Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
In questo libro, edito da La Città del Sole,il giornalista di Liberazione Paolo Persichetti ripercorre, con ammirevole distacco, singolare lucidità e non senza amara ironia, l'emblematica vicenda giudiziaria di cui è stato protagonista e vittima. Consiglio il libro a quanti vogliano chiarirsi le idee sul "caso Battisti" perché le due vicende presentano numerose analogie anche se l'esito è, almeno per il momento, diverso.
Persichetti venne arrestato nel 1987, processato con l'accusa di "organizzazione di banda armata" e condannato in primo grado a cinque anni di carcere per la propria militanza in uno dei due tronconi delle Brigate Rosse. In appello la condanna venne pesantemente aggravata, portando la pena a ben 22 anni di carcere per concorso nell'attentato contro il generale Giorgieri, accusa dalla quale era stato assolto in primo grado.
Nel frattempo però Persichetti si era rifugiato a Parigi dove usufruiva della protezione del governo francese in ossequio alla cosiddetta "dottrina Mitterand" che tutelava gli espatriati per reati politici dagli eccessi della legislazione emergenziale italiana. Mutato però in clima politico in Francia, Persichetti, che nel frattempo si era rifatto una vita arrivando a ricoprire un incarico di docente universitario nel dipartimento di Italianistica, venne clandestinamente estradato in Italia nel 2002 con la nuova, pretestuosa accusa di complicità nell'omicidio di Marco Biagi, nonostante numerosi testimoni confermassero la sua presenza a Parigi nei giorni dell'attentato.
Prosciolto in istruttoria da tale accusa, Persichetti si trova da allora nel carcere di Viterbo a scontare la vecchia pena, e gli sono sistematicamente negati tutti i benefici della cosiddetta "legge Gozzini", avendo egli rifiutato di "pentirsi" o di "dissociarsi", di compiere cioè atti di delazione dei compagni o di contrizione formale, nonostante che tutta la sua vita e la sua opera di giornalista e scrittore dimostrino inequivocabilmente nei fatti il suo superamento della lotta armata.
Cesare Battisti è stato più fortunato di Paolo Persichetti, perché il governo brasiliano ha mantenuto una posizione più ferma e coerente sui concetti di estradizione e di sovranità nazionale. Chi pensa e scrive che Battisti farebbe cosa saggia a tornare in Italia, consegnarsi ai giudici e "affidarsi ai benefici della legge Gozzini" farà bene a leggere con attenzione questo libro raccapricciante, che dimostra con cartesiana chiarezza a cosa possono condurre gli orrori della "vendetta giudiziaria".