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15 marzo 2012 4 15 /03 /marzo /2012 21:59

FIJLKAM: un altro mese per pensarci.
Sono molto contento che la dirigenza della Fikta, consapevole che molte società affiliate sono luoghi di democrazia reale e non formale, nei quali i soci sono chiamati a decidere il proprio futuro, abbia concesso un mese di riflessione per decidere se "non" affiliarsi alla Fijlkam. Personalmente penso che sarebbe stato ancora più semplice chiedere esattamente l'opposto, cioè di segnalare tempestivamente la propria volontà di aderire all'iniziativa. Ma va benissimo anche così!

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12 marzo 2012 1 12 /03 /marzo /2012 18:28

Milano, 12 marzo 2012

 

Alla Segreteria Generale Fikta

 

            Il sottoscritto Sergio Roedner, presidente e direttore tecnico dello Students Karate Club Milano, preso atto attraverso gli organi di stampa  del protocollo d’intesa Fikta-Fijlkam siglato il 6 marzo 2012, che delibera tra l’altro (punto 5) “di consentire la doppia affiliazione delle loro Società sportive”, ed avendo letto altresì sul sito della Fikta la circolare n.7/12 che afferma “tutte le ASD affiliate alla Fikta saranno automaticamente affiliate alla Fijlkam”, decidendo così di applicare la norma del silenzio-assenso e comunicando che “le ASD che non intenderanno aderire all’iniziativa dovranno comunicarlo scrivendo direttamente alla Segreteria Generale della Fikta entro il 31 marzo” e che in mancanza di tale tabulato la Fikta invierà alla FIJLKAM i tabulati delle ASD affiliate alla Fikta in tale data”

 

RITIENE CHE UNA DECISIONE DI TALE IMPORTANZA, della quale era all’oscuro fino a pochi giorni fa, non possa avvenire “automaticamente” ma debba essere oggetto DI UN AMPIO DIBATTITO E DI UN VOTO DEMOCRATICO da parte dei soci della propria associazione.

 

DICHIARA PERTANTO CHE, in attesa dell’esito dell’assemblea sociale, lo Students Karate Milano NON INTENDE AFFILIARSI alla Fijlkam secondo le modalità prospettate.

 

            Certo che comprenderete la serietà e la validità delle nostre motivazioni, vi saluto cordialmente.

                        Sergio Roedner

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10 marzo 2012 6 10 /03 /marzo /2012 18:28

 

Scorrendo le righe del comunicato ufficiale pubblicato sul sito della Fijlkam, appare evidente che quella tra le due organizzazioni non è una fusione: me l’aveva già assicurato il vicepresidente Perlati e d’altra parte, per sciogliere un’associazione, è necessario il voto dell’assemblea dei soci, proprio come avvenne a Milano nel lontano 1978 in occasione della confluenza della Fesika nella neonata Fikda.

Tuttavia, per molti validi motivi, mi sembra riduttivo considerare questo accordo come una semplice “convenzione”, dello stesso peso di quella firmata a Ferrara nel 2005 tra Fikta e Fiam (alla quale, per quanto io possa ricordare, non ha mai fatto seguito alcuna iniziativa concreta):

1)      Anzitutto perché la Fijlkam non è un’organizzazione qualunque, ma la federazione ufficiale del karate sportivo, riconosciuta dal CONI e membro della WKF.

2)      In secondo luogo, perché l’accordo tra i presidenti Pellicone e Achilli è la replica, a 33 anni di distanza, di quell’intesa del 1979 che portò a dieci anni di convivenza e fu seguita da una rottura durata 22 anni. Difficile pensare che sia stato stipulata a cuor leggero e che una delle due parti voglia esporsi ai rischi del ridicolo dopo un nuovo fallimento.

3)      La ragione principale per pensare che questa intesa non sia “solo” una convenzione ma il preludio a un’intesa più stretta si trova nella formulazione stessa del comunicato. Si va molto oltre la collaborazione a iniziative come il “simposio” sul karate o le manifestazioni di bambini, alle quali mi aveva accennato telefonicamente il Maestro Perlati: si parla esplicitamente di “un comune programma tecnico, agonistico e culturale”, di cooperare per “corsi ed esami di graduazione e formazione di tecnici ed ufficiali di gara”. Soprattutto, ed è per me la novità più sorprendente, si parla di “consentire la doppia affiliazione delle Società sportive”. In altre parole, le società della Fikta, che attualmente all’atto del rinnovo dell’affiliazione devono impegnarsi per iscritto a non svolgere attività organizzate dalla Jka Italia, potranno aprirsi al karate sportivo. Maestri e praticanti, ai quali è fatto divieto di allenarsi col maestro Naito,  potranno, se lo vorranno, allenarsi col professor Aschieri. Sorprendente!

4)      Mi hanno infine fatto riflettere i recenti, peraltro meritatissimi, passaggi di dan ai vertici della Fikta. Qualcosa di simile avvenne nel 1978, alla vigilia dell’unificazione, per dare un riconoscimento ai nostri migliori atleti e maestri prima che le regole del gioco venissero cambiate: ma la mia è solo una congettura, e potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza.

Quali potrebbero essere, al di là della dichiarata convinzione comune “che il Karate, in quanto sport, costituisce un fenomeno culturale ed educativo ed è, quindi, un elemento essenziale nella formazione fisica e morale della gioventù (una convinzione che sicuramente non è una scoperta recente, ma che fino ad ora non aveva prodotto alcun effetto a livello pratico) quali potrebbero essere, ripeto, le ragioni che hanno portato le due rivali storiche a un riavvicinamento?

Il karate italiano ha conosciuto il suo momento di maggior compattezza nel decennio del matrimonio, più o meno felice, tra Fik e Fesika, e viceversa la sua fase di maggior dispersione dopo il fallimento dell’unificazione e il mancato riconoscimento da parte del CIO come disciplina olimpica: riconoscimento andato invece ai “cugini” del taekwondo. Soprattutto negli ultimi tempi le due maggiori organizzazioni hanno conosciuto diaspore ed emorragie più o meno consistenti di maestri ed iscritti. Se pezzi significativi del karate sportivo sono confluiti nella Fesika, nella Fiam e nella nuova Fik, sul nostro fronte abbiamo assistito all’uscita della Jka Italia. Nulla di strano perciò che Fijlkam e Fikta, tramite il riconoscimento reciproco, vogliano riaffermare di costituire complessivamente la “confederazione” più significativa del karate italiano a livello sia numerico che qualitativo.

E’ una mossa che obiettivamente relega a un ruolo marginale le altre organizzazioni che si sono costituite nel tempo. Per la Fijlkam è motivo di prestigio collaborare con il M° Shirai, l’esponente più prestigioso del karate “tradizionale”; la Fikta (riecheggiando nuovamente il mio colloquio con Perlati) avrà più agevole accesso alle strutture sportive e forse un nuovo sbocco agonistico per quanti al proprio interno hanno particolare predilezione per le gare. Si può anche pensare che il Maestro, in vista di un suo futuro disimpegno dall’attività, voglia affidare la sua creatura a un’entità legalmente riconosciuta per garantirne la sopravvivenza.

E’ arduo prevedere invece quali potranno essere le ricadute per i semplici praticanti che non hanno particolare feeling per il karate sportivo. Torneranno gli stage tecnici obbligatori con Aschieri? Verranno modificati programmi e commissioni d’esami? Ci saranno gare comuni? Ci ritroveremo fra un anno due o due come “settore tradizionale” di una nuova organizzazione? A queste domande solo il tempo potrà dare una risposta, una volta che l’accordo sarà stato ratificato (e su questo esistono pochi dubbi) dalle rispettive assemblee.

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6 marzo 2012 2 06 /03 /marzo /2012 22:56
Firmato il protocollo d’intesa FITKA - FIJLKAM

 

Roma, 6 marzo 2012 - Un nuovo passo avanti per la promozione e diffusione del Karate in Italia è stato compiuto con la firma del protocollo d’intesa tra la FITKA (Federazione Italiana Karate Tradizionale) e la FIJLKAM. I rappresentati delle due federazioni si sono incontrati presso il Centro Olimpico federale di Ostia per concordare i dettagli dell’accordo che si basa sull’assunto fondamentale che il Karate, in quanto sport, costituisce un fenomeno culturale ed educativo ed è, quindi, un elemento essenziale nella formazione fisica e morale della gioventù. Dalla condivisione di tale ideale nasce, pertanto, una piattaforma di azioni che porterà, tra l’altro, all’istituzione di una commissione  paritetica con il compito di definire gli aspetti tecnici ed organizzativi dell’intesa. Come è stato sottolineato dal Presidente federale Matteo Pellicone e dal Presidente FITKA Prof. Gabriele Achilli, grazie a questo accordo verrà avviato un comune programma tecnico, agonistico e culturale che porrà le basi per azioni sinergiche da realizzare nel pieno rispetto delle autonomie funzionali ed organizzative di ciascuna Federazione. E’ comune intento favorire la diffusione del Karate attraverso eventi culturali quali conferenze e seminari, garantire il più alto livello di qualità dei rispettivi corsi ed esami di graduazione e formazione di tecnici ed ufficiali di gara, consentire la doppia affiliazione delle Società sportive, promuovere l’attività di pre-agonisti e master con una regolamentazione comune, condividere gli spazi del Centro Olimpico e del PalaFIJLKAM, sempre nel rispetto e nei limiti consentiti dagli impegni agonistici. L’accordo ha validità biennale ed è stato firmato anche alla presenza dei Maestri Shirai e Parlati per la FITKA, del Direttore Tecnico della nazionale Prof. Pierluigi Aschieri, del Segretario Generale Domenico Falcone e del responsabile dell’Area Sportiva Dominic Aloisio.

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6 marzo 2012 2 06 /03 /marzo /2012 17:12

Dopo telefonata chiarificatrice col Maestro Perlati posso confermare che è stato confermato un protocollo d'intesa per il riconoscimento reciproco tra Filkam e Fikta e per la collaborazione in determinate iniziative, quali il Simposio o le manifestazioni dei bambini.

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4 marzo 2012 7 04 /03 /marzo /2012 20:09

Diciamo la verità, la Torino-Lione serve ai bisogni della stragrande maggioranza del popolo italiano quanto il ponte sullo stretto di Messina, L'Expo di Milano, le Olimpiadi e i cacciabombardieri prenotati dal Ministero della Difesa: meno di zero. E soprattutto (oltre ai costi), per serie e valide ragioni, non piace alla popolazione interessata ai lavori.

Monti dice: bisogna onorare gli impegni già presi. Dunque gli impegni con la Francia e gli Stati Uniti sono più sacri e cogenti di quelli con i lavoratori e i pensionati, ai quali sono state cambiate dall'oggi al domani le regole del gioco, cioè quelle della sopravvivenza dignitosa?

Sofri chiede: perché non si fa un referendum sulla Tav? Ma perché la classe politica italiana ed europea ha già ampiamente dimostrato che in caso di appello al "popolo sovrano" possono succedere solo due cose:

a) i referendum si fanno ma se ne ignorano allegramente i risultati (vedi quanto è successo da noi la scorsa primavera);

b) oppure i referendum non si fanno proprio: vedi il caso Grecia, dove il Fondo Monetario Internazionale ha impedito al governo di chiedere al proprio popolo se è d'accordo a farsi strangolare per l' "interesse comune" della finanza internazionale.

La democrazia è sospesa, fino a nuovo ordine dei Mercati...

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4 marzo 2012 7 04 /03 /marzo /2012 20:05

Caro Colaprico,

Il fenomeno del randagismo è in costante crescita, probabilmente anche a causa della superficialità consumista con cui tanta gente oggi compra animali domestici per poi sbarazzarsene alla prima vacanza. Aggressioni ad esseri umani sono segnalate con regolarità, anche se per fortuna non sempre hanno un esito tragico come quella di via Martirano. Quello che proprio non capisco è come mai un quotidiano come Repubblica, che non è né la Padania né il Giornale, nell’ampio servizio dedicato all’episodio menzioni con una certa insistenza il particolare che un insediamento Rom si trova a 200 metri dall’attacco dei cani, quando dagli articoli emerge con chiarezza che i suoi abitanti non risultano detenere cani di grossa taglia. Siamo alla logica dell’apud hoc propter hoc? A meno che non si voglia sposare la tesi, piuttosto ardita, che i Rom addestrino i cani per aggredire i pensionati o quella, più suggestiva ma ancora meno credibile, che oltre a rapire i bambini occasionalmente si trasformino in “cani mannari” per seminare il terrore.

Sergio Roedner, Milano

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2 marzo 2012 5 02 /03 /marzo /2012 21:07

E' notevole come gli organi di stampa più vicini al governo Monti prendano in giro i lettori più sprovveduti. Articoli trionfalistici sul calo dello "spread" fra titoli di stato italiani e tedeschi. Poi leggi meglio e capisci che il "miracolo" non è provocato dalla rinata fiducia internazionale nella solidità del nostro Paese dopo la "cura dimagrante" delle manovre del "professore tecnico" ma da un semplice gioco di prestigio: la BCE elargisce fiumi di denaro al tasso simbolico dell'1% alle banche, e le banche italiane con quei soldi comprano in massa titoli di Stato...

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22 febbraio 2012 3 22 /02 /febbraio /2012 15:25

Chi se ne frega dei redditi dei ministri, a prescindere dalla questione se dichiarino fedelmente le loro entrate? E chi se ne frega dei veicoli (uno, due, tre) che possiedono? Ciò che conta è che le loro disponibilità finanziarie sono incomparabili con quelle di un normale cittadino che rappresentano. E che la loro politica è vessatoria come quella che ha strangolato la Grecia: quei rispettabili signori dell'alta borghesia, così diversi dai folkloristici guitti del governo Berlusconi, sono gli emissari della finanza internazionale, hanno amputato e continueranno ad amputare la carne viva con il beneplacito, la perplessità o le timide proteste dei "Democratici" e dei sindacati...

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21 febbraio 2012 2 21 /02 /febbraio /2012 20:37

Caro Maestro Perlati,

 

Non è la prima volta che ho l’onore di essere chiamato in causa da Lei. Questa volta si tratta della Sua replica al mio articolo Nostalgia di Fesika (Karate Do n.23). Prima di tutto mi spiace di averla innervosita, ma al tempo stesso mi chiedo perché pensi che valga la pena di replicare se, come si legge tra le righe, giudica le riflessioni espresse dagli intervistati a livello di “chiacchiere da bar sport”. Immagino e spero che ci sia un comitato di redazione che valuti se un articolo meriti o meno la pubblicazione su KarateDo, e so per certo che alcuni collaboratori della rivista non sono iscritti alla Fikta: do quindi per scontato che il Suo intervento sia quello di un appassionato e non la “voce ufficiale” della federazione.

Fatta questa premessa, e prima di entrare nel merito del Suo articolo, vorrei ricordare, non certo a Lei, che mi occupo di editoria marziale, gratuitamente e per passione, dai primi anni 80: sono stato direttore editoriale di Yoi (ottenendo all’epoca il riconoscimento ufficiale della EAKF) e successivamente redattore e co-fondatore di Karate Oggi, oltre che collaboratore di KarateDo e di Samurai. Credo di poter affermare, senza paura di essere smentito, che in questi trent’anni non ho mai deflettuto di una virgola dalla mia posizione “ideologica”: la difesa intransigente dei valori del “nostro” karate, anche nel decennio travagliato della cosiddetta “unificazione” con la Fik. Altrettanto intransigente sono però sempre stato nel rifiuto di un giornalismo “ufficiale”, “inamidato”, “federale”, secondo il quale tutte le gare sono splendidamente organizzate e a tutte le decisioni ufficiali si risponde solo con un “Oss”. Per me un conto è il dojo, un altro conto la federazione, un altro conto ancora un giornale. Quando ho pensato che una notizia fosse interessante, l’ho pubblicata, senza chiedermi se fosse “scomoda”. Il maestro Naito esce dalla Fikta? Perché far finta di niente? Tanti atleti vivono il doloroso dilemma di dover scegliere fra due insegnanti ai quali sono affezionati: è un argomento tabù? Un centinaio di praticanti ed ex-praticanti parlano tra loro della vecchia Fesika, discutendone pregi e difetti e sognando di ritrovarsi: qual è il problema?

Il limite maggiore del Suo articolo, secondo me, è quello di giudicare un po’ sommariamente coloro che non hanno condiviso le scelte (politiche, non tecniche) del gruppo di cui Lei ed io facciamo tuttora parte. Davvero tanti maestri “hanno perduto l’entusiasmo” per colpa propria, e non per scelte federali subìte e non condivise? E’ sufficiente rammentare loro che “la Fikta è qui! Il Maestro Shirai è qui, nella Fikta!” come fa Lei, per convertirli sulla via di Damasco? Io certo apprezzo la Sua fiducia incondizionata nel Maestro, ma vorrei ricordarLe che la parola d’ordine, nel 1979, era “entriamo nel CONI”. C’è da stupirsi che qualcuno dei “vecchi” (come Montanari, Demichelis, Tammaccaro) non ne fosse così entusiasta? E c’è da stupirsi che al contrordine del 1889 (“Rifacciamo la nostra federazione”) qualcun altro sia rimasto di là? Cosa accadrebbe oggi se ci fosse un nuovo dietro-front? Non credo che le nostre “perdite” siano dovute a mancanza di stima verso il M° Shirai o alla priorità data “all’aspetto fisico-atletico”; molti praticanti e maestri non trovano agevole scegliere tra la coerenza alle proprie convinzioni e l’obbedienza a direttive che non sempre riescono a comprendere e condividere.

 Oggi certamente, come dice Lei, sotto tanti aspetti, “pratichiamo un karate che è avanti anni luce rispetto a quello di 30 anni fa”, ma a questa crescita tecnica e spirituale non corrisponde la capacità di richiamare ed entusiasmare nuovi praticanti, come accadeva invece negli anni della Fesika. 

E’ vero, il sole volge al tramonto per la nostra generazione, ma è un po’ supponente immaginare che i “nani” si trovino tutti dall’altra parte!

Sergio Roedner

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