CARO Colaprico, la mia ex-verruca (lei mi ha preso in giro, ma l' ho perdonata) sta bene e così spero di Lei. Le scrivo solo per dirLe che mi ha fregato: mi ha annunciato la Sua partenza per le vacanze e invece continua a collaborare con le pagine milanesi di Repubblica. Sono contento che la giunta Pisapia si metta d' accordo con gli islamici, però alle moschee di quartiere preferirei tanti piccoli centri sociali. Tanto per fare incazzare De Corato & C (amerati). Cordialmente Suo (abbia pazienza per le maiuscole, sono uno all' antica...)
Sergio Roedner
Sono ancora lontano da Milano, ma come ho fatto nelle ultime due estati, non ho lasciato «cadere la cadenza» trisettimanale della rubrica. Costa qualche sacrificio, è vero (lo dico anche per ingraziarmi il caporedattore), ma i veri sacrifici nella vita sono altri: non sono certo accendere il computer, collegarsi (quest' anno è stato pazzesco, nel Salento scatta la compagnia telefonica greca) a Internet e, affacciato su una terrazza di fronte agli scogli neri, bevendo verdeca, ancora con il sale addosso e il rumore delle onde, risponderle. Insomma, finché reggono le forze... E questo tema delle forze che reggono - in quest' estate per me carica di tristezza, funestata dalla morte improvvisa di qualcuno che per me non era «un collega», ma un amico conosciuto negli anni Ottanta, e tale sempre rimasto tra legittimi alti e bassi, litigi e discussioni, passioni e visioni, ma sempre nella reciproca stima e lealtà e «volersi bene» - ci serve a raccontare anche Pisapia. A che cosa ci servirebbe far arrabbiare De Corato? Ha perso, e malamente. E a che cosa serve un centro sociale in ogni quartiere? Spuntano, se vogliono. Invece le moschee sì (per me): ci vogliono. Pisapia ha la forza perché quell' idea, che era già del cardinal Tettamanzi, e condivisa da moltissimi democratici, passi: moschee di quartiere.A misura d' uomo. Di fedele. Di civiltà. Gli islamici trapiantatia Milano non hanno la forza per una «grande moschea», e non serve: oggi più che unire, dividerebbe. E questi - lo ripeto da tempo - sono anni in cui le divisioni sono da smussare, attraverso un dialogo che sia vero e non fasullo, che rispetti le identità e soprattutto (parlo per me) i diritti che noi occidentali abbiamo conquistato faticosamente sul nostro territorio, in secoli di lotta. Così tanti che siamo un po' stanchi: soprattutto stanchi siamo noi italiani, fregati e fregoni nei secoli e che sopportiamo ancora il nullafacente potere di Berlusconi.