Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Con maligna soddisfazione i mass media in gran parte filo-renziani commentano quella che chiamano la capitolazione di Tsipras e la scissione di Syriza dopo l'approvazione delle misure economiche da parte del parlamento greco con il concorso dell'opposizione. Capisco la loro gioia. Vedete, sembrano dirci, che non è possibile una soluzione di sinistra alla crisi economica? Vedete che Tsipras non è riuscito a mantenere quello che ha promesso in campagna elettorale? Vedete che la sottomissione più o meno completa ai diktat di Bruxelles è l'unica via percorribile e che non c'è posto per le "anime belle" nel duro agone della politica? Vedete, insomma, come siamo stati furbi e bravi noi italiani non ribellandoci "all'Europa" e facendo "i compiti a casa" anche a costo di aggravare la crisi e farla pagare quasi interamente ai lavoratori dipendenti, ai pensionati e ai giovani?
Tsipras aveva una missione impossibile affidatagli dal governo, dal parlamento e dal popolo greco: doveva respingere la politica dell'austerity ma allo stesso tempo rimanere nell'euro. Gli è stato fatto capire ancora una volta che non era possibile. Quando la Grecia ha votato no al referendum, lui è tornato al tavolo dei negoziati in apparenza più forte di prima, ma posto di fronte all'ennesimo ricatto non se l'è sentita di prendere la decisione irrevocabile e di affrontare il rischio dell'uscita dall'euro e dall'eurozona. Difficile biasimarlo, le conseguenze erano del tutto imprevedibili. Così ha negoziato un compromesso che attenua un po' le condizioni-capestro imposte dalla troika ma non è sufficente per placare l'ala radicale del suo partito, che promuoverà una scissione dalla quale nascerà un nuovo raggruppamento di estrema sinistra. Probabilmente si andrà a elezioni anticipate: i problemi della Grecia sono tutt'altro che risolti, e non sarebbero stati risolti comunque.
Ma come si riverbera tutto questo sulla situazione italiana? Qui è al governo il pidì con alleati di volta in volta diversi, quindi c'è già una coalizione di centro, soltanto non dichiarata e debole sia politicamente che numericamente. La grande differenza è che in Italia non c'è un'opposizione di sinistra. Renzi è ben più a destra di Tsipras, eppure i parlamentari della cosiddetta sinistra democratica si sfilano uno ad uno senza neppure provare, almeno per il momento, a formare un nuovo partito, per il quale non sembrano esserci nè spazio politico, nè leader credibili. In prospettiva, nonostante siamo messi meglio della Grecia dal punto di vista economico, le nostre prospettive sono ben più grige. L'unica speranza è che il movimento Cinque Stelle, che è il secondo partito in Italia, si sbarazzi della leadership ondivaga di Grillo e Casalegno e si saldi con gli altri (mini) raggruppamenti di suinistra, catalizzando anche il voto di quella metà di cittadini che, comprensibilmente, non va più nemmeno a votare. Poi vedremo se sapremo fare meglio di Tsipras.