Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
27 marzo 2016 7 27 /03 /marzo /2016 15:54
Con Colombo e Pisapia per non perdere Milano

Prima di spiegarvi per quali ragioni ho deciso di sostenere col mio voto e col mio impegno personale la lista arancione di Daria Colombo, è necessario che mi presenti ai molti per i quali io sono un perfetto sconosciuto. I miei interventi nella politica militante risalgono infatti a parecchio tempo fa e le nuove generazioni mi vedono piuttosto come insegnante di liceo, studioso della Shoah e maestro di karate tradizionale. In realtà, in ognuna di queste vesti ho cercato di trasmettere il mio impegno civile, ma senza mai avere in tasca la tessera di alcun partito. Sono nato a Milano il 27 marzo 1952 e proprio in questi giorni festeggio il mio 64° compleanno. Quando ascoltavo la famosa canzone dei Beatles non avrei certo pensato che questa data avrebbe significato per me l'inizio di un impegno concreto a sostegno della sinistra istituzionale milanese. Antifascista lo sono stato fin da ragazzino, ma direi per motivi genetici e ambientali, dato che mio padre, ebreo austriaco in Italia per motivi di lavoro, passò cinque anni nei nostri campi di concentramento, col rischio costante di essere caricato su un vagone dal binario 21 e spedito ad Auschwitz, nonostante la poliomielite che lo aveva costretto in carrozzina. Peggio andò ai miei zii, arrestati dai fascisti e fucilati dai tedeschi nell'eccidio di Forlì. Mia madre, modenese, cattolica e anarchica, si occupò di lui anche dopo la mia nascita. Con un simile background familiare, il 68, vissuto al liceo Beccaria, ha contributo a radicalizzarmi ed è stato per me un periodo di lotte e di entusiasmo, a fianco di amici più arditi ma anche più sfortunati di me, come Lello Valitutti e Mario Mieli. Di Giuliano Pisapia all'epoca sapevo che suo padre era un avvocato che difendeva i compagni ma non solo loro. Giuliano, come Mario Capanna, Turi Toscano e Sergio Cusani, erano più grandi di me in quegli anni “formidabili”. Non posso non ricordare anche i miei compagni e amici Gabriele Salvatores e Giorgio Semeria, purtroppo risucchiato dal mito della lotta armata e recentemente scomparso. Dopo la laurea in filosofia alla Statale col professor Dal Pra, ho cominciato a insegnare in una piccola scuola britannica di Milano e contemporaneamente ho aperto una palestra di karate prima nella sala adunanze dell’Esercito della Salvezza, poi in una casa occupata di corso Lodi. Oggi mi sono istituzionalizzato e insegno karate in via Polesine, dove l’anno scorso siamo stati gratificati dalla visita dell’assessore allo Sport, Chiara Bisconti. L'insegnamento delle materie umanistiche e del karate sono una costante nella mia vita, in seguito rallegrata dal matrimonio con Giovanna, campionessa europea di karate negli anni 80, e dalla nascita di mio figlio Giulio Ernst nel 1993. Dopo la scomparsa dei miei genitori, l'esperienza della paternità mi ha spinto a ricercare i miei parenti sparsi per il mondo: in Austria, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Nel 2001, con l'aiuto di mia moglie e grazie ai suggerimenti del CDEC, ho ricostruito le mie complesse vicende familiari prima, durante e dopo le persecuzioni razziali; ne è uscito un primo libro, L'orologio di Armin, pubblicato nel 2001 da Christian Marinotti, che col sostegno dell'ANPI di Cologno e dell'ANED dell'amico Dario Venegoni ho presentato in numerose scuole, a Villa Casati e a un convegno della stessa associazione. 4 anni più tardi ho scritto Il piombo e l'anima, romanzo storico ambientato nella Milano del 1944, favorevolmente recensito, tra gli altri, da Fabrizio Ravelli di Repubblica. Attualmente insegno materie letterarie al liceo Einstein di Milano e karate in una piccola palestra del Corvetto, noto quartiere multietnico che frequento dal 1977, aprendo i miei corsi a ragazzi e adulti italiani e stranieri. Il mio impegno politico fino a ieri era limitato al mio blog e a qualche intervento in assemblee studentesche o nella rubrica lettere di qualche quotidiano. Il 2011 aveva acceso in me grandi speranze, l'onda arancione è stata entusiasmante e giudico positivamente anche i quattro anni della giunta guidata da Giuliano Pisapia, anche se molto resta da fare, soprattutto per le periferie. Tuttavia l'involuzione della politica nazionale e in particolare la recente svolta centrista del partito democratico mi hanno demoralizzato. Vedevo e intravvedo tuttora il pericolo di disperdere la preziosa eredità del 2011, che è secondo me la vera alternativa alla canea montante delle destre xenofobe e razziste e alla disaffezione e all’astensionismo di moltissimi cittadini. Fino a pochi giorni fa, come scrivevo a Colaprico, pensavo che non sarei andato a votare o che al massimo avrei dato un voto di bandiera a una lista alternativa che però, senza Giuliano, non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo e avrebbe solo disperso voti. Per fortuna il nostro sindaco ha convinto al grande passo la scrittrice Daria Colombo, che io conoscevo di fama come co-fondatrice del movimento dei girotondi e soprattutto per il suo impegno a favore dei bambini di strada. Il caso, o la provvidenza, hanno voluto che Edoardo, figlio suo e di Roberto Vecchioni, con cui condivido l'amore per il mondo classico e il tifo calcistico ma non la propensione per il canto, fosse compagno alla scuola di Cinema di Milano di mio figlio Giulio, che è meno militante ma più concretamente attivo in politica di me, avendo collaborato con foto e video all’iniziativa “Bella Ciao Milano” promossa dal PD milanese. Ho quindi potuto usufruire di un canale privilegiato per contattare Daria e dirle che ci sono anch'io a sostenerla nel suo tentativo, arduo ma entusiasmante, di unire le sinistre, battere la destra e non lasciare la nostra Milano, città medaglia d'oro della Resistenza, nelle mani di Salvini e compagnia brutta. Sergio Roedner, Milano.

Condividi post

Repost0
24 marzo 2016 4 24 /03 /marzo /2016 10:07
Il dolore silenzioso di noi musulmani, di Ismael Saidi

dal sito web di Radio Popolare

Perché i musulmani non scendono in piazza contro gli attentati?

di Redazione

giovedì 24 marzo 2016 ore 09:25

Ismaël Saidi è un regista e drammaturgo, cittadino belga, francofono, musulmano, di origine marocchina, quasi quarantenne, autore dello spettacolo teatrale Jihad.

Dopo gli attentati del 22 marzo a Bruxelles ha postato sulla sua pagina Facebook un breve testo che il quotidiano belga Le Soir ha ripubblicato con l’autorizzazione dell’autore stesso.

Qui vi proponiamo la traduzione:

Perché i musulmani non scendono in piazza in massa per condannare gli attentati?

Perché stiamo guidando i taxi che riportano a casa le persone gratuitamente…

Perché stiamo curando i feriti negli ospedali…

Perché guidiamo le ambulanze che sfrecciano sulle nostre strade per cercare di salvare ciò che di vivo resta in noi…

Perché siamo alla reception degli hotel che da ieri ospitano gratis i turisti…

Perché guidiamo autobus, tram e metrò in modo che la vita continui, anche se ferita…

Perché siamo alla ricerca dei criminali, nelle nostre divise di poliziotti, investigatori, magistrati…

Perché anche noi stiamo piangendo i nostri dispersi…

Perché nemmeno noi siamo stati risparmiati…

Perché noi siamo doppiamente, triplamente straziati…

Perché uno stesso credo ha generato vittima e carnefice…

Perché ci sentiamo storditi, persi, e cerchiamo di capire…

Perché abbiamo passato la notte sulla soglia di casa aspettando qualcuno che non tornerà più…

Perché contiamo i nostri morti…

Perché siamo in lutto…

Il resto è solo silenzio.

Condividi post

Repost0
18 marzo 2016 5 18 /03 /marzo /2016 23:29
Il declino del renzismo e le acrobazie di Repubblica

IL DECLINO DEL REGIME SCANDITO DALLA METAMORFOSI DI REPUBBLICA NEL MESE DI MARZO. I RISULTATI SONO KAFKIANI.

In meno di tre settimane il quotidiano più diffuso e venduto d'Italia, Repubblica, è passato dall'elogio sperticato di Renzi alla sua scomparsa dalla prima pagina e, credo abbastanza presto, dalla scena politica italiana. In questo post proverò a spiegarne le ragioni e per farlo analizzerò le prime pagine di alcuni numeri del quotidiano "fondato da Eugenio Scalfari". Partirò dal 2 marzo, quando ancora dei tecnici italiani spariti da mesi in Libia non trapela nessuna notizia, anche se il governo sta trattando nascostamente per il loro rilascio e proseguirò il tour passando per alcune date chiave: il 4 marzo, giorno successivo all'uccisione di Piano e Failla, dopo il rifiuto del governo di pagare il riscatto e il blitz fallimentare affidato alla milizia di Sabrata; l'8 marzo, giornata della donna, quando già stanno venendo a galla le responsabilità del governo nella gestione delle trattative ed è in corso la fusione tra l'editoriale L'Espresso e i giornali della Confindustria. Studieremo infine il turning point del 14 marzo per capire fino in fondo lo stravolgimento della linea politica del giornale che con un certo disagio ho comprato anche oggi in edicola, forse per l’ultima volta.

Il 2 marzo Repubblica, renziana al 120%, era tutto un peana alla politica del governo: senza virgolette, si annunciavano “70.000 posti in più” (rispetto a quando?) e un negretto triste e tatuato ricordava l’imperiosa necessità di salvare “i piccoli popoli che proteggono la Terra” (con la maiuscola naturalmente, un misto di pietismo ed ecologia). Si dava ampio spazio a Montalbano (la tv è un tema nazional-popolare tanto caro al pidì renziano da occuparla manu militari, ma gradito anche alla maggior parte degli italiani) e si sferravano attacchi in stile grillino agli onorevoli scrocconi e alle tangenti della Lega in Lombardia. Si nominava un morto italiano in Egitto, lo studioso e giornalista free lance Regemi, molto probabilmente torturato e ucciso dai servizi egiziani, anche se il giudizio di Repubblica sul governo di quel paese, legato a filo doppio da interessi economici al nostro, era sospeso: dopo tutto Regemi era un collaboratore del Manifesto, insomma un ennesimo “rompicoglioni”.

Solo due giorni dopo Repubblica, ancora renziana al 95%, mal si distingueva dal Giornale di Sallusti nel comunicare a caratteri cubitali la morte di due ostaggi italiani rapiti in Libia (degli altri due “la Farnesina” assicurava che erano vivi) e nell’annunciare che era già “pronto l’attacco con aerei e navi”. L’editoriale del veterano Bernardo Valli ci ritraeva nella “trappola del Califfo”, e poco spazio veniva lasciato alle consuete polemiche, come è giusto in tempi di guerre sante. Venivano poste sotto accusa le industrie farmaceutiche e le grandi opere incompiute: un probabile preludio ai relativi tagli in arrivo su pressione di Bruxelles, per cercare di tamponare l’emorragia del debito pubblico. Insomma, Repubblica era ancora un giornale embedded nel regime e spiccava il disperato tentativo di distrarre l’opinione pubblica dai fiaschi del regime puntando su un’offensiva militare la cui “guida” era “affidata alla divisione Acqui” (immagino qui lo spavento dell’Isis).

Passano altri 4 giorni e martedì 8 marzo invano si cercherebbe in prima pagina di Repubblica (ma lo stesso vale in realtà anche per Il Fatto) un qualsiasi cenno a un’iniziativa bellica italiana in Libia, già data per imminente, o sulla sorte dei tecnici rapiti. Non facevano più notizia, o perchè nessuno ne sapeva niente, o perché parlarne avrebbe voluto dire mettere un dito nella piaga del governo, ormai inguaiato fino al collo. Per colmare quel vuoto assordante, si riprendevano come se nulla fosse i temi del 2 marzo: difesa delle tesi governative in economia e un’altra enorme foto di un piccolo profugo (apologia d’ufficio della politica di asilo italiana, fiore all’occhiello di Renzi, ma in verità colossale panzana). C’era un nuovo attacco all’evasione fiscale e alle tangenti dei leghisti, pericolosi concorrenti del PD in Lombardia. Mancava l’editoriale, segno che latitava (o si voleva far credere che così fosse) una linea politica definita. Sul fronte televisivo, Luca Zingaretti aveva preso il posto di Montalbano. Insomma: l’8 marzo (giornata della donna, grande assente dalla prima pagina) Repubblica era ancora un giornale filo-governativo e nazional-popolare, più o meno al livello non certo eccelso dell’Unità.

Il canto del cigno di Renzi data 14 marzo, dopodiché, con modalità a me sconosciute, scoppia la rivolta, o golpe, che perdura fino al giorno in cui scrivo, venerdì 18 marzo 2016. Dopo il 14 marzo Confindustria decide evidentemente di mollare Matteo 1, che nel frattempo invano ha cercato di realizzare in Europa quel fronte comune delle sinistre al quale è del tutto allergico in casa sua. Di conseguenza Repubblica, da tempo subentrato al Corriere nel ruolo di portavoce in pectore dei “poteri forti”, cambia nuovamente linea, con esiti a dir poco clamorosi.

Il 14 marzo il piede di porco per far passare il messaggio politico è sempre una foto, sempre più grande, del solito negretto sofferente; l’ex-amica Merkel viene “presa a schiaffi dagli elettori” (Renzi prevede forse che presto toccherà anche a lui) a causa della “paura profughi” , che si sostituisce come leitmotiv a quello della solidarietà. Si moltiplicano le notizie allarmistiche sul terrorismo dando discreto spazio agli attentati in Turchia e Costa d’Avorio. Ma i tempi stanno cambiando anche in redazione: al posto dell’editoriale troviamo l’intervista a una maestra, anzi “la maestra migliore del mondo”, che insegna in un campo di profughi palestinesi. Anche il buon Bersani, prima dileggiato, trova di nuovo spazio in prima pagina, dividendo lo spazio con la Meloni: la Confindustria non ha ancora deciso con chi scherarsi, anzi sì, ma sa che i lettori di Repubblica sono tendenzialmente di sinistra, e pecunia non olet, vero compagno De Benedetti?

Il resto è un crescendo rossiniano ma per ragioni di tempo e di spazio mi fermerò allo screenshot di oggi, 18 marzo: il clima è di nuovo cambiato, l’opinione pubblica e l’industria bellica vogliono evidentemente un intervento italiano in Libia, o più probabilmente lo esigono gli Stati Uniti e la Nato, ma occorre predisporre l’opinione pubblica disorientata facendo leva sulle paure della gente. Riecco quindi il fantasma del terrorismo in primo piano: “Fermiamo il genocidio (?!) Is”, virgolettato perché sono parole di Kerry e non di Donald Trump, che peraltro vuole la stessa cosa ma con più brutale schiettezza. La frenata su Tripoli viene nel frattempo addebitata ai “generali” (quali?) indecisi, cresce lo spazio riservato all’opposizione di sinistra dentro e fuori il pidì. L’alleanza con Verdini (icui voti sono determinanti per la tenuta del governo, ma che è appena stato condannato in primo grado e due anni di carcere per corruzione) viene messa in discussione e si insiste sulla malasanità italiana (dato che bisognerà tagliare anche lì).Insomma Repubblica sta cercando in questi giorni di recuperare la perduta credibilità, ma non si tratterà di un’ennesima correzione di rotta suggerita dai nuovi padroni del vapore? Non perdetevi le prossime puntate, anche on-line se temete di investire male il vostro euro e mezzo.

Condividi post

Repost0
17 marzo 2016 4 17 /03 /marzo /2016 15:44
Quando l'orco abita in casa

Anna è stata violentata per anni dal padre sotto gli occhi della mamma che ha finto di non vedere, di non capire. E non le ha creduto neppure quando ha trovato il coraggio di parlare. Maria gli ha incubi tutte le notti da quando l'amico di famiglia l'ha obbligata per mesi a "giocare" con lui mentre Silvia non vuole più andare a catechismo e per settimane non ha trovato la voce per dire cosa le faceva il sacerdote, per raccontare l'indicibile.

Anna e altre, vittime quotidiane di pedofili, soprattutto di parenti (29%), aggredite da amici di famiglia, conoscenti e vicini di casa (39%). Da persone che avrebbero dovuto accudirle, proteggerle come insegnanti e religiosi (10%). Adulti che, nella metà dei casi, grazie al rito abbreviato e alla legge che lo prevede, hanno avuto condanne miti, due anni di media e soprattutto la pena sospesa. Uno su due fuori dal carcere (51,7%). Liberi di tornare alle loro case, vicino, accanto ai minorenni, agli adolescenti che li hanno denunciati vincendo minacce, paure, pressioni psicologiche e vergogna. E per i piccoli, ricomincia l'inferno. Con l'orco accanto.

A fotografare la drammatica situazione in cui vivono le vittime dei pedofili in Italia, Giuliana Olzai, esperta in statistica, che ha spulciato tre anni di carte e 180 processi e sentenze del tribunale di Roma che hanno visto 196 imputati accusati di violenze sessuali, il 77% condannati per abusi su 238 vittime, di cui 185 bambine e 53 maschi. Numeri, statistiche, storie e racconti agghiaccianti raccolti in un volume, "Abuso sessuale sui minori, scenati dinamiche e testimonianze", edizioni Antigone.

"Spero serva a far cambiare la legge. Ora si concedono i benefici di legge e la sospensione della pena con la presunzione che nel futuro il condannato si astenga dal ripetere le violenze, ma è un assurdo: quando vengono scoperte durano in media da un anno, se compiute ad una persona esterna alla famiglia, più di tre se è un parente che abusa". Così dice la studiosa e concorda il professor Luigi Cancrini, psichiatrata e psicoterapeuta. "Difficile pensare che non ripetano la violenza soprattutto contando che, nella maggior parte dei casi nulla a livello psicologico è cambiato, in Italia quello che manca è un adeguato intervento terapeutico. L'Europa ha addirittura fondi desinati alle cure per pedofili, eppure noi siamo tra i pochi paesi che non li hanno mai usati". In Italia infatti non è previsto, come accade invece in Francia per chi è accusato di abusi su minori, la possibilità di seguire un percorso di cura psicologica, un legame tra pena e riabilitazione.

Non solo, racconta la professoressa Olzai. Molto spesso a chi abusa, se compie atti diversi dallo stupro, viene riconosciuta l'attenuante speciale del caso di minor gravita. Così capita che un padre, un amico di famiglia che ha violato per anni e anni di un bambino o di una ragazzina abbia una condanna più mite di un molestatore di autobus".

E sono tanti. Perché l'orco purtroppo abita qui, accanto alle sue vittime, ha il volto che i bambini conoscono, amano. Dal quale non sanno difendersi quando li invita al "gioco", quando li minaccia obbligandoli al silenzio, Hanno media 9 anni quando subiscono la prima violenza, raccontano gli atti processuali, 11,3 quando scatta la denuncia. Ma questa è la media, guardando i singoli casi passano anche dai 5 ai dieci anni prima che la vittima trovi il coraggio di parlare, di denunciare parenti o amici di famiglia. Perché sono i processi a dirlo: il nemico è in casa, non è uno sconosciuto: il 14,3 abusato da genitore, il 14,7 da altro familiare, amico di famiglia 19,7 amico, conoscente9,3 vicino di casa 10,5, insegnante, bidello, religioso, 10,1. Solo nel 19,7 % dei casi a compiere l'aggressione è uno sconosciuto.

E anche quando trova la forza di vincere minacce e vergogna troppo spesso non viene creduto. Soprattutto se l'aguzzino è un familiare. Il 31% delle madri non crede infatti al racconto di figli o bambine se accusano di violenza il padre o il suo compagno, mentre il piccolo trova fiducia nel 64% dei parenti e nel 90 % degli estranei.

Condividi post

Repost0
9 marzo 2016 3 09 /03 /marzo /2016 18:33
Mea culpa su Sabrata!

L'altro giorno la mia analisi del tragico incidente di Sabrata era porofondamente errata, e ringrazio l'amico e bravo giornalista Fabrizio Ravelli per avermelo fatto capire. Provo a riformulare il tutto, sempre alle prese con la cortina fumogena che Renzi e il governo hanno innalzato intorno alla vicenda dei nostri due tecnici uccisi, e degli altri due "liberati" da soli o dalle milizie di Sabrata.Tutto questo è successo nel corso di un maldestro blitz, condotto contro un gruppo di jihadisti e prigionieri composto al massimo dodici da persone, che si spostavano a bordo di due pick-up, probabilmente non nello stesso momento. Non sappiamo ancora chi ha sparato, se i "liberatori" di Sabrata oppure i sequestratori, ma bastano le facce, i capelli lunghi e le folte barbe di Calcagno e Policardo per capire che quelle non erano le barbe di una settimana, ma di mesi e mesi di sequestro e convivenza con i loro carcerieri. Si può ben capire che con quella barba i primi due italiani sequestrati da un gruppo terroristico vicino all'ISIS e attaccato durante un trasferimento,siano stati scambiati per terroristi e uccisi. Oppure sono stati uccisi dai loro carnefici perché il governo italiano non aveva pagato il riscatto richiesto, dopodichè c'è stato il maldestro assalto che si è concuso con l'esecuzione degli ostaggi con colpi alla nuca o con la cintura esplosiva della giovane miliziana suicida col figlio incolpevole.

Sono solo congetture, ma che i due italiani morti non costituissero una minaccia per i kamikaze è dimostrato dal fatto che viaggiavano sullo stesso pickup, in compagnia di al massimo quattro persone, tra le quali una donna e un bambino, trovati cadaveri insieme ad altre cinque uomini non identificati, o almeno a noi ignoti Gli altri due italiani ritornati in patria sono stati successivamente liberati dai sequestratori, verosimilmente dopo che il governo italiano ha pagato un riscatto e promesso di non rimettere piede sul luogo libico (infatti la notizia è addirittura scomparsa dalla prima pagina di Repubblica).. Difficile, anche se non impossibile, credere invece che i due superstiti, in mezzo a un simile carnaio, siano riuscitri a fuggire dalla capanna in cui erano custoditi e si siano liberati da soli. Sono stati comunque arrestati e trattati da terroristi come gli altri membri del commando (sempre che ci sono dei sopravvissuti) perché ritenuti a torto foreign fighters al servizio dei terroristi che invece li avevano sequestrati, affamaqti e maltrattati. E se sono stati liberati, e i cadaveri degli altri due restituiti al nostro Paese, è perchè è stato pagato un prezzo, economico e poilitico, al governo di Tripoli. Insomma, con un frettoloso voltafaccia Renzi ha scelto la pace, cioè la decisione giusta, ma per i motivi sbagliati.

Condividi post

Repost0
8 marzo 2016 2 08 /03 /marzo /2016 17:18
Controllare la propria vita

Prendere gradualmente controllo della propria è facile e persino divertente, purché lo si faccia per gradi. A tale scopo sono utilizzabili vari metodi, che si possono attingere sia dal pensiero occidentale che dalla tradizione orientale. Il MIO metodo prende lo spunto da due fonti che più opposte tra loro non potrebbero essere: la meditazione zen attiva, appresa durante la pratica quarantennale dell'arte marziale, e l'analisi critica di un oggetto e dell'ambiente, che sia un film, una poesia o il mondo che mi circonda. Voglio trasmettervi gradualmente ciò che sto apprendendo giorno dopo giorno, e raccontarvi gli straordinari effetti che il passaggio dal guardare al vedere sta determinando nella mia e nell'altrui esistenza. Se vi interessa, seguitemi su questo blog e su facebook nelle prossime puntate degli Esercizi di zen metropolitano.

Condividi post

Repost0
1 marzo 2016 2 01 /03 /marzo /2016 14:50
Parisi, Sala e il centrosinistra cannibale

Su Repubblica di oggi:

Condividi post

Repost0
25 febbraio 2016 4 25 /02 /febbraio /2016 17:07
Perché a Milano comunque vincerà la destra

~~Ci sono alcuni casi, nella vita e nella politica, in cui nessuna scelta è buona, perché si perde in ogni caso, come nel gioco truccato delle tre carte. E’ proprio questa la situazione sgradevole in cui si trova la cosiddetta sinistra in vista delle prossime elezioni comunali di Milano e, prima ancora, delle “primarie” del partito democratico. Sponsorizzando Sala, Renzi è riuscito senza troppa difficoltà a piazzare un cavallo vincente nel vuoto lasciato dalla decisione del sindaco Pisapia di non ricandidarsi, decisione non contestabile perché dichiarata fin dall’inizio del suo mandato e che fa onore alla sua coerenza, dote più unica che rara nel panorama politico attuale. Dunque, in assenza di Pisapia, nessun candidato di sinistra, dentro o fuori dalla sua giunta, avrebbe avuto la possibilità di spuntarla contro Sala, perché né la Balzani, né l’onesto Majorino brillano per personalità, grinta e carisma. Figurarsi adesso che si presentano divisi, l’un contro l’altro armati. La strada delle primarie del pd diventa dunque un’autostrada a quattro corsie per Giuseppe Sala, un uomo per tutte le stagioni. Sicché, quando si arriverà alle elezioni “vere” in primavera, l’elettorato che nel 2011 aveva contribuito al trionfo della giunta arancione si troverà davanti la sgradevole alternativa se votare Sala, turandosi tutti gli orifizi possibili, e far quindi vincere un candidato obiettivamente di destra, oppure starsene a casa facendo vincere quel candidato di centro-destra che stenta ancora a uscire dal cappello del trio Salvini-Berlusconi-Formigoni. L’unico rammarico nel desolante quadriennio che ci si prospetta davanti è il fallimento di una possibile intesa tra la Sinistra e il Movimento 5 stelle, che avrebbe rappresentato una reale alternativa allo squallore prossimo venturo. Colpa del pd, colpa dei pentastellati, si tratta comunque di una probabile ciambella di salvataggio per il sinistrato renzy che, sconfitto ovunque, rischia di vincere a Milano col suo purosangue di destra malamente ricoperto con una gualdrappa rosa pallido.

Condividi post

Repost0
24 febbraio 2016 3 24 /02 /febbraio /2016 19:36
Renzi e Grasso, ovvero il gatto e la volpe

Qualcuno deve aver detto a Renzi che colpevolizzare il maggior partito d'opposizione per l'incapacità dei "democratici" di liberarsi dall'abbraccio soffocante di Alfano e Verdini non era una carta spendibile facilmente in una campagna elettorale resa già tanto difficile dalla dèbacle del governo su tutti i fronti, primo fra tutti quello dell'economia e della politica internazionale. Perciò il "segretario fiorentino" ha ieri deciso di spostare il tiro sull'anello debole del suo sistema di potere, l'anemica sinistra pidì, o quel che ne resta dopo l'emorragia occulta che finora li ha visti suicidarsi politicamente senza arrecare alcun danno all'alien che è entrato nel partito. Questo, e solo questo, è il significato del voto di fiducia col quale, se non accadranno fatti nuovi nelle prossime 24 ore, porrà sotto ricatto compagni di partito e alleati più o meno fedeli.

Lui pensa di vincere in ogni caso: se non otterrà la fiducia, cadrà anche il governo, si andrà a nuove elezioni che la maggior parte del Paese auspica e che lui spera di vincere, dando la colpa della mancata approvazione della legge Cirinnà all'inaffidabilità dei "grillini" e all'infedeltà di Bersani & C alla famigerata "ditta". Se invece otterrà la fiducia, suo e di Alfano sarà tutto il merito, e la rabbia degli omosessuali e delle persone civili dovrebbe essere convogliata contro i capri espiatori di cui sopra, cioè i 5 stelle e la sinistra pidì. In realtà il premier sa benissimo che il movimento di Grillo ne uscirà, se non rafforzato, certamente non indebolito (nonostante il penoso mea culpa di qualche parlamentare pentastellato), mentre i suoi avversari interni saranno spazzati via in ogni caso: accusati di aver rinnegato i propri ideali se votano la fiducia a Renzi, disprezzati dai propri elettori e dimenticati qualora decidano in articulo mortis di far fronte comune con le opposizioni.

Tutto deciso dunque? No, signori, il diabolico ma tutto sommato prevedibile Renzi ha un piano B: di fronte alla clamorosa protesta dell'aula il suo cripto-alleato Grasso potrebbe concedere, se richiesto a gran voce dall'aula, il voto palese sugli articoli più contestati: a questo punto, di fronte alla seconda autorità dello Stato (vecchia volpe dei processi antimafia di Palermo) il superdemocratico Matteo non potrebbe che inchinarsi: si passerebbe al voto palese, metà dei senatori abbandonerebbe l'aula e la legge Cirinnà, quella autentica, passerebbe col voto di tutto il PD e dei Cinque Stelle, sempre per merito di Renzi e per colpa degli altri. In realtà c'è una strada più semplice: basterebbe o basterà che, per far ciò che questo accada, il già nominato Grasso dichiari inammissibile il maxiemendamento su una questione tanto delicata.

Tutto sommato, sarebbe la soluzione migliore per Renzi (ma questo poco importa), per il PD, per i 5 stelle e anche per l'opposizione cattolica, ognuno dei quali avrebbe recitato la propria parte di fronte agli elettori. Soprattutto sarebbe la cosa migliore per le centinaia di migliaia di persone di ogni orientamento sessuale che aspettano da anni che l'Italia si adegui al resto del mondo civile.

Condividi post

Repost0
7 febbraio 2016 7 07 /02 /febbraio /2016 09:06
Sui diritti civili Grillo vince e Renzi perde, comunque.

Lasciando libertà di coscienza ai parlamentari del gruppo 5 stelle sulla "step adoption" Grillo ha colpito nel segno mettendo Renzi in un angolo. Risultato meritevole in ogni modo, perché Renzi è il peggior nemico della sinistra. Ma vediamo perchè: 1) La libertà di coscienza è una ragione nobile, e Grillo lo sa: nessuno può attaccarlo su questo, perchè TUTTE le forze in campo, PD e Alfano in testa, hanno lasciato libertà di voto ai propri iscritti, e Grillo è stato spesso accusato di telecomandare i propri parlamentari. Dunque, motivazione nobile e furba al tempo stesso: Renzi non era mai arrivato a tanto. 2) Adesso il PD non ha la certezza di avere la maggioranza al Senato sulla stepchild adoption e ha tre scelte, tutte e tre svantaggiose: 1) ritira tutta la legge e si attira l'ira di tutto il fronte progressista (improbabile che lo faccia); 2) ritira (o "stralcia") la stepchild adoption, col risultato di perdere la faccia e di cedere apertamente all'opposizione di destra e al suo alleato-ricattatore Alfano (ipotesi possibile ma per lui dannosissima ai fini delle prossime elezioni); 3) va avanti lo stesso, come ha sempre dichiarato di fare per confermare la sua figura di decisionista alla Craxi, in coerenza con la sua politica anti-parlamentare e sostanzialmente anti-democratica (ipotesi possibile quanto la 2). In ogni caso, non può certo rimproverare ai 5 stelle di fare il loro lavoro come opposizione, se mai deve lamentarsi della scarsa coesione del suo partito e di aver scelto l'NCD come interlocutore. 4) Supponiamo che vada avanti: in questo caso, o si vota con VOTO PALESE sulla step-child adoption, o con VOTO SEGRETO appellandosi ancora (come Grillo) alla libertà di coscienza. Se si vota con voto segreto i casi sono due: o la legge viene approvata (e allora è anche merito di Grillo) o viene bocciata (e allora è comunque uno scacco per Renzi, che dimostra di non avere una maggioranza e dovrebbe per logica dimettersi, anche se certo non lo farà, perchè lui punta tutto sul famoso "referendum" in autunno. 5) Se infine si vota per voto palese, Grillo costringe tutti i parlamentari, pd, ncd, fi, e naturalmente i propri, a scoprire le carte: finalmente si saprà con che maggioranza viene approvata (o bocciata) questa legge, e come la pensano veramente sui diritti civili i senatori di tutti i partiti. Un colpo da maestro, una mossa a prima vista imparabile. Vediamo come risponderà Renzi.

Condividi post

Repost0

Presentazione

  • : Blog di sroedner.over-blog.it
  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
  • Contatti

Link