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Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.

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La correttezza di Tsipras e il golpe di Renzy

La  correttezza di Tsipras e il golpe di Renzy

La politica si distingue dall'utopia perchè è l'arte del possibile. Così Tsipras si è convinto che l'Europa avrebbe stritolato la Grecia se si fosse ostinato nella linea politica che i suoi elettori gli avevano affidato, e ha accantonato il progetto di ritornare alla dracma, accettando invece le pesanti condizioni che gli sono state imposte dalla troi(k)a europea. Però è consapevole che gli accordi sottoscritti (compresa la svendita del patrimonio culturale del suo Paese) travalicano il mandato che gli era stato affidato dagli elettori e conseguentemente, coniugando correttezza e fiuto politico, si è dimesso, indicendo nuove elezioni. Si può obiettare che, ritornando all'instabilità politica, la Grecia rischia grosso e rimette in gioco i nuovi "aiuti" del Fondo monetario e dell'Unione europea, ma Tsipras ha scelto il male minore e ha dimostrato sostanziale coerenza e correttezza.

Renzy invece batte una strada ben diversa. Senza mandato popolare e con al suo attivo solo un "mini-golpe" ai danni di Letta, sta stravolgendo le regole del gioco democratico nel nostro Paese senza trovare resistenze all'interno del suo partito. Poco alla volta, forte della sua maggioranza parlamentare che è però minoranza nel Paese, sta cambiando le regole del "gioco democratico" senza sognarsi di chiedere l'avallo agli elettori. L'ultima mascalzonata è il tentativo di regolamentare (leggi: imbrigliare) il dissenso limitando il diritto di sciopero. Proprio lui, che non è mai stato eletto dagli italiani, sta silenziosamente cambiando le regole del gioco in materia di istruzione, di sanità, di manifestazione del proprio dissenso. Ma di fronte al fallimento del suo progetto, visto che l'Italia striscia mentre gli altri Paesi camminano, credo proprio che la collera popolare lo travolgerà. O magari finirà come Mussolini il 25 luglio 1943, destituito da chi l'ha messo in quel posto, dal quale lui lo sta mettendo in quel posto a tutti gli italiani.

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