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24 novembre 2013 7 24 /11 /novembre /2013 11:22

A Berlusconi, che afferma che la sua famiglia è perseguitata come lo furono gli ebrei sotto Hitler, vorrei riservare, come contrappasso dantesco, il trattamento subito da mio zio Bernardo e mia zia Elena, entrambi ebrei austriaci residenti in Italia all'epoca della Repubblica di Salò: la perdita del posto di lavoro, quattro anni di campo di internamento in Abruzzo per ordine del nonno della sua alleata Mussolini ("uno dei più grandi statisti del nostro tempo" secondo B.) e infine qualche mese nel carcere di Forlì insieme ai detenuti comuni, non certo agli arresti domiliari. Gli risparmierei comunque la tragica conclusione che toccò ai miei zii, la fucilazione sul campo d'aviazione di Forlì, a patto che d'ora in poi tenga la bocca chiusa e si rassegni alle regole del gioco democratico.

 

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23 novembre 2013 6 23 /11 /novembre /2013 10:50

L'Italia sta vivendo da tempo un montaliano "delirio di immobilità", paralizzata da una parte dall'invisibile regia della trojka europea e dall'altra dall'osceno abbraccio mortale, benedetto da Napolitano, tra due partiti uno più impresentabile dell'altro: il pd, consumato in una guerra tra bande, e l'ex-pdl, il partito azienda del patetico buffone che non si rassegna a sparire di scena. Nel frattempo a Genova si recita la tragedia ("greca" in tutti i sensi) di un'Italia che viene svenduta per l'incapacità di colpire i poteri forti, di tassare le rendite e la speculazione, di azzerare le spese militari e proteggere i ceti più deboli imponendo una vera patrimoniale. Così si perde tempo discutendo di IMU e di decadenza, dell'importanza della "stabilità" in un Paese che, in senso letterale e della coesione sociale, sta andando in pezzi.

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27 ottobre 2013 7 27 /10 /ottobre /2013 10:51
Editoriale 
 
Nella società globalizzata le idee, le proposte, le proteste (politiche, musicali o sportive che siano), fanno assai presto a diffondersi, o come si suol dire con una brutta ma efficace espresione, a diventare “virali”. Basti pensare al “Gangnam style” balzato dalla semi-sconosciuta Corea sul tetto dei video più diffusi su Youtube, o ai tifosi dell'Inter nella lontana Indonesia, uno dei quali ha addirittura acquistato la società, della quale, solo pochi decenni fa, avrebbe a stento sentito parlare.
 
Il mondo delle Arti Marziali non è affatto impermeabile a questo fenomeno: milioni di praticanti possono assistere alle esecuzioni di Maestri e atleti del passato e del presente e addirittura, in caso di eventi ben organizzati da paesi tecnologicamente avanzati, seguire in diretta “streaming” i campionati del mondo di karate sportivo. L'effetto di tanta trasparenza è largamente positivo: si possono confrontare modi diversi di eseguire un kata o di combattere, mettere su un piatto della bilancia Aghayev e dall'altro Yamamoto, paragonare forma e sostanza in Marchini e Valdesi, e “bypassare” così i pregiudizi inevitabili legati al senso di appartenenza a un gruppo o fazione. E ridere delle imbarazzanti performances di certi 10°dan...
 
Un altro aspetto, forse ancora più importante, della globalizzazione delle idee e delle informazioni nel mondo dello sport e delle Arti Marziali, è costituito dalla possibilità di lanciare in Rete un'iniziativa umanitaria o benefica e ottenere adesioni indistintamente da tutti gli interessati, in qualsiasi organizzazione essi “militino”. Sto pensando, per esempio, allo stage di Bracciano, indetto da Karate Unito per la Solidarietà e Kids Kicking Cancer. A questo “evento” collaborano tecnici di molte sigle diverse, insegnando gratuitamente e dando a chi aderisce la possibilità, per una volta, di aprirsi a esperienze nuove, confrontarsi con altri stili e altre arti marziali.
 
Ma le federazioni di solito reagiscono con fastidio e diffidenza a queste iniziative, costringendo i propri iscritti a declinare l'invito o a partecipare “in tuta” alle foto di rito e verosimilmente a tutto l'evento, per diimostrare di non aver indossato il gi senza la debita autorizzazione. Più per inerzia che per cattiva volontà, si arroccano in difesa, senza rendersi conto che è proprio questa mancanza di libertà a spingere molti iscritti supermaggiorenni, stanchi di essere trattati come eterni bambini, ad allontanarsi, indirizzandosi invece verso gli enti di promozione sportiva, meno qualificati ma anche meno gelosi del proprio monopolio.
 
Una federazione certa di offrire ai propri aderenti il meglio in termini di preparazione tecnica, culturale, spirituale e umana (com'è, tanto per non fare esempi, quella alla quale ogni anno io affilio i miei allievi) non dovrebbe temere confronti ma invece salutare con favore queste iniziative comuni. Come un tempo la Fesika partecipava e impressionava alla Pasqua del Budo.
   yoicopertinaNOVEMBRE
 

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19 ottobre 2013 6 19 /10 /ottobre /2013 22:30

Filo diretto col Maestro Enzo Montanari, che sta per pubblicare un libro sulla sua esperienza nel mondo delle Arti Marziali e sul loro più profondo significato di autodifesa e di crescita interiore...yoicopertinaNOVEMBRE.jpg

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30 settembre 2013 1 30 /09 /settembre /2013 21:15

2008: ULTIMO Stage JKA IN COMUNE con I MAESTRI Ochi, Shirai e Naito aL CENTRO SAINI DI Milano

I magnifici tre

 

di Sergio Roedner

 

L’ho saputo in ritardo e per vie traverse, ma non potevo mancare: uno stage della Jka Italia a Milano! Mi sono detto che non poteva essere più duro di un’ora di lezione col M° Fugazza, e poi  la mia “fonte” parlava di un illustre ospite, senza però precisarne l’identità. Domenica 6 luglio mi sono svegliato per tempo e sono sfrecciato in moto al Centro Saini, pieno di sacro entusiasmo. L’orario che mi era stato indicato era peraltro sbagliato e di conseguenza alle 9 e 20, quando sono entrato in palestra credendo di essere in anticipo, l’allenamento era già cominciato.

I praticanti erano stati divisi in tre gruppi di livello e senza badare a chi insegnava agli altri gradi mi sono subito infilato alla chetichella tra le schiere dei “vecchi”, sotto gli occhi vigili del Maestro Shirai. Non lo vedevo da un paio di mesi e l’ho trovato in gran forma fisica e morale, sprizzante energia da tutti i pori (l’aria della Sardegna deve fargli molto bene!). Devo dire che mi ha stupito non poco vedergli insegnare e praticare le eterne tecniche di kumite, lineari ma efficaci, dello Shotokan: kizamizuki gyakuzuki, maegeri, difesa e contrattacco. È stato un tuffo nel passato, ma dopotutto non era uno stage della JKA? Quindi un kumite per linee diritte, basato sulla velocità e la potenza, proprio come piace a me e non solo a me.

La seconda parte dell’ora ci ha riportati al presente e a quei bunkai ai quali il Maestro ha dedicato tanto studio e attenzione in questi ultimi anni. In questo caso si trattava dell’applicazione di Tekki sandan, che comporta  la necessità di piccoli spostamenti in kibadachi o fudodachi e l’impiego di entrambe le braccia per parare e contrattaccare. Anche qui due anni sotto la guida paziente del M° Fugazza hanno in parte ridotto il mio analfabetismo e quindi non sono stato di eccessivo impaccio ai miei cortesi compagni di allenamenti. Alle dieci e dieci la prima sosta, durante alla quale ho individuato, in attesa davanti a noi, un ometto calvo e apparentemente fragile dai tratti orientali, con una barbetta lunga e sottile simile a quelle dei maestri di kung-fu dei film di Hong Kong, e un non so che di ascetico nella figura e nell’atteggiamento. Grazie a delle fotografie viste di recente ho riconosciuto in lui il Maestro Hideo Ochi. Per i lettori più giovani che non lo conoscessero, Ochi è 8° Dan JKA, campione giapponese di kumite nel 1966 e 1967 e campione di kata nel 1966, nel 1969 e nel 1976. Ochi è stato inoltre Grand Champion (titolo attribuito a chi si piazza i primi tre posti in entrambe le gare) per ben tre volte: nel 1966, 1967 e 1969. Dal 1970 Il M°Ochi insegna in Germania, dov’è subentrato a Kanazawa, e lì ha formato grandi campioni che si sono scontrati negli ultimi tre decenni abbondanti con gli allievi del M° Shirai: mi limiterò a citare Haendel (non il musicista, anche se…le ha suonate a molti!), Willrodt, Rebbmann e Dietl nel kumite, Birgit Schweiberer nel kata.

Gli anni passati hanno addolcito molto il M° Ochi che, ieratico e sorridente, dopo aver investito un po’ di tempo a far disporre i praticanti su sei file perfettamente allineate, li ha poi confusi del tutto facendo tirare  zuki in varie direzioni, alternando spiegazioni in inglese a frasi in ottimo italiano, correggendo tutti senza mai venir meno al suo buon umore. Lo stesso esercizio è stato fatto poi svolgere ad occhi chiusi, non senza un certo disorientamento generale. Nella seconda parte della lezione si è capito il perché delle sei file perfettamente allineate: è bastate farne girare tre per trovarsi in coppia, io con una gentile signora, accanto a me il M° Guizzetti (della mia stessa stazza) con un’altra rappresentante del gentil sesso. È in queste circostanze che si coglie l’attenzione del docente: al M° Ochi è bastata un’occhiata per suggerire uno scambio di partner. In coppia dunque abbiamo allenato kizamizuki gyakuzuki (un piatto sulla tavola di qualunque praticante Shotokan che si rispetti!), maegeri e mawashigeri con la gamba davanti: l’essenziale per chi voglia fare kumite. Poi si è tornati al kihon, ma anche qui non c’è stato niente di scontato: le tecniche dovevano essere portate in rotazione, e prima del contrattacco di zuki il Maestro ha fatto inserire tecniche di calcio con la gamba anteriore e posteriore. Qui ha cominciato ad affiorare in qualcuno di noi la fatica ma  Ochi con un dolce sorriso ci ha invitati a perseverare: come resistere a quel sorriso e a quel suo instancabile andirivieni tra le nostre file per suggerire e correggere, sempre con le buone maniere (cosa non comune tra i maestri di karate, non solo nipponici)?  

La terza e ultima ora l’abbiamo passata con il Maestro Naito che, avendo individuato delle debolezze nelle nostre performance precedenti, ha lavorato molto sull’uso della vibrazione delle anche e sulla giusta alternanza di contrazione e scioltezza nell’esecuzione di tecniche ripetute di parata con lo stesso braccio, come avviene ad esempio nel kata Tekki sandan. Se ricordo bene, la sequenza proposta era, da kibadachi: gedanbarai sotouke uchiuke, ageuke sotouke uchiuke gedanbarai urakenuchi (stesso braccio) e poi finalmente (che liberazione!) gyakuzuki con l’altro braccio. Lo stesso esercizio è stato poi fatto eseguire con entrambe le braccia, variante che per qualche motivo ho trovato più facile. La difficoltà maggiore è stata cercare di evitare l’indurimento eccessivo che rallenta le tecniche: chi ricorda la fulminea velocità e la tremenda efficacia del Tekki sandan dell’indimenticabile M° Kase ha presente il traguardo ideale da perseguire.

Il M° Naito ha concluso la sua ora di lezione soffermandosi su alcuni passaggi difficili di Bassai dai e Nijushiho, chiarendo le ragioni applicative che rendono giusta o sbagliata una modalità di esecuzione della tecnica: ad esempio nel sesto passaggio di Bassai dai, dopo gedan uchiudeuke (per intenderci, quella specie di gedanbarai eseguito con l’interno dell’avambraccio) non si deve portare subito il braccio destro in caricamento del successivo sotouke perché il significato è quello di spazzare la gamba dell’avversario e quindi il braccio deve completare la traiettoria fino a posizionarsi teso in posizione orizzontale prima di iniziare il movimento successivo.

Lo dico con sincerità: tre ore di allenamento sono volate, anche a causa dell’alternarsi dei docenti e delle proposte di lavoro presentate agli stagers. Se l’iniziativa fosse state pubblicizzata tramite i consueti canali federali invece che col passaparola, la palestra 3 del Saini non ci avrebbe contenuti tutti, segno evidente che la voglia di unità e di karate tradizionale non si è spenta tra i praticanti: lo dimostrano anche le migliaia di accessi al canale Shotokan di Youtube che l’autore di queste righe ha recentemente lanciato con il consenso della Fikta e l’apporto determinante del M°Perlati.

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30 settembre 2013 1 30 /09 /settembre /2013 17:33

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DUE MEDAGLIE PER L'ITALIA AI MONDIALI WSKA DI LIVERPOOL
La squadra maschile di kata allenata da Pasquale Acri ha conquistato la medaglia d'argento e Stefano Zanovello, allievo del M°Gazich il bronzo nel kumite maschile seniores. La partecipazione azzurra è stata numericamente ridotta e quindi i risultati ottenuti sono ancora più significativi. Ampio servizio su Yoi di novembre.

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22 settembre 2013 7 22 /09 /settembre /2013 23:06

Nel prossimo numero di Yoi Sergio Beronzo confronta il karate degli anni 70 con la sua evoluzione attuale, e Sergio Roedner rievoca i campionati mondiali del 1972 a Parigi, con l'arbitraggio scandaloso della gara a squadra, il ritiro degli atleti giapponesi e la splendida vittoria nell'individuale di Luiz Watanabe, oggi al fianco del Maestro Shirai nell'ITKF e preparatore nel tradizionale del noto combattente di Arti Marziali Miste Lyoto Machida. Inoltre Fabio Tomei rilancia e promuove l'iniziativa di KUS (Karate Unito per la Solidarietà) a fianco dell'organizzazione internazionale Kids Kicking Cancer. Per informazioni e abbonamenti: www.yoimagazine.it.

yoicopertinaOTTOBRE 

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17 settembre 2013 2 17 /09 /settembre /2013 16:36

vigili-samurai.jpg

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14 settembre 2013 6 14 /09 /settembre /2013 10:53

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Leggo su Repubblica di oggi che diciotto vigili istruttori "fra ieri pomeriggio e questa mattina" hanno frequentato dei corsi di muai thai e ora si apprestano a insegnare ai loro colleghi come immobilizzare un malintenzionato esercitando "una leggera pressione dietro all'orecchio o a un polso". E' possibile che si alimentino ancora illusioni sull'efficacia di questi corsi accelerati, quando a volte non basta una pratica decennale a neutralizzare chi fa della violenza urbana il proprio strumento di sopraffazione quotidiana? Inutili nel contrastare i professionisti della violenza, non vorrei che questi vigili addestrati così frettolosamente si cimentassero nello strapazzare più innocui viaggiatori senza biglietto o lavatori di parabrezza agli incroci.

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27 agosto 2013 2 27 /08 /agosto /2013 09:14

E' possibile che la Storia non insegni niente ai governanti mindiali e all'opinione pubblica? Dopo le "armi di distruzione di massa" erroneamente attribuite a Saddam Hussein e diventate pretesto per una guerra inutile e sanguinosa, ora si coglie il pretesto delle armi chimiche, che secondo americani, inglesi e francesi sarebbero state impiegate da Assad, nonostante le organizzazioni umanitarie presenti sul posto affermino che nulla si può ancora affermare sulla loro paternità. E' così cervellotico immaginare che, nella galassia degli oppositori di Assad, ci siano jihadisti vicino ad Al-Khaeda abbastanza spregiudicati da scatenare il "casus belli" uccidendo bambini inermi e sparando sugli osservatori dell'ONU? E nel dubbio, è meglio investigare o bombardare?

Sergio Roedner, Milano 

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  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
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