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22 ottobre 2011 6 22 /10 /ottobre /2011 15:37

Pubblichiamo qui di seguito il contraddittorio tra Michele Serra, tra i più apprezzati opinionisti di Repubblica, e il vostro blogger:

 

da Repubblica del 19 ottobre: L'AMACA

Con l' arresto di "er Pelliccia" anche i Moti Romani di sabato scorso perdono quel poco o quel tanto di demoniaco (fuoco e fiamme) che si erano guadagnati sul campo. Già i calzoni a fior di mutanda, molto di moda tra i teenagers, conferivano alle immagini del giovane rivoltoso qualcosa di mestamente conformista, più da Upim che da Bastiglia. Si è poi saputo che il teenagerè piuttosto maturo (24 anni),e maturissimo come matricola (primo anno di università), per dire che anche i movimenti più duri e più sinistri hanno i loro Trota. Quanto alle indagini, si dice che il povero Pelliccia, vistosi incastrato, abbia giustificato il lancio dell' estintore con la volontà di "spegnere un incendio", comicissima scusa,e qui si arriva, anzi si ritorna, a quell' eterno Alberto Sordi che siamo, alla piagnoneria ipocrita di "Un giorno in Pretura" e "a me m' ha rovinato la guera", e di nuovo si capisce perché il narratore dei nostri mali non è Dostoevskij, sono Age e Scarpelli. E viene una pena tremenda per quei genitori e anche per quel figlio, sbatacchiato tra le spire della storia senza nemmeno sospettarne la durezza e la cattiveria, rivoluzionario del sabato pomeriggio, già al lunedì ridotto al suo soprannome da macchietta di quartiere. - MICHELE SERRA

 

La mia lettera:
Caro Michele,
La tua Amaca del 19 ottobre è secondo me un pessimo esempio di razzismo culturale. Certo un vero "intellettuale di sinistra" con la media del 30 a Filosofia vestirebbe in modo diverso, non scaglierebbe estintori e se preso in flagrante si chiuderebbe in uno sprezzante silenzio o si dichiarerebbe "prigioniero politico". Ma "che ci azzecca questo", come direbbe Di Pietro, il meno intellettuale ma forse il più credibile sulla scena politica odierna, col problema della violenza, che ha coinvolto almeno un migliaio di persone solo nel nostro Paese? Non occorre una laurea per essere disperati, a meno che tu non voglia proporre, invece della tassa sulle manifestazioni caldeggiata da Maroni, un bel test d'ingresso come quello per entrare alla Bocconi.
Sergio Roedner, Milano

La risposta di Serra:
Caro Roedner, non serve una laurea per essere disperati, ma serve un cervello per fare politica, e ne servono molti, e ben connessi, per fare una rivoluzione. La differenza tra ribellismo e rivoluzione ha segnato la storia della sinistra mondiale nell'ultimo paio di secoli. Non so se mai verrà fatta una nuova rivoluzione, ma sicuramente non la faranno Er Pelliccia e i suoi amici, sono al tempo stesso troppo sprovveduti e troppo arroganti. Così, almeno, penso.
Quanto a Di Pietro, a me sembra, dell'opposizione, di gran lunga il peggiore: ha portato in Parlamento De Gregorio, Razzi e Scilipoti, basterebbe questo soltanto per consegnargli l'Oscar del masochismo.
Grazie della tua lettera
Michele Serra

E la mia ultima replica:
Caro Serra, un bravo giornalista ha quasi sempre ragione e il diritto di replica, quindi se replico è perchè lo considero uno scambio privato che naturalmente sei libero di interrompere visto che immagino che di mail tu ne riceva a centinaia.
Io non contestavo certo il fatto che "Er pelliccia" sia nella migliore delle ipotesi un ribelle, probabilmente poco colto e con un Q.I. basso, come d'altra parte, temo, un gran numero di nostri concittadini. Non farebbe mai parte di un'ipotetica "avanguardia rivoluzionaria" e non scriverebbe "Che fare" e neppure "Formidabili quegli anni". Ma una rivolta o una rivoluzione, perché abbiano un seguito o almeno una risonanza, hanno anche bisogno di masse, sia pure disperate e illetterate, provenienti dalle banlieue o dalle borgate, per non parlare dei protagonisti della "primavera araba" tanto cara a Repubblica e agli interessi del ricco occidente.
Anche Carlo Giuliani dieci anni fa era solo uno sfigato che brandiva un estintore, ma la sua figura è stata nobilitata dalla "bella morte" e dalla figura del padre, lui sì intelligente e colto. Scusami ancora, ma rivedo in te il disprezzo e la sufficienza con cui noi studenti del liceo classico consideravamo nel '68 gli studenti dei professionali che scendevano in piazza gridando "Vogliamo un diploma!".
Quanto a Di Pietro, è certo in cattiva compagnia, ma il PD assomiglia sempre di più a una consorteria di furbetti, troppo simili ma meno abili dei loro avversari. Quanto a me, mi sta simpatico Pisapia e ho sempre votato Rifondazione, fino a quando il kennediano Veltroni non ha avuto la brillante idea di accordarsi con Berlusconi per chiudere le porte del Parlamento in faccia ai comunisti. E' anche colpa sua se i più incazzati non votano piùo votano IdV, ti pare?
Grazie per avermi risposto e perchè le tue Amache di solito mi strappano un sorriso, il che di questi tempi non è poco.
Sergio Roedner

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15 ottobre 2011 6 15 /10 /ottobre /2011 10:55

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9 ottobre 2011 7 09 /10 /ottobre /2011 09:23

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Oggi, 9 ottobre 2011, ricorre il 44° anniversario dell'assassinio di Ernesto "Che" Guevara, rivoluzionario argentino protagonista della liberazione di Cuba dal regime fascista di Batista, ucciso a sangue freddo in Bolivia dopo essere stato catturato dall'esercito di Barrientos mentre cercava di accendere anche in quel Paese i "fuochi di guerriglia" che erano divampati pochi anni prima a Cuba.

La figura del "Che" è presto assurta a mito della sinistra rivoluzionaria, anche perché Guevara è morto giovane, senza aver avuto né il tempo né la tentazione di sporcare la propria immagine con atti dispotici o ambigui voltafaccia. Rinunciando a fare il ministro a Cuba, ed evitando così una difficile e scomoda convivenza con l'amico-rivale Fidel Castro, il "Che" ha scelto la dura strada del rivoluzionario di professione, e vi ha trovato insieme la morte e la "beatificazione".

Come scrivevo ieri, tre anni dopo il suo assassinio, una giovane tedesco-boliviana, Monika Ertl, vendicò la sua morte uccidendo in Germania il mandante della sua feroce esecuzione. Erano le prime avvisaglie degli "anni di piombo".

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8 ottobre 2011 6 08 /10 /ottobre /2011 13:23

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Il 1° aprile 1970 Monika Ertl, figlia di un fuzionario tedesco compromesso col nazismo, uccise ad Amburgo Roberto Quintanilla Pereira, capo dei servizi segreti boliviani e mandante dell'assassinio a freddo di Ernesto "Che" Guevara. La pistola era quella di Giangiacomo Feltrinelli.

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4 ottobre 2011 2 04 /10 /ottobre /2011 15:57

In questo libro, edito da La Città del Sole,il giornalista di Liberazione Paolo Persichetti ripercorre, con ammirevole distacco, singolare lucidità e non senza amara ironia, l'emblematica vicenda giudiziaria di cui è stato protagonista e vittima. Consiglio il libro a quanti vogliano chiarirsi le idee sul "caso Battisti" perché le due vicende presentano numerose analogie anche se l'esito è, almeno per il momento, diverso.
Persichetti venne arrestato nel 1987, processato con l'accusa di "organizzazione di banda armata" e condannato in primo grado a cinque anni di carcere per la propria militanza in uno dei due tronconi delle Brigate Rosse. In appello la condanna venne pesantemente aggravata, portando la pena a ben 22 anni di carcere per concorso nell'attentato contro il generale Giorgieri, accusa dalla quale era stato assolto in primo grado.

Nel frattempo però Persichetti si era rifugiato a Parigi dove usufruiva della protezione del governo francese in ossequio alla cosiddetta "dottrina Mitterand" che tutelava gli espatriati per reati politici dagli eccessi della legislazione emergenziale italiana. Mutato però in clima politico in Francia, Persichetti, che nel frattempo si era rifatto una vita arrivando a ricoprire un incarico di docente universitario nel dipartimento di Italianistica, venne clandestinamente estradato in Italia nel 2002 con la nuova, pretestuosa accusa di complicità nell'omicidio di Marco Biagi, nonostante numerosi testimoni confermassero la sua presenza a Parigi nei giorni dell'attentato.

Prosciolto in istruttoria da tale accusa, Persichetti si trova da allora nel carcere di Viterbo a scontare la vecchia pena, e gli sono sistematicamente negati tutti i benefici della cosiddetta "legge Gozzini", avendo egli rifiutato di "pentirsi" o di "dissociarsi", di compiere cioè atti di delazione dei compagni o di contrizione formale, nonostante che tutta la sua vita e la sua opera di giornalista e scrittore dimostrino inequivocabilmente nei fatti il suo superamento della lotta armata.

Cesare Battisti è stato più fortunato di Paolo Persichetti, perché il governo brasiliano ha mantenuto una posizione più ferma e coerente sui concetti di estradizione e di sovranità nazionale. Chi pensa e scrive che Battisti farebbe cosa saggia a tornare in Italia, consegnarsi ai giudici e "affidarsi ai benefici della legge Gozzini" farà bene a leggere con attenzione questo libro raccapricciante, che dimostra con cartesiana chiarezza a cosa possono condurre gli orrori della "vendetta giudiziaria".


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23 settembre 2011 5 23 /09 /settembre /2011 20:06

Grandi manovre in vista intorno al cadavere in decomposizione dell'attuale governo, ma ben poco di cui rallegrarsi. Tempo poche settimane, e appena la morsa dei mercati avrà divorato la Grecia e punterà l'Italia, il porno-governo Berlusconi cadrà sotto gli strali della Confindustria e gli ambigui moniti di Napolitano. La maggioranza si squaglierà, Silvio partirà per Hammamet e nascerà un governo "tecnico", di "salvezza nazionale" o qualcosa di simile.

Il glorioso PD ha già proposto un banchiere (leggasi BANCHIERE), naturalmente "democratico", alla guida di questo governo, a cui si aggregheranno pezzi di PdL, UDC, PD, Fini e forse anche la Lega (che cosa farà Di Pietro?). E questo nuovo governo, sbarazzatosi dell'ingombrante Berlusconi e di Tremonti, si metterà al lavoro per far digerire agli italiani la stessa macelleria sociale che sta avvenendo in Grecia tra l'indifferenza di tutti (tranne ovviamente dei Greci). Quindi: distruzione di quel che resta dello Stato sociale e del sistema pensionistico, ulteriore falcidia di statali e, forse, una parvenza di patrimoniale. Il tutto in difesa dell'Europa dei banchieri, e probabilmente con lo stesso effetto che queste misure hanno avuto in Grecia: impoverire la gente senza evitare la bancarotta.

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18 settembre 2011 7 18 /09 /settembre /2011 19:02
Ci credereste se vi dicessero che la sesta potenza industriale del pianeta è tenuta in ostaggio da un vecchio erotomane e un anziano cerebroleso?

Il terzo vecchio della nostra tragicommedia nazionale lancia tremebondi inviti alla concordia e moniti tanto solenni quanto ambigui, vergognandosi del proprio passato di "sinistra".

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17 settembre 2011 6 17 /09 /settembre /2011 11:50

Ci si stupisce e ci si indigna per le violenze nella caserma di Spinaceto, fingendo di ignorare che i morsi sul sedere delle reclute fanno parte del rituale idiota di iniziazione delle reclute. Succedeva anche alle "matricole" nella nazionale di karate della Fikda, e non solo nella squadra maschile (testimonianza di Giovanna Citrelli), sicuramente per "benefica" influenza dei gruppi sportivi militari (carabinieri e fiamme gialle).

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17 settembre 2011 6 17 /09 /settembre /2011 08:00

Mi auguro che il novello "professor Laurana" dei nostri giorni, denunciato ed esposto alla pubblica gogna perché (secondo le accuse, ma innocente fino a prova contraria) avrebbe corteggiato su Facebook studentesse maggiorenni promettendo loro voti migliori in cambio del loro amore, sia assistito da un pool di legali del calibro di quelli che fanno muro intorno al nostro lider màximo. Altrimenti anche questa malinconica vicenda non farebbe altro che confermare i dubbi di Sciascia (e i miei) su questo mondo "tutto sbagliato", come lo ha recentemente definito il Santo Padre, che di marachelle da parte dei suoi discepoli deve averne viste (o intraviste) parecchie.

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11 settembre 2011 7 11 /09 /settembre /2011 08:56

Per chi segue con un minimo di attenzione la crisi economica in atto, è evidente che il nostro Paese si trova sull'orlo del fallimento, ritardato al momento solo dalla contrastata decisione della BCE di acquistare i nostri titoli di Stato. Se questa disponibilità (non priva di onerose contropartite) venisse a mancare, l'Italia per trovare acquirenti dovrebbe aumentare ulteriormente i tassi di interesse, aumentando il divario con i "virtuosi" Bund tedeschi e indebitandosi ancora di più. Il passo successivo sarebbe la totale sfiducia dei creditori. Privo di denaro liquido, il sistema Italia fallirebbe, "andrebbe in default" come è di moda dire oggi, e lo Stato non avrebbe modo di pagare stipendi, pensioni, eccetera. Contemporaneamente si accentuerebbe la crisi delle banche italiane, anch'esse detentrici di titoli di Stato, e crollerebbe la fiducia dei risparmiatori nei loro confronti. Essi si precipiterebbero a ritirare i loro depositi, uno scenario al quale nessun istituto di credito potrebbe far fronte. E tutto sarebbe come nel 1929, peggio che nel 1929.

Di questa situazione l'attuale, pur impresentabile governo di centro-destra, ha una responsabilità molto limitata, e lo dice a malincuore uno come me che per Berlusconi e allegra masnada non ha la minima simpatia. Ma tutti i governi di Eurolandia, di centro-destra come Francia e Germania o di centro-sinistra come la Spagna di Zapatero, si trovano sulla stessa barca, quella dell'euro, che sta navigando in acque burrascose verso un possibile, anzi probabile naufragio con esiti difficili a prevedere, anche se il più realistico resta la fine della moneta unica, con ognuno che se ne va per la sua strada.

A questa crisi il governo Berlusconi ha reagito con una "manovra" mediocre, insufficiente e scadente. Non ha imposto la patrimoniale per non perdere il proprio elettorato, e non ha fatto macelleria sociale per non accelerare la propria fine.

Chi lo sostituirà al prossimo tonfo di Piazza Affari? Un probabile governo tecnico con dentro UDC, banchieri, Confindustria e l'appoggio del PD. Il nuovo esecutivo non potrà che fare di peggio: chi detta legge nel mondo oggi è il Fondo Monetario Internazionale e la sua emanazione in Europa, la BCE. Basta seguire i discorsi di Casini e della Marcegaglia in questi giorni per capirlo: ci attendono l'abolizione immediata della pensione di anzianità, il pensionamento per tutti a 67 o 70 anni, la libertà di licenziamento per i privati e per lo Stato, la privatizzazione di tutto il privatizzabile.

A quel punto dello Stato sociale rimarranno solo le macerie, e dei guai giudiziari di Berlusconi non fregherà più niente a nessuno, salvo al partito di  Repubblica, per trovare un capro espiatorio per la rabbia popolare.  

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  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
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