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14 gennaio 2012 6 14 /01 /gennaio /2012 10:45

L'avevo scritto su questo blog alcuni mesi fa e non posso che confermarlo ora: nonostante le rassicurazioni ufficiali, il nostro Paese è sull'orlo della bancarotta globale e i nostri risparmi (oltre alle pensioni e ai posti di lavoro) sono a rischio. Le manovre del governo Monti, sbandierate come segno di lungimiranza politica, sono la fotocopia di quanto è stato già inutilmente tentato per "salvare" (in realtà: strozzare) le Grecia. Di più: la moneta europea rischia di fallire, con tutte le conseguenze, quelle prevedibili e anche quelle imprevedibili.

Che cosa può fare un semplice cittadino per limitare i rischi anche di fronte agli scenari più pessimistici? Ecco quello che ho fatto io:

1) Rendete i vostri risparmi quanto più "liquidi" possibile, ricordando che nessuna garanzia dello Stato può salvare i vostri depositi bancari se lo Stato stesso fa bancarotta - cosa che sta per accadere alla Grecia, e noi la seguiamo a pochi mesi di distanza. Direi che una cassetta di sicurezza è ragionevolmente sicura, più del materasso di casa vostra. Se la vostra banca fallirà, potrete andarveli a riprendere.

2) Convertite almeno parte della vostra liquidità in beni-rifugio come l'oro fisico.

3) Convertite almeno parte della vostra disponibilità in dollari.

4) Se volete investire, dimenticate il "patriottismo" e comprate dei Bund tedeschi.

Ci risentiremo fra qualche mese per verificare se il vostro blogger è un paranoico catastrofista oppure no.

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7 gennaio 2012 6 07 /01 /gennaio /2012 17:25

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23 dicembre 2011 5 23 /12 /dicembre /2011 21:12

Caro Jacopo,

Una lettera molto interessante la tua, alla quale rispondo volentieri anche se so già che le mie risposte ai tuoi quesiti e alle tue critiche non ti soddisferanno mai del tutto.

Cominciamo dall’efficacia, che sembra essere al centro del tuo discorso e preme molto anche a me. Ho cominciato a fare karate a 19 anni, alla ricerca appunto di un metodo efficace (anzi, del metodo più efficace) di difesa personale, e ho continuato per altri quaranta. Nel frattempo sono cambiato io, sono cambiate le mie motivazioni, è in parte cambiato anche il karate, ma non ho mai smesso né cambiato arte marziale o disciplina sportiva.

Se è solo l’efficacia in un combattimento per strada che si cerca, sono convinto anch’io che ci siano metodi più efficaci del karate Shotokan per acquisirla: muay thai, krav maga, karate kyokushinkai, magari abbinati al ju-jitsu brasiliano per la lotta a terra…Meglio ancora il porto d’armi e il poligono di tiro, perché di fronte a un’arma da fuoco o da taglio la prudenza non è mai troppa!

Ma perché l’interesse per l’efficacia deve diventare un’ossessione? Fai di mestiere il portavalori, la guardia del corpo, il buttafuori? Ti chiedo questo perché, a differenza di quanto scrivi tu, io, in quarant’anni di pratica e quasi sessanta di esistenza, le occasioni per fare a botte posso contarle sulle dita di una mano, e non sono mai andate fino alle estreme conseguenze…In queste situazioni quello che mi ha aiutato è stato piuttosto la freddezza, l’autocontrollo, la capacità di prevedere le azioni altrui e le possibili conseguenze. Non credo che saper applicare una ginocchiata o una leva avrebbero fatto la differenza, almeno per me.

Premesso questo, concordo con te su molti punti. E’ vero che il karate, da arte marziale per la sopravvivenza, è diventato uno sport, ma questo è successo molto, molto tempo fa, almeno da quando Itosu lo ha introdotto nel programma di educazione fisica delle scuole di Okinawa e Funakoshi lo ha portato in Giappone. Ancor di più da quando il figlio di Funakoshi ha allungato le posizione per farne una ginnastica di potenziamento e da quando sono state introdotte le gare di jiyu kumite. L’organizzazione del M°Shirai, prima di fondersi con la Fik, si chiamava “Federazione Sportiva Italiana Karate”, e la sua erede attuale, la Fikta, alla quale sono iscritto con molti altri (tra i quali i maestri Fugazza, Campari, ecc) ha un proprio programma agonistico.

Ciononostante, c’è una notevole differenza nell’allenamento, nell’esecuzione delle tecniche, nel fine della pratica, tra il nostro karate e quello della Fijlkam, sia nel kumite che nel kata. Non è vero che non utilizziamo il sacco o il makiwara (ci sono su Youtube molti filmati illuminanti del M° Tanaka, di Yahara e di altri). Conosco Nino Tammaccaro dal 1971 e il suo modo di allenarsi e combattere non differiva molto da quello di Capuana, Montanari ecc, se non per un minore controllo di cui facevano le spese i suoi sparring partner, come del resto succedeva a lui col M°Shirai.

Che le nostre tecniche siano efficaci lo provano le dimostrazioni di tameshi-wari, una pratica che molti di noi non hanno mai abbandonato. Anche senza prendere a prestito i colpi del pugilato, maegeri, ushirogeri, shutouchi e colpi di gomito possono essere devastanti. Per usarli in kumite, dovremmo usare le protezioni, e questo falserebbe il modo di portare le tecniche.

E qui secondo me sta il punto fondamentale: io amo il karate come sistema integrale, del quale il combattimento è una parte importante ma non la totalità. Amo i kata non come “esibizione di forma” (definizione per la quale dovresti rivolgerti a Valdesi & Co) ma come combattimenti con avversari invisibili ma sentiti sempre come presenti, nei quali la tecnica, come dice il M° Fugazza, è solo un presupposto per l’efficacia. C’è stato e c’è ancora chi prova a ricavare il combattimento dai bunkai dei kata, io riesco meglio con la vecchia metodica della Jka, perché è ben difficile ricreare le condizioni in cui ci si allenava a Okinawa.

“Il combattimento è qualcosa di assoluto”? Non credo proprio, almeno a livello legale bisogna stabilire delle regole e dei limiti e salvaguardare l’incolumità dei praticanti. Se proprio vuoi sapere cosa mi piacerebbe a livello di kumite, penso al combattimento contro cento avversari del Kyokushinkai, stile “pesante” in cui è comunque vietato colpire con le braccia la testa dell’avversario. “Se il karate è staccato dalla difesa personale reale perché praticarlo?” E perché praticare il kendo, il tiro con l’arco, la scherma? Il karate, se studiato con veri maestri (è stata la mia fortuna) è una strada meravigliosa per irrobustirsi nel fisico e temprarsi nel carattere, senza perdere di vista quell’efficacia di cui parli, ma pensando a come mantenerla nel tempo, quando la prestanza fisica dei vent’anni verrà a mancare.   

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23 dicembre 2011 5 23 /12 /dicembre /2011 11:39

......
la finalità originale del karate cioè la difesa personale?
ridurre le tecniche a cinque -sei colpi kizami gyaku tre quattro calci tirati ossessivamente e sempre in linea retta e sottovalutare tutto quel repertorio di tecniche realmente efficaci (e presenti nei kata!) quali gomitate ginocchiate colpi a mano aperta, leve, proiezioni ecc ecc?
perchè ridurre i kata ad esibizione di forma , quasi ci si trovasse all opera per assistere ad un balletto, e non usarli come digesto di tecniche da difesa personale?
Perchè non apriri a moderne tecniche di allenamento con colpitori e sacchi in modo da allenare realmente all efficacia dei colpi ed illudersi, mascherandosi dietro all idea del controllo, dell opinione (spesso totalmente infondata ) dell efficacia devastante e risolutiva dei propri gyaku zuki?
Queste cose proprio non le riesco a capire.
Ma possibile che solo io sia stato in una buona palestra di thai boxe ed abbia visto che significa colpire veramente ? o che solo io abbia visto (senza citare nemmeno le mie esperienze dirette) qualche video in youtube di krav maga o, per tornare più vicini a "noi" , qualche combattimento di kyokushinkai?
ora posterò qui alcuni link di video che secondo me rendon l ' idea di ciò che scrivo. Se hai tempo dacci un occhio e dimmi le tue impressioni..
http://www.youtube.com/watch?v=M5AvCcLwaJQ -stile di karate molto più realistico a mio giudizio nonostante il casco-

http://www.youtube.com/watch?v=1BJxBFj-NNE&feature=related un ottimo karateka che , mi dispiace dirlo a Campari e co. farebbe passare rutti due minuti(di più, lo dico senza nessun intento polemico, non credo durerebbero)

http://www.youtube.com/watch?v=vdHYUlFMhsk&feature=related - immagina un confronto tra i praticanti di karate dei tuoi video e questi atleti.

http://www.youtube.com/watch?v=xnZ0sfOiuIM queste dimostrazioni , benchè "coreografate" mi sembrano dare una visione della difesa personale un tantino più efficace di questa http://www.youtube.com/watch?v=oRyWQv6c5bE&feature=plcp&context=C3904b68UDOEgsToPDskJfxaFxuPbZ9UfDROUevStG

http://www.youtube.com/watch?v=txP8vWt3xQE Questa è una visione del karate shotokan secondo me realistica ed utile,benchè ancora molto migliorabile. non quella che si vede , purtroppo generalmente in italia.

Potrei continuare ancora a lungo ma penso che questi video sian sufficienti.
L unico di cui ho visto alcuni buoni video è il maestro Nino Tammaccaro. Unico shotokanista in Italia in cui ho visto qualcosa di realistico .

QUesti atleti del tuo video http://www.youtube.com/watch?v=pgQYYQMeaWg&feature=plcp&context=C30b4702UDOEgsToPDskLHqJHFqeR7hVJu_TW81ZbV che , ti prego di passarmi il termine , paiono avere una scopa nel culo, avrebbero secondo te qualche speranza contro questi altri atleti a tuo modo di vedere? http://www.youtube.com/watch?v=QEu0TowERKI&feature=related

Ritengo inutile parlare di regolamenti differenti e di sport differenti, perchè sono sicuro che anche senza alcuna limitazioni di sorta, giacobini e campari sarebbero spacciati. Il combattimento è qualcosa di assoluto credo, è troppo facile parlare di controllo limitazioni , tecniche troppo pericolose ecc ecc. Se mai ci si è allenati al contatto come si può credere che la volta che si dovrà colpire lo si farà davvero come chi invece ci si è allenato ogni giorno? questa affermazione , cmq, è anche suffragata da dati scientifici, (prova a dare un occhio sul sito della federazione italiana makotokai) , anche se comunque non credo serva un genio, basta il buon senso.
oppure perchè un lavoro del genere

http://www.youtube.com/watch?v=JRFR7HB5Kho è totalmente impensabile in un dojo di karate nostrano?
Eppure nei kata queste tecniche e i principi, a saperli trovare ci sono tutti.
Possibile che gli okinawesi in battaglia ci andassero con la famosa scopa di cui sopra e si limitassero a tirare kizami e gyaku ??? non credo proprio. penso che il karate come viene inteso nella maggior parte dei dojo sia frutto di precise scelte e di incompetenza , purtroppo di chi lo insegna, che non ha saputo, e non ha voluto, guardare al di la del proprio giardino per migliorarsei, arroccandosi in false convizioni, in rappresentazioni scenografiche e purtroppo in tanti osu sensei, detti senza pensare , sintomo secondo me di finta marzialità, di una forma vuota.
Se il karate è staccato dalla difesa personale reale perchè praticarlo?
Perchè "mettersi in "pijama" e fare una ginastica tutto sommato a volte forzata e non affidarci allora alla cara buona vecchia scienza occidentale che, in quanto a preparazione atletica, ha raggiunto risultati davvero eccellenti?
Perdona il mio sfogo, ma ho cercato di arrivare a quello che secondo me è il vero problema del karate, cioè che si ia distaccato da quelo che era il suo scopo primario, una micidiale tecnica di combattimento a mani nude , per infarcirsi di ideali pseudo orientali alla karate kid e mischiarsi con in una stucchevole marmellata con alcuni aspetti dell agonismo occidentale.

Con questo non voglio sputare sull impegno e sul duro lavoro di tante persone , anzi è da apprezzare la passione che viene trasmessa; il problema è che viene indirizzata in qualcosa che secondo me è totalmente priva di senso.
Fortunatamente il mio sensei italiano, ha deciso di uscire dall ottica delle federazioni italiane e cercare di svolgere un lavoro il più ancorato possibile alla realtà introducendo metooologie di allenamento quali colpitori, studio di tecniche non convenzionale come ginocchia e gomiti, leve proiezioni e quant altro.
In caso contrario avrei cambiato arte marziale, indirizzandomi verso qualcosa di più realistico.
Mi piacerebbe sapere che pensi di quello che ho detto e dei video che ti ho postato.
nell attesa di una tua risposta, sinceri
saluti e auguri per le festività, Jacopo Vanin.

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23 dicembre 2011 5 23 /12 /dicembre /2011 10:16

Ciao, mi chiamo jacopo e sono anche io un karateka come te. Ho avuto modo di vedere e apprezzare molti video da te caricati in youtube.. molto interessanti, vere rarità, per me che sono giovane(ho 24 anni). Mi dan la posibilità di conoscere un certo tipo di karate di cui ho solamente sentito parlare.
Guardando il tuo canale sono arrivato a questo blog e quindi ho pensato di mandarti una mail con le mie impressioni. Visto che tieni un canale ed un blog penso, e spero, tu sia interessato a sentir pareri altrui su quello che pubblichi.
Inoltre mi sembri una persona che ama il karate e con una lunga esperienza, quindi mi sembra molto interessante contattarti.
Ho visto anche gli ultimi video dedicati alla lezione del maestro Campari..
Interessante ma, posso essere onesto? è un karate che proprio non mi piace, o comunque che non comprendo.
Non solo il suo, ma quello che in generale ho visto nei tuoi video.
Se hai pazienza di leggere il mio messaggio ti spiegherò il perchè.
Sono giovane , lo so, e quelli dei video sono mostri sacri dell arte in italia e non solo.. quindi tu penserai forse "ma che vuole sto ragazzino presuntuoso"?
Ora te lo spiego e mi farebbe molto piacere se mi rispondessi, anche per darmi l occasione di capire.
Innanzitutto ti riassumo in breve la mia storia marziale, così tanto per darti delle referenze e perchè mi sembra giusto presentarsi ..
Sono II dan shotokan, datomi sia da un maestro allievo del maestro Failoni di Venezia e confermatomi anche dal maestro Shojun Sujiyama che insegna sempre qui a Venezia.
Al momento non appartengo a nessuna federazione.
Ho praticato inoltre muay thai dal maestro Boonlert Tanawat (ex professionista thailandese ora residente a Padova) prendendo per due anni lezioni private.
Ho praticato a livello amatoriale boxe all Union Boxe di mestre.
Ho partecipato a svariati stage del maestro di Silat, Eric Chatelier.
A livello agonistico ho poca esperienza, ho partecipato ad un edizione dei campionati nazionali di Makotokai tenutasi a Padova nella categoria open, full contact, senza distinzioni di peso e aperto a chiunque.
A livello non ufficiale avendo avuto modo però di girare in molte palestre di svariate arti, ho incrociato i pugni con molti praticanti, dilettanti di muay thai di diverse categorie, pugili durante la mia esperienza nella boxe, praticanti di wingchun miei amici, allievi del sifu Philip Bayer e sempre amici, praticanti di Systema e Krav maga,
Nonchè con alcuni karateki agonisti della mia zona praticanti wadoryu.
Inoltre, mio malgrado; mi è capitato di applicare "nella realtà" quanto appreso, risultando fortunatamente sempre "vincitore".
Quest ultime penso siano state le esperienze in assoluto più formative.Uno scontro reale , nella vita reale, senza regole regolamenti arbitri limitazioni ecc equivale a qualche anno di allenamenti "sicuri" in palestra.
eE non lo dico con esaltazione, lo giudico solo dal punto di vista di esperienza tecnica.
In qunto non si combatte per la medaglia, ma purtroppo per qualcosa di più importante, con l adrenalina che scorre a fiumi nelle vene il cervello che si blocca e l arrivo dell istinto.
Fatta questa specie di presentazione ,che spero sia utile a farti capire il mio punto di vista, ti spiego perchè non condivido il modo di karate che vedo nei tuoi video.
Lo trovo totalmente irreale, i colpi non sono mai portati , nessun allenamento con colpitori o sacchi, mai colpi circolari come i ganci o montanti, calci totalmente privi di anca(quella vera), posizioni enormi e saltelli, leggerezzaesasperata.
Lunica cosa apprezzabile dal mio punto di vista è la velocità e la preparazione atletica, spesso ottima.
Quello che chiedo è: perchè il karate in Italia è stato inteso in questo modo totalmente irrealistico, perchè vi è questa predilezione per l agonismo...(segue?)

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14 dicembre 2011 3 14 /12 /dicembre /2011 20:23

Sono le parole stroardinarie con cui il rabbino capo di Roma, Riccardo Pacifici, ha replicato alla rappresentante della lega Nord la quale, a proposito dei rigurgiti di razzismo in Italia, ha affermato che per evitare altri incidenti bisogna "preoccuparsi prima di tutto della propria famiglia" (cioè degli italiani) e poi degli stranieri.

Quanto è accaduto a Torino, a Firenze e a Roma conferma una triste veritò storica: nei momenti di grave crisi economica trovano spazio i movimenti neofascisti, neo nazisti e xenofobi che additano alle masse frustrate capri espiatori di comodo:ebrei, extra-comunitari, zingari.

Per evitare che questo accada, è stroardinariamente importante mobilitarsi in prima persona e non restare a guardare e tacere.

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8 novembre 2011 2 08 /11 /novembre /2011 17:24

Il suo amato compagno di tutta la vita, Giovanni Pesce, "Visone", comandante del terzo Gap e medaglia d'oro della Resistenza, l'ha preceduta di poco. Ora anche la sua staffetta, Onorina Brambilla, nome di battaglia "Sandra", se ne è andata, dopo una lunga vecchiaia dedicata alla testimonianza e all'impegno antifascista. Mano a mano che scompaiono gli ultimi eroi di quel biennio del quale il nostro Paese può andare fiero, ci sentiamo tutti un po' più soli.

Ora e sempre Resistenza!

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1 novembre 2011 2 01 /11 /novembre /2011 15:21

Non sono credente né francofilo ma mi colpisce sgradevolmente l'ipocrisia con cui Repubblica nell'inchiesta "I Crociati di Francia" accusa di oscurantismo le proteste di gruppi integralisti cattolici contro lo spettacolo teatrale di Castellucci. In Italia, è vero, queste proteste non ci potrebbero mai essere, ma per il semplice fatto che tutti gli organi di controllo e tutte le forze politiche di governo e di opposizione (con la possibile eccezione dei Radicali) impedirebbero uno spettacolo in cui "il volto di Cristo sembra sporco di escrementi" per non parlare dell'altro "capolavoro" citato nell'articolo e contestato in aprile: "un crocifisso immerso nell'urina".

Sergio Roedner, Milano

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28 ottobre 2011 5 28 /10 /ottobre /2011 21:15
Leggo su un blog e condivido pienamente:
"Ieri sera, assistendo alla trasmissione Ballarò, dopo aver sentito strabiliata la Bindi inveire contro Lupi per non aver effettuato la riforma prevvidenziale pensavo di inviarle una email indignata, ma poi ho decido che non ne vale la pena, basta non votarli più e convincere conoscenti e familiari a non farlo; a questo punto meglio la Lega.
Considerazione personale: il PD ha perso le precedenti elezioni per aver strizzato l'occhio agli imprenditori (ricordate il discorso di Franceschini a Vicenza?), le prossime le perderanno per l'abbraccio coi banchieri.
Tra i pensionandi ci sono anche i disoccupati, ormai privi di reddito, in sofferente attesa di raggiungere a gennaio la quota 96 e la "sinistra???" ci vuole affossare una volta per tutte."

 

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23 ottobre 2011 7 23 /10 /ottobre /2011 21:05

piazza ideale e piazza virtuale

PIAZZE IDEALI E PIAZZE REALI

 

Anche il miglior giornalismo riformista, quando si trova di fronte movimenti di massa che non gli piacciono e non lo rassicurano, rivela una memoria corta ma una grande fantasia nel coniare nuove definizioni (“indignados”, “black bloc”) pur di esorcizzare la realtà di quello che si sta ormai rivelando come un movimento anti-imperialistico radicale.

Così Michele Serra, nella sua Amaca del 23 ottobre, si rifugia forse nel sogno della piazza dell’Atene di Pericle come simbolo di “bellezza urbana e luogo della politica”, lamentando la sua profanazione da parte dei manifestanti romani e dimenticando lo scempio di tante piazze italiane ormai “luogo delle banche”, nonché i massacri di Piazza delle Tre Culture, piazza Tien An Men e tante altre degli ultimi decenni. E nel contrapporre il raffinato e alternativo Vendola all’ “attempato ammiratore dei black bloc” (troppo vecchio per ribellarsi?), vi vede un topos  esemplare dell’ odio della sinistra come tradizione classica dell’estremismo.

Si tratta invece a mio avviso solo di una lotta di tendenza in un momento in cui la “sinistra” è più che mai un concetto astratto e nebuloso: i suoi leader più usurati e “attempati” scoprono i loro altarini meno lodevoli o gareggiano in moderatismo con Fini e Casini, i disperati (o vogliamo chiamarli “desperados”?) in Val di Susa come a Roma, Atene, New York o Londra tentano invano da soli l’assalto al Palazzo d’Inverno.

Sergio Roedner, Milano

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  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
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