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10 settembre 2011 6 10 /09 /settembre /2011 08:49

... Caro Sergio (mi arrogo il diritto e la licenza di utilizzare il Tu sperando che la cosa non ti disturbi), non ci conosciamo e di conseguenza questo mio msg potrà sulle prime sorpenderti. Sono come te un membro della Fikta e pratico Karate tradizionale dal 1987-88 (ora ho 45 anni) anche se dal 2003 al 2010 vi è stata per me una pausa di 8 anni nella quale mi sono dedicato allo studio del TaiJi Quan (o Tai Chi che dir si voglia ...) Il motivo per cui io abbia "deviato dal mio percorso" mi è ancor oggi abbastanza sconosciuto ... anche se all'epoca della mia interruzione lamentavo dolori alla regione lombare e sacrale che rendevano la pratica del Karate piuttosto ardua ... In questo devo dire che dal TaiJi Quan ho tratto beneficio, venendo a contatto con una modalità di movimento caratterizzata da una fluidità e da una morbidezza che obbiettivamente è nel 99% dei casi abbastanza sconosciuta al mondo dello Shotokan (che in ogni caso amo :-) !) ... Quello che so è che la responsabilità del mio ritorno al Karate tradizionale, avvenuto esattamente un anno fa, è in buona parte TUA, con i bellissimi video che rendi gentilmente disponibili su YouTube ... :-) Il Tai Chi è una disciplina bellissima ed interessante ed anche se purtroppo non tutti ne sono a conoscenza,è di fatto un'arte marziale, uno stile "interno" della grande famiglia del Kung Fu...Raggiunto un alto livello, le sue potenzialità e l'efficacia nel combattimento NON sono affatto inferiori a quelle di altre discipline come il nostro Shotokan (sempre dando per buona una pratica costante, seria ed intensa, nonché protratta nel tempo) ... MA (probabilmente sei informato anche + di me) ... i suoi connotati nel tempo si sono modificati ed oggigiorno è intesa soprattutto come "Pratica, salutistica, ginnastica dolce per tutte le età etc etc ..." dal carattere anche un po' "fricchettone" ... niente di male, sia chiaro MA non è quello che io cercavo ... Anche una scuola come quella nella quale, dopo alcune prove, mi ero imbattuto a partire dal 2006, che si prefiggono il compito di studiare il Tai Chi per quello che è effettivamente, alla fine devono fare i conti con esigenze "commerciali" e di "sopravvivenza", cercando dunque di accontentare tanto la signora di età avanzata che pensa di guarire magicamente dai suoi mal di testa quanto coloro che desiderano avvicinarsi ad un'arte marziale o addirittura (come nel mio caso) provengono già dalla pratica di una disciplina analoga ... E secondo il mio modesto avviso, nel tentativo di accontentare tutti si finisce per non fare bene nulla ... e lo dico nonostante io abbia una enorme stima degli istruttori e del maestro che ho avuto, la cui abilità marziale, credimi, vista in occasione di alcuni stage, è decisamente indiscutibile ... MA purtroppo la sensazione che si ha è che nel corso della pratica continua in palestra si faccia "tutt'altro" rispetto a ciò che si ha occasione di vedere e provare durante uno stage ... Se non altro, nel mondo del Karate tradizionale, anche se il livello dei Maestri è molto + elevato di quello del praticante medio, quest'ultimo ha comunque la sensazione di trovarsi essenzialmente "su quella srada" e che sta soprattutto a lui effettuare una certa "crescita"... Detesto leggere commenti, come capita spesso nel caso dei tuoi video, di personaggi arroganti convinti che la propria disciplina o il proprio stile siano quelli "giusti" e che "gli altri" non abbiano capito nulla ... o peggio ancora che abbiano l'idea che disciplina marziale = "fare a botte" ... :-( ! Il "Meglio" non esiste ... la pratica del Tai Chi mi ha reso senz'altro meno "cieco" ed anche dal basso del mio livello (sono uno scarso II Dan) comprendo cmq come gli esercizi tipici della nostra scuola, se non correttamente interpretati, possano portare ad una notevole rigidità sia fisica che mentale e ad una falsa idea dell'efficacia ... MA il difetto NON sta certo nello Shotokan in sé quanto se mai nella scarsa elasticità mentale del praticante ed in alcuni casi, consentimi di dirlo, di alcuni maestri che, ancorché molto dotati tecnicamente, trasmettono l'idea che il "succo" della pratica stia nel ginocchio o nella posizione del piede messi in un certo modo piuttosto che in un altro ... mentre la forma in sé è sì fondamentale MA va vista come un "Mezzo", specie nella fase "principiante" (che dura anni, ovvio) e NON come uno "scopo" ... Basta vedere il compianto M° Kase ... di certo il suo Karate non è eccelso dal punto di vista "estetico" e sempre rimandendo in ambito strettamente "formale" non è "da manuale" EPPURE ... si trova al livellp + alto :-) ! Beh mi sono dilungato e me ne scuso: sta di fatto che sono tornato dal mio M° (vivo a Roma) che seguo dagli inizi della pratica e che mi ha accolto di nuovo con affetto ... Dopo aver effettuato i miei esercizi quotidiani in salotto ed aver anche completato (compatibilmente con lo spazio) un terribile Bassai Sho mi sentivo di scriverTi per ringraziarTi ... spero di nn averTi disturbato troppo ... OSS CIao
Marcello

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9 settembre 2011 5 09 /09 /settembre /2011 18:22

rom in galera

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5 settembre 2011 1 05 /09 /settembre /2011 17:26

Vedo che Repubblica continua a pubblicare notizie non vere riguardo ai trascorsi di Battisti ignorando gli interventi di chi, lungi dal fare apologia della folle lotta armata, cerca solo di ristabilire la verità storica. Contrariamente a quanto si asserisce nell'articolo di Omero Ciai pubblicato in data odierna, Lino Sabbadin non è stato ucciso da Battisti ma da Diego Giacomini, come da lui stesso dichiarato nell'interrogatorio del 18 ottobre 1988 e correttamente riportato a pag 89 nel libro di Giuliano Turone recensito venerdì scorso da Corrado Augias.
Sergio Roedner, Milano

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4 settembre 2011 7 04 /09 /settembre /2011 10:09

Gentile dottor Augias,

 

Data la stima che ho per Lei, dopo la lettura de “La mia Babele” di venerdì 2 settembre, mi sono precipitato ad acquistare il libro di Giuliano Turone sul “caso Battisti”, nella speranza che, come scrive Lei, portasse chiarezza e “rimettesse a posto le cose”. Senza negare la serietà e l’onestà intellettuale dell’autore, le mie conclusioni sull’opera divergono piuttosto nettamente dalle Sue e farebbe onore alla tradizione pluralista del Suo giornale lasciando un piccolo spazio alle mie perplessità.

1)      Il libro conferma (ma non ce n’era bisogno) il coinvolgimento di Battisti nelle azioni dei P.A.C. ma non ne emerge affatto il suo ruolo di “capo”, che sembra invece da attribuire ad Arrigo Cavallina, che nel 1978, per usare le parole di Turone, “traghettò Battisti dalla malavita comune alla lotta armata”.

2)      La linea difensiva degli ex-terroristi arrestati o latitanti non “pentiti” è sempre stata quella di assumersi la responsabilità politica collettiva delle azioni, senza entrare in distinguo sul ruolo degli individui. Non diversamente agiva d’altronde la magistratura, affibbiando anni e anni di carcere per concorso morale a detenuti come Renato Curcio, che si trovava già in prigione all’epoca delle imprese più sanguinose delle Brigate Rosse. Cesare Battisti ha probabilmente cambiato strategia difensiva quando, per ottenerne l’estradizione dal Brasile, il governo italiano lo ha descritto come un mostro assetato di sangue, un delinquente comune prestato alla politica autore di quattro omicidi. Così non è, e anche il libro di Turone lo conferma.

3)      Dei quattro omicidi nei quali è coinvolto in quanto aderente ai PAC, Battisti è sicuramente non colpevole nel caso Torregiani. Importante evidenziarlo perché proprio sull’assassinio dei gioielliere e sul ferimento del figlio, rimasto su una sedia a rotelle, ha fatto leva la stampa di destra per rappresentare Battisti come un serial killer. In realtà a uccidere Torregiani furono Grimaldi e Memeo, a paralizzare il figlio una pallottola sparata dal padre. Battisti in quel momento era a Mestre, impegnato nell’azione contro il macellaio Sabbadin, ma anche in questo caso la mano omicida non fu la sua, ma di Diego Giacomini, “dissociato” dai PAC e reo confesso. Dettagli? Forse, ma tanti dettagli formano un quadro.

4)       I due omicidi restanti, sui quali convergono le dichiarazioni del “pentito” Pietro Mutti e alcuni indizi, sono quelli ai danni del maresciallo Santoro e dell’agente Campagna. Come scrive Turone, in questi casi le accuse contro Battisti resisterebbero anche alla luce della giurisprudenza attuale, più garantista di quella in vigore negli anni di piombo. Ma nel caso Santoro ad accusare Battisti è lo stesso Mutti, che partecipò all’azione ed è quindi interessato a far ricadere sul compagno la responsabilità materiale dell’omicidio.

5)      I dubbi che il libro di Turone non riesce comunque a sciogliere sono quelli sul clima politico-giudiziario nel quale si svolsero  inchieste e  processi, sul ruolo ipertrofico svolto dai “pentiti” e sulla sottovalutazione delle violenze fisiche e psicologiche alle quali furono sottoposti molti inquisiti. Chi si accontenta della conclusione della Corte d’Assise sul “carattere strumentale” delle accuse di maltrattamento dovrebbe perlomeno rileggere la testimonianza di Sisinio Bitti.

6)      Utopico appare infine l’invito di Turone a Battisti a consegnarsi alla giustizia italiana per usufruire dei benefici della “legge Gozzini”. Come scrive nel suo blog  Insorgenze Paolo Persichetti, ex-BR e tuttora in regime di semilibertà, “in Italia l’ergastolo resta a tutti gli effetti una pena perpetua. La concessione della liberazione condizionale, dopo il ventiseiesimo anno di reclusione, resta solo un’ipotesi sottomessa alla discrezionalità della magistratura (…) La legge per altro esclude tutti quelli che sono sottoposti al carcere duro (oltre 500 sono in regime di 41 bis). I detenuti rinchiusi da oltre 20 anni sono 1648, tra questi 56 hanno superato i 26 anni e 37 sono andati oltre i 30. Il record riguarda un detenuto rinchiuso nel carcere di Frosinone con ben 39 anni di reclusione sulle spalle. Di ergastolo si muore”.

 

 Battisti dunque non tornerà spontaneamente in Italia. Non è certo un’innocente vittima di errori e calunnie come Enzo Tortora, ma neppure un mostro assetato di sangue come lo dipinge la “vulgata”. È uno delle migliaia di giovani coinvolti nella tragica follia della lotta armata, né migliore né peggiore degli altri. A proposito, dottor Augias: Lei lo sapeva che ben tre componenti del “commando” di via Fani sono ancora uccelli di bosco?

 

            Con stima,

            Sergio Roedner, Milano

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29 agosto 2011 1 29 /08 /agosto /2011 11:14

E ridàgli col tormentone estivo su Cesare Battisti e con la versione ultrasemplificata che della sua vicenda danno i mezzi di informazione. Spiace che anche Repubblica si unisca al coro, stavolta con la voce del professor Miguel Gotor, che era nella culla nell'anno in cui la prima Brigata Rossa nasceva alla Pirelli di Milano. La verità non è mai così semplice e lineare come Gotor vorrebbe, ma purtroppo l'opinione pubblica, di cui si parla e si sparla, raramente viene informata a dovere, anche da parte degli intellettuali di sinistra, per i quali sin dall'inizio i terroristi rossi non erano veramente "rossi", ma manovrati da chi sa chi e per quali occulti scopi.
Argomentando nello specifico col prof. Gotor, risulta invece agli atti delle inchieste che ci furono intimidazioni e pestaggi ai danni dei membri del collettivo della Barona, inquisito in relazione ai PAC, e in molti altri casi. Prendendo come esempio il processo Torregiani, per il quale Battisti è accusato di concorso di colpa nell’omicidio del gioielliere, la polizia ricorse alla tortura per estorcere confessioni agli imputati, uno dei quali, Sisinio Bitti, riportò lesioni permanenti ai timpani. I veri assassini  (Masala, Fatone, Grimaldi e Memeo) furono catturati poco dopo e hanno scontato condanne più o meno lunghe. Battisti (sia detto en passant) non poteva partecipare al delitto Torregiani se contemporaneamente è accusato dell’uccisione a Udine del macellaio Sabbadin.
Inoltre (a proposito dei giusti processi di cui parla Gotor)  gran parte, se non tutte le accuse contro Battisti nascono dalle dichiarazioni del pentito Mutti, che incolpò Battisti dell'uccisione di Sabbadin;  peccato però che poco dopo Diego Giacomin si dissociò dal gruppo e rivelò di essere stato lui stesso a uccidere il negoziante. Non fece altri nomi. Va ricordato ai lettori più giovani che i cosiddetti pentiti ottenevano degli sconti di pena anche rilevanti se facevano nomi di complici. Lo stesso Mutti, colpevole di omicidi e rapine, ha scontato solo otto anni di carcere, un privilegio condiviso con Marco Barbone, l’uccisore di Walter Tobagi. Una sentenza di Cassazione del 1993 lo definisce “uno specialista nei giochi di prestigio tra i suoi diversi complici”, le cui confessioni “non possono essere ritenute spontanee”. Battisti si
dichiara innocente, come Sofri si è sempre dichiarato innocente rispetto all'omiidio Calabresi, ma si assume la responsabilità della scelta sbagliata della violenza, che condivise peraltro con migliaia di altri giovani.  L’iter processuale che portò alla sua condanna, giustificato storicamente dalle legislazione d'emergenza di quegli anni, non può certo essere giudicato impeccabile . Da qui la "dottrina Mitterrand" prima e la protezione di Lula poi.
Battisti può essere simpatico o antipatico, chiacchierone o irritante quanto si vuole, ma almeno non gli si deve imputare la mancanza di ipocrisia, e la sinistra italiana (di cui Repubblica è parte importante) deve liberarsi dall'ossessione di dover continuamente dimostrare di non avere scheletri nell'armadio. La lotta armata è stata un tragico errore ma Cesare Battisti non è il mostro di Firenze.
Sergio Roedner, Milano

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25 agosto 2011 4 25 /08 /agosto /2011 08:23

Lo sanno tutti: la maggioranza degli italiani vorrebbe una Finanziaria incentrata su un'imposta patrimoniale progressiva che colpisse finalmente rendite e redditi alti, tagliasse i costi della politica eliminando c on la scure di Ockham gli enti in utile e dimezzando il numero dei parlamentari. Vorrebbe l'azzeramento del bilancio della Difesa utilizzando i militari in casa nostra e cancellando le inutili e sanguinose missioni all'estero.

Solo che nessun partito politico presente in Parlamento, tanto meno il PD, ha il coraggio di fare queste proposte. E' per questo che penso che lo scollamento tra Piazza e Palazzo sia sempre più evidente. Guardando a Spagna e Grecia, uno sciopero generale è il minimo che chi pretende di rappresentare gli interessi dei lavoratori possa proporre. E invece Bersani continua a corteggiare i centristi e il Meeting di Rimini diventa il teatrino della nostra politica. La sinistra non ha imparato niente dalle amministrative e dai referendum.

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17 agosto 2011 3 17 /08 /agosto /2011 22:47

Com'è eccitante Milano a Ferragosto! Se scarseggiano le iniziative del Comune e le "feste abusive" nei parchi vengono disperse dai vigili, ci si può consolare con l'annuale caccia alla zanzara che (è questa la novità dell'estate 2011) può essere combattuta sul web! Basta un clic e si materializzerà la squadra di disinfestazione del Comune, nella speranza che il nugolo di insetti molesti aspetti insieme a noi che "arrivino i nostri". Per chi ama le emozioni forti c'è il sesso all'aperto sulle panchine di Quinto Romano, ma l'evergreen che non manca mai di emozionarmi è "serranda selvaggia". Di ritorno dalla Valmalenco con la marmitta fuori uso e la ruota di scorta distrutta, dopo una mattinata passata al telefono sono riuscito a rintracciare l'unico demolitore aperto dalle parti di Vallanzasca, sulla Comasina. Per la marmitta invece, come tutti i milanesi nella mia situazione, domattina dovrò cambiare provincia e cercare soccorso in quel di Lodi. E pensare che c'è chi va a cercare emozioni ai Tropici: è qui la festa!

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17 agosto 2011 3 17 /08 /agosto /2011 08:29

Ripeto: inutile e strumentale intestardirsi su Battisti. La copertura dei nostri servizi segreti ha fatto in modo che rimanessero impuniti autori e mandanti di tutte le stragi nere degli anni 70 e 80, mentre gli effetti perversi della legislazione emergenziale hanno salvato i "pentiti" e condannato alla galera o obbligato alla latitanza chi per coerenza non voleva denunciare i compagni. Così Curcio si è fatto 30 anni senza aver mai ucciso nessuno, mentre Barbone, con la pistola ancora fumante dell'assassinio di Tobagi, è uscito dopo pochi anni e collabora oggi col "Giornale". Ancora diverso il caso di Sofri (che come Battisti si è sempre dichiarato innocente) che dopo 7 o 8 anni di prigione grazie alla lobby di Lotta Continua oggi influente ha usufruito della semi-libertà, dell'indulto e degli arresti domiciliari. Chiaro che chi non aveva un santo di paradiso se l'è svignata: come Battisti e tanti altri. Tre brigatisti che presero parte all'agguato di via Fani sono stati individuati ma mai localizzati né tanto meno estradati. Vogliamo mettere una buona volta la parola fine agli "anni di piombo"?

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15 agosto 2011 1 15 /08 /agosto /2011 14:35

Un divertente scambio tra il vostro blogger e il giornalista Piero Colaprico di Repubblica:

 


CARO Colaprico, la mia ex-verruca (lei mi ha preso in giro, ma l' ho perdonata) sta bene e così spero di Lei. Le scrivo solo per dirLe che mi ha fregato: mi ha annunciato la Sua partenza per le vacanze e invece continua a collaborare con le pagine milanesi di Repubblica. Sono contento che la giunta Pisapia si metta d' accordo con gli islamici, però alle moschee di quartiere preferirei tanti piccoli centri sociali. Tanto per fare incazzare De Corato & C (amerati). Cordialmente Suo (abbia pazienza per le maiuscole, sono uno all' antica...)
Sergio Roedner
Sono ancora lontano da Milano, ma come ho fatto nelle ultime due estati, non ho lasciato «cadere la cadenza» trisettimanale della rubrica. Costa qualche sacrificio, è vero (lo dico anche per ingraziarmi il caporedattore), ma i veri sacrifici nella vita sono altri: non sono certo accendere il computer, collegarsi (quest' anno è stato pazzesco, nel Salento scatta la compagnia telefonica greca) a Internet e, affacciato su una terrazza di fronte agli scogli neri, bevendo verdeca, ancora con il sale addosso e il rumore delle onde, risponderle. Insomma, finché reggono le forze... E questo tema delle forze che reggono - in quest' estate per me carica di tristezza, funestata dalla morte improvvisa di qualcuno che per me non era «un collega», ma un amico conosciuto negli anni Ottanta, e tale sempre rimasto tra legittimi alti e bassi, litigi e discussioni, passioni e visioni, ma sempre nella reciproca stima e lealtà e «volersi bene» - ci serve a raccontare anche Pisapia. A che cosa ci servirebbe far arrabbiare De Corato? Ha perso, e malamente. E a che cosa serve un centro sociale in ogni quartiere? Spuntano, se vogliono. Invece le moschee sì (per me): ci vogliono. Pisapia ha la forza perché quell' idea, che era già del cardinal Tettamanzi, e condivisa da moltissimi democratici, passi: moschee di quartiere.A misura d' uomo. Di fedele. Di civiltà. Gli islamici trapiantatia Milano non hanno la forza per una «grande moschea», e non serve: oggi più che unire, dividerebbe. E questi - lo ripeto da tempo - sono anni in cui le divisioni sono da smussare, attraverso un dialogo che sia vero e non fasullo, che rispetti le identità e soprattutto (parlo per me) i diritti che noi occidentali abbiamo conquistato faticosamente sul nostro territorio, in secoli di lotta. Così tanti che siamo un po' stanchi: soprattutto stanchi siamo noi italiani, fregati e fregoni nei secoli e che sopportiamo ancora il nullafacente potere di Berlusconi.
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11 agosto 2011 4 11 /08 /agosto /2011 16:28

Quest'estate Zita Dazzi, scrittrice e giornalista di Repubblica, ci regala pillole quotidiane di poesia con Teen Story, "racconto d'appendice" che appare, pochi paragrafi per volta, sulle pagine milanesi del quotidiano. E' infatti una storia tipicamente milanese quella dell'incontro tra Maria Sole, tredicenne di buona famiglia tutta casa e oratorio, costretta da disavventure familiari a passare l'estate nella metropoli, e Gianluca, quattordicenne di estrazione sociale più modesta, che ogni giorno l'aspetta davanti all'oratorio e poco a poco la coinvolge in situazioni e avventure poco raccomandabili, fino al finale a sorpresa per il quale voi comuni mortali dovrete aspettare ancora un po'.

E ' proprio una bella storia, tra l'altro ambientata in una zona di Milano, quella di San Siro, cara alla mia infanzia . Mi auguro che ce ne siano ancora in giro, di tipi come Maria Sole e anche Gianluca: i miei studenti delle medie sono molto più "sgamati" di entrambi.  Teen Story è peraltro una storia senza tempo, nel senso che potrebbe benissimo essere ambientata trenta o venti o dieci anni fa, fra oratori, case popolari, piscine pubbliche e luna park.
P.S.
Ci sono molti teenager che leggono Repubblica invece di navigare su Facebook e messaggiarsi sul cellulare? O il "target" di Teen Story è il Peter Pan che c'è dentro ciascuno di noi?

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