Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Visto che la balla di Pisapia terrorista non ha funzionato un gran che, quei geni che stanno così abilmente pilotando la campagna elettorale del centro-destra a Milano hanno deciso di agitare lo spauracchio dei centri sociali. Da domani il tormentone fino al ballottaggio sarà: "Se votate Pisapia riempirà Milano di centri sociali!".
Ma davvero i centri sociali sono così pericolosi? Chi scrive li ha visti nascere e diffondersi come funghi verso la fine degli anni 60: il primo fu forse l'ex-Albergo Commercio, in piazza Fontana, occupato per pochi mesi e poi sgombrato e demolito (se non ricordo male) nell'estate del 1968.
I centri sociali sono stati punti di aggregazione giovanile spontanei, più o meno politicizzati, per un lungo periodo sola alternativa laica agli oratori. Vi si è discusso, suonato, fatto l'amore e altre cose: la mia palestra di karate, a metà degli anni Settanta, è stata ospitata per circa un anno in due "case occupate" trasformate in centri sociali, in via Pezzotti e in corso Lodi.
In che cosa consisterebbe dunque per il centro-destra la pericolosità dei centri sociali? Stando a Berlusconi, La Russa & Co. essi sarebbero spazi occupati illegittimamente, dove ci si droga e ci si prepara alla guerriglia. Vediamo di discutere queste tre affermazioni.
1) La prima è vera: in mancanza di spazi legali, i giovani occupano edifici sfitti, spesso degradati, che cercano di riqualificare, solo per essere periodicamente sfrattati dalle forze dell'ordine. Se gli spazi fossero concessi dalle autorità preposte, queste occupazioni non ci sarebbero.
2) Nei centri sociali ci si droga esattamente come lo si fa nelle discoteche e nei salotti della buona borghesia. il merito dei centri sociali è se mai di tenere lotani gli spacciatori e l'illegalità e criminalità che accompagna lo spaccio.
3) Solo una minoranza dei centri sociali è politicizzata, e non mi risulta che nessun gruppo terroristico abbia mai avuto sede al Leoncavallo o in luoghi simili, ma piuttosto in luoghi insospettabili e non sotto i riflettori delle forze dell'ordine.
Personalmente guardo con grande simpatia la presenza dei centri sociali e mi auguro che si moltiplichino come "cento fiori", per restituire ai giovani libertà, creatività e iniziativa in questa città così grigia, arida e fredda. E non credo che la Moratti risalirà la china col babau del Leoncavallo.