Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
5 ottobre 2012 5 05 /10 /ottobre /2012 20:39

Mentre in America va in scena la consueta carnevalata di uno "scontro" tutto mediatico fra due candidati ben poco diversi (tranne che per il colore della pelle, che peraltro non è merito di Obama),l'Europa "rigorista" o "socialista" assiste indifferente allo strangolamento della Grecia da parte del supergoverno della finanza internazionale. Che vergogna!!

Condividi post
Repost0
29 settembre 2012 6 29 /09 /settembre /2012 15:36

 copertina-copia-1

Difficile immaginare nella mappa del karate due protagonisti più lontani tra loro del Maestro Hiroshi Shirai, uscito dal prodigioso crogiolo del Corso Istruttori della JKA a metà degli anni 60, caposcuola dello Shotokan in Italia e creatore del Goshindo, e Luca Valdesi, portabandiera del karate sportivo FIJLKAM, pluricampione italiano, europeo e mondiale di kata della World Karate Federation.    Eppure entrambi, in due interviste recentemente in lingua inglese e tradotte per i lettori di Yoi, sembrano dire cose simili...

Per leggere tutto l'articolo, le interviste e gli altri servizi basta abbonarsi! Informazioni sul sito: www.yoimagazine.it

 

Condividi post
Repost0
14 settembre 2012 5 14 /09 /settembre /2012 11:30

Un'interessantissima intervista del Maestro Shirai del 2008 alla rivista inglese The Shotokan Way, dalla quale è tratto il brano seguente:

 

 

"Quando ho cominciato a fare karate, inizialmente l’arte marziale era finalizzata alle tecniche di difesa personale. Questo è quello che mi aspettavo di imparare. Poi dopo circa due anni di allenamento le competizioni hanno attratto la mia attenzione e suscitato in me grande interesse. Mi sono concentrato sull’allenamento per le gare fino al 1963. Ho partecipato alle competizioni prima a livello universitario,  poi a livello assoluto nella JKA. E’ stato un periodo molto entusiasmante.

 

Dopo qualche tempo la mia vita professionale è cambiata e mi sono trasferito in Italia. Ho colto questa occasione per cominciare a insegnare. Ho dovuto prima imparare a insegnare il karate ma ho sempre continuato il mio allenamento personale. Insegnavo karate tradizionale, karate per l’autodifesa e insegnavo anche karate per le gare. Negli anni grazie al mio studio di tutti gli aspetti del karate ho cominciato a capire che il karate non era solo finalizzato alle gare. L’essenza del karate deve riguardare l’autoperfezionamento. Questa presa di coscienza mi ha influenzato e questo è il centro del mio interesse quando pratico e insegno il karate. L’allenamento del karate deve avere questo scopo in mente per ognuno – il progresso umano. Io penso che questo obiettivo sia molto più importante di qualsiasi altro aspetto."shirai kids

 

Condividi post
Repost0
9 settembre 2012 7 09 /09 /settembre /2012 18:40
1. Venite sempre ad allenarvi. Se non state bene assistete almeno alla lezione. Se non siete neppure in grado di alzarvi dal letto o di uscire di casa, avvertitemi prima. La frequenza sporadica è incompatibile con la pratica di qualsiasi sport, figurarsi di un'arte marziale.
2. Cercate di trarre il massimo beneficio dall'ora di lezione, mantenendo la concentrazione e il silenzio dal momento in cui entrate in pedana a quando ne uscite. Riservate le chiacchiere agli spogliatoi o alla pizza sociale.
3. Impegnatevi sempre al massimo, compatibilmente con le vostre condizioni di salute. Facendo piano quando l'insegnante non vi guarda, imbrogliate voi stessi, non fregate lui.
 
4. Accettate le critiche e le correzioni del vostro insegnante con spirito di umiltà. Se non vi fidate di lui, cambiate palestra. Non è il tatami il luogo giusto per discutere le sue indicazioni. Ricordate l'apologo di quel maestro zen: "se la vostra tazza è piena di presunzione, non ci sta dentro nient'altro".
5. Quando vi allenate con un compagno, dimostrate il vostro rispetto per lui in due modi: non aggreditelo con brutalità, ma al tempo stesso impegnatelo al massimo. I migliori combattenti erano anche dei gentlemen. Allo stesso tempo aiutate il vostro partner a migliorare costringendolo a fare del suo meglio per difendersi dai vostri attacchi.
6. Quando lavorate in coppia, non sostituitevi al maestro correggendo il vostro compagno, a meno che non sia lui a chiederlo o l'insegnante a darvene l'incarico.
 
7. Quando combattete, se venite colpiti accidentalmente, non reagite con rabbia. Anche voi potreste sbagliare, e sicuramente lo avete già fatto e lo rifarete in futuro. Non vi offendereste se qualcuno mettesse in dubbio la vostra buona fede?
8. Senza stoicismi e ostentazioni, cercate di reagire al dolore e alla fatica spingendo un po' più in là la soglia della sopportazione. Invece di fermarvi, uscire dal tatami e correre a bagnarvi il labbro o a controllare lo zigomo dolorante, immaginatevi in una situazione di pericolo reale e chiedetevi che cosa vi succederebbe se vi lasciaste andare alla paura. Le avversità colpiscono di più quando c'è rinuncia.
9. Non ostentate servilismo e ossequio formale verso il maestro e gli yudansha, ma trattateli con la considerazione che meritano la loro dedizione all'arte e anzianità nella pratica. Accettate i loro consigli anche se non li avete richiesti. Riflettete prima di correggere a vostra volta un grado superiore: c'è il maestro per questo, e la presunzione non attira simpatie.
10. Aiutate i principianti con l'esempio e con la gentilezza, senza approfittare della vostra superiorità fisica o tecnica.
11. Se volete svolgere degli allenamenti supplementari in un'altra palestra o con un altro insegnante, della vostra o di un'altra federazione, informate il vostro insegnante. Se vi negherà il suo consenso, starà a voi decidere se è più importante la libertà o il rapporto con lui.
12. Se siete stanchi del karate, non abbiate paura di parlarne col vostro maestro. Invece di vergognarvi come ladri o di andarvene alla chetichella (un comportamento assai diffuso), spiegategli serenamente la vostra crisi e congedatevi da lui e dai vostri compagni in modo amichevole. Sarà molto più facile ritornare, qualora vi accorgeste di esservi sbagliati o di aver cambiato idea.
Condividi post
Repost0
7 settembre 2012 5 07 /09 /settembre /2012 20:19

...segnalando ad esempio pagine come "Benito Mussolini eterno duce d'Italia" che costituiscono apologia di fascismo, un reato punito dal nostro codice!

Condividi post
Repost0
31 agosto 2012 5 31 /08 /agosto /2012 19:51

carlo_maria_martini.jpg

Condividi post
Repost0
31 agosto 2012 5 31 /08 /agosto /2012 08:48

parolimpiadi-001.jpg

Condividi post
Repost0
30 agosto 2012 4 30 /08 /agosto /2012 14:18

Sono figlio di una persona che ha trascorso metà della sua vita su una sedia a rotelle, eppure (o proprio per questo) mentre ritengo urgente l'abbattimento delle barriere che impediscono ai disabili di condurre una vita accettabile, sono contrario alla spettacolarizzazione dell'handicap e di conseguenza alle "Parolimpiadi". In eventi del genere l’enfasi viene posta sulle prestazioni agonistiche di individui particolarmente dotati sul piano atletico (ad esempio Pistorius) accreditando il mito, politicamente corretto ma un po’ ipocrita, del “diversamente abile”, e distogliendo risorse dalla lotta agli ostacoli (fisici, burocratici, legislativi) e ai pregiudizi che nel nostro paese ancora marchiano con uno stigma le persone con uno svantaggio fisico o psichico, che non possano compensarlo con un exploit atletico, come è il caso della maggior parte di loro.

Condividi post
Repost0
18 agosto 2012 6 18 /08 /agosto /2012 10:10

Cosa succederebbe se nella libera e democratica Italia un gruppo punk occupasse il Duomo di Milano o San Pietro e cantasse una canzone oscena contro Monti o Berlusconi?

Condividi post
Repost0
18 agosto 2012 6 18 /08 /agosto /2012 07:55

(pubblicato su Karate-do n.26)

I COLLEZIONISTI

Di Sergio Roedner

C’è una categoria particolare di karateka che mi ha sempre incuriosito: quella dei collezionisti. Il collezionismo è contraddistinto dal bisogno quasi compulsivo di accumulare oggetti o ricordi da catalogare, incollare in un album, mostrare orgogliosi ai visitatori e tramandare inutilizzati ai nipoti.

Nel campo storico, ad esempio,  il collezionista si distingue dallo studioso perché il primo esibirà per esempio una raccolta di migliaia di soldatini di piombo delle più disparate epoche e nazionalità, dei quali probabilmente saprà dire soltanto pochi dati esteriori (“E’ un ussaro polacco nella battaglia di Kluszyn”) mentre il secondo, più sensatamente, limiterà il proprio campo di interesse e di competenza a un periodo ben limitato (la guerra dei Trent’anni, l’età di Giolitti),  sul quale però approfondirà la conoscenza con lo studio di fonti primarie e secondarie, la raccolta di  testimonianze, la ricerca sul campo e via dicendo.

Nell’ambito delle arti marziali la tendenza al collezionismo si manifesta in forme diverse. Nell’epoca eroica dei miei esordi spopolavano i collezionisti di kata, noti per vagare di stage in stage alla ricerca indefessa della “forma” mancante. In riunioni semi-clandestine tipo carbonari si scambiavano poi le preziose chicche imparate chissà dove e chissà da chi. Mi ricordo con grande tenerezza nello sforzo di imparare in questo modo il kata Meikyo dal maestro Pajello nei 4 metri quadrati dell’ufficio di Gastone al CSKS di via Maffei. Oggi, con la diffusione di filmati marziali su Internet, il collezionista di kata è entrato nell’anonimato, ma lo si riconosce ancora per le domande da “primo della classe” che con aria innocente rivolge al proprio maestro: “Ma questa tecnica si esegue in nekoashidachi o in kosadachi? Perché mi sembra che il maestro Asai…”

Più tardi, quando judo e karate hanno perso il monopolio delle arti marziali praticate nel nostro Paese, è nata una nuova tipologia di collezionista, quella dell’accumulatore infaticabile di discipline da combattimento, alla ricerca perennemente frustrata di quella “più efficace”. Costui, versione post-moderna del Siddharta di Hesse, avendo esaurito in due o tre anni di studio “matto e disperatissimo” (avvenuto per lo più nel corso delle scuole elementari) tutto lo scibile del karate Shotokan, e avendolo alla tenera età di dieci anni giudicato “troppo duro e poco realistico”, passa gli anni delle medie nell’apprendimento contemporaneo di stili cinesi “interni ed esterni” (tipicamente tai chi e wing chun) per poi approdare trionfalmente ma brevemente ad un’originale sintesi di Kick boxing, Muay Thai e Krav Maga. Finalmente sazio, passa alla bocciofila locale, probabilmente tramandando ai compagni di briscola  il suo formidabile patrimonio di conoscenze.

Tuttavia, il collezionismo più diffuso e oserei dire inflazionato al giorno d’oggi nel campo delle arti marziali è quello dei Dan e delle qualifiche. Raramente affligge chi si trova, per perizia e per decenni di esperienza, ai vertici di un’organizzazione: molto più frequentemente colpisce i “quadri intermedi”, onesti mestieranti senza infamia e senza lode, con un discreto passato agonistico e una dignitosa carriera da arbitro o da dirigente locale. Improvvisamente, senza una motivazione chiara e comprensibile, ma adducendo incomprensioni o ingiustizie subìte, essi emigrano da una federazione nota ad un’altra di più recente fondazione, sorta, il va sans dire, “per unificare il karate italiano”, naturalmente mediante un’ennesima scissione. Qui diventano presidenti di una fantomatica commissione tecnica, o di stile, o di insegnanti, o di kumite sambon, o di karate tradizionale, et voila, il passaggio di dan è garantito.

La procedura può ripetersi ad libitum ma il numero delle “federazioni” disponibili non è illimitato quanto la sete di riconoscimento del nostro collezionista. Per fortuna loro, nel nostro bel Paese c’è libertà di associazione, garantita addirittura dalla costituzione, per cui il nostro ex-4° dan, ora 5° Dan FEKEDS (Federazione europea karate e discipline simili)[1], approda ora a un Ente di promozione sportiva (naturalmente riconosciuto dal CONI) nel quale, incassato un altro Dan, è libero di organizzare corsi, esami e naturalmente corsi istruttori.

Siamo al capolinea? Non giurateci: l’inventiva del nostro eroe non ha limiti. Con tutto il sapere marziale accumulato egli può ora proclamarsi unico rappresentante  italiano di uno sconosciuto stile praticato in sei o sette palestre di Okinawa e di conseguenza sesto Dan di Ueki-Tabuki-Kinuki Ryu[2], o addirittura fondatore di un nuovo stile (in questo caso il decimo Dan è di rigore). Sembra una barzelletta, ma è suppergiù il cursus honorum di un mio ex-allievo pieno di spirito di iniziativa, bocciato all’esame di primo Dan in quel di Garda nel lontanissimo 1980, ed ora (solo) ottavo Dan di una disciplina vagamente esoterica e iniziatica. Dall’alto del suo grado egli può ora guardare con sufficienza e compatimento il mio quarto Dan, strappato col sudore e coi denti in 41 anni di pratica.



[1]Nome inventato ad arte, ma, chissà, potrebbe ispirare la prossima scissione!

[2] Altra sigla inventata, ma ancora disponibile.

Condividi post
Repost0

Presentazione

  • : Blog di sroedner.over-blog.it
  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
  • Contatti

Link