Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Non occorre essere un genio della politica come Bruno Vespa per capire che l'uccisione di Bin Laden da parte dei reparti speciali americani ha un valore eminentemente simbolico. Da un punto di vista operativo e strategico il capo di Al Quaida era infatti fuori gioco da un decennio, e d'altra parte dietro il "trade mark" della sua organizzazione si nasconde una galassia di sigle e di individui del tutto indipendenti dal suo defunto leader carismatico. E' una semplificazione per menti ingenue immaginare Al Quaida come una specie di "Spectre"o un partito bolscevico gestito col metodo del "centralismo islamico".
Sotto questo aspetto l'eliminazione di Bin Laden ricorda l'esecuzione di Mussolini o l'assassinio di Che Guevara: in entrambi i casi erano due comandanti ormai vinti, in fuga o braccati dal nemico.
Simbolicamente, il presidente Obama dà in pasto al popolo americano un'epica rivincita dell'11 settembre (approvato ma molto probabilmente non organizzato da Bin Laden) e tenta di risollevare le sorti della sua traballante presidenza. I festeggiamenti di moltissimi suoi connazionali durante la notte sembrano dargli ragione, ma solo la storia dirà se questa uccisione simbolica sia stata una mossa azzeccata o un errore.
Osama diviene ora un'icona non solo per i suoi seguaci ma per gran parte del mondo islamico: diventa il martire per eccellenza in mezzo a una popolazione che ha scelto il martirio come unica arma di lotta contro avversari molto più potenti e tecnologici. Non a caso gli americani hanno fatto sparire il suo cadavere: quello martoriato di Mussolini venne trafugato da Leccisi e divenne oggetto di culto per il neofascismo, mentre la fotografia del cadavere del "Che" ha fatto il giro del mondo, generando una "cristologia marxista" e alimentando la rivolta del 68. Con la morte di Bin Laden si apre una fase nuova, probabilmente non meno cruenta, dello scontro fra due mondi separati da un baratro di incomprensione e di ricchezza. C'è poco da gioire, ma molto da stare in guardia.