Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
I lettori di Yoi hanno un’idea ben precisa di quale karate gli interessi e storcono un po’ il naso quando, come è accaduto nel numero scorso, la nostra rivista dedica ampio spazio a un avvenimento agonistico, per quanto di rilievo, come i campionati mondiali ITKF in Polonia. Il loro (e mio personale) modello ideale è il Maestro Taiji Kase, imponente e popolarissima figura-ponte tra il passato e il presente, anello di congiunzione tra il karate di Okinawa portato in Giappone da Funakoshi e radicalmente trasformato dal figlio, e il karate moderno, inevitabilmente proiettato “anche” in una dimensione sportiva e agonistica. Perciò come tacere sui campionati mondiali WKF appena disputatisi a Parigi e sulla curiosità di osservare dal vivo, in streaming, i migliori interpreti italiani e mondiali della versione dichiaratamente “modernista” della nostra disciplina?
Per risarcire un po’ coloro che di medaglie e titoli mondiali poco si curano, su questo numero riprende e si allarga il dibattito sul significato stesso della nostra disciplina, con interventi problematici (A.Foerster) o fortemente critici (K.Tokitsu) su cosa cambi e cosa si perde tentando di trapiantare le Arti Marziali in Occidente e sottoponendole a un forse inevitabile processo di evoluzione.