Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Un assessore della Regione Veneto ha proposto di bandire dalle biblioteche e dalle scuole del Veneto i libri degli autori che a suo tempo avevano firmato un appello contro l'estradizione in Italia di Cesare Battisti, l'ex-militante dei Proletari Armati per il Comunismo condannato in contumacia dalla magistratura italiana.
In questa lista di autore sgraditi compaiono tragli altri il romanziere francese Pennace il giallista Massimo Carlotto (a sua volta in passato militante di un gruppo coinvolto nella lotta armata negli "anni di piombo"). Ma la vittima più celebre di questo ostracismo culturale è Roberto Saviano, autore di "Gomorra" e protagonista della scena politico-letteraria di questi ultimi mesi. Saviano in realtà si era "pentito" pubblicamente di aver firmato a suo tempo l'appello pro-Battisti, ma la memoria della Liga Veneta è lunga e non l'ha perdonato.
Che dire? La proposta dell'assessore ha precedenti illustri: dall'Index Librorum Prohibitorum, con cui il Santo Uffizio metteva al bando le opere giudicate eretiche o immorali (tra le quali, oltre al Manifesto di Marx, Lady Chatterley'sLover di Lawrence e L'interpretazione dei sogni) di Freud) al rogo dei libri di autori "giudei" promosso da Goebbels il 10 maggio 1933 a Berlino in Bebelplatz (vedi immagine qui sopra). Bandire le opere di un autore perché si dissente da una sua (legittima quanto discutibile) opinione è un chiaro segno che da più parti si vuole andare verso l'opinione unica e cancellare ogni dubbio.
Eppure, come diceva Sant'Agostino, "dubito, ergo sum".