Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Ho conosciuto Pasquale Valitutti, "Lello" per gli amici, nel lontano 1969. Era fidanzato della sorella maggiore della mia ragazza, e già da allora era una figura di spicco dell'anarchismo milanese. Finito all'onore delle cronache per essersi arrampicato per protesta sulla Torre del Parco, era amico di Pino Pinelli, e fu l'ultimo a vederlo vivo, quella tragica notte di dicembre alla Questura di Milano. Un omone grande e grosso, barba incolta e capelli lunghi, buono come il pane, idealista fino all'utopia. Ricordo un viaggio a Roma in "maggiolino" con lui, le nostre due fidanzate, e un puzzolente ma affettuosissimo mastino napoletano. Poi ci perdemmo di vista, lui fu implicato in un giro di amicizie pericolose, finì in carcere, si ammalò, fece lo sciopero della fame, temevo che non fosse sopravvissuto agli anni di piombo e ai loro effetti collaterali. E invece me lo ritrovo in piazza 45 anni dopo, prima a Roma (segnalatomi dall'amico Fabrizio) e ieri, inquadrato da tutte le televisioni, col casco e la carrozzina, in prima fila negli scontri di Milano. Certo non ha rotto nessuna vetrina nè incendiato nessuna macchina, e la polizia non lo ha fermato, anche se lui lamenta minacce e "pacche" poco amichevoli sul casco. Lello è uno dei non molti elementi di continuità tra le lotte degli anni 60 e quelle di oggi. Lui difende l'onestà e la buona fede degli antagonisti, io invece ammiro incredulo la sua incredibile tenacia e coerenza nel perseguire un ideale che, proprio in quanto tale, rimarrà per sempre fuori portata. Ciao Lello, e riguardati un po': dopo tutto non sei più un giovanotto, e mi dispiacerebbe sapere che ti sei fatto male, perchè ti voglio bene.