Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
18 novembre 2016 5 18 /11 /novembre /2016 13:41
Perché NO

Perché NO, di Sergio Roedner

Io dico NO per il merito di questa proposta, che in modo confuso e pretestuoso modifica in modo irreversibile la nostra Costituzione, annullando di fatto i poteri del Senato e lasciando il Parlamento e il Paese nelle mani del partito che ha ottenuto la maggioranza alla Camera grazie a una legge elettorale che è stata sconfessata dalla Corte Costituzionale;

Io dico NO per motivi politici, perchè questo referendum è diventato l'unico mezzo per mandare a casa un governo e un presidente del Consiglio che assomiglia sempre di più a un dittatore e che domina il Paese grazie a una casta di fedelissimi coltivati nel chiuso della Leopolda, che hanno occupato i posti chiave della vita politica ed economica italiana, in nome e per conto dei poteri forti: le banche, gli industriali, la finanza internazionale. E' Renzi stesso che ha legato la propria sorte a questo referendum e per questo se perde se ne deve andare;

Infine io dico NO perchè i nostri padri hanno versato il loro sangue nella guerra partigiana per darci quella libertà che ora Renzi ci sottrae poco a poco, barattandola con mance miserabili elargite a questa o quella categoria, mentre il Paese sprofonda sempre più nella miseria, nella disoccupazione e nella paralisi e le sue migliori energie sono costrette ad emigrare.

Condividi post
Repost0
12 giugno 2016 7 12 /06 /giugno /2016 22:16
S'i'fossi a Roma

S’i’ fossi a Roma

S’i’ fossi a Roma voterei per Raggi,

a Napoli Luigi sosterrei;

fossi a Torino mi lambiccherei:

Appendino o Fassino ai ballottaggi?

S’i’ fossi Renzi, andrei da Mattarella,

“L’Europa ce lo chiede”, gli direi:

espulsioni, pensioni, unioni gay,

qualunque cosa per restare in sella.

Ciò detto, pur vivendo in tempi bui

dove il governo annaspa, parla e annoia,

se fossi Sergio, come sono e fui,

voterei Beppe senza troppa gioia,

perché Parisi è assai peggio di lui,

di Lega e Fascio gran caval di Troia.

Sergio Roedner

Condividi post
Repost0
18 marzo 2016 5 18 /03 /marzo /2016 23:29
Il declino del renzismo e le acrobazie di Repubblica

IL DECLINO DEL REGIME SCANDITO DALLA METAMORFOSI DI REPUBBLICA NEL MESE DI MARZO. I RISULTATI SONO KAFKIANI.

In meno di tre settimane il quotidiano più diffuso e venduto d'Italia, Repubblica, è passato dall'elogio sperticato di Renzi alla sua scomparsa dalla prima pagina e, credo abbastanza presto, dalla scena politica italiana. In questo post proverò a spiegarne le ragioni e per farlo analizzerò le prime pagine di alcuni numeri del quotidiano "fondato da Eugenio Scalfari". Partirò dal 2 marzo, quando ancora dei tecnici italiani spariti da mesi in Libia non trapela nessuna notizia, anche se il governo sta trattando nascostamente per il loro rilascio e proseguirò il tour passando per alcune date chiave: il 4 marzo, giorno successivo all'uccisione di Piano e Failla, dopo il rifiuto del governo di pagare il riscatto e il blitz fallimentare affidato alla milizia di Sabrata; l'8 marzo, giornata della donna, quando già stanno venendo a galla le responsabilità del governo nella gestione delle trattative ed è in corso la fusione tra l'editoriale L'Espresso e i giornali della Confindustria. Studieremo infine il turning point del 14 marzo per capire fino in fondo lo stravolgimento della linea politica del giornale che con un certo disagio ho comprato anche oggi in edicola, forse per l’ultima volta.

Il 2 marzo Repubblica, renziana al 120%, era tutto un peana alla politica del governo: senza virgolette, si annunciavano “70.000 posti in più” (rispetto a quando?) e un negretto triste e tatuato ricordava l’imperiosa necessità di salvare “i piccoli popoli che proteggono la Terra” (con la maiuscola naturalmente, un misto di pietismo ed ecologia). Si dava ampio spazio a Montalbano (la tv è un tema nazional-popolare tanto caro al pidì renziano da occuparla manu militari, ma gradito anche alla maggior parte degli italiani) e si sferravano attacchi in stile grillino agli onorevoli scrocconi e alle tangenti della Lega in Lombardia. Si nominava un morto italiano in Egitto, lo studioso e giornalista free lance Regemi, molto probabilmente torturato e ucciso dai servizi egiziani, anche se il giudizio di Repubblica sul governo di quel paese, legato a filo doppio da interessi economici al nostro, era sospeso: dopo tutto Regemi era un collaboratore del Manifesto, insomma un ennesimo “rompicoglioni”.

Solo due giorni dopo Repubblica, ancora renziana al 95%, mal si distingueva dal Giornale di Sallusti nel comunicare a caratteri cubitali la morte di due ostaggi italiani rapiti in Libia (degli altri due “la Farnesina” assicurava che erano vivi) e nell’annunciare che era già “pronto l’attacco con aerei e navi”. L’editoriale del veterano Bernardo Valli ci ritraeva nella “trappola del Califfo”, e poco spazio veniva lasciato alle consuete polemiche, come è giusto in tempi di guerre sante. Venivano poste sotto accusa le industrie farmaceutiche e le grandi opere incompiute: un probabile preludio ai relativi tagli in arrivo su pressione di Bruxelles, per cercare di tamponare l’emorragia del debito pubblico. Insomma, Repubblica era ancora un giornale embedded nel regime e spiccava il disperato tentativo di distrarre l’opinione pubblica dai fiaschi del regime puntando su un’offensiva militare la cui “guida” era “affidata alla divisione Acqui” (immagino qui lo spavento dell’Isis).

Passano altri 4 giorni e martedì 8 marzo invano si cercherebbe in prima pagina di Repubblica (ma lo stesso vale in realtà anche per Il Fatto) un qualsiasi cenno a un’iniziativa bellica italiana in Libia, già data per imminente, o sulla sorte dei tecnici rapiti. Non facevano più notizia, o perchè nessuno ne sapeva niente, o perché parlarne avrebbe voluto dire mettere un dito nella piaga del governo, ormai inguaiato fino al collo. Per colmare quel vuoto assordante, si riprendevano come se nulla fosse i temi del 2 marzo: difesa delle tesi governative in economia e un’altra enorme foto di un piccolo profugo (apologia d’ufficio della politica di asilo italiana, fiore all’occhiello di Renzi, ma in verità colossale panzana). C’era un nuovo attacco all’evasione fiscale e alle tangenti dei leghisti, pericolosi concorrenti del PD in Lombardia. Mancava l’editoriale, segno che latitava (o si voleva far credere che così fosse) una linea politica definita. Sul fronte televisivo, Luca Zingaretti aveva preso il posto di Montalbano. Insomma: l’8 marzo (giornata della donna, grande assente dalla prima pagina) Repubblica era ancora un giornale filo-governativo e nazional-popolare, più o meno al livello non certo eccelso dell’Unità.

Il canto del cigno di Renzi data 14 marzo, dopodiché, con modalità a me sconosciute, scoppia la rivolta, o golpe, che perdura fino al giorno in cui scrivo, venerdì 18 marzo 2016. Dopo il 14 marzo Confindustria decide evidentemente di mollare Matteo 1, che nel frattempo invano ha cercato di realizzare in Europa quel fronte comune delle sinistre al quale è del tutto allergico in casa sua. Di conseguenza Repubblica, da tempo subentrato al Corriere nel ruolo di portavoce in pectore dei “poteri forti”, cambia nuovamente linea, con esiti a dir poco clamorosi.

Il 14 marzo il piede di porco per far passare il messaggio politico è sempre una foto, sempre più grande, del solito negretto sofferente; l’ex-amica Merkel viene “presa a schiaffi dagli elettori” (Renzi prevede forse che presto toccherà anche a lui) a causa della “paura profughi” , che si sostituisce come leitmotiv a quello della solidarietà. Si moltiplicano le notizie allarmistiche sul terrorismo dando discreto spazio agli attentati in Turchia e Costa d’Avorio. Ma i tempi stanno cambiando anche in redazione: al posto dell’editoriale troviamo l’intervista a una maestra, anzi “la maestra migliore del mondo”, che insegna in un campo di profughi palestinesi. Anche il buon Bersani, prima dileggiato, trova di nuovo spazio in prima pagina, dividendo lo spazio con la Meloni: la Confindustria non ha ancora deciso con chi scherarsi, anzi sì, ma sa che i lettori di Repubblica sono tendenzialmente di sinistra, e pecunia non olet, vero compagno De Benedetti?

Il resto è un crescendo rossiniano ma per ragioni di tempo e di spazio mi fermerò allo screenshot di oggi, 18 marzo: il clima è di nuovo cambiato, l’opinione pubblica e l’industria bellica vogliono evidentemente un intervento italiano in Libia, o più probabilmente lo esigono gli Stati Uniti e la Nato, ma occorre predisporre l’opinione pubblica disorientata facendo leva sulle paure della gente. Riecco quindi il fantasma del terrorismo in primo piano: “Fermiamo il genocidio (?!) Is”, virgolettato perché sono parole di Kerry e non di Donald Trump, che peraltro vuole la stessa cosa ma con più brutale schiettezza. La frenata su Tripoli viene nel frattempo addebitata ai “generali” (quali?) indecisi, cresce lo spazio riservato all’opposizione di sinistra dentro e fuori il pidì. L’alleanza con Verdini (icui voti sono determinanti per la tenuta del governo, ma che è appena stato condannato in primo grado e due anni di carcere per corruzione) viene messa in discussione e si insiste sulla malasanità italiana (dato che bisognerà tagliare anche lì).Insomma Repubblica sta cercando in questi giorni di recuperare la perduta credibilità, ma non si tratterà di un’ennesima correzione di rotta suggerita dai nuovi padroni del vapore? Non perdetevi le prossime puntate, anche on-line se temete di investire male il vostro euro e mezzo.

Condividi post
Repost0
9 marzo 2016 3 09 /03 /marzo /2016 18:33
Mea culpa su Sabrata!

L'altro giorno la mia analisi del tragico incidente di Sabrata era porofondamente errata, e ringrazio l'amico e bravo giornalista Fabrizio Ravelli per avermelo fatto capire. Provo a riformulare il tutto, sempre alle prese con la cortina fumogena che Renzi e il governo hanno innalzato intorno alla vicenda dei nostri due tecnici uccisi, e degli altri due "liberati" da soli o dalle milizie di Sabrata.Tutto questo è successo nel corso di un maldestro blitz, condotto contro un gruppo di jihadisti e prigionieri composto al massimo dodici da persone, che si spostavano a bordo di due pick-up, probabilmente non nello stesso momento. Non sappiamo ancora chi ha sparato, se i "liberatori" di Sabrata oppure i sequestratori, ma bastano le facce, i capelli lunghi e le folte barbe di Calcagno e Policardo per capire che quelle non erano le barbe di una settimana, ma di mesi e mesi di sequestro e convivenza con i loro carcerieri. Si può ben capire che con quella barba i primi due italiani sequestrati da un gruppo terroristico vicino all'ISIS e attaccato durante un trasferimento,siano stati scambiati per terroristi e uccisi. Oppure sono stati uccisi dai loro carnefici perché il governo italiano non aveva pagato il riscatto richiesto, dopodichè c'è stato il maldestro assalto che si è concuso con l'esecuzione degli ostaggi con colpi alla nuca o con la cintura esplosiva della giovane miliziana suicida col figlio incolpevole.

Sono solo congetture, ma che i due italiani morti non costituissero una minaccia per i kamikaze è dimostrato dal fatto che viaggiavano sullo stesso pickup, in compagnia di al massimo quattro persone, tra le quali una donna e un bambino, trovati cadaveri insieme ad altre cinque uomini non identificati, o almeno a noi ignoti Gli altri due italiani ritornati in patria sono stati successivamente liberati dai sequestratori, verosimilmente dopo che il governo italiano ha pagato un riscatto e promesso di non rimettere piede sul luogo libico (infatti la notizia è addirittura scomparsa dalla prima pagina di Repubblica).. Difficile, anche se non impossibile, credere invece che i due superstiti, in mezzo a un simile carnaio, siano riuscitri a fuggire dalla capanna in cui erano custoditi e si siano liberati da soli. Sono stati comunque arrestati e trattati da terroristi come gli altri membri del commando (sempre che ci sono dei sopravvissuti) perché ritenuti a torto foreign fighters al servizio dei terroristi che invece li avevano sequestrati, affamaqti e maltrattati. E se sono stati liberati, e i cadaveri degli altri due restituiti al nostro Paese, è perchè è stato pagato un prezzo, economico e poilitico, al governo di Tripoli. Insomma, con un frettoloso voltafaccia Renzi ha scelto la pace, cioè la decisione giusta, ma per i motivi sbagliati.

Condividi post
Repost0
24 febbraio 2016 3 24 /02 /febbraio /2016 19:36
Renzi e Grasso, ovvero il gatto e la volpe

Qualcuno deve aver detto a Renzi che colpevolizzare il maggior partito d'opposizione per l'incapacità dei "democratici" di liberarsi dall'abbraccio soffocante di Alfano e Verdini non era una carta spendibile facilmente in una campagna elettorale resa già tanto difficile dalla dèbacle del governo su tutti i fronti, primo fra tutti quello dell'economia e della politica internazionale. Perciò il "segretario fiorentino" ha ieri deciso di spostare il tiro sull'anello debole del suo sistema di potere, l'anemica sinistra pidì, o quel che ne resta dopo l'emorragia occulta che finora li ha visti suicidarsi politicamente senza arrecare alcun danno all'alien che è entrato nel partito. Questo, e solo questo, è il significato del voto di fiducia col quale, se non accadranno fatti nuovi nelle prossime 24 ore, porrà sotto ricatto compagni di partito e alleati più o meno fedeli.

Lui pensa di vincere in ogni caso: se non otterrà la fiducia, cadrà anche il governo, si andrà a nuove elezioni che la maggior parte del Paese auspica e che lui spera di vincere, dando la colpa della mancata approvazione della legge Cirinnà all'inaffidabilità dei "grillini" e all'infedeltà di Bersani & C alla famigerata "ditta". Se invece otterrà la fiducia, suo e di Alfano sarà tutto il merito, e la rabbia degli omosessuali e delle persone civili dovrebbe essere convogliata contro i capri espiatori di cui sopra, cioè i 5 stelle e la sinistra pidì. In realtà il premier sa benissimo che il movimento di Grillo ne uscirà, se non rafforzato, certamente non indebolito (nonostante il penoso mea culpa di qualche parlamentare pentastellato), mentre i suoi avversari interni saranno spazzati via in ogni caso: accusati di aver rinnegato i propri ideali se votano la fiducia a Renzi, disprezzati dai propri elettori e dimenticati qualora decidano in articulo mortis di far fronte comune con le opposizioni.

Tutto deciso dunque? No, signori, il diabolico ma tutto sommato prevedibile Renzi ha un piano B: di fronte alla clamorosa protesta dell'aula il suo cripto-alleato Grasso potrebbe concedere, se richiesto a gran voce dall'aula, il voto palese sugli articoli più contestati: a questo punto, di fronte alla seconda autorità dello Stato (vecchia volpe dei processi antimafia di Palermo) il superdemocratico Matteo non potrebbe che inchinarsi: si passerebbe al voto palese, metà dei senatori abbandonerebbe l'aula e la legge Cirinnà, quella autentica, passerebbe col voto di tutto il PD e dei Cinque Stelle, sempre per merito di Renzi e per colpa degli altri. In realtà c'è una strada più semplice: basterebbe o basterà che, per far ciò che questo accada, il già nominato Grasso dichiari inammissibile il maxiemendamento su una questione tanto delicata.

Tutto sommato, sarebbe la soluzione migliore per Renzi (ma questo poco importa), per il PD, per i 5 stelle e anche per l'opposizione cattolica, ognuno dei quali avrebbe recitato la propria parte di fronte agli elettori. Soprattutto sarebbe la cosa migliore per le centinaia di migliaia di persone di ogni orientamento sessuale che aspettano da anni che l'Italia si adegui al resto del mondo civile.

Condividi post
Repost0
7 febbraio 2016 7 07 /02 /febbraio /2016 09:06
Sui diritti civili Grillo vince e Renzi perde, comunque.

Lasciando libertà di coscienza ai parlamentari del gruppo 5 stelle sulla "step adoption" Grillo ha colpito nel segno mettendo Renzi in un angolo. Risultato meritevole in ogni modo, perché Renzi è il peggior nemico della sinistra. Ma vediamo perchè: 1) La libertà di coscienza è una ragione nobile, e Grillo lo sa: nessuno può attaccarlo su questo, perchè TUTTE le forze in campo, PD e Alfano in testa, hanno lasciato libertà di voto ai propri iscritti, e Grillo è stato spesso accusato di telecomandare i propri parlamentari. Dunque, motivazione nobile e furba al tempo stesso: Renzi non era mai arrivato a tanto. 2) Adesso il PD non ha la certezza di avere la maggioranza al Senato sulla stepchild adoption e ha tre scelte, tutte e tre svantaggiose: 1) ritira tutta la legge e si attira l'ira di tutto il fronte progressista (improbabile che lo faccia); 2) ritira (o "stralcia") la stepchild adoption, col risultato di perdere la faccia e di cedere apertamente all'opposizione di destra e al suo alleato-ricattatore Alfano (ipotesi possibile ma per lui dannosissima ai fini delle prossime elezioni); 3) va avanti lo stesso, come ha sempre dichiarato di fare per confermare la sua figura di decisionista alla Craxi, in coerenza con la sua politica anti-parlamentare e sostanzialmente anti-democratica (ipotesi possibile quanto la 2). In ogni caso, non può certo rimproverare ai 5 stelle di fare il loro lavoro come opposizione, se mai deve lamentarsi della scarsa coesione del suo partito e di aver scelto l'NCD come interlocutore. 4) Supponiamo che vada avanti: in questo caso, o si vota con VOTO PALESE sulla step-child adoption, o con VOTO SEGRETO appellandosi ancora (come Grillo) alla libertà di coscienza. Se si vota con voto segreto i casi sono due: o la legge viene approvata (e allora è anche merito di Grillo) o viene bocciata (e allora è comunque uno scacco per Renzi, che dimostra di non avere una maggioranza e dovrebbe per logica dimettersi, anche se certo non lo farà, perchè lui punta tutto sul famoso "referendum" in autunno. 5) Se infine si vota per voto palese, Grillo costringe tutti i parlamentari, pd, ncd, fi, e naturalmente i propri, a scoprire le carte: finalmente si saprà con che maggioranza viene approvata (o bocciata) questa legge, e come la pensano veramente sui diritti civili i senatori di tutti i partiti. Un colpo da maestro, una mossa a prima vista imparabile. Vediamo come risponderà Renzi.

Condividi post
Repost0

Presentazione

  • : Blog di sroedner.over-blog.it
  • : Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
  • Contatti

Link