Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Rivisto a 60 anni di distanza dalla sua uscita (1955), Gioventù bruciata (In originale, Rebel without a cause), il film che lanciò James Dean, suscita un curioso effetto di straniamento, soprattutto nella versione doppiata in italiano. Gli attori sono liceali con l'aspetto di trentenni che girano in macchine (per lo più rubate) ma si comportano come alunni delle elementari, pur esprimendosi con un linguaggio ottocentesco. Sesso e turpiloquio sono banditi, i poliziotti sembrano assistenti sociali e i caratteri principali sono stereotipati fino all'inverosimile. Nonostante la tragica morte di Plato, che frequenta il liceo ma non dimostra più di dieci anni, la vicenda si conclude paradossalmente con un inverosimile lieto fine: Jim Stark presenta orgogliosamente Judy ai genitori come la sua ragazza, e il padre, abbandonato il grembiule che rappresentava la sottomissione alla moglie, recupera improbabilmente il suo ruolo di pater familias con uno scambio di giacche degno della migliore tradizione goldoniana: Jim riveste col suo giubbotto rosso il cadavere dell'amico e accetta la giacca del padre. Basta così poco per risolvere il conflitto generazionale che dovrebbe essere il tema centrale del film? Giudizio: 3 stelle su 5.