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12 luglio 2012 4 12 /07 /luglio /2012 09:10

In Italia le cose si possono anche fare, basta non chiamarle col loro nome. Dov'erano i sindacati quando si sforbiciavano le pensioni e si creavano gli "esodati"? Ah già, proclamavano ben tre ore di sciopero! Cosa faceva la "sinistra di governo" mentre Monti presentava la sua esotica "spending review"? Era in estatica ammirazione e lo invitava ad ambiziosi convegni sul futuro del Paese insieme all'insospettabile Napolitano. E' però bastato che l'ingenuo Squinzi chiamasse la sua manovra "macelleria sociale" e che il nostro premier dicesse chiaramente quello che ha sempre pensato e fatto ("la concertazione è la madre di tutti mali") per scatenare la canea degli ipocriti. Sarebbe stato più opportuno ricordargli che lui concorda sì, ma solo con taxisti, farmacisti, banchieri, scuole private e fabbricanti di armi. 

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11 luglio 2012 3 11 /07 /luglio /2012 23:09

Di fronte a una platea di banchieri entusiasti, Mario Monti si può permettere di maramaldeggiare su un sindacato che ha fatto tre (3) ore di sciopero per la "riforma" che ha derubato i pensionati e si appresta ora forse a una (1) giornata di sciopero generale contro la riforma del lavoro che farà arretrare di quarant'anni il nostro Paese sul piano dei diritti. Può permettersi di farlo perché ha di fronte dei nani della politica uniti nel sostegno al suo governo e atterriti di fronte alla prospettiva di confrontarsi ora con gli elettori. In particolare il pd e il cosiddetto "partito di Repubblica" cercano di persuaderci che con la sua grande statura di economista e di statista Monti, sotto l'alto patrocinio di Napolitano e del suo "grande lettore" Scalfari, ha salvato l'Italia dalla bancarotta e le ha ridato la dignità perduta. La verità (di cui tutti gli italiani si accorgeranno ahimè presto) è che la virtuosa Italia segue a ruota la Spagna e di poche lunghezze la Grecia sulla via della miseria e della disoccupazione; la verità è che nessuno sa che pesci pigliare e nessuno osa proporre una via alternativa. Ci voleva il presidente di Confindustria per suggerire la "patrimoniale"? Cosa impedisce l'azzeramento delle spese militari? Cosa c'è di "tecnico" nella scelta di togliere denaro alla scuola pubblica per darlo alle scuole private?

Nel 1917 la Russia post-rivoluzionaria si trovò in una situazione più complicata di quella dell'Italia di oggi:ne uscì nazionalizzando le banche e azzerando i debiti con l'estero.

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3 luglio 2012 2 03 /07 /luglio /2012 10:29

Se davvero, come si dice sul web e si comincia anche ad accennare sui giornali, se davvero Buffon per qualsiasi ragione avesse picchiato Balotelli, allora le sagge parole di Napolitano sulla nazionale di calcio come "modello di unità e concordia da seguire" per tutto il popolo italiano sarebbero superflue: l'Italia è già da tempo un paese in cui i fascisti aggrediscono i "negri". Buffon si tranquillizzi: vista l'omertà e l'indifferenza che circondano questi episodi, sicuramente l'Italia "non è più quella di piazzale Loreto". Purtroppo.
nazionale

Nella foto i tre protagonisti del nuovo psicodramma all'Italiana: il vecchio presidente prudente e volonteroso, maldestro imitatore di Pertini, l'irrequieto giovane di colore, il maturo scommettitore i cui incolpevoli bisnonni morti sul Piave si rivoltano nella fossa.

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26 giugno 2012 2 26 /06 /giugno /2012 22:10

Il Dalai Lama ha dato adito a immagini idealizzate sul Tibet,
mediante affermazioni come: "La civiltà tibetana ha una ricca e lunga
storia. L'influenza persuasiva del buddismo e le asperità di una vita fra
gli ampi spazi aperti di un ambiente incorrotto, ha avuto come risultato
una società dedicata alla pace e all'armonia. Provavamo diletto nella
libertà e nella contentezza, nell'essere paghi." (5)

Mala storia del Tibet appare un po' diversa. Nel tredicesimo secolo,
l'imperatore Kublai Khan creò il primo Grande Lama, che avrebbe dovuto
presiedere tutti gli altri Lama, così come farebbe un papa con i suoi
vescovi. Parecchi secoli dopo, l'imperatore della Cina inviò un esercito
in Tibet per sostenere il Grande Lama, un' ambizioso venticinquenne che si
autoconferì il titolo di Dalai (Oceano) Lama, signore di tutto il Tibet.
Ecco un'ironia storica: il primo Dalai Lama fu investito della propria
carica da un esercito cinese. Per elevare la sua autorità oltre la sfida
mondana, temporale, il primo Dalai Lama confiscò monasteri che non
appartenevano alla sua setta, e si crede anche che abbia distrutto scritti
buddisti contrastanti con la sua pretesa di divinità.

Il Dalai Lama che gli successe ricercò una vita sibaritica ( ndt: termine
che indica un eccesso di lusso e mollezza, "degno di un sibarita"), da
individuo raffinato e dedito ai piaceri, godendo di molte concubine,
organizzando feste, scrivendo poesie erotiche e comportandosi in altri
modi, che dovrebbero sembrare sconvenienti per una incarnazione degli dei.

Per questo la sua figura, in seguito è stata "oscurata" dai suoi monaci.
In 170 anni, malgrado il loro stato riconosciuto come dei, cinque Lama di
Dalai sono stato assassinati dai loro gran sacerdoti o da loro altri
cortigiani non violenti buddistici. 7

Shangri-La (per signori e Lama)

Le religioni hanno sempre avuto una stretta correlazione non soltanto con
la violenza, ma anche con lo sfruttamento economico. In realtà, è spesso
la strumentalizzazione economica che conduce necessariamente alla
violenza. Tale è stato il caso della teocrazia tibetana. Fino al 1959,
quando il Dalai Lama presiedette l'ultima volta il Tibet, la maggior parte
della terra arabile era ancora organizzata attorno a proprietà feudali
religiose o secolari lavorate da servi della gleba. Addirittura uno
scrittore come Pradyumna Karan, solidale con il vecchio ordine, riconosce
che "una grande quantità di proprietà apparteneva ai monasteri, la
maggioranza di essi accumulava notevoli ricchezze..Inoltre, monaci e Lama
riuscirono ad ammassare individualmente notevoli ricchezze tramite la
partecipazione attiva negli affari, nel commercio e nell'usura." (8)

Il monastero di Drepung era uno delle più estese proprietà terrestri del
mondo, con i suoi 185 feudi, 25.000 servi della gleba, 300 grandi pascoli
e 16.000 guardiani di gregge. La ricchezza dei monasteri andava ai Lama di
più alto rango, molti dei quali rampolli di famiglie aristocratiche,
mentre invece la maggior parte del clero più basso era povero come la
classe contadina dalla quale discendeva. Questa disuguaglianza economica
classista all'interno del clero tibetano, è strettamente paragonabile a
quella del clero cristiano dell'Europa medievale. Insieme al clero
superiore, i leaders secolari facevano la loro parte. Un esempio
considerevole fu il comandante in capo dell'esercito tibetano, che
possedeva 4.000 chilometri quadrati di terra e 3.500 servi. Egli era anche
un membro del Consiglio terriero del Dalai Lama. (9)

L'Antico Tibet è stato rappresentato da alcuni dei suoi ammiratori
occidentali come "una nazione che non necessitava forze di polizia perché
il suo popolo osservava spontaneamente le leggi del karma." (10) In realtà
era dotato di un esercito professionale, sebbene di piccole dimensioni,
che era al servizio dei proprietari terrieri come gendarmeria, con
l'incarico di mantenere l'ordine e catturare i servi della gleba
fuggitivi. (11)

I ragazzini tibetani venivano regolarmente sottratti alle loro famiglie e
condotti nei monasteri per essere educati come monaci. Una volta laggiù,
erano vincolati per tutta la vita. Tashì-Tsering, un monaco, riferisce che
era pratica comune per i bambini contadini essere abusati sessualmente nei
monasteri. Egli stesso fu vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate
durante l'infanzia, non molto tempo dopo che fu introdotto nel monastero,
all'età di nove anni. (12)

Nell'Antico Tibet vi era un piccolo numero di agricoltori il cui stato
sociale era una sorta di contadino libero, e forse un numero aggiuntivo di
10.000 persone, le quali costituivano la "classe media", famiglie di
mercanti, bottegai e piccoli commercianti. Migliaia di altri erano
mendicanti. Una piccola minoranza erano poi schiavi, di solito servi
domestici, che non possedevano nulla. La loro prole nasceva già in
condizioni di schiavitù. (13)

Nel 1953, la maggioranza della popolazione rurale - circa 700.000 su una
popolazione totale stimata 1.250.000 - era composta da servi della gleba.
Vincolati alla terra, veniva loro assegnata soltanto una piccola parcella
fondiaria per poter coltivare il cibo atto al sostentamento. I servi della
gleba e il resto dei contadini dovevano in genere fare a meno
dell'istruzione e dalle cure mediche. Trascorrevano la maggioranza del
loro tempo sgobbando per i monasteri e per i singoli Lama di alto rango, e
per un'aristocrazia secolare, laica, che non contava più di 200 famiglie.
Essi erano in effetti proprietà dei loro signori, che gli comandavano
quali prodotti della terra coltivare e quali animali allevare. Non si
potevano sposare senza il consenso del loro signore o Lama. Se il suo
signore lo avesse inviato in un luogo di lavoro lontano, un servo avrebbe
potuto essere facilmente separato dalla sua famiglia. I servi potevano
essere venduti dai loro padroni, o sottoposti a tortura e morte. (14)

Se dobbiamo dar credito al racconto di una donna ventiduenne, ella stessa
serva fuggiasca, il signore tibetano era solito selezionare fra il meglio
della popolazione femminile di servitù della gleba: "Tutte le ragazze
graziose della servitù erano solitamente prese dal proprietario come
domestiche e trattate come lui desiderava." Esse "erano soltanto schiave
senza alcun diritto." (15) La servitù necessitava di un permesso per
recarsi ovunque. I proprietari terrieri avevano l'autorità legale di
catturare e impiegare metodi coercitivi, sino alla violenza, nei confronti
di quelli che tentavano di fuggire, obbligandoli a tornare indietro. Un
servo di ventiquattro anni, anch'egli fuggiasco, intervistato da Anna
Louise Strong, accoglieva con favore l'intervento cinese come una
"liberazione". Nel corso del suo periodo di servitù sostiene di non avere
ricevuto un trattamento molto diverso da un animale da traino, sottoposto
a un incessante lavoro, fame e freddo, incapace di leggere o scrivere,
senza conoscere nulla, né sapere nulla. Egli racconta il suo tentativo di
fuga: la prima volta che [gli uomini del padrone] mi agguantarono mentre
stavo cercando di sfuggire, ero molto piccolo, e mi diedero soltanto un
buffetto imprecando contro di me. La seconda volta mi picchiarono. La
terza volta avevo già quindici anni e mi diedero quindici frustate
pesanti, violente, con due uomini seduti sopra di me, uno sulla mia testa
e uno sui miei piedi. Il sangue mi uscì allora dal naso e dalla bocca. Il
sorvegliante disse: "Questo è soltanto sangue dal naso; forse prenderai
bastonate più forti, e perderai sangue dal cervello." Mi picchiarono poi
con bastonate più intense, versando alcool e acqua con soda caustica sulle
ferite, per aumentare il dolore. Persi i sensi per due ore." (16)

Oltre a ritrovarsi in un vincolo lavorativo che li obbligava a lavorare la
terra del signore - oppure quella del monastero - per tutta la durata
della vita e senza salario, i servi della gleba erano costretti a riparare
le case del signore, trasportarne la messe e raccoglierne la legna da
ardere. Si esigeva anche che provvedessero a trasportare gli animali e al
trasporto su richiesta, a seconda delle pretese del padrone. "Era un
efficiente sistema di sfruttamento economico, che assicurava alle élites
laiche e religiose del paese una forza lavoro sicura e permanente per
coltivare i loro appezzamenti di terreno, che li esonerava dall'accollarsi
qualsiasi responsabilità quotidiana diretta circa la sussistenza del
servo, e senza la necessità di competere per la manodopera in un contesto
di mercato." (17)

La gente comune sgobbava sotto il doppio fardello della corvée (lavoro
forzato non retribuito in favore del padrone) e delle decime onerose. Ogni
aspetto della vita era gravato da tributi: il matrimonio, la nascita di
ogni figlio, ogni morte in famiglia. Erano soggetti a imposta per aver
piantato un nuovo albero nel loro cortile, per tenere animali domestici o
dell'aia, per il possesso di un vaso di fiori, o per l'aver messo un
campanello ad un animale. C'erano tasse per le festività religiose, per
cantare, ballare, far rullare il tamburo e suonare il campanello. La gente
veniva tassata per quando veniva mandata in prigione e quando la si
rilasciava. Addirittura i mendicanti erano soggetti alla pressione
fiscale. Quelli che non riuscivano a trovare lavoro erano tassati a causa
della loro disoccupazione, e se si spostavano in un altro villaggio nella
loro ricerca di un'occupazione, pagavano una tassa di transito. Quando la
gente non poteva pagare, i monasteri prestavano loro denaro ad un
interesse oscillante fra il 20% e il 50%. Alcuni debiti venivano
tramandati di padre in figlio sino al nipote. I debitori che non potevano
evadere i loro debiti, rischiavano la riduzione in schiavitù per un
periodo di tempo stabilito dal monastero, a volte per il resto delle loro
vite. (18)

Le dottrine pedagogiche della teocrazia ne appoggiarono e rafforzarono
l'ordine sociale classista. Si insegnava ai poveri e agli afflitti che i
propri guai erano su di loro a causa del loro comportamento sciocco e
immorale nel corso delle loro vite precedenti. Dovevano quindi accettare l
a miseria della loro esistenza presente come un'espiazione e in anticipo,
solo così il loro destino, la loro sorte sarebbero migliorati se fossero
rinati, se si fossero reincarnati. I ricchi e potenti consideravano
naturalmente la loro buona fortuna come una ricompensa e una dimostrazione
tangibile di virtù nelle vite passate e presenti.

Torture e mutilazioni in Shangri-La

Nel Tibet del Dalai Lama, la tortura e la mutilazione - comprese
l'asportazione dell'occhio e della lingua, l'azzoppamento e l'amputazione
delle braccia e delle gambe - erano le punizioni principali inflitte ai
ladri, ai servi fuggiaschi, e ad altri "criminali". Viaggiando attraverso
il Tibet negli anni '60, Stuart e Roma Gelder ebbero un colloquio con un
antico servo, Tsereh Wang Tuei, che aveva rubato due pecore che
appartenevano ad un monastero. Per questo ebbe entrambi gli occhi
strappati e le mani mutilate. Spiega che non è più un buddista: "Quando un
sacro Lama disse loro di accecarmi, pensai che non c'era alcun bene nella
religione." (19)

Alcuni visitatori occidentali nell'Antico Tibet hanno fatto notare
l'elevato numero di amputati. Dato che è contro la dottrina buddista
sottrarre la vita, alcuni delinquenti furono severamente frustati e poi
"abbandonati a Dio" nella gelida notte a morire. "I paralleli fra il
Tibet e l'Europa medievale sono impressionanti," conclude Tom Grunfeld nel
suo libro sul Tibet. (20)

Alcuni monasteri avevano le proprie prigioni private, riporta Anna Louise
Strong. Nel 1959, visitò una mostra di apparecchiature da tortura che
erano state impiegate dai signori feudatari tibetani. C'erano manette di
tutte le taglie, comprese quelle di piccola misura per bambini, e
strumenti per mozzare nasi e orecchie, e spezzare mani. Per strappare gli
occhi, c'era uno speciale copricapo di pietra, provvisto di due fori, che
veniva premuto sul capo, così che gli occhi potessero gonfiarsi e
deformarsi fuoriuscendo dalle orbite, facilitandone l'asportazione.
C'erano congegni per tagliare le rotule e i talloni, o per azzoppare.
C'erano tizzoni ardenti, scudisci e strumenti speciali per sventrare. (21)

L'esposizione presentava fotografie e testimonianze di vittime che erano
state accecate o storpiate o che avevano patito amputazioni per furto.
C'era il pastore il cui padrone vantava un debito nei suoi confronti in
denaro e grano, ma che si rifiutava di pagare. Così il pastore si
impossessò di una delle mucche del padrone; e per questo gli furono
troncate le mani. Ad un altro guardiano di gregge, che si opponeva al
dover concedere la moglie al suo signore, furono staccate le mani. C'erano
fotografie di attivisti comunisti dai nasi e dalle labbra superiori
troncati, e una donna che era stata violentata e che poi ebbe il naso
mozzato. (22)

Il dispotismo teocratico era stato per anni il principio informatore. Nel
1895, un visitatore inglese in Tibet, il dr. A. L. Waddell scrisse che i
tibetani erano assoggettati all' "intollerabile tirannia dei monaci" e
alle superstizioni diaboliche che essi avevano modellato al fine di
terrorizzare le persone. Perceval Landon descrisse nel 1904 la regola del
Dalai Lama come una "macchina da sopraffazione" e un "ostacolo ad ogni
progresso umano." Più o meno a quel tempo, un altro viaggiatore inglese,
il Capitano W.F.T. O'Connor notava che " i grandi proprietari terrieri e i
sacerdoti. esercitano ciascuno all'interno del proprio dominio un potere
dispotico dal quale non c'è appello," mentre il popolo è "oppresso dalla
più mostruosa crescita di monachesimo e clericalismo che il mondo abbia
mai visto." I governatori tibetani, come quelli europei durante il
medioevo, "forgiarono innumerevoli armi per asservire il popolo,
inventarono leggende umilianti e stimolarono uno spirito di superstizione"
fra la gente comune. (23)

Nel 1937, un altro visitatore, Spencer Chapman, scrisse: ".il monaco
buddista tibetano non trascorre il proprio tempo provvedendo alle persone
o ad istruirle, e nemmeno i laici prendono parte ai servizi dei monasteri
o li frequentano. Il mendicante sul ciglio della strada non è nulla per il
monaco. La conoscenza è una prerogativa dei monasteri custodita
gelosamente, ed è strumentalizzata per aumentare la loro influenza e
ricchezza..." (24)


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26 giugno 2012 2 26 /06 /giugno /2012 21:58

Salve Sig. Roedner...

Innanzitutto vorrei esprimerle la mia profonda gratitudine nonchè tutta la mia stima per il lavoro che svolge...e la rivista ne è il frutto concreto...
Leggo con molto piacere i suoi articoli e seguo con interesse i suoi interventi video sul suo canale di YouTube...

E sa quale è la cosa che più apprezzo di lei?La sua obiettività...

Spero davvero che questa sua avventura...che adesso è anche la mia avventura...e quella di tutti noi lettori di Yoi...possa continuare coinvolgendo quanti più Karateka (e non solo) possibile...
E' bello pensare che in questo periodo laddove tutto e tutti si dividono, la sua rivista possa diventare un punto di ritrovo dove poter percorrer insieme il Do...uella Via che abbiamo intrapreso scegliendo il Karate come nostro stile di vita...

A tal proposito vorrei lasciarle qualche mia idea riguardo rubriche e/o articoli futuri:

Quaderno Tecnico
in cui trattare la basi dello Shotokan come posizioni, tecniche di braccia e gambe per poi parlare magari di Kihon, Kata e Kumite (i pilastri dello Shotokan)

  • Un Angolo del Lettore in cui rispondere a domande/dubbi dei lettori
  • Maestri e Stili in cui confrontare i fondatori dei vari stili che si sono affermati nel corso degli anni e di conseguenza confrontare gli stili stessi
  • Kobudo presentando gli attrezzi agricoli diventati poi vere e proprie armi

Spero possano essere idee valide...

Cordiali Saluti...

M° Giuseppe Lobefaro

P.S. Sto recuperando del materiale fotografico sul Maestro Takashi Kinoshita...di cui le avevo già parlato...non appena avrò tutto glielo invierò...

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26 giugno 2012 2 26 /06 /giugno /2012 20:32

E adesso mi aspetto pari onori per i rappresentanti dell'ebraismo, dell'islamismo, dell'induismo, del taoismo, del jainismo, dello scintoismo, del confucianesimo, dello zoroastrismo, del bahaismo, dello gnosticismo, dell'ermetismo, del mazdeismo, del manicheismo, del mitraismo, del geovismo, dell'esoterismo, di Scientology, degli Hare Krishna, dei Bambini di Dio, dell'agnosticismo e dell'ateismo. Pisapia, tieniti libero!

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26 giugno 2012 2 26 /06 /giugno /2012 16:36

 

yoiluglio

 

 

 Avevo già incontrato Taiji Kase vent’anni fa e avevo avuto l’occasione di parlargli dello sviluppo del karate Shotokan. Era stata una conversazione affascinante per me, ma sfortunatamente era durata soltanto una ventina di minuti, e da allora avevo sempre voluto rincontrarlo perché il Maestro Kase aveva visto proprio tutto...Gichin Funakoshi e il suo talentuoso figlio Yoshitaka, il vecchio dojo Shotokan, gli anni del dopoguerra e la competizione con gli altri stili, la fondazione della JKA... più di 60 anni di esperienza nel karate e nel budo. Beh, c’è voluto molto tempo, e pensavo che l’attacco cardiaco del Maestro Kase nel 1999 avrebbe potuto impedirlo, ma quando ha fatto la sua rentrée con un corso in Belgio nel maggio 2000, ho preso accordi per incontrarlo e quel che segue è un riassunto della nostra conversazione.

Taiji Kase nacque nel 1929 e iniziò il suo addestramento marziale nel judo all’età di sei anni. Ma poi, quando era un giovane Cadetto della Marina quindicenne, vide il libro ‘Karate-do Kyohan’ di Gichin Funakoshi, che generò in lui un interesse per il karate che non lo abbandonò più. Andò alla sezione Meijiro di Tokyo per iscriversi nel dojo Shotokan di Funakoshi e fu allora che vide Yoshitaka Funakoshi allenare le tecniche di calcio – e a questo punto Kase gesticola: “Maegeri, mawashigeri, yokogeri, Whoosh! Whoosh! Whoosh!”. Fu sbalordito e ancora più determinato a imparare un’arte di combattimento così formidabile. A quell’epoca Gichin Funakoshi si era ritirato dall’insegnamento e aveva affidato la direzione dello Shotokan al suo terzogenito Yoshitaka: a Yoshitaka, a quanto pare, venne dato un timbro, un sigillo, per riconoscere la sua autorità. Il Maestro Funakoshi insegnava ancora di tanto in tanto, perchè Kase ricorda un’occasione in cui il vecchio maestro gli insegnò come formare il pugno. Era nella forma mostrata nei primi libri di Gichin Funakoshi, ma ormai più o meno obsoleta, in cui il dito indice non è ripiegato nel pugno, ma esteso in modo da appoggiarsi sul palmo alla base del pollice. Nell’allenamento successivo Yoshitaka lo notò e chiese a Kase: “Chi ti ha insegnato a fare il pugno così?”   Continua su Yoi: www.yoimagazine.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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24 giugno 2012 7 24 /06 /giugno /2012 09:31

La domanda giusta da farsi non è: "Chi c'è dietro la delegittimazione di Napolitano". Le domande giuste da porsi sono:
1) Napolitano sta effettivamente coprendo Mancino accusato di aver negoziato con la mafia a nome dello Stato nei primi anni 90?
2) Se la risposta è no, perchè non dissocia le proprie responsabilità da quelle del proprio portavoce, che dà garanzie in merito allo stesso Mancino?

3) Se la risposta è sì, lo fa per proteggere il suo precedessore Scalfaro, presidente della repubblica all'epoca delle trattative?

4) E' per proteggere se stesso che adesso Napolitano si dichiara favorevole a un giro di vite sulle intercettazioni telefoniche, trovandosi in improvvisa sintonia con Berlusconi?

5) Perché Napolitano sta male interpretando il proprio ruolo di arbitro imparziale, incitando i partiti all'"unità" e condannando "l'antipolitica"? Si è dimenticato la Costituzione?

6) Perché Scalfari (il direttore di Repubblica) difende a spada tratta la coppia Scalfaro-Monti? E' per appannamento senile, ipertrofia dell'io o per interessi personali che auspica la prosecuzione di una fallimentare esperienza di governo che non può che portarci al fallimento finale?

7) Perché Repubblica non condanna gli sconfinamenti di Napolitano con lo stesso sdegno con cui condannò quelli di Cossiga? Repubblica ha il pallino delle domande retorica ai potenti, perché non prova ora a rispondere alle mie?

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22 giugno 2012 5 22 /06 /giugno /2012 22:11

mariani.jpg

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20 giugno 2012 3 20 /06 /giugno /2012 23:06

Lo stolido sollievo con cui governi e mass-media delle "democrazie" occidentali hanno salutato la risicata vittoria in Grecia di quegli stessi partiti che l'hanno condotta alla bancarotta la miopia dei politici e degli "esperti" di economia. Il tracollo del sistema Grecia è solo rinviato di qualche settimana, e sarà seguito a ruota da quello degli altri paesi deboli e dal crollo di quel castello di carta che è l'Eurozona. E ancora una volta, come in tutte le grandi occasioni della storia, la socialdemocrazia rivela tutta la sua impotenza e il suo ruolo di stampella del sistema economico vigente: non è riuscita a impedire la prima guerra mondiale, si è prostrata davanti al nazismo, e ora con Hollande e Bersani balbetta e borbotta "più sviluppo meno rigore" senza muovere un dito di fronte al martirio del popolo greco e alla tragedia che aspetta i ceti popolari dei loro Paesi. Verranno travolti assieme alla loro insipienza, ma chi prenderà il loro posto?

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