LA MIA DISCESA AGLI INFERI (2)
Per le prime vacanze da pensionato avevo sognato un viaggio in Giappone o a Okinawa per risalire alle radici del karate, la passione principale della mia vita. Invece, stante la mia difficoltà a programmare qualcosa di diverso dalla routine quotidiana, ripiegai sulle solite mete di ogni mia estate: la Valmalenco per le escursioni in montagna e la Toscana per la consueta settimana al mare con Giulio. Mi fu molto difficile fare le valigie (cosa portare? cosa comprare? cosa scartare?) e accettare i costi della vacanza, perché mi sembrava di essere sull'orlo della povertà. Ridussi al minimo le spese alimentari, anche perché ogni puntata al supermercato si traduceva in un parto tormentoso.
Venne il giorno della partenza per la Valmalenco. Mio figlio dormì per tutto il tragitto, mentre io ero preda di un assurdo rancore nei suoi confronti. Perché lasciava solo a me la fatica della guida? Perché non capiva che avevo bisogno di chiacchierare con un essere umano, dopo le settimane passate in solitudine in un appartamento sempre più sporco e disordinato?
Frattanto il tempo virava al peggio, prima i nuvoloni e poi una pioggia fittissima e folate di nebbia, mentre ci arrampicavamo con la Punto per i tornanti della Valmalenco. Arrivammo per l'ora di cena, scambiai poche battute con i proprietari e gli altri ospiti che conoscevo, poi ci ritirammo nella mia camera a guardare l'ennesima puntata di Prison Break, la serie che Giulio aveva scaricato da Internet e che a me piaceva ben poco, soprattutto confrontandola con Breaking Bad o True detective. Nonostante le trenta gocce di Minias passai la notte in bianco, come ormai mi succedeva da tantissimo tempo. Il giorno dopo facemmo una breve e facile escursione al rifugio Cristina, seguito da una visita a una pasticceria di Chiesa. Mi persi parecchie volte prima di riuscire a trovarla, e le battute scherzose di mio figlio sulla mia incipiente demenza senile mi ferirono profondamente.
Non andò meglio con la settimana al camping Casa di Caccia a Marina di Bibbona. Quei mille e cento euro mi sembravano altrettante libbre di carne strappate invano al mio corpo sempre più magro. Non amo particolarmente il mare ma avevo sempre apprezzato quei pochi giorni in una confortevole casa mobile dotata di aria condizionata, cazzeggiando tra la spiaggia (a pochi minuti dal camping, sdraio e ombrellone compresi nel prezzo) e le varie pizzerie della zona, leggendo un libro o guardando insieme dei film. Invece andò tutto storto fin dall'inizio. La casa mobile non fu disponibile fino al tardo pomeriggio, quando era troppo tardi per andare in spiaggia, e la pizzeria del campeggio mi parve meno accogliente del solito. Le attività che avevo svolto con entusiasmo o perlomeno con soddisfazione negli anni precedenti mi sembrarono vuote di ogni significato. I libri che mi ero deciso a comprare da Feltrinelli dopo mille indecisioni si rivelarono altrettante boiate. Non mi azzardavo più a compiere le mie lunghe nuotate fino alla boa perché mi sentivo svuotato di ogni energia. Giulio arrivava in spiaggia sempre più tardi e c'era poca comunicazione tra di noi. A lui sembrava non pesare l'ozio sotto l'ombrellone, mentre io rimuginavo pieno di rancore sui soldi sprecati e la vacanza che si stava lentamente consumando. Il maestrale aveva preso a soffiare ed era impossibile fare il bagno.
Fu quasi con sollievo che rifeci faticosamente la valigia per ritornare a Milano.
Il resto dell'estate fu ben poco memorabile. Mi limitai a qualche solitaria uscita in bicicletta sui Navigli che, se diede un minimo senso alle mie giornatei, riacutizzò vari acciacchi senza appagarmi. Dolori alle anche e alle ginocchia, braccia formicolanti e mani anestetizzate dalla compressione della colonna: insomma, una vera carretta rispetto a un anno prima!
Mi muovevo per casa a fatica passando dal letto alla poltrona dell'Ikea e cercando di non trasformare la stessa in un porcile.
Provvedevo al mio mantenimento quotidiano e mi chiedevo dove avrei preso la forza per presentarmi alla prima lezione di karate dal maestro, martedì 5 settembre.
Alla fine, contro ogni logica, ci andai e per una volta feci la scelta giusta. L'allenamento fu leggero e non mi provocò l'ansia delle ultime sedute di luglio, Rividi il maestro e i compagni e tornai a casa con l'effimera ed erronea consapevolezza che ce la potevo fare.