Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Cara amica,
Ho ricevuto oggi la tua lettera e mi ha fatto molto piacere perché l'unico messaggio recente ricevuto via casella postale è stato quello del sindaco Moratti che è finito direttamente nel bidone riservato alla carta. Tuttavia non ti risponderò via lettera e francobollo, semplicemente perché ho smesso di comunicare così: per mail sono sicuro che quello che scrivo arrivi, e arrivi presto. Ciò non toglie che sia bello che qualcuno sovvenzioni le poste e faccia lavorare i postini!
Dicevo che mi ha fatto piacere ricevere e leggere la tua lettera, che è molto gentile ma ha un solo difetto: mi idealizza troppo. Non nel senso che non sia vero quello che tu scrivi: io sono rimasto esattamente (capelli e pancia a parte) quello che ero nel 1970, tranne alcune punte smussate: sono meno violento e un filino meno impulsivo di allora. Ma non lo faccio per desiderio di coerenza o perché io sia migliore di chi mi circonda e cambia col tempo. E' solo perché sono fatto così, dev'essere scritto nel mio DNA, o forse nel complesso di superiorità che ho sempre avuto e che mi impedisce di "abbassarmi" a compromessi per piacere a qualcuno, siano i genitori dei miei allievi o i clienti della mia palestra o il preside o qualche donna o uomo che incontro. Più che coerente, sono rigido, inflessibile. Non per caso, in politica il mio modello non è Lenin, ma Robespierre.
Di me ho scritto a sufficienza. Di te intuisco che tu sia delusa da conoscenze vecchie e nuove, e che tu stia conducendo una lotta (con gli altri o con te stessa?) che ti stanca. A proposito, io non mi considero "in lotta". Se mai, sono nel mio piccolo uno di quei "cattivi maestri" che diffondono il "verbo" dell'antagonismo più con le parole che con l'esempio. Sono contento che il nostro incontro sia stato per te un "dono" ma, ripeto, non vedermi migliore di quello che sono. Sono sempre un piccolo borghese preoccupato prima di tutto della propria sopravvivenza, poi della salvaguardia del proprio nucleo familiare (o di quello che resta, in questo caso mio figlio) e poi di qualche raro e prezioso amico o amica, tra i quali annovero anche te. La lotta contro il nuovo fascismo viene dopo queste tre priorità.
Contraccambio l'abbraccio,
Sergio