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27 gennaio 2016 3 27 /01 /gennaio /2016 14:33
Quei nudi in scatola, risposta a Michele Serra

Caro Serra,

se una nostra autorità religiosa (supponiamo il Papa o l'arcivescovo di Milano, anzi, meglio quest'ultimo) andasse in visita ufficiale in un Paese in cui fossero tollerate o autorizzate pratiche per molti di noi inaccettabili (che so io, lo sgozzamento pubblico, la pedofilia o la bestialità, la rappresentazione pittorica o scultorea di un rapporto omo o anche eterosessuale) non sarebbe giusto esigere che le immagini pubbliche di tali rituali venissero nascoste alla vista del nostro prelato durante il tempo della sua visita per non offenderne la sensibilità? Così, pur avvertendo da occidentale l'enorme differenza, dal nostro punto di vista, tra un nudo artistico e la rappresentazione "artistica" di una perversione, riesco anche a cogliere, da una prospettiva diversa, la reazione di Rouhani, tanto più che, nelle parole e negli, mostra verso di noi una notevole convergenza fino a poco tempo fa insperata sui temi assai più cruciali della pace e della protezione dei luoghi e dei simboli di religioni diverse. Del resto anche noi, fino a non olto tempo fa, coprivamo le "vergogne" degli artisti del Rinascimento.

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16 dicembre 2015 3 16 /12 /dicembre /2015 14:32
Il Presidente, il babbo e i giudici, di Roberto Saviano

Da Repubblica del 16 dicembre 2015

Ricordo un'intervista a Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, sull'Huffington Post . Era del 2013 e riguardava una bufera piccola perché periferica, piccola perché marginale rispetto a ciò che riguarda il governo centrale. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris voleva che suo fratello Claudio, che aveva costruito la campagna elettorale (è attribuibile a lui lo slogan "scassiamo tutto", versione napoletana della rottamazione renziana) e gli aveva fatto da consulente praticamente gratis, avesse un incarico retribuito e lo voleva alla direzione del Forum delle culture. Si levarono scudi contro questa candidatura e a Cantone fu chiesto se si trattava di sciacallaggio o di legittima critica. Rispose che "(gli sciacalli ndr) ci sono, ma non mi permetto assolutamente di annoverare tra questi i media, che registrano fatti e opinioni, favorendo così l'indispensabile controllo da parte dell'opinione pubblica". Perché ho ricordato questa vicenda? L'ho fatto perché il potere, sempre, deve sottostare a delle regole auree e una di queste, in democrazie avanzate, è costituita dalla accettazione della funzione di controllo svolta dai media. Non è sciacallaggio, non è remare contro, ma è svolgere un'azione fondamentale e doverosa di controllo sulla cosa pubblica; per fare ciò bisogna porre delle domande, magari trovare le risposte per offrirle ai cittadini, perché possano giudicare il governo in maniera consapevole. Non era sciacallaggio parlare del fratello di De Magistris e non lo è chiedere chiarezza sul padre del ministro Boschi. Lo sciacallaggio lo fa chi come Salvini dà dell'infame a Renzi e gli addossa la colpa del suicidio del pensionato che ha perso i suoi investimenti. Lo fa chi inquina la politica irresponsabilmente con una demagogia violenta e incivile. Lo fa chi crede che porre domande a un esecutivo equivalga a volerlo mandare a casa. Ieri il premier è tornato ad attaccare i giornali. Sembra non capire che il confronto serve a crescere, a misurarsi, che è il sale della democrazia. Sembra non capire che non bastano i simulacri di confronto quali sono state le imbarazzanti domande concordate della Leopolda. Mentre ascoltavo il lungo discorso del premier che ha chiuso la manifestazione, la mia attenzione è stata catturata da una frase detta con leggerezza, quasi con disattenzione "Quindici mesi fa il mio babbo - ha detto Renzi - è stato indagato e gli è crollato il mondo addosso. La procura ha chiesto l'archiviazione del suo caso, ma lui passerà il suo secondo Natale da indagato. Io gli ho detto "zitto e aspetta". Ma lui mi dice che dovremmo passare al contrattacco, io, però, non dirò mezza parola, perché ho fiducia nella giustizia". Non so se ho capito bene - anche se è tutto piuttosto chiaro - ma il premier riferisce che suo padre, per una vicenda giudiziaria personale, avrebbe detto "dovremmo passare al contrattacco". "Dovremmo" chi? Viene da chiedersi. Perché il premier si sente coinvolto nella strategia difensiva di suo padre? A che titolo dovrebbe eventualmente dire quella "mezza parola"? E a chi? Nel ruolo di figlio o di presidente del Consiglio? (Ma è poi possibile smettere di essere il presidente del Consiglio per occuparsi, in forma privata, di questioni giudiziarie che riguardano familiari?). E ancora, "passare al contrattacco": contro chi? Non gli viene in mente che nel suo ruolo non può neanche permettersi di scegliere o meno se passare al contrattacco, in risposta a una vicenda privata? Che cosa può significare questa frase? Che la linea del governo in materia di giustizia la detterebbe Renzi padre? Cos'è questo: un avvertimento o semplici parole in libertà? Sembra che il presidente del Consiglio, desideroso di rispondere con il sorriso, non sia stato in grado di misurare le proprie parole. Oggi, a bocce ferme, ha il dovere di chiarire cosa intendesse e quanto le vicende familiari influiscono sull'azione del suo governo.

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12 dicembre 2015 6 12 /12 /dicembre /2015 17:11
Con Michele Serra a fianco di papa Francesco

Caro Serra,

Centrata e del tutto (da me) condivisa la tua Amaca di oggi sulle sorprendenti immagini del mondo animale e naturale proiettate sulla facciata di san Pietro il giorno dell'apertura del Giubileo, delle quali hai pienamento colto il carattere rivoluzionario, dato che le uniche immagini proposte finora dalla "vulgata cristiana" erano quelle addomesticate della colomba, del bue e dell'asinello (da non dimenticare peraltro il lupo, sia pure ammansito, di Gubbio). Certo non ignorerai che altrove, nell'inquieta galassia del cattolicesimo reazionario non solo italiano, queste immagini sono state lette come segnale di un "neopaganesimo relativista", come pontifica Antonio Socci su Libero... Temo davvero che Bergoglio piaccia di più a noi atei, agnostici e laici che a buona parte dei cattolici.

Sergio Roedner, Milano

Sì, è proprio così. E' un papa eversivo dal punto di vista dei tradizionalisti e dei dogmatici, che esultarono per l'elezione di Ratzinger. Dobbiamo sostenerlo, noi uomini di buona volontà, per il formidabile significato politico di quello che sta facendo e dicendo. Chissà se gli permetteranno di morire nel suo letto... Michele

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5 dicembre 2015 6 05 /12 /dicembre /2015 17:20
I bambini con la Mission Impossible

E’ curioso osservare come anche quel lettore di Repubblica che si autodefinisce “laico” ed esprime sicuramente una visione tollerante della “natura multivaloriale e multiconfessionale” della società, non riesca poi a prescindere da una posizione cristianocentrica ben poco laica. Che senso ha infatti la frase conclusiva della sua lettera “Resta il fatto che il bimbo di Betlemme è venuto sulla terra per tutti gli esseri umani, di qualsiasi lingua, etnia e religione” per un non cristiano o un non credente? La stessa frase potrebbe essere applicato per qualsiasi bimbo di qualsiasi tempo e paese. I bimbi vengono al mondo per iniziativa, volontaria o meno, dei loro genitori: solo gli adepti di una religione credono che essi abbiano una missione da compiere, che sia Gesù o un piccolo Buddha.

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20 novembre 2015 5 20 /11 /novembre /2015 10:42
La pizzeria Casa Nostra e la congiura del silenzio
Qualcuno di voi ricorda forse, con tutto il fiume di inchiostro e il torrente di parole versati per raccontare, commentare e deprecare gli attentati di Parigi, di aver letto o sentito dire che uno dei bersagli dei terroristi, davanti al quale sono morte 5 persone e altre 8 sono state ferite, è un ristorante-pizzeria italiano, Casa Nostra? No, perchè a parte i primissimi notiziari, è sceso un assurdo velo di silenzio sul datio di fatto fatto indiscutibile che, per caso o per intenzione, uno dei bersagli dell’azione dell’IS era italiano.
Per saperlo, bisogna ricorrere alla stampa straniera, ad esempio l’International Business Times: “Casa Nostra Moments later – On Rue de la Fontaine au Roi, gunmen with assault weapons stepped out of the same black car and opened fire at an Italian restaurant called Casa Nostra, a nearby cafe, La Bonne Bierre, and a laundromat. 5 killed, 8 injured” Qualcuno forse pensa che, tenendoci all’oscuro del fatto che noi italiani siamo stati e siamo tuttora direttamente nel mirino del terrorismo islamista, “staremo più sereni” e continueremo a viaggiare e consumare. Ma è bene ricordarci che una simile censura sulla stampa è esistito solo ai tempi del ventennio fascista. Opposizione, se ci sei, batti un colpo.

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19 novembre 2015 4 19 /11 /novembre /2015 13:26
Precari ancora senza stipendio

Su Repubblica di oggi:

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7 novembre 2015 6 07 /11 /novembre /2015 17:47

I redattori superstiti di Charlie Hebdo, dopo l'attacco islamista che aveva decimato la redazione, hanno finalmente deciso di lasciar perdere Maometto, facendo tirare un sospiro di sollievo a tutte le forze dell'ordine da mesi impegnate nella loro protezione, e se la sono presi con un bersaglio meno pericoloso ma sicuramente anche più ignobile e indegno: le vittime dell'incidente aereo sui cieli della Palestina, che ormai tutti ritengono sia effetto di un attentato (con un missile o con una bomba) dell'IS o di un gruppo collegato. Vorrei che i lettori del mio blog valutassero attentamente queste immagini e si chiedessero se davvero valeva la pena di sfilare per le strade di Parigi e di tutta Europa con quel celebre cartello. Per tutelare quale libertà? E che cosa ce ne facciamo della libertà di mettere in ridicolo le vittime di un incidente o di una strage?

Charlie Hebdo aggiusta il tiro...e se la prende con le vittime
Charlie Hebdo aggiusta il tiro...e se la prende con le vittime

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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 15:54

Non è che il livello dei quotidiani monologhi, dibattiti e alterchi sullo stato di salute del nostro Paese sia proprio schizzato alle stelle da quando il vecchio imbonitore erotomane è stato sostituito sulla scena mediatica dal giovane imbonitore narcisista, tutt'altro: se mai sono diminuiti il volume e la qualità dell'opposizione, se si trascurano i cinque o sei pensatori pentastellati e gli sguaiati grugniti di leghisti (e) neofascisti, ai quali ormai tutti si sono assuefatti. Malafede e allergia alla logica (aristotelica o hegeliana poco importa) dominano i vari teatrini della politica, tra i quali, a mio modestissimo giudizio, si salva ormai il solo Ballarò. In ogni caso il leit motiv delle ultime canee televisive e giornalistiche (invece della marcia indietro sulle pensioni e della vergognosa legge di stabilità) è stata la sempreverde querelle su quale sia la vera (?) capitale d'Italia,riaccesa inopinatamente da uno che a rigore non dovrebbe interessarsi affatto della questione, Raffaele Cantone, in teoria garante anti-corruzione, ma sostanzialmente uno dei tanti yes-men di Renzi male camuffati. Ha detto Cantone, sul palcoscenico prestigioso dell'Expo ormai prossima se dio vuole a chiudere i battenti, che Milano è la "capitale morale" d'Italia, affermazione tanto originale quando acuta e profonda, supportando questa tesi (certo gradita agli industriali lombardi) con l'argomento che ormai Milano avrebbe trovato gli "anticorpi" alla corruzione (cioè lui?) mentre Roma invece no, non ancora (infatti Marino resiste a Orfini e Cantone nessuno se lo fila neppure di striscio). Sui potrebbe liquidare questa "cantonata" con un'alzata di spalle, non fosse che riprende l'antica tattica dello scaricabarile, rinverdita da Renzi proprio in occasione dell'affaire Marino.

E allora proviamo a declinare le vere cause del nostro malessere (che per il premier proprio non esiste, come Silvio negava la crisi in atto). Se l'Italia non sta benissimo, come sosteniamo noi gufi e tutti coloro che non sono stati beneficati dagli sporadici e casuali provvedimenti ad hoc di Renzi, la colpa non è di Roma piuttosto che di Milano, ma di un sistema politico complessivo che sopravvive sulla corruzione, l'evasione fiscale e il clientelismo. Presenti ovunque, come dimostrano gli scandali scoppiati a ripetizione nella Lombardia felix non meno che nel Lazio e nella Campania, da Tangentopoli in poi. Se Roma piange, non è colpa di Marino, ma della cricca corrotta in cui era coinvolto gran parte dello stato maggiore del Pidì e prima ancora della giunta Alemanno. La causa incausata dei nostri mali è la nostra tendenza a schierarci col vincitore di turno, col più forte, col più figo, con quello che fa la voce più grossa. Per ritrovarci tutti antifascisti il 25 aprile 1945, e poi (quasi) tutti democristiani, e poi (quasi tutti) berlusconiani, e ora (quasi tutti) renziani. Non è Marino che se ne deve andare (ma deve comunque andarsene) ma questa stramaladetta classe dirigente che si autoperpetua, e questa mentalità paurosa e pronta al compromesso così ben descritta da tutti i più grandi scrittori di politica, da Dante a Machiavelli a Tomasi di Lampedusa: il gattopardismo.

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30 ottobre 2015 5 30 /10 /ottobre /2015 11:33

Antonia Pozzi (Milano, 1912-1938), figlia di un importante avvocato milanese, scrisse le prime poesie ancora adolescente. Studiò nel liceo classico Manzoni di Milano, dove visse col suo professore di latino e greco una storia d'amore che, a causa dell'ostilità della famiglia, dovette interrompere e fu la causa principale del suo suicidio nei prati di Chiaravalle, a soli ventisei anni.La grande italianista Maria Corti disse che “il suo spirito faceva pensare a quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crapacci, sull'orlo degli abissi. (…) La terra lombarda amatissima,la natura di piante e fiumi la consolava certo più dei suoi simili”. La poesia di Antonia Pozzi inizialmente si ispira al crepuscolarismo nella scelta della semplicitàe nella prossimità al linguaggio parlato. Più tardi le sue parole, seguendo la lezione dell'ermetismo, divennero “asciutte e dure come I sassi”, come le descrisse Montale.

 

Ti ricordi, mio piccolo amore,
(un giorno avevo pensato
di chiamarti Tristano:
così triste la tua anima remota.
Ma poi quella maiuscola iniziale
mi parve troppo pesante
per la mia tenerezza
ed ora tento quest'altro nome,
più dimesso, più lieve:
piccolo amore)
di', ti rammenti,
mio piccolo amore,
l'ultimo tramonto dell'inverno,
l'ultimo nostro colloquio
sul sedile di pietra rosa
di fronte ai muri rossi del Castello?
Quanti colombi! E tu mi sussurravi
che le ali loro grigioazzurre
assomigliavano ai miei occhi
un poco.
Sul fondo erboso del fossato
le margheritine
trattenevano l'ultima
chiarità stanca del sole.
E tu volevi
coglierle tutte per me,
con le tue dita d'uomo
incerte tra gli steli
come dita di bimbo:
e m'empivi d'erba e di corolle le mani,
dicendomi che l'anima mia di fiore
era fiorita
per tutti i prati
di tutti i paesi,
dicendomi che tutta l'anima
della primavera non giunta
tremava nel mio respiro.
Piccolo amore, piccolo amore ti rammenti?
Guardavamo le grandi nuvole accese
scivolare mute
dietro i rami nudi degli ippocastani.
Dicevamo: domani sarà vento.
Tu mi narravi, sommessamente,
in tono di lunga fiaba,
dell'ultima tua notte
passata nella casa della sorella,
in riva al lago.
"Mi destai. C'era tanto silenzio.
I bambini dormivano nella stanza vicina.
Ed io pensavo, pensavo: mi dicevo
che accanto a te sono un bambino anch'io,
un bocciolo profumato di te".
Piccolo amore, piccolo amore, ti rammenti
Moriva il bruciore del sole
di là dagli alberi
in un grande arco d'oro,
in un grande arco bianco
sul nostro capo.
E impallidiva la mia tristezza,
si spegneva il tuo affanno
nella semplicità
delle parole candide.
Tutto che fu menzogna,
tutto che fu dubbio e dolore
si sfaceva
e rimaneva solo
alla più pura anima
un tremore di piccole cose:
ali d'uccello, sentore di vento,
nomi di fiori, sonno di bambini...
Così come dilegua,
al calar dell'ombra,
l'ingannevole luce del giorno
e lo splendore del cielo
si acuisce
in un tremore di piccole cose
che si chiamano stelle.

Pasturo, 2 aprile 1931

 

COMMENTO Come si intende già dal titolo, questa poesia, con un linguaggio tenero e colloquiale adatto ad una conversazione intima, rievoca un recente incontro, forse l’ultimo, tra la poetessa e l’innamorato, avvenuto verso la fine dell’inverno nel Parco Sempione di Milano, vicino al Castello Sforzesco. La poesia rappresenta un paesaggio romantico, caratterizzato dal volo dei colombi (uccelli tradizionalmente associati all’amore fin dai tempi di Dante), dal sole al tramonto in un prato fiorito di “margheritine” che l’amato vorrebbe cogliere per donarle alla poetessa. Il parallelismo tra la sfera della natura e quella dei sentimenti è enfatizzato dall’analogia finale (vv.60-78): come le stele aumentano lo splendore del cielo quando svanisce “l’ingannevole luce del giorno”, così la semplicità e la purezza delle parole dei due innamorati fanno dileguare tristezza, affanno, menzogna, dubbio e dolore: è una probabile allusione agli ostacoli opposti dalla famiglia della Pozzi alla relazione, che portarono infine alla separazione. Le parole chiave della poesia (“piccolo amore” “ti ricordi”, I diminutivi)suggeriscono una regressione all’ingenuità dell’infanzia: l’amato racconta una “lunga fiaba” ad Antonia, dicendo che accanto a lei si sente “un bambino” e vuole cogliere per lei le “margheritine” con dita incerte “come dita di bimbo”. In tal modo l’io lirico cerca di cancellare la significativa differenze di età tra I due innamorati.

 
Colloquio, di Antonia Pozzi

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20 ottobre 2015 2 20 /10 /ottobre /2015 07:26
Due ingerenze inaccettabili

E' inaccettabile che la Chiesa cattolica si intrometta in una vicenda di sola pertinenza dello Stato italiano, rallentando o interferendo col disegno di legge che mira a dare pari dignità e pari diritti alle coppie di fatto, omo- o eterosessuali che siano. E' una legge che non lede i diritti dei cattolici, ai quali nessuno viene a dire che cosa debbano o non debbano fare in materia di legami e di sessualità. E' giusto che le rispettabili opinioni di una parte della popolazione condizionino la libertà del resto del Paese di garantire uguali diritti al proprio compagno/a e un genitore adottivo ai propri figli?

Altrettanto inaccettabile è che lo Stato intervenga invece così pesantemente sulla libertà di coscienza dei medici in fatto di vaccinazioni, minacciando sanzioni o addirittura la radiazione dall'Albo per quei professionisti che, sulla base di personali convinzioni maturate in base a ricerche o esperienze, abbiano maturato opinioni contrarie. Ritiene forse lo Stato che essi agiscano per motivi diversi dalla sincera convinzione di fare del loro meglio per i pazienti, alla quale sono tenuti dal giuramento di Ippocrate? Perchè non persegue con uguale severità i medici che, per le medesime ragioni di obiezioni di coscienza, ostacolano l'attuazione della legge vigente sull'interruzione della gravidanza, rendendo così' un'odissea la già triste vicenda delle donne costrette a un'esperienza traumatica quale è l'aborto?

In entrambi i casi, lo Stato si dimostra forte coi deboli e incapace di resistere a un'ingerenza esterna. Uno Stato poco laico, poco democratico, poco maturo.

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