"Mentre ch'io ruinava in basso loco", mentre muovevo i miei primi passi incerti in quel girone infernale che era ai miei occhi atterriti il reparto psichiatrico del Fatebenefratelli, venne in mio soccorso un'apparizione angelica. Una fanciulla biancovestita mi si avvicinò, mi gettò le braccia al collo e mi disse: "Sono Beatrice, e ti do il benvenuto nell'aldilà. Tu come ti chiami?" Le dissi il mio nome e lei mi baciò su entrambe le guance, poi scomparve nella penombra con la stessa rapidità con cui era apparsa.
Non la rividi mai più. Più tardi seppi che era una creatura dolcissima, impazzita per un amore infelice, che rivelava la sua indole altruista accogliendo i nuovi venuti per attenuare l'effetto che il regime carcerario del reparto aveva su di loro. Era stata trasferita altrove, in un altro ospedale o in un centro di riabilitazione psichiatrica. Non ho più avuto sue notizie ma non la dimenticherò.