello si svolgerà, dati i tempi della giustizia italiana, fra due o tre anni. Tutto questo per un banale episodio di taccheggio al supermercato, reato del quale si macchiano abitualmente scolaresche in gita, pensionati disperati e cleptomani, e che di solito si risolve in una lavata di capo o poco più. Come Meursault nello Straniero, Vallanzasca viene condannato, più che per quello che ha fatto, per quello che rappresenta, per essere il simbolo della trasgressione e della ribellione alla legge. Fa specie osservare che, quasi contemporaneamente, ad un altro condannato venga concessa "per buona condotta" una riduzione della pena, già simbolica, e sia chiamato a decidere le supreme sorti della nazioni, "perchè è stato votato da milioni di italiani". Che avesse ragione Edgar Lee Masters quando, nell'Antologia di Spoon River, ipotizzava che gli occhi della Giustizia fossero bendati non per garantirne l'imparzialità ma per nasconderne la cecità?

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7 febbraio 2015 6 07 /02 /febbraio /2015 18:06

Nessuna università italiana si piazza fra le migliori 150 università del mondo. E se si parla solo di Economia, la Bocconi naviga tra il 101° e il 150° posto nel mondo. Eppure ai suoi professori ci si è affidati nell'illusione di risolvere la nostra crisi finanziaria, dimenticandosi che, come già scriveva Marx nel 1844, gli economisti non sono degli scienziati ma degli ideologi. Non spiegano e non prevedono niente, hanno solo il compito, lautamente retribuito, di giustificare l'esistente, presentando la proprietà privata come un dato di fatto, non come esito di un sopruso.

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24 gennaio 2015 6 24 /01 /gennaio /2015 17:16
"Fare la fine della Grecia"

L'indifferenza della socialdemocrazia e dei sindacati europei nei confronti del martirio del popolo greco per opera della Troj(k)a ricorda da vicino la politica suicida dell'appeasement applicata dalle "democrazie" europee nei confronti dell'espansionismo hitleriano. Finchè Hitler se la prendeva con gli ebrei tedeschi e austriaci, nessuno ha mosso un dito. Quando Hitler si è "pappato" i Sudeti e la Cecoclovacchia, qualcuno ha abbaiato ma nessuno ha morso. "Morire per Danzica?" è diventata un'espressione proverbiale. Poi è andata a finire come tutti sappiamo.

Con una progressione simile, con le armi del credito anzichè con quelle da guerra, la cosiddetta "governance" europea in pochi anni ha riportato la Grecia indietro di un secolo. Ora in quel Paese si muore di fame, letteralmente. Eppure la Grecia in questi anni è stata menzionata solo negli scongiuri: "Se non vogliamo fare la fine della Grecia...". Ci ritenevamo tutti al sicuro, chiusi nel nostro egoismo e nella suprema difesa degli "interessi nazionali", cioè quelli del capitalismo, finanziario e imprenditoriale. A poco a poco abbiamo cominciato a capire che anche il nostro benessere veniva eroso, dalle pensioni allo stato sociale ai diritti dei lavoratori.

Cosa faremo adesso? Continueremo ad accontentarci delle promesse dei vari Monti, Letta, Renzi? Intanto domani la Grecia torna alle urne e potrebbe scegliere un partito, Syriza, il cui leader ha promesso di non fare lo zerbino della BCE e del FMI. Staremo alla finestra? Faremo il tifo per lui o tremeremo al pensiero che liberare la Grecia possa mettere in pericolo la nostra tranquillità precaria di servi della Merkel? La Grecia può liberare tutti, anche se noi francamente non ce lo meritiamo.

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17 gennaio 2015 6 17 /01 /gennaio /2015 20:14
Anche Gesù cacciò i mercanti dal tempio

A chi trova da ridire riguardo al "pugno" evocato dal Papa contro chi insultasse sua madre, vorrei ricordare che anche Gesù, noto per porgere l'altra guancia, talvolta usò le maniere forti. Come è scritto nel Vangelo di Giovanni, “si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: "Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato".

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5 gennaio 2015 1 05 /01 /gennaio /2015 16:26
Bibliografia essenziale su Milano in guerra

~~Bibliografia essenziale sulla guerra, la Resistenza e la persecuzione antisemita in Italia e in Lombardia (tutte le opere in elenco sono consultabili o possono essere prese in prestito dalla mia biblioteca) • Luigi Borgomaneri, Hitler a Milano. I crimini di Theodor Saewecke capo della Gestapo, Datanews editrice, Milano 2000 (versione fotocopiata) • Giuseppe Mayda, Ebrei sotto Salò. La persecuzione antisemita 1943-1945. Feltrinelli, Milano 1978 (versione fotocopiata). • Francesco Ogliari, Milano anno zero, De Ferrari 1999 (libro fotografico) • AA.VV. La strage dimenticata. Meina settembre 1943. Il primo eccidio di ebrei in Italia, Interlinea 2001. • Aurelio Lepre, La storia della repubblica di Mussolini, Il Giornale 1999. • Giorgio Bocca, Storia dell’Italia partigiana, Mondadori 2007. • Giovanni Pesce, Senza tregua. La guerra dei GAP. Feltrinelli 2003 • Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Einaudi 1993 • Onorina Brambilla Pesce, Il pane bianco, Edizioni Arterigere 2010. • Camilla Cederna et al., Milano in guerra, Feltrinelli 1995 (fotografie e documenti) • Edgarda Ferri, L’alba che aspettavamo, Mondadori 2005.

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30 dicembre 2014 2 30 /12 /dicembre /2014 08:42

Lettera a Repubblica (chissà se la pubblicherà):

~~Stimato Augias, Da mesi ormai, con l'ingannevole slogan "Informare, non influenzare" la Rai ci propina una stucchevole serie di spot nei quali, nel quadro di una visione provvidenziale e finalistica della storia umana, anche gli avvenimenti più remoti sembrano preludere e quasi "preparare" le "magnifiche sorti progressive" dell'attuale Unione Europea, vista ovviamente come panacea di tutti i mali o, leibnizianamente, come il migliore, o almeno il meno peggiore di tutti i mondi possibili. Così gli scambi culturali e artistici dei letterati rinascimentali preludono all'Erasmus (che topolino avrebbe partorito la montagna!) e la tregua di Natale durante la prima guerra mondiale viene riletta comicamente non come disperato tentativo di interrompere un bagno di sangue ma come anticipazione dei fasti del parlamento di Bruxelles. Viene quasi da rimpiangere i tempi in cui, accendendo il televisore, almeno si sapeva che Rai Uno era governativa comunque, Rai Due di destra e Rai Tre comunista. Adesso la Rai è una versione renziana dell'Assoluto di Schelling secondo Hegel, la notte in cui tutte le vacche sono europeiste...

Sergio Roedner, Milano

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29 dicembre 2014 1 29 /12 /dicembre /2014 22:18

Un cittadino greco intervistato stasera dal TG3 ha detto: "La Borsa va giù perchè i mercati hanno paura che, se va al governo, Syriza non obbedisca alla Troika e la Grecia vada in bancarotta. Ma i greci sono già in bancarotta. I mercati intendono dire che qualche banca può andare in fallimento. Ma che cosa gliene può fregare ai greci ridotti in miseria se fallisce qualche banca?"

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