L’AGGUATO.
All’agguato presero parte undici brigatisti. La colonna con Aldo Moro era composta da due auto, quella in cui viaggiava il presidente della DC e quella della scorta. Moro uscì dalla sua casa poco prima delle 9, salendo su una Fiat 130 blu guidata dall’appuntato Domenico Ricci. Accanto a Moro sedeva il capo scorta, il maresciallo Oreste Leonardi. La 130 del presidente era seguita da un’Alfetta bianca, con a bordo gli altri tre uomini della scorta: il vice-brigadiere Zizzi e gli agenti di polizia Rivera e Iozzino. Quando il convoglio imboccò via Fani e prese a discenderla rapidamente, diretto all’incrocio con via Stresa, scattò l’agguato. La Fiat 128 guidata da Mario Moretti (componente del comitato esecutivo e capo della colonna romana delle Brigate Rosse) si mise davanti all’auto di Moro e arrivata all’incrocio inchiodò bruscamente, facendosi tamponare dalla 130 del presidente che fu a sua volta tamponata dall’auto della scorta. L’altra 128 con a bordo i brigatisti Lojacono e Casimirri si mise di traverso dietro l’auto della scorta.
A questo punto da dietro le siepi entrò in azione il “gruppo di fuoco” di quattro brigatisti che indossavano uniformi dell’Alitalia e spararono contro la scorta da breve distanza con pistole mitragliatrici. I quattro erano: Valerio Morucci (della colonna romana), Raffaele Fiore (proveniente dalla colonna di Torino), Prospero Gallinari (evaso dal carcere di Treviso) e Franco Bonisoli (proveniente dalla colonna di Milano). Spararono in tutto 91 colpi, dei quali 45 andarono a segno. Morucci uccise subito Leonardi ma il suo mitra si inceppò e solo successivamente eliminò l’autista di Moro. Anche Rivera e Zizzi furono subito mortalmente feriti da Gallinari mentre l’agente Iozzino riuscì a uscire dalla macchina e rispondere al fuoco prima di essere ucciso. L’agguato ebbe successo anche perché i mitragliatori in dotazione alla scorta si trovavano del bagagliaio dell’auto, dato che i poliziotti non eranno addestrati al loro uso.
Dopo lo scontro a fuoco, Fiore e Moretti fecero uscire Moro dalla 130 e lo fecero entrare in una Fiat 132 blu che Bruno Seghetti aveva avvicinato allo stop. L’auto con a bordo il presidente e i tre brigatisti si allontanò lungo via Stresa, seguita dalla 128 con a bordo Casimirri, Lojacono e Gallinari. L’azione era durata soltanto tre minuti, dalle 9,02 alle 9,05. Più avanti era pronto un furgone grigio Fiat 850 T sul quale in piazza Madonna del Cenacolo ebbe luogo il trasbordo di Moro, che venne fatto entrare in una cassa di legno collocata nel furgone. Nel parcheggio sotterraneo della Standa dei Colli Portuensi la cassa con il sequestrato fu trasferita su una Citroen Ami 8. Moretti, Gallinari e Maccari portarono la macchina fino in via Montalcini 8, l’appartamento intestato al Maccari e attrezzato per servire da luogo di detenzione di Aldo Moro.