Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
26 novembre 2012 1 26 /11 /novembre /2012 18:21

      I lettori di Yoi hanno un’idea ben precisa di quale karate gli interessi e storcono un po’ il naso quando, come è accaduto nel numero scorso, la nostra rivista dedica ampio spazio a un avvenimento agonistico, per quanto di rilievo, come i campionati mondiali ITKF in Polonia. Il loro (e mio personale) modello ideale è il Maestro Taiji Kase, imponente e popolarissima figura-ponte tra il passato e il presente, anello di congiunzione tra il karate di Okinawa portato in Giappone da Funakoshi e radicalmente trasformato dal figlio, e il karate moderno, inevitabilmente proiettato “anche” in una dimensione sportiva e agonistica. Perciò come tacere sui campionati mondiali WKF appena disputatisi a Parigi e sulla curiosità di osservare dal vivo, in streaming, i migliori interpreti italiani e mondiali della versione dichiaratamente “modernista” della nostra disciplina?

       Per risarcire un po’ coloro che di medaglie e titoli mondiali poco si curano, su questo numero riprende e si allarga il dibattito sul significato stesso della nostra disciplina, con interventi problematici (A.Foerster) o fortemente critici (K.Tokitsu) su cosa cambi e cosa si perde tentando di trapiantare le Arti Marziali in Occidente e sottoponendole a un forse inevitabile processo di evoluzione.

yoidicembrecopertina.jpg

Condividi post
Repost0
25 novembre 2012 7 25 /11 /novembre /2012 18:24

Con sette medaglie d'oro la Francia ha dominato nettamente i campionati mondiali di karate WKF di Parigi. Al secondo posto nel medagliere il Giappone con quattro titoli mondiali. La nazionale italiana della Fijlkam può vantare l'oro di Busà (kumite -75), gli argenti della Vitelli (kumite +68) e delle due squadre di kata, e il bronzo di Valdesi (kata) e Maniscalco (kumite +84). Un ampio servizio apparirà sul prossimo numero di Yoi (www.yoimagazine.it)

 

Campionati mondiali di karate WKF

Parigi, 21-25 novembre 2012

Female Kata

1 JPN183 RIKA USAMI
2 FRA170 SANDY SCORDO
3 ESP267 YAIZA MARTIN ABELLO
3 USA196 SAKURA KOKUMAI

 Female Kumite -68 kg

1 JPN258 KAYO SOMEYA
2 TUR335 HAFSA SEYDA BURUCU
3 EGY146 HEBA ABD ELHAMID
3 FRA166 TIFFANY FANJAT

Female Kumite 68+ kg

1 FRA228 NADEGE AIT IBRAHIM
2 ITA188 GRETA VITELLI
3 GRE226 ELENI CHATZILIADOU
3 JPN271 AYUMI UEKUSA

Male Kata

1 VEN113 ANTONIO DIAZ
2 FRA165 VU DUC MINH DACK
3 ITA101 LUCA VALDESI
3 JPN261 RYO KIYUNA

Male Kumite -75 Kg

1 ITA192 LUIGI BUSA
2 AZE133 RAFAEL AGHAYEV
3 ALG213 OUALID BOUABAOUB
3 JPN166 KO MATSUHISA

Male Kumite -84 kg

1 FRA251 KENJI GRILLON
2 JPN190 RYUTARO ARAGA
3 AZE222 AYKHAN MAMAYEV
3 TUR109 YAVUZ KARAMOLLAOGLU

Male Kumite 84+ kg

1 TUR198 ENES ERKAN
2 AZE155 SHAHIN ATAMOV
3 ITA112 STEFANO MANISCALCO
3 KAZ125 KHALID KHALIDOV

Female Kumite -50 Kg

1 FRA241 ALEXANDRA RECCHIA
2 CHN104 HONG LI
3 DOM140 ANA JOSEFA VILLANUEVA
3 TUR238 SERAP OZCELIK

Female Kumite -55 Kg

1 FRA309 LUCIE IGNACE
2 CRO166 JELENA KOVACEVIC
3 EGY257 YASSMIN ATTIA
3 JPN192 MIKI KOBAYASHI

 Female Kumite -61 kg

1 FRA192 LOLITA DONA
2 TUN134 BOUTHEINA HASNAOUI
3 JPN228 YU MIYAMOTO
3 SUI202 ELENA QUIRICI

Male Kumite -60 Kg

1 IRI244 AMIR MEHDIZADEH
2 BRA166 DOUGLAS SANTOS BROSE
3 EGY354 MOHAMED ALI
3 SRB183 MARKO ANTIC

Male Kumite -67 kg

1 EGY368 MAGDY HANAFY
2 IRI273 SAEID AHMADIKARYANI
3 FRA184 WILLIAM ROLLE
3 USA164 BRIAN RAMRUP

Male Team Kata

1 JAPAN (Kimura Kashioka  Morioka) Kururunfa

2 ITALIA (Battaglia Bottaro Pezzetti) Annan

3 EGITTO

3 FRANCIA

Female Team Kata

1 GIAPPONE (Arimoto Soma  Sogino) Unsu

2 ITALIA (Valdesi Maurino Figuccio) Gankaku

3) EGITTO

3) FRANCIA

 

Male Team Kumite

1 FRANCIA

2 TURCHIA

3) EGITTO

3) IRAN

Female Team Kumite

1 FRANCIA (Recchia Dona Fanjat)

2 CROAZIA

3 GIAPPONE

3 TURCHIA

Condividi post
Repost0
24 novembre 2012 6 24 /11 /novembre /2012 18:31

Ecco i risultati delle finali finora disputate. Su Yoi di dicembre un ampio servizio sulla manifestazione (www.yoimagazine.it

Campionati mondiali di karate WKF

Parigi, 22-25 novembre 2012



Female Kata

1 JPN183 RIKA USAMI
2 FRA170 SANDY SCORDO
3 ESP267 YAIZA MARTIN ABELLO
3 USA196 SAKURA KOKUMAI

Female Kumite -68 kg

1 JPN258 KAYO SOMEYA
2 TUR335 HAFSA SEYDA BURUCU
3 EGY146 HEBA ABD ELHAMID
3 FRA166 TIFFANY FANJAT

 Female Kumite 68+ kg

1 FRA228 NADEGE AIT IBRAHIM
2 ITA188 GRETA VITELLI
3 GRE226 ELENI CHATZILIADOU
3 JPN271 AYUMI UEKUSA

Male Kata
1 VEN113 ANTONIO DIAZ
2 FRA165 VU DUC MINH DACK
3 ITA101 LUCA VALDESI
3 JPN261 RYO KIYUNA

Male Kumite -75 Kg

1 ITA192 LUIGI BUSA
2 AZE133 RAFAEL AGHAYEV
3 ALG213 OUALID BOUABAOUB
3 JPN166 KO MATSUHISA

 Male Kumite -84 kg

1 FRA251 KENJI GRILLON
2 JPN190 RYUTARO ARAGA
3 AZE222 AYKHAN MAMAYEV
3 TUR109 YAVUZ KARAMOLLAOGLU

 Male Kumite 84+ kg

1 TUR198 ENES ERKAN
2 AZE155 SHAHIN ATAMOV
3 ITA112 STEFANO MANISCALCO
3 KAZ125 KHALID KHALIDOV

Female Kumite -50 Kg

1 FRA241 ALEXANDRA RECCHIA
2 CHN104 HONG LI
3 DOM140 ANA JOSEFA VILLANUEVA
3 TUR238 SERAP OZCELIK

Female Kumite -55 Kg

1 FRA309 LUCIE IGNACE
2 CRO166 JELENA KOVACEVIC
3 EGY257 YASSMIN ATTIA
3 JPN192 MIKI KOBAYASHI

Female Kumite -61 kg

1 FRA192 LOLITA DONA
2 TUN134 BOUTHEINA HASNAOUI
3 JPN228 YU MIYAMOTO
3 SUI202 ELENA QUIRICI


Male Kumite -60 Kg

1 IRI244 AMIR MEHDIZADEH
2 BRA166 DOUGLAS SANTOS BROSE
3 EGY354 MOHAMED ALI
3 SRB183 MARKO ANTIC

 Male Kumite -67 kg

1 EGY368 MAGDY HANAFY
2 IRI273 SAEID AHMADIKARYANI
3 FRA184 WILLIAM ROLLE
3 USA164 BRIAN RAMRUP

 

Condividi post
Repost0
20 novembre 2012 2 20 /11 /novembre /2012 20:30
Condividi post
Repost0
19 novembre 2012 1 19 /11 /novembre /2012 23:57
Condividi post
Repost0
17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 16:51

I lacrimogeni che piovono dall'alto di un ministero (o che sparati dal basso rimbalzano contro la parete del ministero e ricadono sulla folla) sono senz'altro fastidiosi, ma meno dei lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo (vedi morte di Saverio Saltarelli a Milano il 12 dicembre 1970) e senz'altro meno delle pallottole o delle autoblindo che ti passano sopra (Zibecchi e Giuliani). Chi va a manifestare è bene che ci vada sapendo che, più si alza il livello dello scontro, più si rischia. Qualcuno lo dica a quella tenera studentessa romana indignata ma determinata a ritornare in piazza intervistata ieri su La Sette!

Condividi post
Repost0
11 novembre 2012 7 11 /11 /novembre /2012 14:56

Molti di voi mi hanno scritto chiedendomi chiarimenti su un acceso dibattito che si è recentemente consumato sulle pagine di questo blog e su Facebook. Argomento del contendere, il bunkai dei kata e la sua reale efficacia in un combattimento. Un argomento avvincente, se non fosse che l’eccessivo accanimento nella disputa e qualche parola di troppo ha portato inaspettatamente all’interruzione di una cordiale relazione umana e piacevole collaborazione professionale.

Vorrei qui spiegare meglio l’argomento del contendere, premettendo naturalmente che la mia è la voce di una delle parti in causa e potrei quindi mancare dell’obiettività necessaria: sono comunque pronto ad ospitare una replica garbata, come spero sarà garbata questa mia puntualizzazione.

Vi sono alcuni gruppi e insegnanti che sostengono di aver recuperato la versione antica dei kata di karate che noi pratichiamo oggi e la propongono nei loro corsi. Questi gruppi hanno anche scoperto (riscoperto, studiato...) il significato originario delle tecniche di questi kata che, a loro dire, è molto diverso dall’interpretazione (anzi, dalle interpretazioni) che la “volgata” Shotokan dà di esse.

Infine, tali gruppi e insegnanti, lungi dal fare del kata anche una specialità agonistica, e trascurandone l’aspetto estetico, usano le tecniche e le applicazioni dei kata da loro riscoperti come base per il “combattimento reale”, che essi contrappongono al kumite elaborato, ad esempio, dallo Shotokan JKA, limitato dalla necessità di evitare tecniche pericolose, colpi in punti vitali, leve, strangolamenti, e finalizzato invece al conseguimento del “punto” in gara.

Rispetto a questi gruppi e maestri, la mia posizione è molto semplice: la giudico una ricerca interessante, degna di attenzione e di rispetto, al punto da dedicarle una rubrica fissa di due pagine sulla rivista “Yoi”.

Solo, non è il mio modo di fare karate, non è il mio modo di fare kata, non è il mio modo di fare kumite. Da quarant’anni pratico con soddisfazione Shotokan, studio i 26 kata del nostro stile e sono ancora lontano dall’averli padroneggiati (figurarsi essermene stancati o aver bisogno di nuovi...o di vecchi...) e per quanto riguarda il kumite, il metodo appreso dal maestro Capuana e dal Maestro Fugazza (entrambi allievi del M°Shirai) mi sembra molto efficace sia all’interno di un regolamento di gara sia, con opportuni adattamenti, in caso di necessità reale. Seguo con interesse e non senza goffaggine la lunga ricerca del Maestro Shirai sui bunkai dei kata e credo che, per cominciare, essa abbia dato un senso diverso alla mia pratica dei kata e alla mia comprensione delle tecniche. Poi non mi chiedo se il maestro del maestro di Matsumura intendesse qualcosa di diverso con quel movimento agganciante della mano sinistra e, se fossi aggredito, non mi difenderei usando Sochin, come invece mi proponeva il M°Fugazza tempo fa. Semplicemente, non ne sono all’altezza.

Ma chiedo lo stesso rispetto per il mio modo di intendere e praticare il karate che riservo per gli agonisti di alto livello della Fijlkam e per i ricercatori del karate antico. Non sono “una beghina dello Shotokan” e ciò che dico e scrivo è frutto di convinzione, mai di conformismo.

Condividi post
Repost0
7 novembre 2012 3 07 /11 /novembre /2012 21:58

Nato come “rappresentazione stenografica” di un combattimento reale e divenuto presto testo classico per la trasmissione dell’arte, il kata di karate ha subito una profonda trasformazione nel periodo storico in cui la nostra disciplina si è evoluta (o, a seconda della prospettiva) involuta da arte marziale dapprima in esercizio ginnico finalizzato all’irrobustimento del corpo, e successivamente in sport.

La prima data cruciale è il 1901, quando il M°Itosu introdusse il karate nel programma scolastico di Okinawa e per facilitarne l’apprendimento creò i cinque Pinan, estrapolandoli dai kata superiori; la seconda è successiva alla seconda guerra mondiale ed alla morte di Gichin Funakoshi (1957) e coincide col periodo in cui, sotto l’abile regia del M° Nakayama e col contributo fondamentale della J.K.A., il karate divenne una disciplina sportiva ed agonistica diffusa ed apprezzata in tutto il mondo.

In quel momento (decisione fatale) qualcuno decise che le specialità nelle quali gli atleti avrebbero gareggiato sarebbero state due: il kumite e, appunto, il kata. In quell’anno si tennero i primi campionati della JKA: Kanazawa vinse nel kata e Shoji nel kumite. Da allora tutti i nomi importanti del Gotha del karate shotokan giapponese avrebbero figurato nel palmares della competizione: il 1962 fu l’anno magico di Hiroshi Shirai, che conquistò il titolo di grandmaster vincendo in entrambe le specialità. Tre anni dopo sarebbe partito per Milano per iniziare con gli entusiasti allievi italiani una lunga avventura di cui ci auguriamo sia ancora molto lontana la conclusione.

Strada facendo, dicevo all’inizio, il kata è profondamente cambiato, ma fino a poco tempo fa tale cambiamento era documentato solo dalle foto dei libri, dai ricordi più o meno nitidi dei praticanti di lunga data e dagli sgranati filmini in super-otto trasferiti su videocassette negli anni ’70. Ora i prodigi dell’informatica e la rivoluzione democratica prodotta da Internet nel mondo dell’informazione consentono a tutti gli appassionati di studiare passo passo questa evoluzione, traendone le debite conclusioni.

Chi ha conosciuto il M°Kase sa che i suoi kata concedevano ben poco al gusto estetico degli spettatori ma trasmettevano una sensazione di rara efficacia e realtà. Il suo Jion, eseguito sulla superficie irregolare di un prato e rivista con emozione su Youtube, conferma in pieno questo mio ricordo. Il busto leggermente inclinato in avanti, il corpo che si alza e si abbassa negli spostamenti, la potenza terrificante di ogni tecnica: è il kata di un maestro che non ha mai partecipato ad una competizione ma che era preparato ad usare la propria arte per sopravvivere.

Gli anni ’70 segnano una svolta importante: anche per effetto dell’opera di proselitismo e divulgazione degli istruttori inviati a colonizzare il resto del mondo (Enoeda, Shirai, Kase, Kanazawa e molti altri), l’insegnamento del kata si perfeziona e si raffina. Shirai, temibilissimo combattente, era ed è anche un raffinato esteta e sotto la sua guida la “scuola italiana”, dopo aver prodotto micidiali macchine da guerra come Parisi, Falconi, Capuana e Demichelis, ha successivamente dimostrato la propria eccellenza soprattutto nel kata, costringendo tutti gli altri, giapponesi compresi, ad adeguarsi.

In questo periodo anche nella JKA, pur giustamente apprezzata per l’eclettismo dei suoi campioni, si comincia a intravedere una certa tendenza alla specializzazione: scorrendo l’albo dei vincitori nel kumite, ricorrono ossessivi i nomi di Oishi (allievo del M°Shirai, quattro volte vincitore del titolo) e di Tanaka, la bestia nera dei nostri atleti ai mondiali di Tokyo. Nel kata svetta invece la stella di Osaka, 6 volte campione del Giappone e indiscussa star della fortunata serie di libri e cassette Best karate. Solo Yahara, genio e sregolatezza, primeggiava ancora in entrambe le specialità, trasformando i suoi kumite in veri happening e i suoi kata in lotte furiose contro avversari invisibili.

Come ci sembrano i Sochin, gli Empi, gli Unsu di Osaka, rivisti su Youtube a distanza di trent’anni? Belli, senza dubbio, di una bellezza essenziale, che niente concede al leziosismo ed enfatizza ancora una volta l’efficacia nonché la spiccata personalità dell’esecutore. Nello stesso periodo, il Maestro Shirai sfornava una formidabile squadra (Fugazza, Ruffini, Marangoni), pari in bravura se non superiore a quella giapponese, ma destinati invariabilmente a soccombere di fronte all’arbitraggio filo-giapponese dei mondiali. Carlo Fugazza, 2° nel 1975 a Los Angeles e 3° nel 1977 a Tokyo, è stato l’ultimo italiano a comparire nell’albo d’oro dei campionati JKA.

Nel 1979 i fuoriclasse della scuola del M°Shirai si spostarono “dall’altra parte” ed iniziarono a mietere successi anche nelle competizioni WUKO. Qui le cose erano però notevolmente diverse: le gare erano interstile e bisognava fare i conti con un arbitraggio nel quale la potenza, “cifra” dello Shotokan, non era adeguatamente valorizzata (si veda a riguardo l’intervista del sottoscritto al M°Kanazawa nel 1982). Nel kata maschile dominava l’astro di Tomajoshi Sakamoto (Goju-ryu di Okinawa), relegando gli atleti dello Shotokan alle piazze d’onore. I nostri migliori esecutori erano “andati in pensione” e fu necessario attendere Sydney 2006 per veder brillare la medaglia di bronzo sul petto di Dario Marchini, il miglior esponente della nuova generazione forgiata dal M°Fugazza, responsabile del settore dai primi anni ’80. Marchini, Acri e Cardinale sostituirono degnamente lo squadrone di Tokyo, ma erano atleti diversi: meno alti e massicci, più leggeri e veloci, nascevano già come specialisti di kata, anche se erano tutti dei buoni combattenti. Nel 1988 ai mondiali del Cairo arrivavano l’argento a squadre e il secondo bronzo per Dario Marchini; inoltre il grande lavoro del M° Fugazza riportava finalmente sul podio anche la squadra femminile (Cabiddu, Restelli, Nesi).

Il trionfo della “seconda generazione” azzurra era consacrato l’anno successivo nella World Cup di Budapest, una specie di supercampionato mondiale nel quale l’Italia vinceva due medaglie d’oro con le due squadre, e saliva sul podio anche con Marchini e la Restelli. I loro kata, rivisti su Youtube vent’anni dopo, evidenziano la perfezione del gesto, mai disgiunta dalla ricerca della velocità, della potenza e (nel caso delle prove a squadre) di un perfetto sincronismo.

Nel 1990, ai mondiali di Città del Messico, nuovo argento per Marchini e nuovo oro per la quadra maschile. Nello stesso anno si consumava però un’ennesima, dolorosa ma inevitabile frattura nel mondo del karate italiano: la scuola del M° Shirai usciva dalla Fitak (poi Fijlkam) e fondava una nuova federazione, la Fikta. Che cosa sarebbe successo al kata italiano privato dei suoi migliori esponenti? Dal punto di vista del medagliere il bilancio è positivo: dopo quasi un decennio di prestazioni modeste in campo maschile (bilanciate dai ripetuti successi della Colajacono e della Sodero), a partire da Monaco 2000 compare sull’orizzonte l’astro nascente di Luca Valdesi, che nel 2004 a Monterrey conquisterà, primo italiano nella storia del karate, il titolo mondiale individuale, bissato due anni dopo a Tampere, dove anche Sara Battaglia vincerà la medaglia d’oro. Valdesi trascinerà alla vittoria, per ben due volte, anche la squadra, composta, oltre che da lui, da Figuccio e Maurino.

Dobbiamo dunque concludere che Luca Valdesi (due titoli mondiali individuali, 14 titoli europei e non so quanti titoli italiani) è il più grande esecutore di kata nella storia del karate italiano? La risposta, assolutamente soggettiva e poco diplomatica, è no! I kata di Valdesi (su Youtube c’è solo l’imbarazzo della scelta) ci mostrano un ottimo atleta, dotato di grande velocità, buona potenza e notevoli doti acrobatiche, nonché di una spiccata personalità che ci ricorda quella di Marina Sasso (campionessa europea di wado-ryu negli anni ‘70). Oltre ai suoi indiscutibili pregi, si vedono però chiaramente anche i difetti: tecniche “mangiate” per guadagnare velocità, limitato uso delle anche, pause ingiustificatamente lunghe e insopportabilmente teatrali. Non è demerito suo, ma di chi gli ha insegnato a fare così. In mano a un grande insegnante, in pochi mesi potrebbe raggiungere l’eccellenza, senza perdere nessuna delle sue doti naturali.

Perché dunque stravince Valdesi? Perché è migliore dei suoi avversari, e perché (mi suggerisce uno dei più grandi esecutori e allenatori di sempre) esegue i kata come li vogliono gli arbitri, che spesso non sono maestri né esperti di uno stile particolare: spettacolari, teatrali, acrobatici. Con Valdesi la parabola del kata si è completata: dall’epos al melodramma. Più di Valdesi, nella nouvelle vague Fijlkam ho apprezzato per pulizia, velocità, kime i kata di Viviana Bottaro, compagna di squadra di Sara Battaglia, che proviene da una piccola palestra ligure come la sorella Valeria, entrambe allieve di Claudio Albertini.

Nel frattempo naturalmente la Fikta non dorme, e ha dominato e domina tuttora nei campionati europei e mondiali ITKF, con atleti come Silvio Campari, Roberto Mariani, Mirko Saffioti, Nazario Moffa, Simona Pellegrinelli e Chiara Polello. Peccato che ragioni di politica federale non permetta un confronto diretto tra quelle che si devono ormai definire le due scuole del kata italiano!

Condividi post
Repost0
4 novembre 2012 7 04 /11 /novembre /2012 10:53

I miei due post sul kata e sul bunkai hanno suscitato un notevole volume di interventi, alcuni ottimi, altri pessimi. Mi concedo una replica qui, invece di frammentarla in risposte individuali che potrebbero risultare involontariamente offensive per chi la pensa diversamente. 

1) Sono convinto fermamente che i kata come li conosciamo adesso non servano a combattere, e metterei la mano sul fuoco che neanche Choku Motobu, Anko Itosu, Itoman Bunkichi e gli altri "bad asses" di Okinawa, quando facevano a cazzotti nei loro memorabili duelli, usassero spezzoni di Naifanchi, Annan, Chinto o come si chiamavano allora i kata. Quei kata, ovviamente, contenevano tutte le tecniche di calcio, di pugno, le parate, i movimenti e forse anche le leve e le proiezioni del repertorio del karate di allora: in questo senso, ma solo in questo senso, erano utili, in quanto "repertorio" di tecniche per la sopravvivenza. Se io imparo a memoria il Proemio dell'Iliade o il monologo dell'Amleto non posso utilizzarli in una lite condominiale o in una dichiarazione d'amore, ma in certo senso mi forniscono un prontuario di espressioni, figure retoriche, modi di dire che mi torneranno utili in altre occasioni in cui dovrò persuadere, convincere, commuovere.

2) Conoscere le applicazioni reali (o almeno alcune delle applicazioni possibili) delle tecniche dei kata è importantissimo per non trasformare l'esecuzione di quei kata in una sequenza di gesti senza senso e per dare "realtà" a quelli che sono stati concepiti come combattimenti, sia pur stilizzati, contro avversari reali. In questo senso mi rendo conto che certi movimenti dei kata sono stati modificati nel tempo, altri sono stati concepiti come difese da una spada, da un bastone, eccetera, ma non mi sembrano difficoltà insormontabili. Detto questo, mi sembra che il tempo da investire nell'applicazione di un kata sia quello necessario per far comprendere la portata offensiva e difensiva delle sue tecniche.

3) Per combattere, il karate ha gradualmente elaborato delle strategie autonome dai kata meritevoli di attenzione, sia pure nella consapevolezza dei loro ovvi limiti. Tutto mi fa pensare che a Okinawa si usasse il makiwara e altri strumenti rudimentali per irrobustire il corpo e poi...botte da orbi, probabilmente con un repertorio di colpi più vasto e letale di quello disponibile oggi (ma mancava ancora gran parte delle tecniche di calcio), fidandosi della durezza dei propri arti e (se non si combatteva for real) della robustezza del corpo dell'avversario.Le cicatrici sul corpo del tanto vituperato "modernista" Itosu dimostrano che il controllo dei colpi era inesistente o molto approssimativo. Io credo che il jiyu kumite da palestra possa costituire per noi l'equivalente del leggendario "ude kake-shi" di Okinawa, specie se integrato dalla conoscenza della lotta a terra. Purché non si dimentichino il makiwara e il sacco per soddisfare alla massima "mani e piedi come spade".

4) Non escludo che qualcun altro abbia coltivato in gran segreto o inventato o resuscitato un sistema integrato kata-bunkai-combattimento: può interessarmi a livello culturale,ma personalmente mi fido di quello che pratico da quarant'anni e del modo in cui ho imparato a "comporre" liberamente nel kumite l'alfabeto, la grammatica e la sintassi del karate Shotokan apprese nel kihon, nel kata e nelle varie forme di kumite preparatorie al combattimento libero.

Condividi post
Repost0
3 novembre 2012 6 03 /11 /novembre /2012 20:34

    bottaro2

Condividi post
Repost0

Presentazione

  • : Blog di sroedner.over-blog.it
  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
  • Contatti

Link