Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
La proposta di un giorno di festa nazionale il 17 marzo per ricordare il 150° anniversario della nascita del regno d'Italia si è trasformata in pubblica gazzarra tra favorevoli e contrari, soprattutto nel centro-destra.
Se si fosse trattato di un giorno di riposo in più per tutti i lavoratori, soprattutto in un periodo come questo di diminuzione dei diritti, incertezza del lavoro e sfruttamento crescente, come non essere d'accordo? Ma già ci precisa che questo giorno festivo sarà recuperato andando a lavorare il 4 novembre, anniversario della "vittoria" italiana nella prima guerra mondiale.
A questo punto la cosa mi è del tutto indifferente.
Il patriottismo era "cosa buona e giusta, doverosa e salutare" nell'800, quando eravamo dominati da una potenza straniera. Oggi siamo tutti cittadini europei e la nostra solidarietà dovrebbe andare a quella vasta parte del mondo afflitta dalla fame e dalla miseria e sfruttata senza pietà da stati "democratici" come il nostro.
Ridicolo e demagogico sventolare il tricolore, sia pure contro il razzismo secessionista della lega nord, un partito che rivendica il diritto di una minoranza agiata e ignorante (i cosiddetti "padani") di continuare a non pagare le tasse e fare pulizia etnica di stranieri e diversi.
La sola vera ricorrenza da festeggiare è il Primo Maggio.