Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
| Il karate nasce come sistema di difesa personale senza armi: non ci sono dubbi su questo. Come chiamare altrimenti una disciplina interamente costituita da tecniche di pugno, calcio, percosse con la mano aperta e parate? Come spiegare diversamente l’intento di trasformare il corpo in una corazza impenetrabile ai colpi dell’avversario e le mani e i piedi in spade, attraverso l’uso quotidiano ed ossessivo del makiwara? Il kata nasce come uno schema di combattimento, un rudimentale “shadow boxing” in gran parte ispirato al chuen-fa cinese, dove peraltro parate e contrattacchi sono esplicitamente mostrati, mentre i nostri kata sono come una “scenografia” del combattimento, in cui certe cose si vedono ed altre si possono solo intuire. Per questo condivido pienamente il pensiero del Maestro Yahara, espresso nella lunga intervista pubblicata in due puntate su Yoi: il kata deve essere finalizzato al combattimento, altrimenti diventa vuoto esercizio estetico e/o acrobatico,pura coreografia, come in troppi (ma non tutti) tra quelli visti ai vari campionati nazionali e internazionali del karate sportivo, versione WKF e sotto-marche. Il resto dell'articolo su Yoi: www.yoimagazine.it |