Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
15 settembre 2010 3 15 /09 /settembre /2010 22:59

In seguito a uno spiacevole episodio accaduto al raduno di Bellaria, la campionessa Ilaria Rigoldi ha preso la decisione di rinunciare alla convocazione per i Campionati Mondiali ITKF. Pubblichiamo qui di seguito la relazione di Ilaria e il chiarimento inviatoci dal Maestro Perlati, che conferma nella sostanza le parole della Rigoldi. Da parte nostra il rammarico che questioni di politica federale abbiano ancora una volta finito per danneggiare degli atleti del tutto estranei alla materia del contendere. RELAZIONE DI ILARIA RIGOLDI Caro Sergio, in risposta alla tua mail nella quale mi richiedi di spiegare quanto accaduto al raduno della squadra nazionale Fikta il 26 agosto, ti scrivo quanto segue cercando di essere il più possibile precisa. Prima dell'inizio dell'allenamento il M° Michelan ha comunicato a me e a Stefano De Bartolomeo di doverci parlare. Siamo andati con lui nello spogliatoio maschile dove ci hanno seguito anche i Maestri Guidetti, Cardinale, Acri, Campari, Giacobini e Bacchi. Ha preso la parola il M° Michelan che ci ha comunicato la decisione presa dalla Commissione Tecnica di non convocare me e Stefano per i prossimi campionati mondiali ITKF in Brasile, non essendo più considerati parte nel futuro della Federazione. Si è detto molto dispiaciuto, assicurandoci di aver fatto tutto il possibile per portare avanti la nostra candidatura. Pur avendo le lacrime agli occhi, ho detto che non mi sembrava una scelta tecnica e il M° Michelan mi ha risposto dicendo che la scelta è stata POLITICA viste anche le decisioni che ci saranno da prendere al 31 dicembre. Ha aggiunto che visto che io e Stefano siamo titolari della squadra nazionale ITKF da anni, hanno pensato fosse corretto informarci prima dell'allenamento per non farcelo sapere al termine, nel momento in cui avrebbero ufficializzato le convocazioni. Il M° Michelan ha continuato a sostenere di averci sempre sostenuto e difeso e per avvalorare questa sua affermazione ha raccontato un episodio a mio avviso sconcertante, che mi riguarda e che sarebbe accaduto agli ultimi campionati italiani. Qualcuno (di anonimo) sarebbe andato a riferirgli che io dagli spalti insultavo e urlavo “ammazzala” e che lui avrebbe preso le mie difese conoscendomi da anni e non ritenendo verosimile il racconto. Gli ho detto che chiaramente non era mai successa un cosa del genere e che probabilmente la persona che gli ha riferito l'episodio doveva aver sbagliato persona. Nonostante l'intenzione di dimostrare la sua buona fede, il racconto di questo episodio mi ha infastidito, mi è sembrato che qualcuno volesse insinuare dei dubbi sul mio comportamento e sulla mia condotta, anche se le espressioni dei Maestri Cardinale e Guidetti mi hanno confermato che ritenevano inverosimile il racconto, confermandomi la loro stima. Durante l'intervento del M° Michelan, che continuava a ripeterci che la decisione era stata presa dalla Commissione Tecnica (di cui non vengono mai menzionati i componenti) e non dipendeva dai Maestri presenti, è intervenuto il M° Cardinale, che mi è parso visibilmente contrariato e dispiaciuto, dicendo che la Commissione Tecnica non è un'entità divina le cui decisioni piovono dal cielo e che qualcuno avrebbe dovuto prendersi la responsabilità della decisione presa; ha anche aggiunto che in queste situazioni chi ci rimette sono sempre gli atleti. Stefano De Bartolomeo ha chiesto la parola e ha espresso tutta la sua profonda delusione ed amarezza per il fatto che dopo 15 anni di squadra nazionale ITKF fatti di sacrifici, allenamenti, denti rotti e numerose medaglie europee e mondiali conquistati in rappresentanza della FIKTA, è stata presa questa decisione senza nemmeno contattarci per chiedere i nostri progetti per il futuro. Ha aggiunto che vista la situazione non intendeva prendere parte all'allenamento. Anch'io ho espresso la stessa intenzione. Ci è stato risposto che capivano la nostra decisione. Terminata la riunione, nel salutarci il M° Campari mi ha comunicato che non avrebbero neppure presentato la squadra di Embu maschio/femmina, frase che mi ha una volta di più confermato la natura politica della decisione presa. Tra i Maestri presenti il M° Guidetti era il più dispiaciuto e commosso, chiaramente non in accordo con quanto era stato deciso. Si è trattenuto un momento con me e Stefano per esprimerci tutto il suo dispiacere per quanto successo e per ringraziarci degli anni di lavoro insieme. Rientrando in palestra gli altri atleti delle squadre nazionali erano schierati per il saluto iniziale ed io e Stefano abbiamo fatto loro il saluto in segno di commiato. Nell'andare a recuperare le nostre borse sugli spalti siamo stati fermati dal M° Perlati e dal Presidente Achilli. Non erano d'accordo con la nostra decisione di abbandonare l'allenamento, secondo loro avremmo dovuto farlo per noi stessi e per aiutare i giovani atleti a crescere, ci hanno comunicato che la decisione presa era stata unicamente tecnica, per dar spazio al maggior numero di atleti. Io e Stefano abbiamo detto che pochi minuti prima c'era stata data una versione completamente diversa della situazione e ci era stata comunicata la natura politica della decisione. La situazione si è scaldata: il M° Perlati ci ha chiesto chi ci avesse detto una cosa del genere ed è stato quindi chiamato il M° Michelan. Hanno cercato di sistemare le cose e di darci una versione univoca, ma l'imbarazzo mi è sembrato evidente. Hanno cominciato a tirar fuori la giustificazione che avendo partecipato agli ultimi campionati europei JKA non avremmo potuto prender parte ai mondiali ITKF perché la politica federale prevede di dar spazio al maggior numero di atleti possibili e quindi chi partecipa all'ESKA non partecipa all'ITKF e così anche per la JKA. Ho detto al Presidente Achilli che il M° Campari mi aveva appena detto che non avrebbe presentato la squadra di embu M/F e che quindi non mi sembrava che stessero dando spazio ad altre atlete. Lui mi ha assicurato che l'embu M/F si farà... vedremo! Abbiamo mantenuto la nostra scelta di lasciare l'allenamento, ho richiamato anche gli altri 4 ragazzi della mia palestra presenti, e ce ne siamo andati mentre il Presidente Achilli faceva il suo discorso agli atleti schierati per il saluto. Sinceramente non ho ascoltato cosa stesse dicendo. La giustificazione di non esser stati convocati in quanto abbiamo partecipato ai campionati europei JKA non regge: tra i convocati per i mondiali ITKF ci sono infatti i fratelli Bacchilega, Matteo Leone e Ceneri Cinzia, tutti atleti che hanno partecipato con me e Stefano ai campionati JKA. Anche la versione della scelta tecnica è irreale: gli ultimi campionati italiani sono stati la mia miglior gara in carriera, ho vinto 4 medaglie d'oro (kumite, fukugo, kumite a squadre e embu) e una di bronzo (kata a squadre), senza considerare le medaglie ai campionati ITKF e JKA. Non vedo quindi quale motivazione tecnica potrebbero trovare. Riguardo la versione della scelta politica, non vedo come possano aver dedotto che la mia scelta per il 2011 sarà la JKA, visto che non siamo mai stati contattati né io né il mio Maestro al riguardo. É vero che io sto seguendo l'attività della JKA che mi da la possibilità di partecipare a competizioni internazionali dove anche noi donne possiamo fare jiyu-kumite, anziché il ko-go kumite che siamo costrette a fare con l'ITKF. Comunque non penso che la mia attività JKA abbia mai influenzato i miei impegni con la squadra nazionale ITKF né tanto meno le mie prestazioni. Mi sono sentita presa in giro sentendo queste fantasiose giustificazioni per la decisione presa. Penso sia stata più veritiera la prima versione dataci che ammetteva la scelta politica, anche se in un secondo momento hanno cercato di ritrattarla. Io e Stefano abbiamo 32 anni, non siamo dei ragazzini, non capisco come possano aver pensato di liquidarci con spiegazioni inverosimili. Sono profondamente delusa da quanto è successo. Io sono un'atleta della FIKTA, regolarmente iscritta per l'anno 2010, penso di aver dimostrato un grande impegno, dedizione e spirito di sacrificio, nonché rispetto per tutti i Maestri che mi hanno allenato in questi anni di squadra nazionale. Mi sarei aspettata una maggiore riconoscenza e rispetto da parte dei dirigenti federali. Ho l'impressione che il rispetto che viene giustamente richiesto a noi atleti nei confronti della Federazione, la FIKTA non si senta di doverlo ricambiare. Quanto ho scritto descrive il mio punto di vista su quanto è accaduto e le sensazioni che ho provato. INFORMATIVA DEL M° PERLATI Caro Sergio, finalmente sono in grado di risponderti con cognizione di causa su quello che è successo il 26 Agosto u.s.. Purtroppo devo confermarti che quanto descritto da Ilaria corrisponde al vero in ogni dettaglio. Dico purtroppo perché sono state spese impropriamente delle parole da parte del Maestro Michielan e dagli allenatori che hanno giustamente ferito i due atleti. Innanzi tutto da parte della Federazione non sono state date indicazioni sull’esclusione o meno degli atleti che seguono gli allenamenti della J.K.A. Italia e del Maestro Naito ma la scelta doveva essere esclusivamente tecnica tenendo conto, ma non escludendo, della partecipazione degli atleti ad altre competizioni (ESKA, ITKF, JKA) per dare maggiori opportunità agli atleti stessi, anche in considerazione che il numero dei ragazzi convocati agli allenamenti è triplicato rispetto agli anni scorsi. La “politica federale” è indirizzata ad una convivenza pacifica, nel rispetto reciproco, e le scelte fatte, condivise o meno, giuste o sbagliate, sono improntate a questo obiettivo. Per il 2011 vogliamo fotografare la situazione per trovare, se possibile, una linea comune di comportamento che tranquillizzi gli animi e sia proficua per tutti. Il giorno prima (25 Agosto), anche il Consiglio Federale si era espresso in questi termini. Purtroppo negli ultimi mesi sono state dette troppe parole ingigantendo il problema, che si cercava di mantenere entro certi limiti, causando delle interpretazioni personali che non rispecchiano la linea della Federazione. Senza volere giustificare alcunché penso che il grave episodio che si è verificato sia frutto di tutto ciò. Tutti volevano fare bene, tutti erano dispiaciuti ma si è sbagliato nel metodo e nel merito. Da parte mia, e a nome della Federazione, mi sono subito scusato col Maestro Naito e con gli atleti ma oramai la frittata era fatta. Spero che l’episodio non inasprisca ancora di più i conflitti e che tutto rientri in una logica razionale e corretta. Spero anche di essere stato chiaro nella mia esposizione, sempre disponibile ad ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti Giuseppe Perlati

Condividi post
Repost0
13 settembre 2010 1 13 /09 /settembre /2010 16:09
henke
E' morto Carlo Henke, uno dei più noti esponenti del karate italiano. Tra i primi allievi del Maestro Shirai negli anni '60, se ne era successivamente distaccato per entrare nella FIK, dove aveva rivestito importanti ruoli dirigenziali. Era stato tra i principali fautori dell'unificazione del karate italiano nel 1979, ma successivamente aveva abbandonato la Fijlkam per dare vita a una propria federazione, la Fesik. Recentissimamente, presentendo la fine, aveva dato le dimissioni da tutte le cariche federali.
Condividi post
Repost0
4 settembre 2010 6 04 /09 /settembre /2010 22:42

Riprendiamo la presentazione del nuovo romanzo di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi http://www.invalmalenco.it/2010/08/romanzo-ambientato-in-valmalenco/

L’autore, il Milanese Sergio Roedner, ha accettato di concederci una breve intervista.

Da cosa nasce l’idea di ambientare il romanzo in Valmalenco?

Ho ambientato il romanzo in Valmalenco perchè la conosco fin da bambino e perché le dighe (delle quali ho assistito alla costruzione) hanno sempre esercitato su di me un fascino non privo di una certa inquietudine!

Allora conosci la valle da molti anni?

Nel triennio 1959-1961 ho passato le vacanze coi miei genitori in una casa di Vassalini di proprietà di Matilde Pedrolini, e ci sono tornato molte volte negli anni 80, questa volta alla Locanda Vassalini. E’ proprio ai primi anni 80 che risale la prima stesura del romanzo, rivisto e pubblicato quest’anno. Frequento tuttora la Valmalenco, dove sono ospite fisso dell’Edelweiss di campo Franscia.

E’ importante l’ambientazione per lo svolgersi della narrazione?

L’ambientazione è fondamentale nel romanzo perché crea un contrasto tra la bellezza della natura incontaminata e la follia distruttrice di un gruppo di terrotisti; è inoltre uno scenario ideale per le “peripezie” dei protagonisti alla ricerca della salvezza e della verità sui loro rapporti.

Sono riconoscibili le località della Valmaelnco?

I luoghi nel racconto sono riconoscibilissimi e descritti con buona precisione (tenendo conto che non sono un montanaro): in particolare parte della vicenda si svolge sul percorso dal Rifugio Cristina a Piazzo Cavalli.

Quali sono le tue precedenti esperienze di scrittore?

Ho pubblicato l’Orologio di Armin (Marinotti editore), una storia della famiglia di mio padre all’epoca delle persecuzioni razziali, e Il piombo e l’anima  (Atì editore) un romanzo ambientato a Milano durante le seconda guerra mondiale.

Qualche altra notizia su di te?

Sono insegnante, istruttore di karate e (non a tempo pieno) scrittore. Oltre ai tre libri di cui vi ho parlato, ho pubblicato tre volumi sul karate, l’ultimo dei quali (Karate per la sopravvivenza) curiosamente contiene anch’esso un capitolo dedicato alla Valmalenco.

Nel ringraziare Sergio per le informazione che ci ha fornito, pubblichiamo un brano del capitolo del volume “Karate per la sopravvivenza” citato:

……. Lo scenario da me prediletto per le mie passeggiate estive (recentemente ribattezzate trekking!) è la Valmalenco, una convalle della Valtellina, negli anni ’60 meta popolare dei vacanzieri milanesi, oggi un po’ decaduta dal suo rango a vantaggio di località più esotiche. Per chi frequenta la Valmalenco, allora come oggi, l’escursione per eccellenza è quella ai rifugi Carate (la quasi omonimia con l’arte marziale è del tutto casuale) e Marinelli-Bombardieri, a 2600 metri di quota.
Non ci sono difficoltà alpinistiche di rilievo, ma la salita dal fondovalle al rifugio Carate è piuttosto aspra nella prima parte ed esasperante nella seconda, a causa del succedersi di valloncelli che fanno scomparire e riapparire il rifugio, dando sempre l’illusione di essere prossimi alla meta. Dal Carate alla Marinelli c’è poco più di un’ora, inizialmente in piano, ma nella mezz’ora finale l’impressione è quella di dare la scalata a una fortezza intagliata nella roccia, ed ogni gradino costa sudore e fatica.
Premesso questo soprattutto con l’intento di impressionare i lettori con la durezza dell’impresa, ammetto volentieri che, come nel caso più famoso dell’ascensione di Francesco Petrarca al Monte Ventoux, alla Marinelli salgono tranquillamente tutti, compresi anziani e bambini. C’è in molti di loro un sogno più grande: quello di compiere un giorno il circuito completo, che prevede il ritorno attraversando la vedretta di Caspoggio, un ghiacciaio tranquillamente transitabile nella bella stagione, e passando dal rifugio Bignami. ……

Condividi post
Repost0
4 settembre 2010 6 04 /09 /settembre /2010 22:37

recensionerepubblica.jpg

Condividi post
Repost0
4 settembre 2010 6 04 /09 /settembre /2010 19:35

«IL PIOMBO E L'ANIMA», UN ROMANZO CHE RACCONTA LA MILANO DEL '44 E DEI SUOI EROI POCO CONOSCIUTI

La Milano del '44, quella dei nazisti e dei fascisti, ma soprattutto quella dei partigiani e dei gappisti, ci viene riproposta da Sergio Roedner, figlio di un deportato (le vicende della sua famiglia paterna sono riportate nel volume «L'orologio di Armin» del 2002), docente presso la scuola britannica di Sir James Henderson, nel volume «Il piombo e l'anima», Ati editore.
Il libro dedicato «A due eroi della Milano che non si arrese alla paura: Giovanni Pesce, comandante del Terzo Gap e Medaglia d'oro della Resistenza (nel volume c'è una lunga intervista sulla sua esperienza di quegli anni) e Padre Giannantonio Agosti da Romallo, frate cappuccino, deportato per aver soccorso e nascosto ebrei».
«Che senso può avere oggi, - si chiede l'autore - a sessant'anni dalla Liberazione, a sedici dalla caduta del muro di Berlino, quattro anni dopo l'attacco alle Torri gemelle, scrivere un romanzo sulla lotta di un pugno di coraggiosi per la salvezza di due ebree nella Milano occupata dai tedeschi?».
«Mi ero già occupato di quel tragico periodo... - racconta l'autore - In particolare mi aveva dolorosamente colpito la vicenda di Ruth, la figlia sedicenne di un ebreo viennese, conosciuta da mio padre in campo di concentramento».
«Come avevo scoperto appena prima della pubblicazione del libro, Ruth e sua madre non erano sfuggite alla deportazione e alla morte».
«In questo romanzo provo a salvare Ruth, perchè uno storico non può falsificare gli eventi (i negazionisti però ogni tanto ci provano) ma uno scrittore sì,. per suggerire che è possibile e giusto opporsi alla sopraffazione... ».
L'Hotel Regina, l'Hotel Touring, via Rovello sono i luoghi di tortura dei nazisti e dei fascisti della Muti. Personaggi come Saeweke, il fucilatore di Piazzale Loreto e di altri partigiani, campato libero e tranquillo in Germania sino ai 90 anni, come Koch, il sadico cacciatore di ebrei e di partigiani, emergono cinicamente sulla scena di una citt?ffamata e terrorizzata ma che sa reagire. Il Convento dei Cappuccini e il Policlinico sono invece «i luoghi dei giusti».
Ci sono anche belle figure di uomini, come il tenente della Wertmacht Dietmar, che coraggiosamente si battono contro le SS per salvare Ruth e la madre.
Il libro comincia subito con «l'ultima notte della vita di Spartaco», il giovane gappista che prima della sua ultima azione «fa un brutto sogno mentre dorme nel caldo del suo sottotetto: si vede in sala professori a tu per tu con don Andrea, il suo insegnante di religione, che gli passa in silenzio due passaporti, infilandoglieli nella giacca proprio mentre la porta della sala si apriva ed entrava il preside, con quel suo sorriso untuoso e il distintivo del Partito appuntato all'occhiello. Aveva visto quel gesto furtivo? Sospettava di lui?».
E' questo il clima nella Milano di allora, con l'angoscia, il coraggio di ragazzi che donano la loro vita per opporsi ai tedeschi e ai loro servi. Come il gappista Oliviero Conti, ucciso dalle brigate nere davanti alla piscina di via Ponzio (ricordato da una lapide). Saverio, Marco, Spartaco, Elena. L'autore si ?olto documentato, e ha girato i luoghi degli scontri. La citt?i Milano ?l palcoscenico principale di quell'anno terribile, ma vengono citate anche diverse localit?i montagna, come la Valle Intrasca, Valle Olona, paesi come Vaprio d'Adda o citt?ome Novara.
Al quinto piano di San Vittore sono rinchiusi gli ebrei in attesa di spostamenti verso i treni che li condurranno ai forni. Ma ci sono anche «i giusti», religiosi e laici che rischiavano la vita e subivano le torture. I fatti narrati per la maggior parte sono autentici: la morale finale della storia mette in luce il fatto che oltre al piombo, anche l'anima di qualche carnefice alla fine si era convinta dove stava la verit?Eppure: «Molti torturatori di San Vittore e dell'Hotel Regina l'hanno fatta franca», scrive Roedner, «Ai Giusti si ?pesso reso un riconoscimento solo parziale o tardivo, le loro azioni sono state ignorate o dimenticate presto, in nome della riconciliazione nazionale».
Sono tantissimi i libri scritti sugli ultimi anni della dittatura, ma quest'ultimo ti d?'angoscia di quei tempi sin dalle prime pagine, ti sembra di percorrere la citt?ssieme ai suoi protagonisti, di essere dentro la violenza e il coraggio, coi valori poi trasmessi alla nuova Italia del dopoguerra.
La passione dello scrittore, lontana dalla retorica, immortala personaggi che ti regalano sgomento e ammirazione. Sono passati tanti anni, ma la storia di allora ?ncora fresca e terribile, con Milano in prima linea al centro di quel cambiamento epocale.
Nel romanzo Ruth e la madre riusciranno a salvarsi e, dopo una ricerca burocratica e appassionata, ritroveranno in Germania l'ufficiale che le aveva aiutate. Un buon finale, positivo, che nella realt?i allora era difficile da raggiungere.

Paolo Lezziero

Condividi post
Repost0
2 settembre 2010 4 02 /09 /settembre /2010 21:46

indifesadelcorvetto

Condividi post
Repost0
30 agosto 2010 1 30 /08 /agosto /2010 13:54

E' in uscita la mia prima raccolta di poesie, scritte in gran parte nella primavera/estate 2006.

Questa antologia è il frutto di una breve ma intensa stagione poetica, parla d’amore e di rabbia, di figure importanti nella mia vita ,e di personaggi e costumi contemporanei che trovo ridicoli, patetici o irritanti.


controteberlusconi

Condividi post
Repost0
23 agosto 2010 1 23 /08 /agosto /2010 16:45

Ringrazio Magdalena per avermi portato nella via che l'amministrazione comunale di Cesena ha dedicato ai miei zii, Bernardo ed Elena Brumer, uccisi dai nazisti a Forlì nel 1944. Della vicenda mi sono occupato nel libro "L'orologio di Armin", pubblicato nel 2002.

 

viabrumer

Condividi post
Repost0
17 agosto 2010 2 17 /08 /agosto /2010 13:32

27agostocopertina.jpg

 

 

A metà degli anni 80, un gruppo terroristico di estrema destra progetta un attentato contro le dighe di Campo Moro e Alpe Gera, nello splendido scenario della Valmalenco. Nell’intento degli esecutori si deve trattare di un’azione clamorosa che “avrebbe oscurato Bologna e Piazza della Loggia”. Alla catastrofe sopravvivono Marco, un giovane insegnante introverso e amante della montagna, con un passato di impegno politico e delusioni sentimentali, e Marina, una studentessa quindicenne in vacanza a Chiesa Valmalenco con la sua famiglia. Il romanzo racconta con ritmo incalzante le tappe della loro epica marcia verso la salvezza, ma non si tratta solo di una storia d’avventura in uno scenario fantapolitico. Tra i due protagonisti, così lontani per età e mentalità, nascono complesse dinamiche psicologiche da cui si sviluppa una vicenda che metterà a nudo aspetti imprevedibili del carattere di entrambi i personaggi. Sullo sfondo della storia, l’Italia degli anni 80, lacerata tra gli strascichi di una recente stagione di opposti estremismi e una crescente aspirazione alla normalità e al benessere,vista da lontano, dai sentieri più belli e dai rifugi più inaccessibili della Valmalenco.  

 

Ho scritto questo romanzo nel 1983 ma lo pubblico solo ora, a distanza di diciassette anni, con poche modifiche necessarie per la comprensione della storia in un clima politico e culturale così cambiato (in peggio).

Condividi post
Repost0
7 agosto 2010 6 07 /08 /agosto /2010 10:28

evoluzione.jpg

Condividi post
Repost0

Presentazione

  • : Blog di sroedner.over-blog.it
  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
  • Contatti

Link