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9 novembre 2014 7 09 /11 /novembre /2014 17:33

~~BRUTALE AGGRESSIONE A DISABILE IN UN CAMPO ROM

Abbiamo sempre condannato il bullismo e la discriminazione nei confronti dei disabili e quindi, coerentemente, denunciamo l'aggressione ai danni del "diversamente intelligente" Matteo Salvini in occasione di una sua visita di cortesia in un campo Rom. Aggressione tanto più vile in quanto a tradimento: come avrebbe potuto infatti aspettarsi una simile accoglienza il campione dei diseredati, il simbolo stesso dell'accoglienza, l'uomo che dopo papa Francesco incarna meglio la strategia dell'inclusione dei "diversi" nella nostra società multietcnica e solidale?

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12 agosto 2014 2 12 /08 /agosto /2014 14:18
L'indovinello di oggi
L'INDOVINELLO DI OGGI.
Per rappresaglia contro nemici inafferrabili, distruggono villaggi e uccidono donne e bambini. Chi sono? ..............................
No, avete sbagliato. Sto parlando dei nazisti, del 12 agosto 1944, di Sant'Anna di Stazzema.
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12 agosto 2014 2 12 /08 /agosto /2014 12:44
Addio Robin, ci mancherai!

Addio, Robin. Capisco bene quello che hai fatto e perchè l'hai fatto, ma mi mancherai terribilmente. Gli insegnanti come il professor Keating dovrebbero essere più numerosi nelle scuole di tutto il mondo, nonostante camminino costantemente sulla lama di un rasoio.

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11 agosto 2014 1 11 /08 /agosto /2014 13:19
10 agosto 1944: l'eccidio di piazzale Loreto

~~E’ l'alba di giovedì 10 agosto 1944, quindici antifascisti detenuti nel carcere di San Vittore a Milano, vengono prelevati dalle proprie celle e caricati su un camion. Sono Umberto Fogagnolo, partigiano arrestato per aver affrontato un repubblichino durante un selvaggio pestaggio ad un operaio, Domenico Fiorani, socialista, Vitale Vertemati, collegamento tra varie bande partigiane, Giulio Casiraghi,tornato dal confino ed addetto alla ricezione dei messaggi da Londra, Tullio Galimberti,disertore e gappista, Eraldo Soncini,già ricercato dall'8 settembre ed infine catturato dalle SS, Andrea Esposito, partigiano garibaldino, Andrea Ragni, catturato durante un'operazione per recuperare armi, Libero Temolo, sappista, Emilio Mastrodomemico, comandante dei Gap, Salvatore Principato, di Giustizia e Libertà, Renzo del Riccio,antifascista scampato alla deportazione, Angelo Poletti, partigiano presso la Isotta Fraschini, Vittorio Gasparini, curatore di una radio trasmittente clandestina e Gian Antonio Bravin, gappista del III gruppo. Alle sei e dieci del mattino i quindici antifascisti vengono fatti scendere in Piazzale Loreto, e vengono giustiziati da un plotone di esecuzione della legione autonoma Ettore Muti, corpo militare della Rsi, operante soprattutto tra il milanese ed il cuneese,tristemente famoso per la quantità e la ferocia di crimini e rastrellamenti perpetrati. La strage di Piazzale Loreto viene compiuta come rappresaglia per un attentato compiuto tre giorni prima contro un camion tedesco, che era parcheggiato in Viale Abruzzi. Nell'attentato non era rimasto ucciso nessun soldato tedesco, ma avevano invece perso la vita sei cittadini milanesi. Nonostante il bando di Kesserling preveda rappresaglie solo nel caso di morti tedeschi (in particolare prevede che vengano fucilati dieci italiani per ogni tedesco ucciso), il capitano delle SS Theodor Saevecke pretende la fucilazione di quindici antifascisti in seguito all'attentato del 7 agosto, e compila egli stesso la lista dei condannati a morte. Dopo la fucilazione i cadaveri dei quindici antifascisti vengono lasciati sotto il sole per tutto il giorno. Un cartello con scritto "Assassini" è posto al loro fianco, e i fascisti della Ettore Muti rimangono a controllare che nessuno vi si avvicini, impedendo ai parenti di portare via i corpi, e continuando ad insultare i corpi. Solo in tarda serata, grazie alla mediazione del cardinale Schuster, i corpi vengono finalmente lasciati alle proprie famiglie.

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8 agosto 2014 5 08 /08 /agosto /2014 09:11

A parte il fatto che perseguire il reato di apologia di fascismo in nome di quello fu uno dei più feroci persecutori delle lotte operaie negli anni 50 (il democristiano Mario Scelba) è di per sè un controsenso, sono contrario per principio all'idea di mandare a giudizio quei patetici individui e gruppi che, allo stadio o per strada, esibiscono il saluto romano, le croci celtiche, i fasci littori o cantano inni nostalgici o scandiscono slogan del ventennio, come è successo a Milano in occasione della commemorazione di Sergio Ramelli.

Lasciamoli circolare come specie protetta, a perenne memento dell'imbecillità umana. Oggi i nemici sono più potenti, più subdoli e meglio mascherati: si chiamano finanza internazionale, austerità e spending review.

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6 agosto 2014 3 06 /08 /agosto /2014 09:56

"Tantum religio potuit suadere malorum", a tanti mali ha potuto indurre la religione, scriveva Lucrezio nel suo De rerum natura, difendendo il proprio sistema filosofico materialista contro l'accusa di empietà, e ribaltando l'accusa contro i suoi detrattori. E a duemila anni di distanza, come dargli torto? Quanti crimini contro l'umanità sono stati commessi in nome di un credo religioso! Dalla "guerra santa" scatenata dai cristiani contro musulmani ad ebrei alla Jihad islamica contro gli "infedeli". Religione e tolleranza faticano proprio ad andare d'accordo.

Anche al giorno d'oggi gli "integralisti" dei principali culti monoteisti non brillano certo per pacifismo e accettazione di un diverso modo di concepire dio o di negarne l'esistenza. Dagli ebrei ortodossi che prendono a sassate i bambini palestinesi che vanno a scuola agli integralisti islamici che distruggono i luoghi di culto diverso dal loro e si fanno esplodere sugli autobus convinti di prendere la scorciatoia per il paradiso agli integralisti cattolici che vorrebbero impedire a tutti il divorzio, l'aborto, la sperimentazione scientifica e la fecondazione artificiale.

Le religioni tolleranti sono l'eccezione piuttosto che la regola, ma se proprio si vuole immaginare un aldilà nel quale compensare le frustrazioni subite su questa terra meglio la visione sorridente di papa Francesco ("Chi sono io per giudicare un gay?") o il buddhismo nonostante il paradosso logico di una religione senza dio.

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5 agosto 2014 2 05 /08 /agosto /2014 15:38

Qui di seguito riporto l'articolo dello storico Luzzatto, apparso sette anni fa sul Corriere, sul grande truffatore proclamato santo dalla chiesa cattolica. A voi ogni commento.

~~IL LIBRO DELLO STORICO SERGIO LUZZATTO APRE NUOVI DUBBI SUL FRATE DI PIETRALCINA Padre Pio, il giallo delle stigmate Un farmacista: «Nel 1919 fece acquistare dell'acido fenico, sostanza adatta per procurarsi piaghe alle mani» I l cerchio intorno a padre Pio aveva cominciato a stringersi fra giugno e luglio del 1920: poco dopo che era pervenuta al Sant'Uffizio la lettera- perizia di padre Gemelli sull'«uomo a ristretto campo di coscienza», «soggetto malato», mistico da clinica psichiatrica. Giurate nelle mani del vescovo di Foggia, monsignor Salvatore Bella, e da questi inoltrate, le testimonianze di due buoni cristiani della diocesi pugliese avevano proiettato sul corpo dolorante del cappuccino un'ombra sinistra. Più che profumo di mammole o di violette, odore di santità, dalla cella di padre Pio erano sembrati sprigionarsi effluvi di acidi e di veleni, odore di impostura. Il primo documento portava in calce la firma del dottor Valentini Vista, che a Foggia era titolare di una farmacia nella centralissima piazza Lanza. Al vescovo, il professionista aveva riferito anzitutto le circostanze originarie del suo interesse per padre Pio. La tragica morte del fratello, occorsa il 28 settembre 1918 (per effetto dell'epidemia di spagnola, possiamo facilmente ipotizzare). La speranza che il frate cappuccino, proprio in quei giorni trafitto dalle stigmate, potesse intercedere per l'anima del defunto. (...) Il dottor Valentini Vista era poi venuto al dunque. Nella tarda estate del '19, il pellegrinaggio a San Giovanni era stato compiuto da una sua cugina, la ventottenne Maria De Vito: «Giovane molto buona, brava e religiosa», lei stessa proprietaria di una farmacia. La donna si era trattenuta nel Gargano per un mese, condividendo con altre devote il quotidiano train de vie del santo vivo. Il problema si era presentato al rientro in città della signorina De Vito: «Quando ella tornò a Foggia mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell'acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell'acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani». A Foggia, voci sul ritrovamento di acido fenico nella cella di padre Pio avevano circolato già nella primavera di quel 1919, inducendo il professor Morrica a pubblicare sul Mattino di Napoli i propri dubbi di scienziato intorno alle presunte stigmate del cappuccino. Non fosse che per questo, il dottor Valentini Vista era rimasto particolarmente colpito dalla richiesta di acido fenico puro che il frate aveva affidato alla confidenza di Maria De Vito. Tuttavia, «trattandosi di Padre Pio», egli si era persuaso che la richiesta avesse motivazioni innocenti, e aveva consegnato alla cugina la bottiglia con l'acido. Ma la perplessità del farmacista era divenuta sospetto poche settimane dopo, quando il cappuccino di San Giovanni aveva trasmesso alla donna – di nuovo, sotto consegna del silenzio – una seconda richiesta: quattro grammi di veratrina. Rivolgendosi a monsignor Bella, Valentini Vista illustrò la composizione chimica di quest'ultimo prodotto e insistette sul suo carattere fortemente caustico. «La veratrina è tale veleno che solo il medico può e deve vedere se sia il caso di prescriverla», spiegò il farmacista. A scopi terapeutici, la posologia indicata per la veratrina era compresa fra uno e cinque milligrammi per dose, sotto forma di pillole o mescolata a sciroppo. «Si parla dunque di milligrammi! La richiesta di Padre Pio fu invece di quattro grammi! ». E tale «quantità enorme trattandosi di un veleno», il frate aveva domandato «senza la giustificazione della ricetta medica relativa», e «con tanta segretezza»... A quel punto, Valentini Vista aveva ritenuto di dover condividere i propri dubbi con la cugina Maria, raccomandandole di non dare più seguito a qualsivoglia sollecitazione farmacologica di padre Pio. Durante il successivo anno e mezzo, il professionista non aveva comunicato a nessun altro il sospetto grave, gravissimo, che il frate si servisse dell'una o dell'altra sostanza irritante «per procurarsi o rendere più appariscenti le stigmate alle mani». Ma quando aveva avuto notizia dell'imminente trasferimento di monsignor Bella, destinato alla diocesi di Acireale, «per scrupolo di coscienza» e nell'«interesse della Chiesa» il farmacista si era deciso a riferirgli l'accaduto. La seconda testimonianza fu giurata nelle mani del vescovo dalla cugina del dottor Valentini Vista, e risultò del tutto coerente con la prima. La signorina De Vito confermò di avere trascorso un mese intero a San Giovanni Rotondo, nell'estate del '19. Alla vigilia della sua partenza, padre Pio l'aveva chiamata «in disparte» e le aveva parlato «con tutta segretezza», «imponendo lo stesso segreto a me in relazione anche agli stessi frati suoi confratelli del convento». Il cappuccino aveva consegnato a Maria una boccetta vuota, pregando di farla riempire con acido fenico puro e di rimandargliela indietro «a mezzo dello chauffeur che prestava servizio nell'autocarro passeggieri da Foggia a S. Giovanni». Quanto all'uso cui l'acido era destinato, padre Pio aveva detto che gli serviva «per la disinfezione delle siringhe occorrenti alle iniezioni che egli praticava ai novizi di cui era maestro ». La richiesta dei quattro grammi di veratrina le era giunta circa un mese dopo, per il tramite d'una penitente di ritorno da San Giovanni. Maria De Vito si era consultata con Valentini Vista, che le aveva suggerito di non mandare più nulla a padre Pio. E che le aveva raccomandato di non parlarne con nessuno, «potendo il nostro sospetto essere temerario ». Temerario, il sospetto del bravo farmacista e della devota sua cugina? Non sembrò giudicarlo tale il vescovo di Foggia, che pensò bene di inoltrare al Sant'Uffizio le deposizioni di entrambi. D'altronde, un po' tutte le gerarchie ecclesiastiche locali si mostravano scettiche sulla fama di santità di padre Pio. Se il ministro della provincia cappuccina, padre Pietro da Ischitella, metteva in guardia il ministro generale dal «fanatismo » e dall'«affarismo» dei sangiovannesi, l'arcivescovo di Manfredonia, monsignor Pasquale Gagliardi, rappresentava come totalmente fuori controllo la situazione della vita religiosa a San Giovanni Rotondo. Da subito nella storia di padre Pio, i detrattori impiegarono quali capi d'accusa quelli che erano stati per secoli i due luoghi comuni di ogni polemica contro la falsa santità: il sesso e il lucro. E per quarant'anni dopo il 1920, il celestiale profumo intorno alla cella e al corpo di padre Pio riuscirà puzzo di zolfo al naso di quanti insisteranno sulle ricadute economiche o almanaccheranno sui risvolti carnali della sua esperienza carismatica. Ma nell'immediato, a fronte delle deposizioni di Maria De Vito e del dottor Valentini Vista, soprattutto urgente da chiarire dovette sembrare al Sant'Uffizio la questione delle stigmate. Tanto più che il vescovo di Foggia, inoltrando a Roma le due testimonianze giurate, aveva accluso alla corrispondenza un documento che lo storico del ventunesimo secolo non riesce a maneggiare – nell'archivio vaticano della Congregazione per la Dottrina della Fede – senza una punta d'emozione: il foglio sul quale padre Pio, forse timoroso di non poter comunicare a tu per tu con la signorina De Vito, aveva messo nero su bianco la richiesta di acido fenico. Allo sguardo inquisitivo dei presuli del Sant'Uffizio, era questo lo smoking gun, l'indizio lasciato dal piccolo chimico sul luogo del delitto. «Per Marietta De Vito, S.P.M.», padre Pio aveva scritto sulla busta. All'interno, un unico foglietto autografo, letterina molto più stringata di quelle che il cappuccino soleva scrivere alle sue figlie spirituali: «Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo». Se davvero padre Pio necessitava di acido fenico per disinfettare le siringhe con cui faceva iniezioni ai novizi, perché mai procedeva in maniera così obliqua, rinunciando a chiedere una semplice ricetta al medico dei cappuccini, trasmettendo l'ordine in segreto alla cugina di un farmacista amico, e coinvolgendo nell'affaire l'autista del servizio pullman tra Foggia e San Giovanni Rotondo? Ce n'era abbastanza per incuriosire un Sant'Uffizio che possiamo immaginare già sospettoso dopo avere messo agli atti la perizia di padre Gemelli. Di sicuro, i prelati della Suprema Congregazione non dubitarono dell'attendibilità delle testimonianze del dottor Valentini Vista e della signorina De Vito, così evidentemente suffragate dall'autografo di padre Pio. Agli atti del Sant'Uffizio figurava anche la trascrizione di una seconda lettera autografa del cappuccino a Maria De Vito, il cui poscritto corrispondeva esattamente al tenore della deposizione di quest'ultima: «Avrei bisogno di un 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato, se me la procurassi costì, e me la mandassi con sollecitudine». Sergio Luzzatto

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1 agosto 2014 5 01 /08 /agosto /2014 09:14

L'Unità è morta molto tempo fa, diventando un'altra cosa rispetto a quel simbolo di ribellione di cui cantava Guccini nella canzone Eskimo. I "pochi audaci" che la infilavano in tasca rischiavano la discriminazione sul posto di lavoro se non il pestaggio quando ostentavano la propria appartenenza comunista in terra ostile, come Piazza San Babila e dintorni (accadde al mio amico Gianluca Orsi nella primavera del 68). Pochi mesi dopo L'Unità agli occhi dei giovani in rivolta era già diventata un simbolo dello stalinismo e del mite euro-comunismo: i sessantottini leggevano Il Manifesto, Lotta Continua, Potere Operaio e Servire il Popolo.

L'Unità non si è mai risollevata dal suo lento declino, cercando invano un'anima scomparsa con il suicidio del Partito Comunista Italiano. Adesso il piddì, che un'anima non l'ha mai avuta, non saprebbe che farsene del glorioso giornale "fondato da Antonio Gramsci". Meglio che scompaia piuttosto che fare la fine dell'Avanti, finito nelle mani di uno squallido faccendiere che col socialismo non ha niente a che spartire. In ogni caso l'avvento dell'era digitale ha fatto piazza pulita dei giornali, a maggior ragione di quelli di partito.

Per chi è comunque è affezionato all'edicola e odia leggere da uno schermo, l'erede delle battaglie e dell'anticonformismo della vecchia Unità è probabilmente Il Fatto quotidiano, poco ideologico ma efficace e corrosivo, che raccoglie poiche grandi firme invise a tutti i "sinceri democratici" dello stampo di D'Alema, Napolitano & Co. L'Unità è morta, viva il Fatto.

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30 luglio 2014 3 30 /07 /luglio /2014 17:05

L'Olocausto (o Shoah, in ebraico) è il genocidio degli Ebrei d'Europa, perpetrato dai nazisti e dai loro alleati fra l'indifferenza delle "democrazie" occidentali fra il 1933 e il 1945. Esso rappresentò il culmine di secoli e secoli di antisemitismo, iniziato in epoca romana e proseguito con l'accusa di "cristicidio" rivolta dai cristiani agli ebrei.

L'attuale conflitto in Medio Oriente è l'ennesimo episodio di una guerra più che cinquantennale iniziata con la proclamazione unilaterale dello Stato di Israele da parte di Ben Gurion nel 1948. Della politica estera di Israele nei confronti dei palestinesi si deve ritenere responsabile solo l'attuale governo e il suo premier Netanyahu.

Distinguere tra ebrei e governo di Israele, combattere l'antisemitismo per riaffermare con forza la propria contrarietà all'attuale politica criminale di Netanyahu è il dovere di chiunque si ritenga "di sinistra" e/o sia stato coinvolto in qualche modo nell'Olocausto.

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29 luglio 2014 2 29 /07 /luglio /2014 09:19

Non solo ad Auschwitz bruciano bambini,

ma ad Hiroshima, Gorla, Gaza e Cana:

nè parlan sol tedesco gli assassini:

è poliglotta la ferocia umana.

Voi che passaste a frotte dai camini,

o incenerì la bomba americana,

e voi, schiacciati sotto i condomìni

spianati dalla rabbia israeliana,

non perdonate! Che la vostra sorte,

il sangue di voi vittime innocenti,

ricada sui signori della morte,

turbi per sempre il sonno dei potenti,

strozzi la voce di chi parla forte

di guerre sante, giuste e intelligenti.

Sergio Roedner
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  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
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